Seguito scritti: LA CHIESA
19:50, 31 January 2007
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LA CHIESA
Un'esortazione semplice e monitoria ci introduce più direttamente nel tema: L'uomo mai si escluda dalla comunità Cf. 98). E altrove ci vengono presentate le ragioni dell'appartenenza alla Chiesa: La Chiesa è comunione di fede e di vita, è tradizione e autentica lettura della legge. Ecco il magistero della Chiesa, missione che deve pronunciare il giudizio su qualsiasi realtà umana e sull'agire morale dell' individuo e della comunità Cf. 31). Per Pierluigi la comunità cristiana è dunque luogo di comunione di vita e di fede, di lettura veritiera delle Sacre Scritture, e di riferimento per la via morale dell'individuo e della comunità intera. Temi, tutti, che trovano il loro sviluppo singolarmente in molte pagine del nostro. A proposito delle Sacre Scritture, e in particolar modo di quelle parti che riguardano la legge, Pierluigi approfondisce il pensiero con queste parole: Le prescrizioni morali impartite da Dio nell 'Antica Alleanza e giunte al culmine in quella Nuova nella Persona stessa del Figlio debbono essere fedelmente custodite e attualizzate nelle differenti culture e nel corso della storia. Con questo mandato gli Apostoli sono entrati nella missione di pre- dicare il Vangelo e di vegliare sulla rettitudine della condotta dei cristiani Cf. 31). Pierluigi lega così il tema dell'interpretazione delle Scritture a quello più propriamente morale. Parte infatti da una venerazione complessiva e a volte intellettuale per i testi biblici concludendo però sempre con la coscienza che i sacri libri non sono tanto una opera di speculazione grandiosa ma sovratutto dei messaggi a una vita di azione secondo la volontà di Dio, una esortazione al cammino dell'uomo, senza soste, senza incertezze, senza dubbi. Infatti tutti gli uomini possono realizzare la volontà di Dio nell'amarsi con lo stesso amore con cui Egli ci ama. Questo è il messaggio che vale per tutti gli uomini, il messaggio universale Cf. 16). Essendo quindi la Scrittura la guida primaria della vita cristiana e la Chiesa la custode per eccellenza del testo biblico, ne consegue quasi necessariamente che la Chiesa stessa, dopo aver "tradotto" in base ai tempi e ai luoghi il messaggio cristiano, sia anche vigile sentinella dei comportamenti dell'uomo che a questo messaggio voglia conformarsi. Una necessità dettata dalla instabile natura umana, ma che per nulla riveste la Chiesa di un alone di temibile giudice, piuttosto la rende meritevole di un filiale amore. Ed è questo amore filiale che ispira una delle pagine più complesse e teologicamente singolari. Si tratta della sua esegesi del passo del Credo "Credo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica": una lettura originale e che non si conforma a quella teologicamente consueta. Credo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica. La prima domanda che dobbiamo farci e non certo oziosa è il perché di questo accusativo. Nella prima parte del Credo è scritto: credo in Dio Padre... in Gesù Cristo... nello Spirito Santo. Ma che significato ha questa preposizione in? E perché manca nella seconda parte?.. Nel contesto del Credo questa particella esprime movimento, l'innalzarsi oltre il limite dell'umano, il trasumanar dantesco ... Il credere in Dio nelle sue tre persone com- porta un movimento di ascesa espresso mirabilmente dalla pre- posizione in; raggiunto il Sommo colle "ch 'è principio e cagion di tutta gioia" (Dante, Inferno 1, 78) si contemplano allora in una luce radiosa le verità secondo: 1) l'ecclesia, comunità dei credenti che io vedo raffigurata nell 'Apocalisse 5, 11-12: "il loro numero era miriade di miriadi e migliaia di migliaia e dicevano a gran voce... ", 2) la resurrezione dei morti, 3) la vita eterna. Qui credere è vedere, quindi l'accusativo: una semplice preposizione messa nel discorso a quale profonda riflessione teologica puo portare! ...
La Chiesa una. Sant'Ireneo scrive: "la Chiesa nonostante sia sparsa nel mondo intero è come se abitasse una sola casa, come se avesse una sola anima e un solo cuore... come se posse- desse una sola bocca per predicare e insegnare. E San Paolo nella lettera agli Efesini afferma che questa grande moltitudine di uomini sparsi su tutta la terra è il Cotpo di cui Cristo è il capo ed è la sposa del Cristo per la quale ha sacrificato se stesso, per santificarla (Ef, 5, 22-24) ... Questa moltitudine di uomini, per la fede che hanno in Cristo, sono una cosa sola: una persona. Dice San Tommaso: "la preghiera domenicale è proferita dalla persona comune di tutte le Chiese". Questa personalità della Chiesa noi la affermiamo ogni volta che diciamo: credo la Chiesa una.
La Chiesa santa. Composta di membri che sono tutti peccatori e portano tutti in sé le ferite del peccato originale, la Chiesa è proclamata Santa e Immacolata, senza macchia e indefettibilmante Santa. Una simile affermazione è come dire che la Chiesa è essenzialmente altra da tutte le famiglie umane o comuni- tà temporali o spirituali. Ma ecco che il Concilio Vaticano II ci aiuta a comprendere questa definizione. L'anima della Chiesa è lo Spirito Santo che abita nella Chiesa e nei fedeli come in un tempio e con la forza del Vangelo la fa ringiovanire e continuamente la rinnova. La grazia e la carità sono l'anima della Chiesa e queste sono il suo principio vitale come l'anima, secondo i Santi Padri, nel cotpo umano (f. 19). Chiesa visibile e profondamente umana, una nella molteplicità delle Chiese locali e ospite vivificata dello Spirito Santo. Chiudendo in questo modo la varietà delle riflessioni di Pierluigi Micheli sulla comunità cristiana nel suo insieme, ci viene in soccorso ciò che già alcune righe sopra abbiamo avuto modo di notare, ovvero che compito fra i principali della Chiesa stessa sia quello di dettare la via morale per il cristiano secondo le Sacre Scritture e di vegliare sul cammino dell'uomo che la percorre.
LA CATECHESI

Al primo dei due fini che abbiamo appena evidenziato la Chiesa si dedica tramite la catechesi, argomento anche questo molto frequentato dal nostro. Dice infatti, introducendo il tema, che la catechesi è trasmissione della parola di Dio nella comunità Cf. 92). Ma se talvolta lamenta il fatto che a questa si dedica il breve tempo dell'ascolto della parola durante la celebrazione domenicale, d'altro canto riconosce anche che la catechesi si manifesta con diverse attività profane (mostre, concerti, convegni e nell'attività pubblica) Cf. 101). E in questa duplice direzione egli sospinse tutto il corso della sua vita.
L'ESPERIENZA DI UN'ETICA CRISTIANA

Proprio perché ha la costante coscienza che gli uomini con il loro gran parlare hanno reso meno credibile Gesù e che i clamori hanno soffocato la sua voce Cf. 16) e spaventato per questo dal mancato ascolto di Cristo, Pierluigi risponde di aver imparato che ogni nostro atto può avere un significato, un valore, solo se riportato a un etica che unisca tutto in sé in una visione del sovrasensibile, del trascendente Cf. 110). Ma dopo una affermazione del genere, che nella sua elevatezza può apparire asettica, Pierluigi non evita di scendere nel particolare. Amplia così gli orizzonti, e scrive: Ho capito che non dobbiamo chiuderei nel nostro particolare ma dobbiamo scen- dere in mezzo agli uomini. Ho visto che il quotidiano è sofferenza se non accettato evangelica mente: "lo vi ho mandato come agnel- li in mezzo ai lupi" CLc. lO, 3). Ma ho imparato che solo attra- verso la tribolazione si può entrare in comunione con gli altri uomini e trovare il senso della vita. Il senso della vita è comunione: il Regno di Dio è comunione Cf. 92). Dalla coscienza dello stato di sofferenza dell'uomo e dalla impossibilità per il cristiano di essere realmente tale se chiuso nel suo essere individuale, consegue naturalmente il bisogno di calarsi in mezzo agli uomini per lenire quella sofferenza che è il debito di giustizia dell'uomo a Dio Cf. 15). Pierluigi lo fece con slancio e tutti lo ricordano per questo. E non solo. Probabilmente spesso si ripeteva che quello che può riempire di gioia un uomo ed esser gli di conforto e di sostegno è di aver suscitato nel suo cammino con la sua opera, il suo modo di vivere, le sue parole, un movimento in chi gli sta attorno verso l'alto, il sovrasensibile, il metaempirico, verso la speranza, verso la terra promessa. .. Il popolo eletto, il popolo sacerdotale è al servizio degli altri Cf. 30). Questa è e fu una vita in cui la carità è un atto di culto Cf. 101). Se quindi la vita cristiana genera un movimento verso l'alto in chi si lascia sfiorare da questo santificante contagio (l'unione col Cristo rende l'uomo eterno mediante la fede, la speranza e la carità, già fin da ora, f. 14), esiste tuttavia un elemento disgregante che Pierluigi non smette mai di considerare: il peccato.
IL PECCATO
Il peccato è limitazione dell'uomo, è l'uomo esistenziale ... Liberarsi dal peccato vuoi dire liberarsi di quanto limita l'uomo e lo mantiene nella sua dimensione terrestre Cf. 14). Il timore che l'uomo si possa fermare alla sola dimensione terrena era già emerso quando si trattava della ricerca della verità e dei limiti dell'umano. Già allora iniziava a risuonare in sottofondo il concetto di peccato. Ora il problema si presenta in modo più aperto, ma la coscienza di ciò che è stato detto prima ci consente una certa agilità nello svolgere questa non lieve matassa. Ci è sufficiente evocare un solo pensiero per riprendere la questione: Dio è il termine del desiderio di tutte le creature dotate di intelletto: il sommo intellegibile. Male e peccato è tutto ciò che corrompe questo naturale desiderio Cf. 69 bis). Se dalla prospettiva puramente razionale ci si sposta a quella fattiva della vita cristiana d'ogni giorno, riusciamo a comprendere il grido di implorazione che Pierluigi, per una volta, radicalmente solleva: "Liberami anche dal peccato che io non conosco" CSal. 19, 13). Il salmista prega Dio di liberarlo di quella impurità che la sua intelligenza non riconosce, ma che può velare il volto di Dio; perché peccato è cio che ci impedisce di vedere il volto di Dio! Ecco perché la carne, la nostra persona, il nostro corpo è peccaminoso naturalmente. Che cosa è il peccato: la trasgressione di un comandamento di Dio, la disobbe- dienza. Anche il male come il peccato ci impedisce di vedere il volto di Dio (libera nos a malo), ma sta fuori di noi; solo l'assenso cosciente può traiformare il malum in debita Cf. 6).
Il ragionamento procede sottile e segue precise distinzioni. Se il fine ultimo è soltanto la visione di Dio, motivazioni di due ordini possono impedire di raggiungere questo scopo: il peccato, che sorge dalla nostra persona peccaminosa naturalmente, e il male, che è qualcosa di esterno rispetto l'uomo, e in quanto tale non interviene direttamente a impedire la visione di Dio; questo, ricalcando le parole del Padre nostro, si trasforma da malum in debitum soltanto se l'uomo vi pone il suo assenso. Talvolta i due concetti vengono associati, ma solo per il fatto che entrambi chiudono l'uomo nella dimensione terrena e impediscono la visione di Dio, che è verità e felicità perfetta. Per questo, allargando un'ultima volta la visuale, considera: Il padre nostro è una preghiera corale che tutti gli uomini possono dire e che nella sua universalità non è legata a correnti di pensiero. È la preghiera dell'Uomo Cf. 73).
Il percorso spirituale di Pierluigi Micheli si chiude come in un cerchio. La tensione interiore, così ricostruita, lo porta a voler sollevare l'uomo e la sua mente, con tutti i suoi strumenti, alla presenza estatica del divino. Tutto prende forma secondo il ritmo dettato da tale pensiero. Per questo motivo Pierluigi più volte ripete: Attenti a non incatenare l'uomo al finito e a un piccolissimo punto di esso, cosicché egli perde di vista l'infinito che è in noi; e purifichiamoci con la musica, la poesia, la scienza, il bello, come volevano i Pitagorici, ma sovratutto con la filosofia come voleva Platone Cf. 51).
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