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PIERLUIGI MICHELI - Medico di Dio nella città dell'uomo

A PROPOSITO DI STELLE

18:17, 16 January 2007 .. Link

 

 

 

La gloria di colui che tutto move 
    per l'universo penetra e risplende 
    in una parte più e meno altrove. 
Nel ciel che più della sua luce prende 
    fu' io, e vidi cose che ridire 
    nè sa nè può chi di lassù discende; 
Perché appressando sè al suo disire, 
    nostro intelletto si profonda tanto 
    che dietro la memoria non può ire. 
Veramente quant'io del regno santo
    nella mia mente potei far tesoro, 
    sarà ora matera del mio canto.  (Dante)

 
 

A PROPOSITO DI STELLE

 

 

  

Nel pronunciare la parola “santo” riferendola a uno che si è conosciuto, col quale ci si è intrattenuti, del quale magari si conoscono debolezze, piccole manie, puntigli, ecc…, può destare un certo disagio in chi ascolta. Ma chi sa cogliere la sapientia cordis che emana dai ricordi e oggi documentata dai suoi appunti, fa passare in  second’ordine tutto il resto. Se è vero che quel pizzico di sale che si mette  nei dolci ne esalta il sapore, qualche difetto nei santi, non nuoce, anzi…ne esalta le virtù.

 

 Di santità è bene parlarne. San Tommaso si esprime in termini astrologici: “ Stella difert a stella in claritate ”, ossia tutte le stelle sono stelle, ma alcune sono più luminose.  La Chiesa, pellegrina sulla terra, ama contemplare questo cielo stellato perché l’esercizio di contemplazione sostiene i viandanti. I Santi, soprattutto quelli più vicini a noi, incoraggiano  a progredire quando la tentazione di arrendersi è forte. E poi con essi possiamo entrare in conversazione.  Agostino prima della conversione, ma penso anche dopo,  andava ripetendosi: “Si histi et histe, cur non ego?”                    

 

Osservando il dilatarsi di questo firmamento, dove si perde il conto  degli eletti, “Perché non anch’io?”, ognuno può chiedersi, “Perché non anch’io?

 

Tuttavia, parlando di santi, bisognerebbe “ chiedere a Dio la grazia di poter contemplare il volto dei Santi senza fare l’errore o il peccato di proiettare sul loro volto le nostre preoccupazioni, il nostro modo di vedere le cose, la nostra sensibilità o perfino i nostri sentimentalismi.

 Dobbiamo invece lasciare che dal loro volto emani proprio quella luce che essi devono e vogliono riflettere” (Antonio Sicari).

 

Lo stesso autore  ci ricorda che

  • “ non c’è santo la cui santità non si identifichi con un ministero che serve all’edificazione dell’intero corpo.
  •  Non c’è santo che non sappia che il suo vero e radicale compito è una missione ecclesiale.
  •  Non c’è santo che non comprenda come la santità propria consista nel preoccuparsi della santità degli altri membri.
  •  Perciò la propria vocazione alla santità ( la “volontà di Dio “ ) è sempre inscritta dentro un perimetro ecclesiale,
  • sempre piantata in un terreno, in un humus che nutre quella stessa santità ( che perciò è humile ) e di essa a sua volta si nutre “.

 

Per essere santi, dunque, basterebbe obbedire, sinceramente e umilmente, all’esortazione dell’apostolo Paolo:

 

 “ in ogni circostanza ringraziate il Signore. Dio vuole che voi facciate così, vivendo uniti a Gesù Cristo.19 Non ostacolate l'azione dello Spirito Santo “ ( 1 Tess 5, 18-19).

 

“Ringraziate il Signore in ogni circostanza” vuol dire fare eucaristia di tutte le cose, fare della vita una lode perenne. Ciò implica anche il “dare la vita”. La carità è un “dare la vita”.

 

Tommaso Moro, uomo di fede, aveva tratto da essa, e dall’entusiasmo umanistico del suo tempo, la voglia di essere “uomo”, totalmente uomo. Ma un giorno comprese  che ci sono situazioni in cui un cristiano, proprio  per voler essere  pienamente “uomo”, deve consegnare a Cristo tutta la sua umanità; situazioni in cui c’è posto solo per questa alternativa: o la disumanità, o               l’ Umanità del Risorto. E perciò “scelse” di morire.

 

Lui ha dato il sangue. Ma il morire, nel senso di non piegarsi alla “mentalità del secolo”, non è meno cruento del martirio.

 

Il Micheli come la pensa?  Innanzitutto si è dato da fare per  “non ostacolare l’azione dello Spirito Santo” in cui crede:

 

 La consapevolezza della aridità, della solitudine, della caducità di tutte le cose, della sofferenza, della caduta di fronte alla retta ragione induce l’uomo a chiedere un intervento sovrannaturale che irrori ciò che è arido, sani ciò che è ferito, mondi ciò che è impuro, drizzi ciò che è deviato. Veni Sancte Spiritus “ (f.58).

 

Come si vede, la disumanità, che è “tutte le devianze”, lui la riconduce all’Umanità del Risorto che è lo Spirito Santo. Ne scaturisce  il rendimento di grazie, il fare eucaristia. La messa non ha mai fine. Terminata sull’altare, inizia nella vita, nella corsia. Ogni giorno. L’agàpe si dilata, penetra nei meandri dell’esistenza, tutto coinvolge e travolge. E’ vento impetuoso, Spirito.

 

Se uno mi chiedesse: “Che cos’è lo Spirito Santo?” Oggi mi sentirei di rispondergli: “Lo Spirito Santo è la fantasia di Dio”.

 

Un cristiano senza fantasia  dovrebbe verificare se ha inserito la spina nel posto giusto, perché essendo Lui il suggeritore, l’indicatore stradale, la guida sulle strade ad alto rischio della nostra convivenza diventa più sicura.  Non va dimenticato infatti ché, dovendo rispettare la libertà umana, Dio ha escluso l’inserimento del pilota automatico. E questo Pierluigi lo sa.

 

Chi ama, cosa fa?

 

Chi ama

·         è paziente e generoso

·         non è invidioso

·         non si vanta

·         non si gonfia di orgoglio

·         è rispettoso

·         non cerca il proprio interesse

·         non cede alla collera

·         dimentica i torti

·         non gode dell'ingiustizia,

·         la verità è la sua gioia

·         tutto scusa

·         di tutti ha fiducia

·         tutto sopporta

·         mai perde la speranza.

 

 

La capacità di amare è dono di Dio. La prova più schiacciante della sua esistenza è che noi siamo capaci di amare. Essendo Egli  l’Amore diffuso nei nostri cuori, i doni del suo Spirito  sono:

 

·         amore

·         gioia

·         pace

·         comprensione

·         cordialità

·         bontà

·         fedeltà

·         mansuetudine

·         dominio di sé  (Gal 5,22)

 




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