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PIERLUIGI MICHELI - Medico di Dio nella città dell'uomo

L'UOMO E LA LETTERATURA

19:17, 31 January 2007 .. Link

Capitolo II

L'uomo e la letteratura

"Sono un sacrestano del tempio di Dante" (f. 118)

La natura e le arti, sovrattutto la musica e la poesia, gli scritti degli sPiriti illuminati sono folgorazioni del divino Cf. 7).

La letteratura è come uno sterminato paesaggio che biso- gna percorrere con l'occhio del geografo e la minuzia dell 'archeologo e talvolta ripercorrere, ripercorrere Cf. 168).

Apriamo un'altra pagina fra quelle che massimamente caratteriz- zarono la vita tutta di Pierluigi Micheli e della quale abbiamo già indirettamente gustato piccoli stralci nei frammenti del capitolo precedente: la passione per la letteratura e per Dante in particolare. È ovvio che, mutando il soggetto, anche le pagine del nostro dottore assumano una veste leggermente diversa dalle precedenti: accanto a un interesse per svariati temi, sviluppati tutti in paral- lelo, tuttavia non rimangono mai nascosti la linea di sviluppo e il motivo ispiratore della ricerca intellettuale che li hanno gene- rati. Emerge in questo modo la molteplicità delle conoscenze di Pierluigi Micheli in campo di letteratura e l'immancabile retico- lo di pensieri sul quale egli amò tesserle con cura.

Non attendetevi da me una lezione magistrale dietro un banco. La mia è una voce, una delle vostre voci che parla del messaggio di un sommo di tutti i tempi Cf. 7).
Così Pierluigi dava inizio a una sua conversazione sulla poesia di Dante. Ci piace porre questa breve meditazione al principio del nuovo capitolo: essa conserva tutta la sua validità anche in queste pagine e dimostra con evidenza lo spirito di Pierluigi Mi-



cheti nell'accostarsi a temi letterari: non un maestro, ma una voce fra tante. La voce di un uomo che amò senza presunzioni riflettere sulla poesia come più alta forma della letteratura, con il forte desiderio di lasciarsi da questa stimolare per giungere, attraverso il sorgere dei pensieri, a una maggiore maturità umana.

n valore della poesia

Una via diretta più d'ogni altra al raggiungimento della veri- tà, persino più efficace dell'esercizio della ragione e della dia- lettica, è la poesia. Infatti Pierluigi scrive:
Tra le attività espressive ci sembra di dovere mettere in primo
luogo la poesia. La poesia è un genere di scrittura creativa per mezzo delle immagini anziché attraverso la dialettica e che per- mette, tra l'altro, di dzre cose che solo attraverso le immagini pos- sono essere dette... La poesia come mezzo di conoscenza che ci porta più addentro alla essenza delle cose che non la fredda lo- gica della speculazione raziocinante...
Esempio primo di questa considerazione non poteva che es- sere Dante, il quale riconosce nella poesia il solo mezzo per espri- mere verità troppo ardite per la mente umana:
Nel primo canto del Paradiso Dante dice: "La gloria di colui che tutto move per l'universo penetra, e risplende in una parte più e meno altrove. Nel ciel che più de la sua luce prende fu 'io, e vidi cose che ridire né sa né può chi di là su discende; perché appressando sé al suo disire
nostro intelletto si profonda tanto
che dietro la memoria non può ire" (Par. I, 1-9). La facoltà espressiva dell'uomo non si adegua alla vastità e all'altezza della visione: è l'excessus mentis di cui parlano i mi- stici. Dante allora invoca la potenza della poesia come solo mez- zo di espressione:
"O buono Apollo, a l'ultimo lavoro
fammi del tuo valor sì fatto vaso" (Par. I, 13-14).



La poesia può quindi esprimere l'ineffabile che il comune par- lare non riesce adeguatamente a esprimere.
Interessato quindi a indagare la naturale potenza della poesia, Pierluigi si dirige con sicurezza alle fonti dell'esperienza poetica occidentale. Contempera allora i suoi pensieri con le parole di Longino, teorico della letteratura di età augustea che abbiamo già incontrato nelle pagine precedenti: La poesia come epifania della parola, dolce come il miele e dura come il martello che spac- ca la roccia, spada tagliente che penetra fino al punto di unio- ne dell 'anima con lo spirito, luce per il cammino della vita. La parola poetica è operazione autentica della natura umana e mentre nelle operefigurative si ricerca ciò che è simile all'uomo, nella parola poetica cerchiamo quel che supera la condizione uma- na (dal Sublime di Longino, retore). La poesia ci mostra come nel- la vita ci sia lo straordinario, il grande, il bello e come per que- sto motivo la vita valga la pena di essere vissuta.
Poi passa a un poeta greco d'età arcaica, delVn secolo a.c. circa: Il greco Teognide in un suo elogio della poesia dice: "la poe- sia dona al poeta le ali per volare sul mare infinito, per sollevarlo sulla terra tutta: sarai presente alle feste, a tutti i banchetti, po- sando sulle labbra di molti, e quando scenderai sotto la terra sin verso l'infera regione gremita di singulti o varcando il percorso inseminato mare, ti scorteranno i donifulgidi delle Muse" (Teo- gnide, vv. 238-50 citati liberamente).
E ancora, per rivolgersi a una poesia che si presenti come mez- zo di comunicazione di verità più alte, riporta l'esperienza di Em- pedocle, filosofo e poeta, medico e sacerdote orfico del V se- colo a.c.:
Figurale è Empedocle, nato ad Agrigento il 492 a.c. Filosofo, compose due poemi: il Poema fisico e il Poema lustrale che reci- tò a Olimpia come rapsodo. Per insegnare una dottrina scelse una forma che ha maggior incanto presso gli uomini: la poesia, e vol- le che fosse cantata nell'accolta del popolo attento nella grande solennità di Olimpia...
Il filosofo che ha l'animo pieno di meraviglia deve scendere tra gli uomini per vivere con loro; le loro ansie sono le sue e le deve innalzare e purificare per formare nuove coscienze verso la verità che è vita. Quale mezzo migliore della poesia con le sue



illuminazioni: la poesia è come le tenere e verdi foglie su cui le Sibille scrivevano le sentenze e che il vento disperdeva nell'aria.
E per concludere ricorre alla figura di Lucrezio, filosofo e poe- ta latino del I sec. a.c., in cui vede al massimo grado raggiunta l'unione di poesia e filosofia tanto vagheggiata: Lucrezio, uno dei più grandi poeti didascalici dell'antichità, nel De Rerum Na- tura Cvv. 716-33) esaltò Empedocle come suo maestro, e riteneva che non ci fosse mezzo migliore della poesia per conquistare gli uomini, con le sue illuminazioni, veri dardi che trafiggono il cuo- re degli uomini, come cantava Pindaro Cf. 206).
Non è un caso che questo estratto termini con la citazione di Pindaro: Pierluigi ne coglieva soprattutto la sapienza gnomica e in molte conversazioni insisteva sulla vicinanza di tale sapienza a quella di un'altra opera poetica da lui molto frequentata, i Salmi.
Per questo spesso ribadisce che le immagini del poeta sono mezzo di conoscenza, non semplice fictio Cf. 53).
Questi passi, tratti per lo più da un'unica pagina, non lascia- no dubbi: attraverso un iter esemplificativo di vasto raggio, che comprende l'immancabile
e amatissimo Dante, e poi i poeti Teognide e Pindaro e i filosofi-poeti Empedocle e Lucrezio Ca dimostrazione del grande interesse che ebbe per la filosofia e la letteratura antica) Pierluigi mette a fuoco il valore della poesia come mezzo di comunicazione di verità più grandi e non com- prensibili dalla semplice, seppur tanto stimata, capacità dialetti- co-razionale dell'uomo. Se da una parte quindi limita il suo cam- po di interesse a quella poesia che dimostri un affiato divino e che si proponga la comunicazione di tematiche filosofiche o re- ligiose Cma sappiamo che Pierluigi amò molto anche gli altri ge- neri di poesia), dall'altra è proprio questa scelta definita e defi- nitiva a condurre per via diretta alla predilezione assoluta che ebbe per Dante, predilezione dimostrata dal fatto che questo poe- ta occupa la quasi totalità dei sui scritti sulla letteratura.

L'amore per Dante

Dante concepì sempre la sua poesia come una mis- sione, missione etica, religiosa, civica, sentita con



tanta purità di spirito per cui la sua poesia si eleva dalla gravezza terrena all'eterno. In lui pensiero e creazione plastica, poesia e significazione etica e religiosa sono fusi come un purissimo raggio di luce. Egli sta così alto al di sopra delle età moderne del dubbio e delle ana- lisi. Il suo non è un dramma di una anima, bensì della umanità: immenso affresco. E quando i suoi perso- naggi parlano, chiamano il cosmo a partecipare con ardite immagini Cf. 116).

DANTE E IL MEDIOEVO

Prendiamo le mosse da una considerazione di carattere ge- nerale che ci può aiutare a cogliere la venerazione del nostro per Dante: Il medioevo non è un 'epoca oscura o un ponte getta- to tra l'antichità e l'era moderna, ma piuttosto un unico gran- dioso progetto creativo tutt'ora vivo, che getta luce sul mondo pre- sente e futuro Cf. 104).
Non sappiamo in che rapporto fosse il suo amore per Dante con questa riflessione quanto mai moderna e significativa sul pe- riodo medioevale nel suo complesso.
Possiamo supporre che l'alta considerazione che Pierluigi eb- be del medioevo germinasse dalla passione per il sommo poe- ta? Inducono a crederlo parole simili a queste: Si è detto che Dante è la "su m ma " del medioevo, di un medioevo non solo del- la scolastica ma anche ricco di impegni speculativi in posizio- ni e prospettive diversificate e tutte dotate di una forte aspira- zione unitaria e di un comune atteggiamento di fondo, con larghi spazi ali 'argomentazione dialettica nella ricerca della verità (Etienne Ci/son, L'esprit de la philosophie médiévale, Paris 1932) ... Dante "summa" del medioevo, epoca gloriosa di inge- gni Cf. 23).
Se quindi il medioevo filosofico si presenta agli occhi del Mi- cheli in tutta la sua varietà di spunti intellettuali accomunati dal senso religioso e dell'umano, il medioevo letterario trova, sempre nella considerazione del nostro, la voce più autorevole e com- pleta nella Commedia di Dante. E la formazione filosofico-teo- logica dell'Alighieri, che Pierluigi dovette conoscere, lo indusse



a formulare questo giudizio Cche è comunemente riconosciuto valido), e ad apprezzare soprattutto quei versi che dell'impegno speculativo si fanno testimoni.

DANTE VOCE DI TUTTI I TEMPI

Ma Dante non è soltanto la voce guida del Medioevo riletto in epoca moderna: ... abbiamo anche convenuto che la Commedia di Dante è il sommo dei poemi religiosi di tutti i tempi dove poe- sia, speculazione filosofica, teologia, politica, in una visione escatologica, si trovano mirabilmente uniti. Abbiamo detto di Dan- te quello che le sacerdotesse di Dodona cantavano di Zeus: era, è e sarà Cf. 118).
E ancora in un altro foglio, dedicato a Dante: ieri, oggi, do- mani, troviamo, accanto a una considerazione di carattere ge- nerale (la suprema istanza della natura e dello spirito assumo- no il carattere di una ispirazione dall'alto nella proiezione dello spirito umano verso le attese della felicità, del dominio del ma- le, nella ricerca di Dio), la ripresa di un giudizio del De Sanctis sulla Commedia definita come il poema dell'Universo Cf. 121), ov- vero quel poema in cui tutte le istanze già dette trovano la loro piena realizzazione e si proiettano in una dimensione cultural- mente atemporale. .
Infatti in Dante la poesia raggiunge ormai le più alte vette del- la bellezza e della figurazione, come mai in nessun altro poeta Cf. 12).

UNA GRANDEZZA COSTRUITA CON CURA

Pierluigi riconosce che al raggiungimento di tale eccellenza poetica collaborano in Dante molteplici fattori.
Prima ancora di valutare i singoli mezzi di cui Dante fa uso per costituire la sua poesia, cose tutte che vedremo in seguito, Pierluigi riconosce, in un breve capitolo dedicato a La Conta- minatio in Dante, che nel sommo poeta tutte le culture sono chia- mate a raccolta perché in ciascuna di esse, sotto figu razion i di- verse, talvolta tra loro lontanissime, vi è una comune esperienza Cf. 23).



L'uso DELLA MITOLOGIA CLASSICA

Prendendo le mosse da siffatta considerazione Pierluigi pas- sa a esaminare molti dei mezzi che Dante utilizzò nella creazione del suo capolavoro, talvolta portandone utili esemplificazioni. Ri- guardo all'uso che il poeta fa della mitologia classica Pierluigi osserva:
Purgatorio, canto XX: un terremoto improvviso scuote il mon- te del Purgatorio mentre risuona il canto corale Gloria in excelsis Deo. L'anima ridente di Stazio è stata liberata dal castigo, dal- la penitenza ed è pronta a salire al Paradiso, e Dante:
"Certo non si scoteo sì forte Delo,
prima che Latona in lei facesse 'l nido
a parturir li due occhi del cielo" (Purg. XX, 130-132).
L'isola di Delo, che Nettuno aveva fatto scaturire dalle acque,
prima vagava per il mare in preda alle onde e alle tempeste, ma quando Latona amata da Giove vi prese dimora per partorire i figli da lui avuti, Apollo, il sole, e Diana, la luna, cessò il suo va- gare e fu stabile e ricca di monumenti e di un celebre santuario dedicato ad Apollo, noto in tutto il mondo antico.
Due momenti di sacralità medesima avvicinati da Dante con una mirabile intenzione, ma che i dantisti di professione non han- no capito. Continuando non ridarà più meraviglia questa con- taminatio con il mito antico pagano... Questi simboli della mi- tologia classica hanno il significato della necessità di un 'alta ispirazione poetica per continuare il canto soprattutto nella ter- za cantica. Ma intendo anche un secondo fatto di notevole ri- lievo della cultura medievale, vedere nell'antica mitologia un rag- gio di verità seppure velata...
Apollo il luminoso, il guaritore, il dio della salvezza, a cui si
innalza a Delfi il peana, il dio della profezia... E allora Dante si coronerà gloriosamente delle foglie dell'al-
bero amato da Apollo (Dafne) (f. 23).

L'ALLEGORIA E LA METAFORA

Se questo è l'uso che Dante fa della mitologia classica, Pier- luigi non nega uno sguardo anche agli altri artifici letterari a cui



il poeta ricorre nella composizione della Commedia. Conside- rando la metafora dell 'acqua e del mare nella Divina Comme- dia, introduce il discorso con una nota generale sulla retorica e dice:
L'allegoria e la metafora dell'acqua e del mare nella Divina Commedia: ad alcuni potrà sembrare la preziosità di un com- mento, ma l'incontro ci dà l'occasione di parlare di un 'arte in grande considerazione presso gli antichi, la retorica,
... cioè il
complesso dei mezzi concernenti l'arte della parola, del discor- so scritto o parlato che troviamo nella letteratura, nella poesia e anche nella struttura di un testo religioso come la Bibbia, guida e ausilio alla fantasia.
La retorica, diceva il Sacchetti, novelliere del Trecento, è il bel
parlare che induce gli animi a ciò che vuoi; e aggiungeva: Chi è più retorico di Cristo?
Questa arte è stata a lungo tempo dimenticata.
I diversi momenti della retorica sono l'inventio (le idee), la dis-
positio, l'elocutio. Diverse sono lefigure dell'elocutio che debbo- no dare l'efficacia della rappresentazione, la vivacità che ri- chiama l'attenzione intellettuale ed emotiva: l' imago, la metafora, la collectio occulta, il simbolismo, l'integumentum, l'allegoria, l'or- natus, il figura le di Auerbach, ma anche quello che dice Alain de Lille della poesia teophaniae coelestis emblema; la manife- stazione del mondo sono le illuminazioni di Pindaro: i dardi che trafiggono i sensi.
Con un procedimento analogo a quello utilizzato per defini- re l'idea di poesia, Pierluigi costruisce qui la sua idea di retori- ca e poi di allegoria e metafora grazie a suggerimenti vari e dis- parati che trae dalle sue molteplici letture. Così troviamo affiancati la Bibbia e il Sacchetti (novelliere sulla scia del Boccaccio) e an- cora Cicerone e Auerbach (critico letterario contemporaneo di cui Pierluigi possedeva il volume Studi su Dante), Alain de Lil- le (teologo del XII secolo) e Pindaro, Quintiliano e Dante. Tut- to concorre alla compiutezza dell'idea che Pierluigi voleva espri- mere: in lui i limiti di genere letterario o di tempo scompaiono. Continua allora propriamente sull'allegoria:
L'allegoria e la metafora: il parlare con altro senso. L'allegoria è un mezzo per portare a livello di diverse culture



verità naturali e morali che altrimenti sono limitate a una cer- chia ristretta; tali verità diventano accessibili quando sono espres- se non mediante concetti ma mediante immagini Cf. 35).
Quintiliano Marco Fabio, retore latino, nella Institutio oratoria Clnst. Orat. 8, 6, 44) dice: "aliud verbis, aliud sensu ostendit": ecco la metafora.
Metafora (traslazione) è una figura retorica che consiste nel- l'usare un vocabolo, una espressione, per una forma che nellin- guaggio corrente indica altra cosa, ma che solo così può acqui- stare intensità, suggestione, estensione, illuminando e intensificando il significato dell'immagine e per dire cose delle quali le espressioni verbali sono mancanti o insufficienti. La me- tafora non è quindi tanto un abbellimento del linguaggio ma un aspetto conoscitivo: clariorem faciunt rem e aggiunge significa- tur magis res tota (Cicerone, De oratore 3, 157.4 e 9) ... Nella Epistola X a Cangrande CEp. X, 576-581) Dante scrive: "Infatti attraverso il nostro intelletto vediamo molte cose per le quali mancano le espressioni verbali: il che a sufficienza mostra Pla- tone nelle sue opere quando si serve delle metafore: vide infatti attraverso la luce intellettuale molte cose che nel sermone pro- prio non poté esprimere... Dante, canto I del Paradiso:
"La gloria di colui che tutto move
per l'universo penetra, e risplende
in una parte più e meno altrove.
Nel ciel che più de la sua luce prende
fu' io, e vidi cose che ridire
né sa né può chi di là su discende;
perché appressando sé al suo disire,
nostro intelletto si profonda tanto,
che dietro la memoria non può ire" CPar. I, 1-9).
La memoria viene meno, ma anche il linguaggio, quando si
deve dire cose che il linguaggio corrente non può esprimere. La metafora quindi può essere necessaria sia da un punto di vista filosofico che poetico; una transmutazione che rappresenta una percezione immaginativa... Cf. 34)
I due fogli sopra citati, che stanno l'uno all'altro come la bel- la copia e la minuta di una lezione, dimostrano chiaramente, al di là del caso specifico della metafora dell'acqua che qui non ri-



portiamo, la profondità dell'interesse di Pierluigi per il testo dan- tesco. Se infatti le citazioni riportate nelle meditazioni religiose potevano far credere che il nostro si soffermasse soltanto sulle verità teologiche ivi contenute, adesso possiamo vedere quale intensità di studio fosse sottesa a questa lettura, anche per quanto riguarda i procedimenti compositivi.

Pierluigi, infatti, trae spunto dalla lettura della Commedia per allargare la visuale in un altro ambito. Questo è strettamente uni- to all'interpretazione delle Sacre Scritture e molto caro ai Padri della Chiesa.
La sua connessione con il poema dantesco avviene nel caso in cui ci si soffermi sul significato dell'allegoria. Si tratta infatti della lettura figuraI e o tipologica (procedimento per cui gli av- venimenti dell'Antico Testamento vengono letti come prefigu- razione - figura appunto o, in greco, typos - di avvenimenti nar- rati nel Nuovo). Dice infatti: Figura è un fatto storico, reale, che rappresenta e annuncia un altro fatto anch 'esso reale, storico. Antico Testamento come allegoria; esso ha sempre un senso let- terale reale e anche dove c'è una profezia è figurale. La figura ha una realtà storica pari a quella che profetizza. .. Allegoria nell 'arte: significato diverso da quello per sé evidente... Allego- ria: rappresentazione per immagini di un momento dello spiri- to (f. 130).
E ancora applicando a Dante con una certa libertà queste con- siderazioni:
In Dante vi è il tempo e vi è l'eterno: non dimentica i valori e i significati dell'uomo terreno, ma lo vede fondamentalmente nel suo iter, nel senso del passaggio dal contingente all'assoluto, dal- la servitù alla libertà: per visibilia ad invisibilia. L'antitesi neo- platonica tra materia e spirito viene superata perché le cose del- la terra nella loro prospettiva non perdono la loro significazione storica ma sono proiettate nell'eterno: la realtà storica terrena è figura di una realtà eterna... Lettura figurale della commedia: il figurale anagogico si fonda su una realtà; il figu ra le anago- gico è avvenuto, l'allegorico è pensato.
La distinzione che Pierluigi fa tra allegoria e figura è chiaris- sima: la figura è un avvenimento reale che si presenta come an-



nuncio di un successivo avvenimento anch'esso reale; l'allego- ria è invece il frutto della pura fantasia che crea una immagine per significarne un'altra. E questi due procedimenti si applica- no a Dante nella dialettica tra reale (figura) ed eterno (ambito in cui la figura si realizza completamente). Per questo continua: L'estrema potenza realistica della poesia dantesca attua nell'e- terno il reale, attraverso l'immanente e il contingente si manife- sta 'il trascendente, l'epifania: il tempo si protende verso l'eterno, i fatti della vita terrena come ombra o figura di una realtà più alta.
L'intero poema è dominato dall'agire divino. Nelle Lezioni di estetica (III C I 3 c, pago 1462 Merker 1963) Hegel dice: Dante immerge il mondo vivente dell'agire e del patire e più precisa- mente delle azioni e dei destini individuali in una esistenza im- mortale: nessun altro poeta ha avuto tale ardimento, ogni avve- nimento umano assume in lui una grande dignità...
Dante introduce una nuova concezione della poesia: nel- l'antico l'alta poesia era solo nel mitico; il poeta indossava la ma- schera e i coturni e il suo stile era altisonante e sublime come nei tragici. Ma nel periodo alessandrino la cultura semitica irrom- pe nella grecità: il concetto del divino, la sua figuralità entra nel quotidiano. Ecco i libri sapienziali: il tragico e il sublime è nel- la piazza, dietro gli archi, nella vita di tutti i giorni. La visione figurale entra nel quotidiano, la parola che lo esprime assume il linguaggio del sublime, del sacro. L'Antico Testamento alla luce del Nuovo assume così una attualità drammatica e figurale e non è più solo patrimonio di un popolo e della legge, ma è il libro di tutta l'umanità: la storia e le leggi degli ebrei sono figura che avrà il suo adempimento nella venuta di Cristo. La vita di tutti i gior- ni assume così il tragico, il sublime, così è la Commedia. Dante introduce una nuova concezione della poesia elevata, locutio vul- garis nella quale si esprimono anche le femminette che, come di- ce nella Lettera a Cangrande, assume una dignità retorica. Con Dante nasce la letteratura dei secoli successivi (f. 77).

Da una riflessione quindi sul significato degli eventi narrati da Dante nel poema e visti in senso figurale, Pierluigi trapas- sa con estrema facilità al mezzo linguistico più adatto per crea-



re una poesia nutrita di tali immagini. Non manca infatti di con- siderare anche in altre pagine l'uso del volgare. Dove infatti parla del fatto che per Dante suprema disciplina metafisica è l'etica come espressione della concerta esperienza personale nella comunità, continua dicendo che Dante, a differenza di Agostino e Tommaso, non dà il posto preminente al momento speculativo, ma vuole una esposizione, uno scritto che sia in- teso da tutti anche dai non dotti che siano capaci però di un nobile slancio.
Ecco l'uso del volgare, di una lingua viva che rimanga sem- pre in rapporto con il quotidiano, che sappia comunicare gli elementi del pensiero e della tradizione. Dante ha creato il vol- gare illustre e ha fondato l'umanesimo: il realismo, la vita con- creta richiedono una lingua che possa essere intesa da tutti, nel grande affresco della Commedia che è la Commedia dell 'uma-
nità Cf. 25). .
Il ragionamento che Dante fa nel Convivio viene qui tra- sportato alla Commedia, per l'innata passione che Pierluigi nu- triva nei confronti di questa, portandolo così iperbolicamente a considerare Dante come colui che ha creato il volgare illustre e ha fondato l'umanesimo in lingua volgare. Il realismo, la vita concreta, il biotikon, richiedevano una lingua propria, il volga- re Cf. 125), capace anche, però, di trasmettere, a coloro che de- siderino intenderle, tutte le grandi verità sottese ai versi.

Ma le pagine del nostro non si soffermano soltanto su que- stioni di carattere generale, anzi accade spesso che per poche righe Pierluigi si soffermi su problemi o letture di particolari luo- ghi della Commedia.

I PERSONAGGI DELLA COMMEDIA

Un interesse particolare Pierluigi dovette averlo per i perso- naggi danteschi. In un breve appunto infatti scrive: Come uo- mo Dante ha una grande ammirazione verso quegli uomini che per la loro statura si levano al di sopra degli altri: Brunetto La- tini, Farinata, Ulisse, e la esprime con commozione intensa, ma il senso biblico del peccato lo costringe a condannarli davanti



a Dio. L'uomo è giudicato dalla sua grandezza morale, vedi Ca- tone (f. 115).

Sono numerose seppur brevissime le pagine che si soffermano sulla figura di Stazio o Beatrice. A esempio Beatrice, creatura venuta in terra "a miracol mostrare" (Vita Nova 26.44) è la re- novatio della vita sPirituale del poeta, è la tensione verso una poe- sia più alta: intelletto d'amore, intessuta con tutta la poesia d'a- more del Dolce Stil Novo, con il Cavalcanti destinatario del libro Vita Nova.
O ancora: trepida è Beatrice: "che io mi sia tardi al soccorso
levata" (Inf. II, 65) e piena d'amore: "amor mi mosse, che mi fa parlare" (Inf. II, 72).
Questi due passi, oltre che l'interesse per il personaggio, ci permettono di considerare il volume delle conoscenze del no- stro dell'opera di Dante. Nelle pagine abbiamo trovato una con- sistente presenza della Commedia, alcune citazioni riflesse del Convivio, la conoscenza della Vita Nova, ma mancano accenni alle altre opere. Neppure nelle discussioni sulla lingua troviamo accenni alla conoscenza del De vulgari eloquentia, né tantome- no nelle considerazioni sulla poesia sono presenti citazioni del- le Rime Petrose.
Le frequenti digressioni, che qui non riportiamo, sulla cro- nologia o il titolo della Commedia o su altri aspetti particolari semplicemente accennati, confermano la sua dedizione alla to- talità di questo poema. In esso si fondono tutte le idee fin ora espresse sulla letteratura e non è errato pensare che proprio e soltanto per amore del grande poema Pierluigi volle tanto sof- fermarsi su tali questioni. Infatti, volendo chiudere in breve que- sta digressione sull'arte della letteratura e su Dante, ci vengono in aiuto le sue stesse parole in un giudizio quanto mai sempli- ce e completo:
Lo scopo dell'arte è la conoscenza dell'ordine dell'essere, del- la sua presenza nel cosmo dell'unità del creato. È il più alto sa- pere che passa per la speculazione e giunge alla verità per cui la bellezza è verità. La Commedia è la prima grande voce europea della poesia scritta per i non dotti che sono capaci di un nobile slancio.. .



La Commedia è un immenso ziggurath alla cui costruzione hanno partecipato diversi popoli con le loro culture, la loro po- litica, la loro storia, le loro esperienze.
La Commedia è un immenso arazzo con innumerevoli figu- re che si muovono, si agitano, gridano, piangono, parlano. E il Cristo campeggia ... Cf. 138).
E citando Carducci: Dante ha gettato le chiavi del Paradiso nel passato. Nessuno le ha più ritrovate Cf. 223).

Una serena compagna dei pensieri: la musica

Non a caso poniamo i brevissimi appunti sulla musica in una breve appendice a questo capitolo, al fianco delle memorie che su questa dimensione di Pierluigi tutti conservano. La musica e la letteratura sono infatti possentemente riunite nella medesima idea di arte che il nostro mantenne sempre viva: La natura e le arti, sovrattutto la musica e la poesia, gli scritti degli uomini il- luminati, sono folgorazioni del divino Cf. 177).
E ancora: Un 'opera d'arte è veramente tale solo se dà la pace
all'anima, altrimenti è solo sensazione, emozione Cf. 59).
In questa prospettiva Pierluigi si accostò sempre al mondo del- la musica. Ascoltare fu per lui come leggere una pagina delle letture amate o meditare sulla Sacra Scrittura: un angolo di pa- ce dell'anima, un vibrare divinamente delle note e un tacere ras- serenato dell'umano. Infatti scrive: la musica è forse l'arte che può predisporre l'animo alla comunione dello spirito, elevando- lo al di sopra del quotidiano in una atmosfera Cf. 105).

Un'idea ancora più chiara proviene dalle sue stesse parole:
Ascolto Mozart come leggo un mistico medievale; l'ipostasi con il divino è un momento volontaristico, non dialettico ... La musi- ca di Mozart talvolta nella sua umiltà sonora è di una preziosi- tà indicibile e di una castità naturale...
Il poeta crea immagini come lo scultore, il pittore, l'artista crea spazi, il musicista vive l'uomo delle emozioni, l'uomo primitivo, elementare Cf. 143).
È un contatto innato e primitivo, elementare, quello che si costru-



isce fra l'uomo e le note, e per la sua semplicità questo contatto attinge alle fonti del divino: Bach, Mozart e Beethoven, soprattut- to, non sono supporti della riflessione ma diventano essi stessi medi- tazione in musica, sovrana espressione del superumano da ascoltare. Non ci è dato di conoscere nulla di più da quello che egli scrisse: le note dei pensieri sgorgati dalle note tacciono col tace- re della musica che amò.




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