PIERLUIGI MICHELI - Medico di Dio nella città dell'uomo | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
PRIMO IMPATTO
19:10, 18 January 2007
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Gentile Signora Augusta Micheli,
mi è appena stato consegnato il Suo inatteso e graditissimo dono: la biografia dell’amato consorte e nostro indimenticabile medico, il Dr. Pierluigi Micheli.
Provo tanta emozione nello scoprire dimensioni intuite, intraviste ma non proprio accessibili della sua anima. Ho potuto conoscerlo negli anni sessanta per via di un’ulcera gastro-duodenale che lui amorevolmente mi ha curato per anni. Provo quasi nostalgia di quel CHIMODIL, schifosissima polvere da sciogliere in acqua e rapidamente trangugiare dopo i pasti, che ripetutamente mi prescriveva quasi a mo' di desser dopo il solito riso in bianco, carote lessate, patate bollite, ecc..
Ogni appuntamento periodico avveniva nel Reparto Maschile al primo piano della “San Giuseppe”, proprio quello dove nel 1930 avevano ricoverato e dove poi è deceduto San Riccardo Pampuri. Era il reparto di Fra Nazzareno, altra stoffa da santo. Lì bisognava attendere a lungo perché il Dottore prima doveva finire il giro dei malati. L’incontro era sempre coinvolgente: non faceva soltanto il medico, leggeva nel cuore, aveva un gesto, un tono, uno sguardo quasi sacerdotale; dalle prime battute s’intuiva trattarsi di un uomo riservato, colto ma anche in confidenza con il Sacro. Porto ancora nelle pupille il fascino del suo sguardo mentre mi visitava sul lettino; è lo stesso che ritrovo intatto nella foto a pag. 12 e mi emoziona. Il libro mi fa rivivere le sue battute discrete, argute, penetranti che giungevano come un messaggio da raccogliere e custodire.
Mi sovvengono due aneddoti. Un giovane frate, mio amico, si era rivolto a lui perché sempre sofferente di emicrania. Mi ha riferito che dopo la visita gli aveva detto: “ Fraticello, fraticello, se ti dessi al giardinaggio…!” Scherzi della vita: uscito dal convento ha messo in piedi un’azienda di “piante e fiori”.
Poco più che ventenne, ricoverato alla “San Giuseppe”, a seguito di emorragia, avevo sul comodino un libro di Teillhard du Chardin che, passata la crisi, divoravo con grande avidità. Il Dr. Micheli, durante una visita l’adocchiò e, conoscendo l’autore, considerato a quei tempi non proprio ortodosso, mi suggerì provocatoriamente di dedicarmi a san Tommaso d’Aquino.
Tante volte mi ha sentito il polso, misurato la pressione, ascoltato il battito cardiaco. Attraverso questo libro e leggendo i sui scritti, ora i ruoli sembrano invertirsi: è il lettore che gli misura il polso, gli sente il battito, gli prova la pressione…
Il mio parere è che si tratti di un cuore al di fuori della norma. Abituato a immergersi nelle profondità oceaniche dell’Assoluto, credo abbia raggiunto primati ragguardevoli di contemplazione estatica in apnea.
Il difetto del libro è di farsi leggere d’un fiato; il suo pregio è la voglia che suscita di rileggerlo ed è proprio quello che già sto facendo.
Afferma un detto giapponese che, quando muore un saggio, è come se venisse a mancare una biblioteca. Il Dr. Micheli più che un saggio è stato un santo del nostro tempo. Fortunatamente restano alcuni scritti così che, almeno parte della biblioteca, è salva. Auspico che essi vengano interamente pubblicati perché sarebbero una testimonianza ulteriormente capace di generare “un movimento verso l’alto”. Era proprio ciò che il Dr. Micheli si sforzava di fare ogni giorno: “ Quello che può riempire di gioia un uomo ed essergli di conforto e di sostegno è di aver suscitato nel suo cammino con la sua opera, il suo modo di vivere, le sue parole, un movimento in chi gli sta attorno verso l’alto, il soprasensibile, il metaempirico, verso la speranza, verso la terra promessa… Il popolo eletto, il popolo sacerdotale è al servizio degli altri” (f.30, pag.47).
Sentiva di appartenere a un popolo “sacerdotale” al servizio degli altri. Sono stupende le intuizioni sul medico, la medicina, il malato, l’ospedale. Non finirei di citare cose che lei perfettamente conosce.
Ha scritto che, talvolta, “credere è vedere”.(Pag.44) Sono certo che Gli succedesse con i malati: in essi “vedeva” perché credeva al Vangelo: “In verità, vi dico che tutte le volte che avete fatto ciò a uno dei più piccoli di questi miei fratelli, lo avete fatto a me!” (Matt.25,40).
Sfogliando, trovo la prova a pagina 71: “ Chiunque sia chiamato ad assistere i malati guarda a Cristo; come esempio deve imitarlo nella discretio e nella misericordia. L’etica del medico non è tanto nell’atto di sanare quanto nel gesto di carità; la dignità è data dal sigillo del divino; l’arte medica deve essere ritenuta come coinvolgimento totale, come operazione caritativa che, per noi che leggiamo in linguaggio cristiano, vuol dire vedere in ogni ammalato l’immagine di Cristo”.
Dopo questa pubblicazione, abbiamo una conferma ulteriore: PIERLUIGI MICHELI MEDICO UMANISTA ma anche EVANGELIZZATORE E SANTO, ossia esempio e modello da imitare. La sua è una santità moderna, essenziale, asciutta, protesa a tempo pieno nell’arte medica. Il “supplemento d’anima” (f.108) gli viene respirando con i polmoni della Scrittura e dei Padri della Chiesa. Si misura con i classici del pensiero filosofico occidentale, attinge alla letteratura, alla musica, alle arti, non disdegnando la saggezza che può venire da Budda o dall’Islam. Epperò il protagonista della sua avventura umana è Cristo e la medicina che esercita è Pneumatica, vissuta come “dono dall’alto”, intervento dello Spirito nella sofferenza umana. (Pag.28).
Nell’imminenza del quarto anniversario della sua nascita a nuova vita, gradisca, con i deferenti saluti, il mio umile ringraziamento, signora Micheli, per aver svelato e messo a disposizione di tutti l’eredità preziosa dei suoi scritti, veri “gioielli di famiglia” anche per la comunità ambrosiana.
Milano, 19 gennaio 2007 Suo dev.mo
Angelo Nocent
NEL QUARTO ANNIVERSARIO DEL BEATO TRANSITO
DEL DR. PIERLUIGI MICHELI
“Mi è caro ricordare
la suggestione di un mito
che racconta
come si raggiunga il cielo
attraverso una catena di frecce
lanciate nella volta celeste “
(Pierluigi Micheli)
“ tanto alcanza cuanto espera,
tanto ottieni, quanto speri”
(Giovanni della Croce)
Gentilissima Signora Micheli,
grazie per il graditissimo omaggio del “frammento”, a tiratura limitata, di cui ha voluto onorarmi. Non è solo bello, lo trovo anche illuminante per le ragioni che Le dirò in seguito.
La “catena di frecce lanciate nella volta celeste” di cui parla Suo marito, altro non sono che dardi infuocati di un cuore che ama. Di qui all’esperienza mistica di San Giovanni della Croce, il passo è breve.
Ho letto e riletto “Coplas al divino” nell’originale spagnolo, (In quel lago infinito dell'anima ) con l’ausilio anche di un paio di traduzioni. In tutta la poesia del grande mistico la ricerca del divino viene resa con la metafora della caccia. Come il cacciatore lancia in alto il proiettile per colpire la selvaggina, così l'anima lancia nell'amore se stessa verso Dio.
Incuriosito ed affascinato dal testo che non ricordavo di aver letto, ho preso appunti e cercato di capire se dietro quella luminosa esperienza mistica descritta non si celasse l’anima del compianto Dott. Pierluigi Micheli.
Taglia e cuci gli appunti, senza un preciso obiettivo se non quello di provar a descrivere per diletto il Suo amato consorte, ciò che segue ne è il risultato. Per carità! Come avrà modo di constatare, è ben poca cosa rispetto al modello ispiratore. Epperò la dedico affettuosamente a colui che mi fu medico in gioventù.
Ha scritto Piero Citati sul Corriere della sera che “ la mistica è la suprema attività spirituale dell’uomo. Lo è nel senso più semplice: non perché essa sia più nobile della filosofia o della letteratura o dell’arte, ma per il fatto che il mistico attraversa con violenza quasi demoniaca il territorio della filosofia e della letteratura, della religione, della morale e dell’estetica, lo lacera, lo spezza, ed esce al di sopra, in quel lago infinito dell’anima che egli solo conosce”.
Bisognerà indagare ulteriormente, approfondire, ma io già scorgo che anche il Dr. Micheli potrebbe essere considerato un mistico. In una veste certamente inedita. Egli matura la sua spiritualità non indossando il saio, tra le rustiche pareti di un chiostro o nel deserto del Sahara, come tanti, ma nella città, nell’ospedale, in giacca e cravatta, con i gemelli d’ oro sulla camicia, indossando il camice bianco come una casula liturgica e, ogni tanto, con la pipa in bocca, lasciando tracce profumate di buon tabacco lungo i corridoi. La sua è una vita che si evolve tra la gente che cura, nei contatti col mondo circostante dei parenti di malati, dei colleghi di lavoro e nella solitudine del suo studio, talvolta in compagnia di Bach o di Mozarth. Immagino che lo abbia aiutato anche la penombra della chiesa di san Marco.
Quella dell’essere contemplativi nella città è un’intuizione profetica della sua generazione. Si potrebbero citare figure importanti. Che non appartenga davvero alla schiera di costoro? Sono tentato di crederci.
Le ribadisco con altre parole quanto ho già avuto modo precedentemente di scriverLe: i “saggi” ci piacciono, ma amiamo i “giusti” ed è bene che fioriscano come palme nei nostri deserti.
Per chi ha conosciuto il Dr. Micheli, uomo che appartiene certamente alla schiera dei giusti, questa è stagione di semine. Bisogna tenerne viva la memoria, diffondere i suoi pensieri, proporre alle nuove generazioni di medici e di cristiani un modello di vita impostato sulla quotidianità, professionalità e servizio. Perché la sua è un’esistenza intessuta di rapporti umani e di esplorazione del divino, condotta e vissuta nelle contraddizioni di una grande metropoli.
Altri mieteranno. Ma in misura del nostro efficace lavoro. E, come vede, io, nel mio piccolo, mi sono già messo all’opera.
La saluto, Signora Micheli, molto cordialmente.
Milano, 22 Luglio 2002
Angelo Nocent
"TANTO PER INTENDERCI"
Nel guazzabuglio di pensieri che mi ritrovo e che ho visto con stupore lievitarmi tra le mani, incapaci di arrestarsi, non ho seguìto altra logica che quella del cuore, indubbiamente rischiosa. A mia difesa posso solo citare l’amato Pascal: “ Il cuore ha delle ragioni che la ragione non può capire ”. Naturalmente è anche una buona scusa per non aver saputo fare di più e meglio, in breve tempo. Non mi sono prefissato un tema, suddividendolo in punti precisi da sviluppare, per coronarli, possibilmente, con un degno cappello conclusivo, come insegnano a scuola. Mi premeva più di tutto questo:
A cose fatte ho provato a titolare i capitoli solo per esigenze grafiche. Non sempre l’enunciato è sviluppato in modo logico. Cammin facendo, ho scoperto uno scritto di Jean Guitton titolato: “LETTERA A PAPA GIOVANNI PAOLO II AFFINCHÉ CANONIZZI DEI S A N T I I M I T A B I L I DA TUTTI ”. Ci voleva proprio e gliene sono grato. Preciso che il “santiimitabili” non è un errore di stampa. In quanto alla seduzione della “donna misericordiosa”, la c’è, la c’è, basta sfogliare…A cose fatte, devo ammetterlo, alla Seduttrice, ora si è aggiunto anche il seduttore: lui. Qest’uomo, medico di Dio per gli uomini, affascina. Non solo i cristiani.
Egli è un “segno dei tempi”. Bisogna prestarvi attenzione. L’ auspicio è che si passi di seduzione in seduzione, di fascino in fascino, superando i confini territoriali. Di qui la necessità di farlo conoscere in un raggio più esteso. Il risultato di questo viaggio è un quaderno di appunti che potrebbe stimolare qualche ben intenzionato e più capace, a redigere un corroborante profilo di questa santa umanità rivelatasi a Milano, in pieno centro, nel meraviglioso ‘900 che abbiamo lasciato alle spalle.
Ospedale San Giuseppe dei Fatebenefratelli, in Via San Vittore, 12
A ricordarlo lucidamente, tra pazienti, colleghi ed amici, ce ne sono ancora tanti in circolazione e non andrebbero persi di vista. Anzi, dovrebbero dare il contributo della testimonianza.
Perché questa storia d’amore è ancora tutta da scrivere. I crocifissi di oggi sono ostensori nei quali si cela il Mistero della nostra fede. Chiedo al Dr. Micheli di ottenermi la grazia di un trapianto di cornee - le sue - per disporre di occhi esperti in Eucaristia.
Milano, 26 Settembre 2002 Festa dei santi medici Cosma e Damiano martiri.
L' Istituto Clinico Sant'Ambrogio di Via Faravelli, 16
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