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PIERLUIGI MICHELI - Medico di Dio nella città dell'uomo

PRESENTE - FUTURO PROSSIMO

14:08, 16 January 2007 .. Link

PRESENTE – FUTURO POROSSIMO

 

 

 

Dove si vede l’ uomo e medico in trasformazione?  In che cosa consiste il « nuovo » in Pierluigi Micheli?

 

Per rispondere a questa domanda difficile, senza presagire chissà quale futuro,  è opportuno guardare a illustri personaggi che testimoniano il meglio del presente. Con il prezioso aiuto del Cardinale Martini proviamo a scandagliare il presente-futuro-prossimo.

 

“ Quali sono i personaggi che ci fanno cogliere le modifiche della spiritualità del presente, cioè il loro essere al meglio oggi, secondo il cammino normativo del Nuovo Testamento?

 

Tra i tanti possibili, ne menziono quattro: madre Teresa di Calcutta,  padre David Maria Turoldo, Giorgio La Pira, Marcello Candia.

 

 ( Il cardinale naturalmente si è ben guardato dal mettersi nell’elenco, ma io ce lo infilo lo stesso perché - visto che non mi sente - credo gli spetti doverosamente il posto quale indicatore di un nuovo modo di svolgere il servizio episcopale: s. Carlo/Concilio di Trento - Martini/Concilio Vaticano II ).

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a.       Madre Teresa rappresenta, mi pare, un’ispirazione profonda del nostro tempo, un modo concreto in cui la trasformazione spirituale dell’uomo è giunta oggi a esprimersi: con la sua tensione per gli ultimi, per i moribondi, per i più poveri, con il suo uscire dal guscio delle proprie comodità per cercare nelle vie di Calcutta quelli di cui nessuno si occupa. Il suo è un apice di spiritualità.

b.       Tra le persone defunte, ricordo Giorgio La Pira, con la sua continua ansia di superare se stesso e il proprio mondo in una visione di apocalisse, che poteva avere forse dei tratti utopistici e che però lo portava sempre oltre. …

      La Pira cercava di rileggere la storia alla luce   

    dell’Apocalisse e del profeta Isaia.

     

c.       Marcello Candia è un altro personaggio che ho conosciuto personalmente. Egli ha espresso una spiritualità tipica  del nostro tempo: un imprenditore che, rimanendo laico, lascia tutto e si dedica hai più poveri del Brasile, ai lebbrosi, alle situazioni più abbandonate. Credo  che la figura di Candia possa ispirare             davvero uno stile di  vita cristiano oggi.

d.       Infine, ricordo padre David Maria Turoldo, morto qualche settimana fa e a me carissimo. Anch’egli ha sentito profondamente l’ispirazione del nostro tempo e l’ha cantata in versi. La fiumana di gente che ha partecipato alle sue esequie e che ha visitato la sua tomba nei giorni seguenti la sua morte, dimostra quanto padre Turoldo abbia parlato all’anima popolare, quanto abbia interpretato la spiritualità della gente di oggi. “

 

Il Cardinale Martini trae le sue conclusioni indicando i quattro canoni iniziali della spiritualità. Così li riepiloga:

 

·         “ Vivere un’attenzione oggettiva ai fatti, e i fatti sono anzitutto le masse dei poveri, dei diseredati, i grandi eventi del nostro tempo e pure (lo diceva bene Turoldo) la poesia;

·         Andare verso una spiritualità che sia capace di capire i fenomeni, magari con l’aiuto dell’utopia politica (La Pira) e di una tecnica imprenditoriale (Candia) oppure con una rete di relazioni fraterne (madre Teresa); dunque un’intelligenza che vuole andare a fondo dei fenomeni.

·         Da questa intelligenza far nascere un giudizio sulla realtà (padre Turoldo e madre Teresa); che alla fine giunge a sapersi giocare in tale realtà (madre Teresa, La Pira, Candia, Turoldo) “

 

Il cristiano Micheli realizza il progetto di Dio su di lui nel clima culturale in cui ci troviamo, profondamente cambiato nel giro degli ultimi decenni, al punto da configurare, secondo alcuni studiosi, una stagione radicalmente nuova, definita “post-moderna” per distinguerla da quella “moderna”, che per circa quattro secoli ha costituito l’orizzonte spirituale dell’uomo occidentale.

 

Scrive Giuseppe Savagnone che se c’è un punto su cui la grande maggioranza delle filosofie che si sono avvicendate, incontrate e scontrate dal Rinascimento alla fine dell’Ottocento, hanno sostanzialmente convenuto, è la ragione.

Reagendo a un Medioevo a cui, a torto o a ragione, si attribuiva la tendenza a mettere in primo piano la fede, a scapito della dimensione razionale, i moderni hanno enfatizzato il ruolo di quest’ultima fino a fare della ragione la sola capacità conoscitiva degna di questo nome.

Poco importa qui l’interpretazione – profondamente diversa da pensatore a pensatore – che essi ne hanno dato. Ciò che comunque è passato è la convinzione che la fede non dà luogo a un vero sapere, e che il mistero, un tempo ritenuto per definizione “sovrarazionale”, è soltanto provvisoriamente sottratto alla presa del pensiero che, col suo inarrestabile progresso, prima o poi sarà in grado di esplorare e illuminare i suoi più intimi recessi.

 

Lo sperimentiamo tutti. Se si vuole dare prestigio a un’affermazione - lo è stato in passato ma lo è ancora oggi - bisogna premettere: “ E’ scientificamente dimostrato che…”.

 

Ciò che conta è la verità razionale. Tutte le altre, per esempio il metafisico, con l’esistenza di Dio, l’immortalità dell’anima, ecc. o sono ricondotte a quel modello o devono essere onestamente riconosciute per mere superstizioni, residui di un passato non ancora illuminato dalla ragione.

 

Per Micheli quale posto occupa la ragione? Si può affermare che ha fatta sua la definizione che  lui stesso ha dato di Gilbert Keihh Chesterton: “ Ha cercato la verità con onestà usando di quella ragione che i razionalisti si limitavano a promulgare (f.88).

 

A questo modo di intendere la ragione si è opposto in modo radicale perché tale pretesa sta sempre più rivelandosi un’illusione e per di più carica di una sottile violenza: una forma di dominio, una manipolazione, la volontà di ridurre la realtà (il malato compreso) a una serie morta di “oggetti”, di “cose”, di “ogani”, di cui disporre a piacimento, negando ciò che in essa è irriducibile ai nostri schemi logici.

 

Egli è profondamente convinto che il provvisorio, il penultimo, l’inadeguato, il rivedibile, appartengono all’uomo nella sua finitezza, derivano dal suo punto di osservazione, limitato e condizionato.

 

Da questa esperienza sensibile ne ricava una convinzione ed una prova, riassumibili nell’esortazione agostiniana “ in te ipsum redi, in interiore homine habitat Veritas” (De vera religione, 39)

 

La fragilità del pensiero, la sua finitezza, la sua irrequietezza presuppone l’universalità, l’assoluto. La caducità presuppone l’immutabile, l’eterno. La mortalità delle cose presuppone la danza della creazione. La fede religiosa stessa esige l’indagine intellettuale ” (f. 54).

 

Sui limiti della conoscenza scientifica e sulla crisi contemporanea formula una precisa diagnosi: “ Il mondo contemporaneo ha subìto una caduta della capacità dialettica, più grave della caduta della morale. Agnosticismo filosofico, indifferentismo religioso, relativismo morale, le varie ideologie vegetariane, animaliste, i guru e i culti esoterici, il timore di trasmettere la vita. L’uomo di oggi non vuol più sentirsi dire che la vita è una battaglia” (f.88).




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