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PIERLUIGI MICHELI - Medico di Dio nella città dell'uomo

UN AUTENTICO SEGNO DEI TEMPI

18:41, 16 January 2007 .. Link

 

 

Fichi.

 

... il fico quando fa germogliare le prime foglie preannuncia la primavera vicina, ... Vangelo Mc 13,24-32.

 

 

UN AUTENTICO  SEGNO DEI TEMPI

 

 

Ho letto avidamente il libro di Andrea Martano “Pierluigi Micheli Medico Umanista”, perché in gioventù sono stato oggetto per qualche anno delle sue cure mediche, perdendolo poi di vista una volta ristabilitomi. Ho già avuto modo di elogiare la fatica di questo giovane scrittore in altre circostanze e mi auguro che prima o poi l’autore possa consegnarci  una biografia nel senso classico. Indubbiamente ci vorrà del tempo.

 

Da un lato sarei tentato di dire che il Dottor Micheli non ha bisogno che si scrivano libri su di lui. Si potrebbe ripetere, nei suoi riguardi, ciò che è stato scritto a proposito di papa Giovanni: quando Dio ci regala creature come Pierluigi non è certo perché si scrivano dei libri su di lui, ma perché ci risulti impossibile continuare  a pensare e a vivere come se lui non fosse mai venuto fra noi.

 

Epperò, per tener viva la memoria, per non dimenticare, tentati come siamo ogni giorno di commuoverci e voltare subito pagina, ogni iniziativa in tal senso deve essere incoraggiata e sostenuta.

 

Il mondo della sanità è disorientato dalle sfide grandi e piccole del quotidiano. Quest’uomo distinto, apparentemente conservatore, figlio del suo tempo, che veste classico e fuma la pipa, ha più cose da offrire. E sono moderne, attuali, innovative.

 

Coloro che, nei ruoli più svariati, appartengono alla grande famiglia ospedaliera, dovrebbero sentire il bisogno di estrarre i loro taccuini per vedere di correggere qualcosa. Il libro di Martano, riferendoci appunti, riflessioni e considerazioni che il Dr. Micheli ha elaborato negl’anni, ci obbliga a scoprire le nostre lacune, a fare l’inventario dei nostri vuoti. Perché, anche solo da una superficiale lettura del libro, balza subito all’occhio che nell’attuale modo di fare medicina sono stati accantonati dei valori fondamentali.

 

Pierluigi Micheli è un autentico “segno dei tempi”. La sua vita di laico credente è per tutti specchio e parabola. Nel provvisorio e nel contingente di questo mondo che passa ha testimoniato quella fede  che è “ fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono ” (Eb 11,1). Papa Giovanni XXIII e poi il concilio ci hanno insegnato a prestare un’attenzione né superficiale, né mista a sufficienza.

 

 Con l’aria di crisi che tira, tra dibattiti aggrovigliati su problematiche ardue, in mezzo a tensioni vere e fasulle, tra contrasti e complicazioni, urti e resistenze, problemi veri e fittizi, lui è lì a spiegarci, modestamente, che cosa vuol dire essere medico, operatore sanitario. E sa indicare anche al malato, più o meno paziente, come dovrebbe atteggiarsi nel processo terapeutico.

 

Incapaci come siamo di puntare  sull’essenziale, Pierluigi ci indica la via maestra praticata dai saggi dell’antichità, da Ippocrate alla medicina bizantina, da Onorio di Ratisbona con il tutamentum mentis et corporis  al giuramento ed alla preghiera di Maimonide che fa suoi, per svelarci alla fine il segreto della sua riuscita professionale ed umana: guardare a Cristo Gesù e seguirlo:             

 

“ Chiunque sia chiamato ad assistere i malati guarda a Cristo come esempio; deve imitarlo nella discretio e nella misericordia”.

 

Perché è viva la memoria del Dr. Micheli? Non certo perché cultore di Dante  o appassionato di  Mozart, ma per il semplice motivo che è stato un bravo medico, coscienzioso, umano, preparato, e per giunta dichiaratamente cristiano.

 

La quotidiana testimonianza della sua coscienza di credente ha fatto sì che la mediazione del suo servizio alla città degli uomini come medico e la sua dedizione all’amore di Cristo si manifestassero come una cosa sola.

 

Bernanos si rammarica che “ un cardinale sia riconoscibile da tanto lontano per la sua bella cappa scarlatta, mentre un santo, durante la vita, non si distingue per nessun particolare vestito…”.

 

Jean Guitton, uno dei più eminenti filosofi cristiani del nostro tempo, ha una sua opinione sui santi. La loro esistenza non è irrilevante per la sua fede; essi hanno il potere di rassicurarlo maggiormente in essa.

 

Nel suo libro “Che cosa credo”, cosi si esprime: “ I santi non sono per me né dei privilegiati del calendario, né degli intercessori, e ancor meno dei personaggi che appartengono alla leggenda, o alle vetrate. A mio parere non sono degli individui di un carisma eccezionale e neppure dei guaritori. Non sono essenzialmente degli asceti o degli uomini che praticano il digiuno, anche se conosco a questo proposito degli esseri umani inimitabili. E non sono neppure dei filantropi o dei riformatori sociali, anche se conosco ancora ai nostri tempi delle anime semplici che appartengono a questo gruppo di persone meravigliose. Non sono neanche degli iniziatori di nuove religioni, o dei fondatori di ordini, congregazioni o nuove compagnie.

 

Certamente ho la più grande ammirazione per tutti i personaggi che ho appena nominato, in quanto propongono dei modelli privilegiati alla venerazione dei fedeli, allo stesso modo in cui apprezzo in tutti i loro aspetti gli esseri umani eccezionali, gli eroi, gli esploratori della luna, e tutti coloro che scoprono cose come l’Anapurna.

 

Ma ciò che mi attira nei “santi” è qualcosa di completamente diverso: per esempio, in Teresa non sono solo le estasi, nel parroco di Ars non sono solo i digiuni eccezionali, in Francesco d’Assisi le stigmate, in Vincenzo de’ Paoli o in Don Bosco le opere, poiché possono esistere dei grandi filantropi o dei grandi asceti che non trasmettono l’impressione di quel “ non so che  che io chiamo col nome comune di “santità”.

 

Guitton la spiegazione di quel “non so che” la trova nella prima lettera dell’Apostolo Paolo ai Corinti e precisamente nell’inno all’amore, cap. 13,1-13.

 

“ Quando l’Apostolo Paolo ha voluto definire a sua volta quel “non so che” che chiama  stranamente agàpe, lo ha paradossalmente opposto al dono della fede che  muove le montagne, o allo zelo della fede che fa morire i martiri tra le fiamme, e spiega l’agàpe con la pazienza, la dolcezza la buona reputazione presso gli altri, l’intensità della speranza, ecc.

 

Credo che con questo cerchi di definire quello che chiamo l’elemento della santità, dato che la difficoltà di coloro che hanno ricevuto questi doni rari ed eccelsi è quella di oltrepassarli, di andare sempre al di là e di giungere fino alla purezza dell’amore, fino all’amore puro, all’umile dovere di stato, alla semplicità e all’umanità divina.

 

Per tutta la vita ho potuto constatare che la Chiesa Cattolica genera naturalmente dei santi…Di questi santi ignorati e allo stesso tempo sconosciuti a se stessi, che vivono in Dio senza saperlo fino in fondo, ne ho visti diversi intorno a me…

 

Ripeto che il cristianesimo, e più in particolare il cattolicesimo, crea questi sconosciuti in ogni generazione. Non voglio dire che sia sempre in grado di individuarli: è difficile riconoscere un santo anche dopo la sua morte “.

Premessi i chiarimenti sul termine “santità”,  la domanda s’impone da se: il Dr. Pierluigi Micheli è un santo?

 

Il Martano non lo dichiara nel suo libro. E secondo me ha fatto bene. Per due motivi:  primo perché non l’ha conosciuto, poi perché il suo compito, a pochi anni dalla morte, era quello di fare il cronista: frugare tra gli scritti, documentarsi e riferire, astenendosi dal pronunciare giudizi.

 

Io mi sento di affermare in tutta coscienza e libertà, pur nei limiti delle mie conoscenze, che Pierluigi è santo. Proprio così: santo.

 

La santità non ha bisogno di vesti sgargianti. Normalmente non si apre la strada a colpi di miracoli o di gesti spettacolari. In fondo, la santità è la condizione normale della vocazione cristiana, non un attributo di lusso per pochi, né esclusiva dei chiamati alla vita religiosa.

 

Certo, concordo che non è facile riconoscerlo. Ma perché non provare a scoprire il “non so che”  del Dr. Micheli, con la chiave di lettura fornita dall’Apostolo Paolo e indicata dal Filosofo Guitton?

 

 

 

 

 

 




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