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PIERLUIGI MICHELI - Medico di Dio nella città dell'uomo

LA DONNA MISERICORDIOSA

17:49, 16 January 2007 .. Link

 

 

Micheli sa che è stata la Scrittura a suggerire la prospettiva di una soggettività unica e irripetibile del singolo, emergente dal grande grembo della natura perché fatta ad immagine di colui che ne è il Signore. Egli ha capito che nel volto umano di Dio, che risplende in Cristo, si rivela il volto divino dell’uomo e della donna.

 

Per lui “ la pagina biblica è come una donna misericordiosa, come Dante diceva della filosofia, che c’indirizza sulla via della retta speculazione” (f.17).

Poi precisa: “ I sacri libri non sono tanto una opera di speculazione grandiosa ma sovratutto dei messaggi a una vita di azione secondo la volontà di Dio, una esortazione al cammino dell’uomo, senza soste, senza incertezze, senza dubbi: Infatti tutti gli uomini possono realizzare la volontà di Dio nell’amarsi con lo stesso amore con cui Egli ci ama. Questo è il messaggio che vale per tutti gli uomini, il messaggio universale” (f.16)

 

Filosofia e Bibbia, l’umano e il divino, la ragione e la fede, in un intreccio vitale per la retta speculazione.

 

Il sottotitolo non era un piccolo raggiro letterario, accattivante, simile alla consolidata abitudine dei settimanali che non vendono se non compare il nudo sulla copertina. Che si tratti di una storia d’amore, tutta da raccontare, mi sembra evidente.

 

Nell’ardua ricerca della verità che sola può far libero l’uomo, dove ha attinto Pierluigi luce e conforto? Nella Parola: che si fa ascolto, preghiera, che edifica la Chiesa, raccoglie i dispersi, sostiene, riscalda, guarisce…

 

 La preghiera è ascolto di Dio, risposta a Dio, dialogo, riflessione…La fede profonda scaturisce una preghiera ardita: “vedi come so parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere”, Abramo (Gen.18,27).

Geremia 12, 1-6): “ Signore tu sei giusto, eppure io voglio lamentarmi con te, voglio discutere con te”.

La preghiera  è l’immagine dei problemi, dei drammi, delle gioie di un popolo e di un singolo: è liturgia vissuta nella quotidianità del singolo e della comunità” (f.73)

 

Lombardo ma cosmopolita, scrive: Se una persona cerca Cristo deve entrare nella comunità dei fedeli, nella Chiesa che è cattolica, cioè universale, che riunisce in sé tutte le razze e tutti i popoli.

La Chiesa è presieduta da Cristo stesso; Egli presiede ogni Chiesa locale, e il ciclo liturgico rinnova il grande mistero di Cristo presente nella Chiesa.

La liturgia fa propria  la nostra esperienza quotidiana del tempo: alba, mezzogiorno, tramonto, sera, primavera, estate, autunno, inverno: snoda il tempo in significato sacrale.

Nella liturgia l’”allora” delle azioni salvifiche di Cristo è l’”adesso” nella preghiera comunitaria della Chiesa.

La preghiera è il vivere la parola che ci dà la vita: la Parola di Dio.

La preghiera ha carattere comunitario, mette gli uomini vicini gli uni agli altri: “Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nella preghiera” (At 2,42).

“Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, Io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20)

L’esempio di Gesù e degli apostoli ci insegna a pregare di continuo. La preghiera deve essere vissuta e l’uomo deve purificare il proprio cuore prima di pregare… (pag.42)

 

Come si vede, all’agnosticismo filosofico, alle ideologie vegetariane e animaliste, ai culti esoterici, Pierluigi propone una ricetta alternativa: l’elioterapia. Sì, proprio la cura del Sole. Ma il Sole e Cristo,  che rigenera, è Vita, Via, Verità, Farmaco.

 

La spiaggia di salvezza, il luogo di cura, non può essere che la Chiesa: “ vi assicuro che se due di voi, in terra, si troveranno d'accordo su quel che devono fare e chiederanno aiuto nella preghiera, il Padre mio che è in cielo glielo concederà.  Perché, se due o tre si riuniscono per invocare il mio nome, io sono in mezzo a loro» (Mt 18, 19-20). Ma si tratta non tanto di un edificio in pietra, rigido, fisso. La Chiesa di cui parla è una squadra-mobile, agile sulle gambe, una Chiesa-ambulanza”, capace di raggiungere qualsiasi luogo, una Chiesa-pronto-intervento per ogni emergenza…

 

Par di vederlo il Dr. Micheli. Animato com’è da questo spirito, egli si muove tra i letti di degenza come un “cristoforo”: fare il medico significa caricare sulle spalle e traghettare un “bambino inerme” che rischia di essere travolto dalla piena della malattia, di annegare nel suo muto dolore.

 

I malati pesano anche sulle spalle robuste di un medico esercitato a traversate faticose. Come può reggere all’usura, rigenerarsi? Solo pregando. Guai a restare in mezzo al fiume soli e presuntuosi!

La linea telefonica dell’orante deve essere sempre attiva con la Centrale, che si rende partecipe, vuole essere coinvolta nel momento critico. Pierluigi scoraggia  tutti gli illusi ed i faciloni:

 

 La preghiera è riflessione ed è tormento. Chi crede che la religione cristiana sia un pietismo che serve a soddisfare una esigenza religiosa di ogni uomo o una fabula che possa confortare l’uomo travagliato è in grossissimo errore.

La religione cristiana è un tormento concettuale (il figlio di Dio fatto uomo), è una sofferenza etica: il roveto ardente brucia, la luce di Dio acceca.

La pace del cristiano non è olimpica tranquillità, ma risultante di tesi e antitesi che violentemente si scontrano prima di raggiungere attraverso una profonda pena la sintesi. Ascolta, o uomo, le voci del deserto…” (f.69)

 

Lui, che svolge la sua professione come una liturgia, non è un sognatore. Che sia chiamato per un consulto, che debba formulare  una diagnosi, prescrivere una terapia o richiamare in se stesso un paziente, mai si fida soltanto del suo cervello, della sua cultura. Egli ricorre alla sperimentata ed efficace formula, capace di fornirgli il giusto discernimento. Cosa fa, lascia tutto per andare in chiesa? Non necessariamente. Ma prega. Dove si trova:     

 

La preghiera non è legata alla ritualità, ma parla, grida, chiede, supplica, invoca aiuto, ringrazia, cerca, nasce dal quotidiano, dalla vita di tutti i giorni “ (f.73).

 

Talvolta si sente impotente. Un cieco può solo affidarsi alle antenne dell’udito, sporgere le mani, consegna al bastone, agli altri...

 

La Parola-Preghiera-Ascolto-Supplica-Grido-Interrogazione è l’unica luce per gl’occhi spenti:

 Un uomo cieco è in contatto con il mondo dell’udito, del tatto, dell’odorato, del gusto, ma, se improvvisamente acquista la vista, scopre il mondo dei colori, delle forme, contempla i grandi spazi e le notti stellate, vede il volto delle persone che gli sono vicine. Così è l’uomo che prega, un cieco che vede la luce: lux beatissima…” (f.73)

 

L’umanista cristiano, avvezzo alle grandi scalate ha un suggerimento per sani e malati: Un antico ha scritto: l’uomo fu creato per tenere eretto il capo, per guardare il cielo, ma egli può giungere più in alto quando china il capo, pregando”.

 

Che dire? Meglio tacere e meditare.




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