PIERLUIGI MICHELI - Medico di Dio nella città dell'uomo | |
UN ESEMPIO DI FEDE VISSUTA
18:49, 15 January 2007
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Un esempio di fede vissuta sei per noi, Pierluigi beato, nella gloria di Dio, estasiato, come premio alla tua carità. Pontevico ti ha dato i natali; a Milano la tua professione ti ha portato a far comunione coi malati di questa città. Hai amato la scienza, il sapere come dono che viene dall’alto e, da medico, hai messo in risalto che il vivere è dono di sé. All’ amore di Dio corrispondi nella sola maniera adeguata: con un “sì “ ad ogni chiamata ed amando gl’amati da Lui . Solo Cristo è la via che conduce nel mistero del Padre Celeste. Del battesimo intatta la veste hai portato al Signore Gesù. “Dal peccato che io non conosco, che di Te può nascondermi il volto, fammi libero, attento ed accorto!” Molto spesso hai pregato così. Ed ancora, amato fratello, come un cieco che vede la luce con la fede che in cuore traluce: “Mio principio, mio fine sei Tu”. “Sulla nave che solca la storia è issata la Croce di Cristo; mi preserva da ogni imprevisto, mi fa luce su ogni realtà.” Rifacendoti al santo evangelo, al malato tu dedichi il cuore ed in esso ravvisi il Signore e lo servi con grande umiltà. I manuali descrivono i morbi, casi clinici tratta la scienza, ma per te il malato è presenza da curare con somma bontà. Tu non vedi dei corpi soffrire ma persone colpite dal male, bisognose di aiuto morale, che il Signore ha mandato da te. San Giovanni di Dio ti coinvolge: sulle spalle va preso il malato, dalle fiamme difeso, salvato, ma passando nel fuoco con lui. L’ospedale è Chiesa, Missione. Fai memoria ai Fratelli, alle Suore, d’esser lievito, sale, splendore, per chi transita, o chi se ne và... Nel liturgico luogo di cura ogni camice è paramento per accedere al gran Sacramento: il paziente che soffre è Gesù. Ogni letto per te è un altare e l’infermo il Cristo Signore; come al tempio trascorri le ore, il lavoro è preghiera per te. Nel reparto rivivi ogni giorno la lavanda dei piedi, la Cena; ti accolli le croci, la pena, ogni Messa inizia da qui. Il Risorto, il Vivente in cui credi, come un tempo guarisce la gente; Gli fai strada, prepari la mente all’incontro profondo con Lui. Il paziente con te si confessa. La tua saggia parola conforta e del cuore spalanca la porta alla Luce che vita ridà. Il guarire è dono di Dio. Per te il medico deve curare, suggerire, sorreggere, amare, sacerdozio di grande pietà. Uomo esodico, ami la scienza ed eserciti pur la ragione; nei mosaici che essa compone, la tua fede vibrante si fa. Se il divino è mistero di luce, troppa luce per fragili occhi, la Parola che fissi, che tocchi, ti sostiene, certezze ti dà. La preghiera, scrivesti, è respiro, ci ristora, purifica il cuore; se vien meno, finisce l’amore; senza linfa, la pianta si sfa. Nello studio ti chiudi, la sera, per restartene solo ed assorto; qui coltivi lo splendido orto del sapere che fondo non ha. Atto a reggere nobili slanci, hai amato la musica, l’arte; Dante ha fatto anche lui la sua parte; la Bellezza è dentro di noi. Coi colleghi, i malati, gl’amici sempre arguto, brillante, mordace, esprimevi in modo efficace le tue sintesi di libertà. La carriera, il successo, il denaro, li hai temuti, tenuti a distanza, conferendo reale importanza solo a Dio, alla sua Carità. T’ha insegnato tua madre a pensare che, se al povero viene donato, torna l’obolo centuplicato; già ripaga il Signore quaggiù. Noi sappiamo che hai speso fortune per strappare una vita travolta; non riesci, ma il Cielo t’ascolta, tu ti fidi e quel giorno verrà. Ti consultano spesso, sei bravo, non ostenti il sapere a nessuno; ami stare in ascolto ed ognuno può portarti i problemi che ha. Il dolore è mistero profondo che sconvolge la mente, il tuo io, ma fa parte del piano di Dio che consola e cammina con noi.
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