TUOBLOG.IT

PIERLUIGI MICHELI - Medico di Dio nella città dell'uomo

IL PERIODO FORMATIVO

19:05, 16 January 2007 .. Link

 

Micheli (7).jpg liceale

Liceale al collegio Villoresi di Monza

 

 

Della scuola di allora, sul momento non ci è dato di sapere. Tuttavia, dall'impostazione della scuola di oggi si possono benissimo dedurre le linee della continuità. La pianta è rigogliosa perchè le sue radici sono molto sane ed affondano nell' umus della sapienza cristiana che in Pierluigi ha dato i suoi ottimi risultati.

 

LA SCUOLA CHE SOGNO...C O L L E G I O       D O C E N T I

 

5 SETTEMBRE 2005

 

A.      PREGHIERA

 

  • Signore, fa’ della mia vita un servizio fedele al tuo Regno:
  • fa’ del mio lavoro quotidiano un’energia che aiuti il mondo a crescere,
  • a diventare la casa comune dove tutti si sentano fratelli,
  • riconoscano in Te il loro Padre e Signore e in Gesù il loro Maestro e Salvatore;
  • fa’ delle inquietudini, incertezze, delusioni, che accompagnano la mia giornata, non un motivo di stanchezza e di sconforto, ma di fiducia e di abbandono in Te,che sei Verità, Certezza e Vittoria.
  • Signore, ti chiedo, di farmi sempre più esperto di vita dello spirito,
  • più capace di rapporti umani che giovino alla diffusione del Regno,
  • più pronto e generoso nel rispondere alle attese delle anime.
  • Perchè domani possano essere molti a testimoniarti di avere ricevuto un poco di bene, anche da me.         don Angelo Majo

 

B.     DECALOGO DELLA SCUOLA CHE SOGNO

 

Bentornati a tutti voi, cari docenti, dopo la lunga sosta estiva che spero abbia ricaricato le pile della vostra mente e del vostro cuore, oltre che del vostro fisico.

I luoghi di villeggiatura, da voi scelti e resi noti dalle cartoline inviate, testimoniano del vostro bisogno di dedicare qualche settimana al silenzio, alla tranquillità e agli affetti famigliari.

Adesso è ora di ripartire.

 

Sei anni or sono accettavo con una certa trepidazione, ma con grande serenità, la proposta del Card. Martini di continuare l’azione educativa del fondatore del Collegio San Giuseppe di Monza, Padre Luigi Maria Villoresi.

Non mi sono mai pentito di quell’atto di obbedienza, perché essere educatore dei bambini, ragazzi e giovani è sempre stata ed è tutt’ora la mia vocazione, il mio desiderio, la mia passione.

Più vado avanti, più però avverto la grave responsabilità connessa a tale compito e la necessità di essere sostenuto dalla vostra leale e coerente collaborazione, assolutamente imprescindibile, pena il fallimento o la scarsa efficacia sia del lavoro quotidiano come di qualsiasi iniziativa.

Il 30 ottobre 1999, ricevendo in Piazza San Pietro i partecipanti al Convegno nazionale sulla scuola cattolica, promosso dalla Conferenza episcopale italiana, Giovanni Paolo II si rivolse direttamente ai docenti affermando: “La capacità educativa di ogni istituzione scolastica dipende in grandissima misura dalla qualità delle persone che ne fanno parte e, in particolare, dalla competenza e dedizione dei suoi insegnanti”.

 

In questi mesi estivi ho riflettuto molto sul ruolo, sullo stile di presenza, sulla durata e motivazioni della permanenza dei docenti in Collegio, costretto a misurarmi con le graduatorie e le immissioni in ruolo nelle scuole dello Stato, che hanno interessato parecchi di voi, lasciando scoperti molti posti e impegnandomi poi in un duro ed estenuante lavoro di ricerca dei sostituti.

A questo proposito, permettetemi di sottolineare che è questione di correttezza far presenti le proprie intenzioni, lasciando così alla Direzione il tempo necessario per le opportune ricerche, anche per rispetto delle famiglie, degli studenti, specie se piccoli, dei colleghi con i quali si opera e anche per coerenza con quanto viene dichiarato nel piano dell’offerta formativa, dove viene garantita la continuità.

Non voglio giudicare le scelte personali, in alcuni casi comprensibili e comunque meritevoli di rispetto, ma chiedo di non mettere in difficoltà l’ambito di lavoro, che, accogliendovi quando avete mosso i primi passi in campo didattico con una posizione contrattuale rispettosa dei vostri diritti, anche se svantaggiosa sulla distanza, vi ha dato la possibilità di crescere e maturare punteggi ed esperienze.

 

Ho messo sotto i riflettori anche il mio modo di essere in questa scuola, le scelte operate, le indicazioni trasmesse, aiutato dal confronto con i Rettori degli altri Collegi e con i miei più stretti collaboratori, dal dialogo con i genitori e soprattutto dai suggerimenti e osservazioni, che alcuni di voi mi hanno fatto pervenire in vario modo e di cui vi sono riconoscente.

Nelle prolusioni all’inizio dei vari anni scolastici ho cercato di tracciare delle piste da seguire per realizzare un certo progetto di scuola. Potete andare a rileggere quelle note, disponibili soprattutto per quanti di voi si sono aggiunti in questi ultimi anni.

Mi sto accorgendo però che il Collegio Docenti in brevissimo tempo si è notevolmente rinnovato: gli ingressi nuovi sono ormai molti e il gruppo storico si sta sempre più assottigliando, soprattutto nella Scuola Primaria e Secondaria di primo grado.

Diventa allora necessario riprendere e precisare la visione di scuola, maturata sia nei lunghi anni della mia esperienza educativa sia nel dialogo con voi e tutti gli operatori scolastici, visione di scuola che è espressa nei vari POF, messi a conoscenza e firmati dai genitori, e che intendo realizzare con la vostra preziosa collaborazione.

Ho stilato una specie di DECALOGO DELLA SCUOLA CHE SOGNO, che mi pare rispecchi il complesso degli intendimenti, dei pensieri, delle indicazioni del Vangelo, dell’Arcivescovo, della Riforma Moratti, dei genitori, di voi educatori.

E’ uno schema non certamente esaustivo, da completare, approfondire, modificare, farne oggetto di dialogo personale con voi o da mettere a tema in qualche corso di autoaggiornamento.

Vi invito anche a leggere queste osservazioni non come dei pensierini scontati da ascoltare con rassegnata indifferenza all’inizio di ogni anno e che scivolano via velocemente per far posto a problemi pratici più urgenti ed immediati, ma come fraterni suggerimenti utili per trasformare la vostro lavoro di insegnanti, riduttivamente considerato frustrante, demotivante, poco gratificante, in una splendida opportunità di crescita e maturazione personale, in una avventura sempre nuova ed esaltante, in una vocazione alla quale rispondere, in una missione gravida di responsabilità per le conseguenze che comporta

 

1.                SCUOLA DELLA TRADIZIONE

 

Il Collegio si inserisce nel solco di una tradizione centenaria con due riferimenti principali:

Il Vangelo: la visione di uomo proposta è quella che scaturisce dalla Bibbia, la Parola di Dio.

  • E la parola di Dio va conosciuta e testimoniata, va fatta risuonare quotidianamente nell’orizzonte aperto del cuore e dell’anima, in un intenso ascolto interiore, non va messa in vestaglia, riducendola a una realtà ordinaria, trasandata, ovvia e scontata.
  • E’ la parola di Dio che mi aiuta a trovare un senso alla storia di oggi, a leggere gli avvenimenti, le trasformazioni, le contraddizioni della società odierna con profondità, a guardare i ragazzi a noi affidati con gli occhi di Dio.
  • Sono suoi figli, da Lui amati, alla ricerca disperata di un perché, di uno scopo, di un significato, di un progetto, di una guida.
  • Ecco perché in Collegio c’è la Cappella, si celebra quotidianamente l’Eucaristia, si inizia la giornata con la preghiera, viene data la possibilità di celebrare il sacramento della Riconciliazione, vengono proposti momenti di silenzio e di riflessione, ecc.

Le indicazioni dell’Arcivescovo:

  • è lui che manda a dirigere la scuola un suo rappresentante, coadiuvato da altri sacerdoti, perchè sia garante di una impostazione educativa coerente con il piano pastorale diocesano.
  • Il Collegio non è una realtà a sé stante, ma è inserito in una realtà di Chiesa particolare come è la Diocesi Ambrosiana, di cui è una piccola ma preziosa porzione.
  • Non posso portare avanti una mia particolare idea di uomo o di cristiano, a prescindere dal riferimento a quanto l’Arcivescovo suggerisce.
  • Il Vangelo e le indicazioni dell’Arcivescovo segnano la strada da percorrere, sulla quale dobbiamo accompagnare i nostri alunni per prepararli a essere cittadini di un mondo, che loro potranno contribuire a rendere più vivibile o più disastrato.
  • Non dimentichiamo che dal Collegio possono uscire i manager di domani e che qui si stanno formando i futuri politici, avvocati, medici, professionisti o comunque padri di famiglia. Quale responsabilità, ma anche quale scommessa! 

2.                SCUOLA DELL’ESSERE

 

Il Vangelo è dinamico, è seme che attecchisce nella realtà del tempo in cui viviamo.

Il Collegio ha cercato in questi ultimi anni di individuare nello slogan - “essere, non avere; essere, non apparire”- una sua peculiare modalità di realizzazione del Vangelo.

 

  • In una società come la nostra fatta di immagini, dove essere accettati, piacere, sembrare sicuri, seducenti, ricchi, belli, possedere gli “status symbol” più gettonati, diventa un’ossessione non solo per adolescenti e giovani;
  • In un contesto come quello contemporaneo, che esalta il benessere fisico, la bellezza esteriore, l’attivismo e la frenesia nel fare e nel godere, dove si fa di tutto per farsi notare, sgomitando e ostentandosi senza pudore;
  • In un tempo come l’attuale, segnato dall’apparenza, dall’acconciatura, dall’agghindarsi, anche se “sotto il vestito niente”, dalla fatuità, dalla superficialità, dalla banalità, dal disimpegno, dall’accontentarsi del minimo,
  • proporre l’”essere, non apparire” è indicare una meta alta da raggiungere, un sentiero faticoso da percorrere, un modo di vivere impegnativo, ma sicuro per ritornare alla serietà, all’autenticità, al rigore, alla pienezza di una vita vissuta con sapore, gioia serenità, accolta come dono di Dio.

Educare ad “essere” è agire secondo una concezione antropologica, che concepisce l’educando come vita da promuovere, persona da suscitare e da sostenere nel suo processo di maturazione umana, affinché gli sia possibile raggiungere la pienezza delle sue potenzialità ed aspirazioni.

 

 

3.                SCUOLA DELLA PERSONA e CENTRALITA’ DELL’ALUNNO

 

Centro dell’azione formativa del Collegio è l’alunno, ciascun alunno nella sua irripetibile originalità, novità, singolarità.

Importante è che tutti gli alunni trovino in questa scuola il clima giusto per crescere in serenità.

“La tua seconda in città” è l’altro slogan coniato per indicare uno status di benessere, che vuole essere garantito, indistintamente, a tutti coloro che varcano la soglia del Collegio e che viene recepito quando ognuno, piccolo o grande che sia, si sente persona accolta, ascoltata, amata, capita, aiutata.

 

La centralità dell’alunno permette di considerare le discipline come strumentali alla sua formazione di uomo, alla crescita della sua competenza di uomo, alla sua preparazione per il domani.

 

Centro è l’alunno 

  • non il docente, che non deve diventare prevaricante o dominante
  • non le discipline, che sono strumentali alla realizzazione del progetto uomo
  • non il programma, di cui diventare schiavi
  • non il voto, ridotto a volte a una pura somma di risultati
  • non il registro, come difesa della propria funzione
  • non la cattedra, come unico luogo dove impartire l’insegnamento
  • non l’organizzazione scolastica
  • non l’esame, che non può essere lo scopo primo di tutto il lavoro didattico e con il quale comunque ogni studente deve potersi misurare con le sole sue forze, affrontando le insidie nascoste e le difficoltà sottese. 

4.                SCUOLA DELL’INNOVAZIONE

 

Il Collegio è inserito in un preciso contesto storico in continua evoluzione, fa parte di un sistema scolastico, che fissa regole, criteri di valutazione, impostazione didattica ecc.

 

Innovazione è recepire i cambiamenti voluti dallo Stato - siamo scuola paritaria – codificati recentemente dalla Riforma Moratti, che obbliga all’aggiornamento, all’ adeguamento, al ripensamento del proprio modo di insegnare.

 

Innovazione è saper leggere in anticipo le prospettiveinsite nella trasformazione del momento attuale: lingue, tecnologia, informatica, rapporto con l’impresa.

 

Innovazione è rispettare la normativa di sicurezza e tutto ciò che è necessario per conseguire e mantenere la certificazione di qualità.

 

5.                SCUOLA DELLA COMUNITA’ EDUCANTE ed EDUCABILE

 

Normalmente si concepisce il discorso educativo come un rapporto in cui da una parte c’è il docente che insegna e dall’altra il discepolo che impara.

E’ un discorso molto riduttivo, perché in realtà è più corretto parlare di una comunità educante, costituita da alunni, docenti e genitori, nella quale tutti in un certo senso concorrono ad educare gli altri e tutti sono, sia pure a livelli diversi, educabili.

 

Tutti hanno qualcosa da dare e tutti hanno qualcosa da ricevere.

 

Il genitore e l’insegnante, nei confronti rispettivamente del figlio e dell’alunno, non partono da una posizione di superiorità, ma semplicemente di servizio e maggiore responsabilità, consapevoli che dal confronto, dialogo e incontro quotidiano con il figlio e con l’alunno, hanno certamente molto da imparare.

In ogni caso si cresce tutti insieme e nessuno è mai arrivato al termine del suo percorso di maturazione.

Se ci fosse una disponibilità d’animo del genere, cambierebbero molto l’efficacia e il clima nei consigli di classe, nei colloqui con i genitori, nelle ore di lezione.

 

Si sta anche dimenticando l’importanza della formazione del gruppo classe, specie all’inizio di un percorso, alla quale va dedicata molta più attenzione, perché un gruppo classe ben costituito è garanzia di un percorso più sereno e costruttivo e va utilizzato in chiave educativa.

Ho la sensazione che in pochi casi la classe è considerata un gruppo e, quindi, una risorsa educativa.

 

6.      SCUOLA DELLA CONVERGENZA FORMATIVA

 

Che cosa concorre alla formazione di un alunno come persona, che cosa rende un ragazzo uomo competente?

Certamente l’ insegnamento trasmesso tramite le diverse discipline, ma non solo.

E’ presuntuoso pensare che con il solo studio, spesso meccanico e quantistico e sganciato dalla vita, si possa formare una persona.

Ritengo che sia assolutamente indispensabile completare l’insegnamento in aula con tutta una serie di altre “istruzioni”, che permettano di valorizzare le qualità di ciascuno, spesso nascoste o mascherate.

La scuola ha l’obbligo di completare la sua proposta offrendo possibilità nei campi scoperti, come la musica, il teatro, lo sport, la danza, il volontariato, l’arte, la ricerca, che aiutino a sprigionare creatività, fantasia, disponibilità, cuore, intelligenza, manualità.

Ho potuto a volte con gioia verificare come, attraverso alcune esperienze etichettate come non didattiche, diversi ragazzi siano riusciti a superare difficoltà psicologiche, migliorare la visione del proprio essere, potenziare capacità relazionali, acquisire una visione di vita diversa, raggiungere una sicurezza più stabile.

Vi chiedo perciò di favorire tutte le iniziative di questo tipo, non limitandosi a non ostacolarle, ma gratificando tutti coloro che in vario modo le assumono e trovando le modalità perché diventino oggetto di valutazione.

Capisco che sia necessario guidare i ragazzi nelle scelte, aiutarli ad evitare la ricerca del più comodo, creando il giusto equilibrio tra le esigenze della scuola e i bisogni degli studenti.

 

Non mi dilungo a rimarcare anche la preziosa opportunità per conoscere i ragazzi e stabilire con loro rapporti più veri, offerta dal tempo libero, dall’intervallo, dalle uscite di vario tipo.

Assistendo i ragazzi con intelligenza, continuità e attenzione, si possono ricavare tutta una serie di informazioni, che contribuiranno a migliorare rapporti, a stemperare tensioni, a creare possibilità educative.

Non si tratta di fare i carabinieri, ma trasformare la sorveglianza, richiesta per far rispettare le regole ed evitare pericolose trasgressioni, in una occasione educativa unica.

 

7.           SCUOLA DEL SAPERE E DEI SAPERI

                                         

Se i saperi propri di ciascuna disciplina sono strumentali al raggiungimento della completezza di un uomo del nostro tempo, il Collegio deve mettere gli studenti nelle condizioni migliori perché siano forniti delle competenze più alte possibili.

L’impegno nostro è innanzi tutto quello di formare i talenti di domani, consci che livelli di istruzione più elevati ed un generale miglioramento delle capacità professionali sono oggi una condizione necessaria dello sviluppo, del benessere e della stabilità sociale.

Il valore del capitale umano è divenuto di gran lunga il più importante tra tutti i fattori di crescita.

I talenti migliori, le idee migliori sono l’arma vincente anche nelle imprese e non più soltanto sulle frontiere delle nuove scoperte scientifiche e dell’innovazione tecnologica.

E’ necessario puntare non al ribasso ma sull’eccellenza, ovviamente là dove esistono le condizioni mentali e di personalità, valorizzando il capitale umano che spesso è poco stimolato e apprezzato.

 

Noto a volte una tendenza pericolosa all’appiattimento, alla mediocrità, alla gratificazione immotivata, che può creare negli studenti l’illusione che in fondo bastano poca fatica e un po’ di furbizia e un impegno nell’ultimo mese per raggiungere buoni risultati.

 

Non condivido una disparità troppo evidente nelle richieste di impegno, nel modo di valutare, nell’utilizzo della scala dei voti, nell’assegnazione dei compiti a casa o delle vacanze, nell’attribuzione dei debiti, nell’aiuto che viene dato nei compiti in classe e nelle prove di esame.

Alcuni sono fortunati se hanno certi consigli di classe, altri, con consigli di classe differenti, non potranno mai raggiungere il massimo dei voti.

Scorrendo i tabelloni, fatico a comprendere come mai in alcune materie non esistano insufficienze, non vengano dati mai debiti, o per quale motivo, nelle medesime discipline ma con docenti differenti, debbano esistere delle abissali diversità di rendimento e di valutazione.

Mi risulta anche difficile in certi casi individuare i meccanismi che portano alcuni studenti a passare da situazioni disastrose, evidenziate al quadrimestre o anche a metà del secondo quadrimestre, all’azzeramento totale o quasi delle insufficienze.

Raccolgo spesso lamentele ripetute sul disimpegno degli alunni e poi miracolosamente costato a giugno la scomparsa di ogni negatività.

Così pure gli stessi docenti, che nel biennio hanno traghettato in terza alunni dalle capacità discutibili, si domandano su come hanno fatto alcuni ragazzi ad arrivare in quarta o quinta superiore.

 

Il riorientamento e la verifica sulla bontà delle scelte operate in terza media vanno fatti nel biennio, non nelle ultime classi, e con maggior rigore nel liceo classico e scientifico rispetto al liceo economico o ragioneria, dove confluiscono di fatto ragazzi con potenzialità più basse.

 

Questo senza nulla togliere alla sostanziale saldezza e qualità dell’insegnamento, che permette agli studenti di trovarsi a loro agio e raggiungere alte performance quando accedono alle varie Facoltà Universitarie.

  

8.      SCUOLA DELLA CONVIVENZA CIVILE

 

Una delle novità introdotte dalla Riforma Moratti è stata l’individuazione della convivenza civile come “disciplina” trasversale a tutte le altre.

Non che prima fosse assente, ma oggi ad essa viene riconosciuta una sua specifica dignità e assegnato il compito di essere il collante dei vari insegnamenti..

La convivenza civile comprende sei tipologie di educazioni: alla cittadinanza, stradale, ambientale, alla salute, alimentare, all’affettività.

 

Vorrei focalizzare la vostra attenzione sulla educazione alla cittadinanza, in particolare sulla funzione e il rispetto delle norme e delle regole.

Uno dei ritornelli ricorrenti nei consigli di classe e nelle chiacchiere informali durante le pause in sala professori e nei corridoi, è la stizzosa e risentita affermazione che i ragazzi, specie della Scuola Secondaria di primo e secondo grado, sono indisciplinati, indisponenti, maleducati, grossolani, volgari, irrispettosi delle regole, senza remore e freni, protetti e difesi da chissà quale istituzione.

 

La disciplina, intesa come rispetto delle persone, delle regole e dell’ ambiente, è assolutamente indispensabile per una sana convivenza civile, ma non è un dato di fatto, una realtà acquisita in partenza, una situazione che un insegnante trova quando entra in classe.

La disciplina:

  • nasce in famiglia
  • deve trovare riscontro nella società
  • va assimilata gradualmente
  • è il frutto di una paziente educazione
  • è il risultato di metodologie concordate nei consigli di classe
  • esige la coerenza e l’impegno di tutti i docenti 
  • deve essere correlata da interventi educativi che possono assumere, se necessario, il carattere del rimprovero e della punizione 
  • è favorita da un clima di classe improntato alla serenità e al rispetto reciproco
  • è facilitata là dove viene suscitato l’ interesse per la disciplina
  • deve trovare il sostegno della Direzione. A questo riguardo vorrei ricordare che sono state prese decisioni sofferte, che hanno portato all’allontanamento di due ragazzi di seconda media e di due ragazzi delle superiori e alla non accettazione di richieste di inserimento là dove si sono riscontrate segnalazioni negative.

In futuro, quando si tratterà di allontanamento dalla scuola, farò in modo che nei colloqui con la famiglia, sia presente anche un docente della classe (il rappresentante), perché sia più evidente la decisione collegiale della scuola.

 

C’è bisogno di maggior disciplina in Collegio, ma tutti dobbiamo sentirci coinvolti nel difficile compito di educare i ragazzi, che ci sono affidati, all’assimilazione del valore delle norme e alla conseguente loro applicazione.

Ritengo che sia anche necessario stabilire dei criteri più chiari ed uniformi nell’attribuzione del voto di disciplina o comportamento, frutto il più delle volte di una troppo personale interpretazione e valutazione di atteggiamenti e stili di presenza e partecipazione in classe dei ragazzi.

Il voto di disciplina deve essere il risultato di un confronto sereno, aperto e umile su dei parametri precisi, concordati nel Collegio Docenti e nei vari consigli di classe.

Occorre uscire da una visione angusta che limita la considerazione del comportamento positivo alla assenza di chiacchiere o ad una presenza in aula silenziosa ma poco significativa.

Non scordiamo che comunque ci troviamo di fronte a bambini irrequieti non per scelta, a ragazzi con situazioni famigliari compromesse, a giovani con alle spalle un vissuto problematico.

Mi sono trovato quest’estate in grossa difficoltà a giustificare davanti ai genitori certe valutazioni eccessivamente negative e non accompagnate da una documentazione chiara e aggiornata.

Ho ricordato sulla circolare, che vi è pervenuta a casa, le parole di don Bosco: “L’educazione è cosa del cuore e Dio solo ne è il padrone”

 

9.   


{ Last Page } { Page 10 of 35 } { Next Page }

About Me

Home
My Profile
Archives
Friends
My Photo Album

«  September 2010  »
MonTueWedThuFriSatSun
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930 

Links

COMPAGNIA DEI GLOBULI ROSSI
ADESSO-Litterae communionis
SAN RICCARDO PAMPURI - BIOGRAFIA
SAN RICCARDO PAMPURI L'INTERCESSORE
CONVIVIUM
U.T.A. onlus

Categories

spiritualita
medicina
ospitalita
accoglienza
san riccardo pampuri
fatebenefratelli
compagnia dei globuli rossi

Recent Entries

ECCOMI ! Sono pronto alla chiamata.
Seguito scritti: LA CHIESA
L'UOMO E LA LETTERATURA
GLI SCRITTI
L'UOMO E LA MEDICINA
Profilo biografico
Primapagina
PRIMO IMPATTO
LE RADICI
IL PERIODO FORMATIVO
UN AUTENTICO SEGNO DEI TEMPI
QUEL NON SO CHE CHIAMATO AGAPE
A PROPOSITO DI STELLE
DA GERUSALERIEMME A GERICO A PIEDI
LA DONNA MISERICORDIOSA
UMANISTA O SANTO ?
UMANIZZAZIONE O DIVINIZZAZZIONE DELL’UOMO ?
IL SEDUTTORE
LA SINTESI
VITA SECONDO O SPIRITO
PRESENTE - FUTURO PROSSIMO
COME I MAGI NELLA NOTTE
LA PROVA NELLA CARNE E NELLE OSSA
LA FORZA DEI MITI
SCIENZA - FEDE - CARITA'
20 Ottobre 2002
L' INTERCESSORE
DIO CHE SEI MIRABILE
UN ESEMPIO DI FEDE VISSUTA
"ECCO IO SONO PRONTO ALLA CHIAMATA"
IN QUEL LAGO INFINITO DELL'ANIMA
LA DIVINA MAESTADE
* IL DOCENTE CHE SONO
U.T.A onlus - Uniti per Tanguiéta ed Afagnan
Archivio fotografico

Friends