TUOBLOG.IT

PIERLUIGI MICHELI - Medico di Dio nella città dell'uomo

SCIENZA - FEDE - CARITA'

13:05, 16 January 2007 .. Link

 

 

 

 

Qui del nostro “santo” s’è detto poco e nemmeno bene. Con l’ausilio di questi appunti, altri potranno illustrarci con maggior efficacia questa figura poliedrica di medico. Ma se è vero che si deve sempre di nuovo “ripartire da Dio”, il cristiano Pierluigi  Micheli, Medico Umanista, c’insegna  a non temere la cultura corrente. Il motore del nostro agire  è il volto di Cristo, la cui ultima traccia è impressa nel volto dell’uomo.

 

Perluigi Micheli si potrebbe definire: fides quae per dilectione operatur, la fede che si esprime con forza nella carità.

 

Auspico che questo medico umanista, uomo di fede e di intelligenza, samaritano attento e compassionevole, possa raggiungere, a Dio piacendo, l’onore degli altari.

 

A questo scopo mi associo alla richiesta inoltrata con lettera aperta da Jean Guitton a papa Giovanni Paolo II affinché canonizzi dei santiimitabilidi da tutti:

 

 

 

“ Santissimo Padre,

 

                                               la parola “santità” è una parola molto scura.

 

Innanzitutto, in generale, tutti i battezzati sono chiamati “santi”. E alla festa di “Ognissanti” vengono onorati tutti. Non è questo il senso canonico. Sono chiamati santi in questo senso speciale i fedeli che, dopo un esame molto severo, vengono considerati modelli, addirutura intercessori. Non si prega per quei santi. Li preghiamo per noi.

 

Padre Santissimo, vorrei farle una richiesta: fate sì che domani le canonizzazioni siano diverse da quelle di ieri. Vorrei che fossero finalmente canonizzate delle persone simili a noi, poveri uomini comuni di questo difficile secolo. Per esempio, vorrei che fossero canonizzati dei padri di famiglia.

 

Mi risponderà che i processi di canonizzazione sono regolati da obblighi precisi. Il primo è quello di constatare che la persona abbia manifestato virtù eroiche; il secondo, che non abbia mai detto nulla di contrario alla fede cattolica; il terzo (e forse il più difficile), che Dio abbia mostrato con dei segni evidenti di esser favorevole a tale canonizzazione: in altre parole, che quella persona abbia compiuto quanto viene chiamato “miracoli”. Di fatto, è Dio che si invoca affinché ci venga conferito simile onore.

 

Ma non vi sono diversi tipi di miracoli? Per esempio Ozanam, laico, sposato, morto a quarant’ anni. Ozanam era un poeta, un artista, uno scrittore. Ozanam ha fondato, con alcuni amici, la “Società di san Vincenzo de’ Paoli” che di per se stessa costituisce ciò che io chiamo un miracolo, ossia un fatto altamente improbabile: Di fatto il gruppetto dei sette fondatori, riunitosi nel 1833 a Parigi, ha generato una fraternità di circa ottocentocinquantamila membri raggruppati in più di quarantamila congregazioni in centoventi paesi dei cinque continenti. Non può forse considerarsi, questo, un fatto altamente improbabile?

 

Sua Santità ha proposto di canonizzare un rinnovatore della Bibbia, il padre Lagrange. La canonizzazione di padre Lagrange sarebbe un fatto di grande portata. Con ciò intendo che abolirebbe i vecchi tempi dei malintesi e che aprirebbe all’avvenire tempi nuovi.

 

Perche? Perché dalla fine del Medioevo esiste un deprecabile conflitto fra scienza e fede: conflitto di doveri in cui la verità sembra opporsi alla verità.

 

Quando Sua Santità ha aperto il processo di padre Lagrange, ho capito che era una data storica. Per la prima volta si sarebbe posto sugli altari uno spirito critico. Il deplorevole conflitto che ha per simbolo la condanna del Galilei non potrà più rinascere.

 

Leggendo l’enciclica Veritatis Splendor che ha collocato sotto il segno di Platone, ho osato sperare che essa inaugurerà i secoli in cui fede e ragione non saranno più in disaccordo, ma si completeranno e fioriranno l’una attraverso l’altra, - come desiderava sant’ Agostino  - la fede cerca l’intelligenza, l’intelligenza cerca la fede.

 

Se, come lei spera, avverrà la canonizzazione di padre Lagrange, sarà una specie di aurora, come la colomba che esce dall’arca e, una volta ancora, Sua Santità apparirà su questo nostro pianeta come colui che apre le vie dell’avvenire “ (Da “Lettere aperte – Mondatori).

 

Sono certo che, se Jean Guitton avesse conosciuto  Micheli, non avrebbe avuto difficoltà a menzionarlo in questa lettera aperta che riassume un po’ tutte queste pagine volte ad evidenziare un “santoimitabile”.

Ciò che il filosofo francese sogna, si è già avverato a Milano nel secolo che abbiamo lasciato alle spalle: in Micheli fede e ragione si sono baciate e coniugate. Ne è nata una bellissima bambina, un vero amore: la chiamano Carità.

 

Quella di Pierluigi è una santità imitabile, che non avvilisce i pavidi, non scoraggia i timidi, perché edificata nel nostro contesto cittadino, fatta di pensieri, parole e gesti “abbastanza ordinari ” e, volendo, alla portata di ogni cristiano.

 

Di Pierluigi Micheli si può dire che ha lavorato tutta la vita “come vedendo l’invisibile” (Eb.11,27). Ha cercato di protendere il suo amore fino alla misura dell’amore di Cristo, che “ci amò fino alla fine” (Gv.13,34)  e della misericordia del Padre che non si arrende mai (Lc.6,36).

 

E’ stato capace di discernere, giorno per giorno, le scelte sempre contingenti e umili che circostanze, incontri, persone, c’impongono.

 

A conti fatti, ci sentiamo debitori nei suoi confronti per averci dato, con la sua maturità umana e cristiana, una lezione che fatichiamo ad apprendere, non per l’inadeguatezza dell’ insegnamento, ma per l’insipienza del cuore.

 

Se mi riuscisse un’inversione di marcia nella mia vita, la leggerei come un gesto della sua carità che si rinnova. Carità che non potrà mai esaurirsi perché adesso è ancor più radicata nella Somma Carità del Padre – l’Abbà – che ci è talvolta sembrato d’incontrare, in sembianze umane, con il camice bianco, nel suo discepolo buono e fedele, il nostro Dr. Micheli.

 

Per Pascal le cose grandi e quelle piccole sono identiche, bisogna fare quelle piccole con grandezza, per meritare la grazia di fare le cose grandi facilmente: “ Fare le piccole cose allo stesso  modo delle grandi, a causa di Gesù Cristo che le fa in noi e che vive la nostra vita; fare le grandi cose allo stesso modo delle piccole e delle facili, a causa della sua onnipotenza”.

 

Il segreto è sempre lo stesso: a causa di Gesù Cristo che le fa in noi e che vive la nostra vita. Micheli l’aveva capito e vorrebbe che lo capissimo anche noi

 

Queste pagine hanno tentato di evidenziare la “lunghezza” della vocazione laicale cui è chiamato il mondo della sanità. La solidarietà con gli uomini non è fatta di proclami. E’ coinvolgimento, condivisione, farsi prossimo.

 


Jean Guitton (1901-1999) è stato un protagonista autorevole della fioritura culturale che ha caratterizzato la Francia delsec. XX, e una delle figure più rappresentative del pensiero cattolico contemporaneo.

Sua madre fu una personalità eccezionale, come egli stesso la definì. Di forte fede cattolica, lo educò cristianamente,ma, d'accordo con il marito, scelse per lui la scuola statale, laicista, perché potesse irrobustirsi confrontando le diverse concezioni della vita. Sin dall'adolescenza Guitton si dedicò al disegno e alla pittura. In Italia la sua produzione fu presentata in una mostra antologica a Brescia nel 1991.

A vent'anni sentì il desiderio di farsi sacerdote, ma il Cardinale Désiré Mercier lo dissuase. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu per quattro anni prigioniero dell'Oflag IV D. Nel 1948 sposò Marie-Louise, che gli fu ottima compagna fino alla morte, avvenuta nel 1976. Allora pensò di nuovo al sacerdozio, ma a dissuaderlo questa volta fu lo stesso Papa Paolo VI.

Dotato di grandi capacità intellettuali e di profondo amore allo studio, fu allievo di Léon Brunschvicg e di Henri Bergson, e maestro di Louis Althusser. Si laureò in filosofia e in lettere. Esordì nel 1933 con una tesi su Le Temps et l'Eternité chez Plotin et Saint Augustin, primo saggio di una lunga serie di lavori filosofici che s'inseriscono nella corrente del moderno spiritualismo cristiano.

 

Guitton fu docente di filosofia dapprima all'Università di Montpellier, poi dal 1948 al 1954 all'Università di Dijon, quindi nel 1955 divenne titolare della cattedra di storia e di storia della filosofia alla Sorbonne. Nel 1954 gli fu attribuito il "Gran Prix de la littérature de l'Académie Française" per la sua opera letteraria e filosofica. Nel 1961 fu nominato accademico di Francia.

Fu minacciato dal Sant'Uffizio per il suo libro Jésus, ma mons. Angelo Roncalli, allora Nunzio Apostolico a Parigi, lo aiutò a non incorrere nelle ire di coloro che si occupavano di tutelare rigidamente l'ortodossia della fede cattolica.Divenuto papa, Giovanni XXIII continuò ad averne grande stima e lo invitò, unico "uditore laico", al Concilio Vaticano II.

 

Mons. Giovanni Battista Montini lo ebbe come amico e confidente fin dal 1950, quando entusiasmatosi del suo libro sulla Vergine Maria, oggetto anch'esso delle critiche del Sant'Uffizio, volle conoscerne l'autore. Da papa, Paolo VI gli consegnò l'8 dicembre 1965 il messaggio agli intellettuali elaborato dai padri conciliari al termine dei loro lavori. Nel 1967 gli concesse anche un'eccezionale intervista, tradotta in molte lingue (Dialoghi con Paolo VI).

 

Guitton si meritò una solida fama di filosofo cattolico, di uomo di cultura acuto e rigoroso. Abbracciò un vasto arco di interessi: oltre alle ricerche illuminanti sulla biografia, il pensiero e le opere di Agostino, Pascal, Plotino, Leibniz, Bergson, Heidegger e altri, sono di grande valore i suoi studi su Gesù e sui Vangeli, sul cattolicesimo nel mondo moderno, le sue prese di posizione sulla realtà della Chiesa e il modo di testimoniare la fede nella società contemporanea.

Albert Camus lo ha definito "l'ultimo dei grandi umanisti francesi". Henri Bergson lo ha riconosciuto come suo "erede spirituale", ma - molti pensano - a un livello indubbiamente superiore. Ha avuto una maniera fascinosa, tutta sua, di fare filosofia, che diveniva in lui conversazione, confidenza. Il suo motto giovanile, "Je choisis tout", dice molto dell'immensa caratura umanistica della personalità di quest'uomo.

 

 Jean Guitton



{ Last Page } { Page 25 of 35 } { Next Page }

About Me

Home
My Profile
Archives
Friends
My Photo Album

«  September 2010  »
MonTueWedThuFriSatSun
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930 

Links

COMPAGNIA DEI GLOBULI ROSSI
ADESSO-Litterae communionis
SAN RICCARDO PAMPURI - BIOGRAFIA
SAN RICCARDO PAMPURI L'INTERCESSORE
CONVIVIUM
U.T.A. onlus

Categories

spiritualita
medicina
ospitalita
accoglienza
san riccardo pampuri
fatebenefratelli
compagnia dei globuli rossi

Recent Entries

ECCOMI ! Sono pronto alla chiamata.
Seguito scritti: LA CHIESA
L'UOMO E LA LETTERATURA
GLI SCRITTI
L'UOMO E LA MEDICINA
Profilo biografico
Primapagina
PRIMO IMPATTO
LE RADICI
IL PERIODO FORMATIVO
UN AUTENTICO SEGNO DEI TEMPI
QUEL NON SO CHE CHIAMATO AGAPE
A PROPOSITO DI STELLE
DA GERUSALERIEMME A GERICO A PIEDI
LA DONNA MISERICORDIOSA
UMANISTA O SANTO ?
UMANIZZAZIONE O DIVINIZZAZZIONE DELL’UOMO ?
IL SEDUTTORE
LA SINTESI
VITA SECONDO O SPIRITO
PRESENTE - FUTURO PROSSIMO
COME I MAGI NELLA NOTTE
LA PROVA NELLA CARNE E NELLE OSSA
LA FORZA DEI MITI
SCIENZA - FEDE - CARITA'
20 Ottobre 2002
L' INTERCESSORE
DIO CHE SEI MIRABILE
UN ESEMPIO DI FEDE VISSUTA
"ECCO IO SONO PRONTO ALLA CHIAMATA"
IN QUEL LAGO INFINITO DELL'ANIMA
LA DIVINA MAESTADE
* IL DOCENTE CHE SONO
U.T.A onlus - Uniti per Tanguiéta ed Afagnan
Archivio fotografico

Friends