ECCOMI ! Sono pronto alla chiamata.
20:30, 31 January 2007
.. Link
Andrea Martano
Imago animi sermo est
PIERLUIGI MICHELI
MEDICO UMANISTA
con prefazione di
Monsignor Gianfranco Ravasi
Federico Motta Editore

© Federico Motta Editore
© dell'autore per i testi
Prorietà artistica e letteraria riservata per tutti i paesi.
Ogni riproduzione anche parziale, è vietata.
Prima edizione
aprile 2000
Per gentile concessione della Signora Augusta Micheli
Divieto di utilizzo di testi e foto senza l'autorizzazione scritta.
SECONDA PARTE:
PIERLUIGI MICHELI
COME LO VEDO IO
di Angelo Nocent

Primapagina
PAMPURI & MICHELI

La signora Micheli, prima a sinistra.
Ringraziamento
È stato mio desiderio non lasciare nei cassetti i numerosi fogli scritti e annotati da Piero, affinché essi potessero continuare a tenere vivo il dialogo intenso che in questa vita egli ebbe con me, con gli amici, con i pazienti. A molte persone debbo con gratitudine la realizzazione di questo progetto. Monsignor Gianfranco Ravasi, Prefetto della Biblioteca Ambrosiana, ci ha donato l'onore della sua firma con una Prefazione al libro che, attraverso dotte immagini, rievoca i sentimenti più veri di Piero.
Andrea Martano ha saputo ricostruire la sottile trama che legava i nume- rosi e sparsi fogli che gli misi in mano, e con emozione sento da lui restituita a tutto tondo la figura di Piero, anche nei suoi toni schivi e sfuggenti. Don Giovanni Marcandalli, amico, nonché Parroco di San Marco a Mila- no e Rettore dell'Università della terza età Cardinale Giovanni Colombo, per primo mi suggerì di far pubblicare gli scritti e con commovente dis- ponibilità si è offerto a dedicare l'Aula Magna a Piero, fornendoci così anche l'occasione e il luogo in cui presentare questo libro. L'amico Virginio Motta ha reso possibile la realizzazione del libro, grazie alla sua Casa Editrice e al collaboratore Augusto Leoni, con il quale i nostri contatti sono stati più stretti. L'amico Professor Roberto Giacomelli è stato vicino e prodigo di consigli nel progetto e nella realizzazione del volume. A ciascuna di queste persone vorrei esprimere il mio grazie sentito e com mosso, volgendo infine, ma non ultimo, il mio grato pensiero a Colui che rende ogni giorno possibile e vera la nostra comunione con Piero.
Augusta Micheli Prefazione di Gianfranco Ravasi

L'allora Prefetto della Biblioteca Ambrosiana Mons. Gianfranco Ravasi
Ogni ricordo, come dice la stessa etimologia del termine, è un "riportare al cuore", cioè un far rivivere nell'affetto e nel senti- mento una presenza che è forse stinta ma non estinta. Le pagine che ora scorreranno vogliono raggiungere proprio questa meta: desiderano riproporre dal vivo una figura amata da tante persone, la cui presenza, già prima silenziosa e discreta, dal 22 giugno 1998 esteriormente si è dissolta ma spiritualmente è ancora viva e intensa.
Il dottor Pierluigi Micheli, come si dice nel bel ritratto iniziale delineato da Andrea Martano, è stato un "uomo dei semitoni", una persona "modesta" nel senso più nobile Ce purtroppo ignorato dall"'urlato" e dall'arroganza dei nostri giorni) del termine. È stato un innamorato delle profondità ove i silenzi sono colmi di parole supreme, la superficialità è impossibile, l'ineffabile si svela.
Laggiù, senza clamore, incontrava le grandi luci che hanno guidato la sua esistenza e la sua ricerca e che ques(te pagine vogliono attestare. Là egli penetrava nei misteri della fede, visti come la più alta risposta alle interrogazioni della ragione. Là egli incontrava gli "spiriti magni" del pensiero e della letteratura, a partire dall'amatissimo Dante. In quell'orizzonte non striato dalla chiacchiera e dal rumore egli attendeva il fiorire dell'armonia musicale, soprattutto quella dei prediletti Bach e Mozart. In quel luogo di speranza trovava l'entusiasmo per quella professione di medico che egli visse solo come vocazione e che per questo s'intrecciò inestricabilmente con la sua vita.
C'è un po' di emozione nel leggere le sue righe qui raccolte: sembra quasi di rompere il cerchio del suo riserbo, del suo si lenzio intimo, del suo viaggio in mari sempre più vasti. Ma forse è lui stesso per primo a "smitizzare" questa esitazione con quelle gocce di umorismo e di ironia che lasciava spesso cadere nei suoi dialoghi, consapevole di quanto aveva scritto Hermann Hesse: "Ogni sublime umorismo comincia con la rinuncia dell'uomo a prendere sul serio la propria persona".
Eppure è proprio questa la vera "serietà" che segna anche le pagine della sua ricerca privata a cui ora siamo ammessi. E a noi sembra, leggendole, che esse, nonostante la molteplicità dei temi, dei soggetti e dei profili che offrono, rivelino alla fine un solo volto, quello del loro autore, uomo assetato di fede e di sapienza, di verità e di bellezza. Proprio come confessava di sé ]orge Luis Borges al termine del suo zibaldone L'artefice: "Un uomo si propone di disegnare il mondo. Nel corso degli anni popola uno spazio con immagini di province, di regni, di montagne, di baie, di vascelli, di isole, di pesci, di case, di strumenti, di astri, di cavalli e di persone. Poco prima di morire scopre che quel paziente labirinto di linee traccia l'immagine del suo volto".
Gianfranco Ravasi
Accendi un concerto alla memoria: Concerto brandeburghese n.2
Introduzione
Un racconto-biografia di Pierluigi Micheli

Si trattava nient'altro che di un caso. Eppure era trascorso esattamente un anno e un giorno dalla sua morte quando mi ritrovai ad ascoltare la sua storia nel salotto della sua casa milanese. Soggetto insolito e per di più ancora sconosciuto, il dottor Pierluigi Micheli ha rivissuto per immagini dinanzi ai miei occhi curiosi grazie a un quieto racconto: pochi istanti fra quelli della sua lunga vita da custodir con cura per chi ha vissuto accanto a lui, da giustapporre per chi ne ha conosciuto frammenti, da svelare per chi mai l'ha veduto. Una storia nuova per me e per molti; un uomo da conoscere "a tutto tondo", per riascoltarne i pensieri, per sentirlo ancora parlare. Mi sta a cuore, prima di cominciare, una considerazione che ai più parrà banale: poco ci è dato di conoscere di un uomo che non sia noi stessi. Ci è permesso di sapere solo ciò che la volontà dell'altro manifesti. Chi ben conobbe Pierluigi Micheli già mi comprende: egli gelosamente nascose molto di sé. Ed è per questo che cerchiamo, io che scrivo e chi gli fu vicino, quel sottile, ma saldo filo conduttore che lo rese inconfondibilmente "figura" affascinante.
I racconti spigolati qua e là, i molti aneddoti ascoltati, le numerose carte di suo pugno sugli argomenti più diversi danno le prime pennellate. Ma il quadro potrà essere completo quando, accanto alla verosimiglianza da ritratto, che gli spetta, mostrerà colmati i vuoti del disegno con sottili tracce di colore: quei semitoni che Pierluigi con cura nascose e che adesso insistentemente tornano a riaffiorare. La voce del racconto aveva un volto: la moglie di Pierluigi Micheli, la signora Augusta. Quando, e non per la prima volta, lei frugò per me fra i ricordi, come nel cassetto delle vecchie pergamene di famiglia, ho cercato a lungo fra gli uni e le altre un modo singolare per dar principio a queste pagine, senza tro vare. Non era necessario: è stata la circostanza a dettare le pa- role. Era trascorso infatti un anno e un giorno dalla sua morte e nel salotto della sua casa di via Vecchio Politecnico, che spesso lo vide accomodato a parlare dei più vari argomenti, si parlava ancora di lui, Pierluigi Micheli.
C'era un leggero profumo di fiori e la sala era caldamente illuminata dal sole del giugno in declino. Fiori di qualche giorno prima, scoprii più tardi, arrivati per ricordare l'onomastico del nostro a un anno appunto dalla sua morte, avvenuta il 22 giugno 1998. A partire da questa data si distese una folla di ricordi, affastellati e placidi come un'alba agostana, ritessuti nel giro di poche ore. La voce scorreva, non senza emozione, la vita di un uomo. A quel racconto vorrei ridonare il ritmo pacato e partecipe di chi l'ha seguito: ciò che l'innato scudo di discrezione e di mille pensieri nascose del nostro dottore riprende timidamente vita in queste parole.

Pochi e fulminei i racconti sulle sue prime età, adombrati dal tempo trascorso. Nacque il 27 ottobre 1913 a Pontevico, in provincia di Brescia, da Alfredo, ingegnere, ed Elvira Annovati, fi gura di grande rilievo nella vita del figlio dal momento in cui questi perse il padre: la Prima Guerra Mondiale infatti, nel 1917, quando Pierluigi aveva soltanto quattro anni, glielo portò via.

Da allora in poi il racconto si vela della presenza materna: donna austera e di antico casato, Elvira si dedicò al figlio con ogni cura. Tra i due si distese un rapporto strettissimo, di rade confidenze, certamente, ma carico di un forte senso di continuità; le parole della madre, ormai conservate da rare lettere, trasmet- tono al figlio le direttrici sulle quali si giocherà gran parte della sua vita: un forte senso del dovere, i solidi principi e un'incrol labile fede. Dietro la durezza di certe parole ancora emerge la mano possente che lo sostenne fino al 1955, anno in cui anche la madre venne a mancare.

Agli anni della prima infanzia è annodato un ricordo, tanto determinato nel contenuto quanto sbiadito per le circostanze. Lo lasceremo immobile, com'è, avvolto da quella patina di antico che riveste le sue vicende familiari, quasi fossero tutte trascritte sulle preziose pergamene dell'antica famiglia materna, custodi- te con cura nel cassetto dello scrittoio. Pierluigi era ancora bambino, ricorda Augusta, quando per la prima volta espresse il desiderio di diventare medico. Non sappiamo come, ma nel racconto riemergono due figure: ancora una volta la madre Elvira e accanto a lei il Conte zio, il cui nome è nascosto dalla solennità del titolo. Furono loro ad appoggiarlo sempre nel suo intento e a divincolarlo dalla tradizione familiare che lo avrebbe voluto militare. Della famiglia dovette amare piut- tosto il sottile gusto per l'arte e la letteratura, di cui spesso si discu- teva, e l'altra antica tradizione: lo studio della medicina. Infatti una delle pergamene conservate ricorda la concessione di esercitare il mestiere di "fondachiere" a un suo avo, tale Pietro Angelo Annovati di Vercelli: "... date le opportune sufficienti prove della sua intera cognizione e perizia nelle droghe medicinali. ... in virtù dell'autorità dalle Regie Costituzioni con- feritaci abbiamo permesso, e permettiamo al detto Signor Pietro Angelo Annovati di esercitare la suddetta professione di fonda- chiere in tutti gli stati di S.M. c... Dato in Torino li ventisette del mese di Giugno Millesettecentocinquantacinque". E già uno dei suoi zii, il conte zio di cui sopra si è detto, era medico. Di tutto questo Pierluigi sentì certamente il fascino se nessuno mai riuscì a distrarlo dal suo intento.
Il racconto continua placido, scorrendo le poche notizie sulla sua giovinezza. Gli studi liceali brillanti presso il Collegio Villoresi - San Giuseppe di Monza sono documentati da un attestato di merito dell'anno scolastico 1927-28 e da un piacevole aned- doto. Pierluigi infatti era studente a tal punto meritevole da es- sere incaricato di sostituire i docenti mancanti nelle classi inferiori alla sua. Che la sua giovinezza e le qualità umane già allora affascinassero chi lo ascoltava non riesce affatto inatteso.
Poche ancora le parole spese fino all'anno della sua laurea, il 1937. D'altra parte fu da quella data che ai preesistenti talenti dell'uomo si aggiunse il mestiere, cosa che lo ha reso ulteriormente degno di memoria. I ricordi si fanno ora più fitti: una malattia lo colpì subito dopo la laurea e sembrava non dargli scampo. Ritiratosi presso i frati a San Vigilia non trascorse molto tempo che guarì e poté tor- nare alla sua attività. Ancora giovanissimo era conteso dai primari di allora che lo volevano alloro seguito. Fra questi solo un nome resta impresso nella sua storia: quello del professar Donati, chirurgo che lo voleva chirurgo. Ma Pierluigi non accettò mai, scegliendo per sé l'esercizio della medicina generale, sentendosi chiamato quasi a una missione al servizio di tutti. Al professar Donati restò però sempre legato: assistette alla sua fuga in America latina, dovuta alle misure antisemite applicate anche in Italia dal 1938 che im- pedivano al Donati di esercitare la sua professione, e ne riaccolse il ritorno a guerra finita. E il racconto si vela di un alone di malinconia.

"Il medico bravo è quello che sbaglia meno" usava ripetere spesso, e Pierluigi fu un medico bravo, un formidabile diagnosta, sempre dotato di una grandissima sensibilità: non lo ricordassero le parole della moglie, potrebbe essere testimonianza di tutto ciò la grande quantità di biglietti e lettere di ogni genere pieni di parole grate e di sincero affetto. Chi fu da lui curato ne ricorda le doti.
Dal 1947 il racconto si fa più dettagliato: proprio in quell'anno, infatti, il 4 Aprile, Pierluigi conobbe Augusta, la voce del nostro racconto. Non a caso anche questo incontro accadde in un ospedale, la casa di cura Igea, dove Augusta assisteva una cugina malata delle cui cure si occupava proprio Pierluigi. Passata l'emergenza i due non si rividero fino al febbraio 1948, quando Pierluigi si recò a Rapallo proprio per far visita alla cugina di Augusta da breve guarita. Di lì a poco, il 10 Luglio 1948, si sarebbero sposati nella Cappella privata dei Cavalieri del Santo Sepolcro, in piazza San Simpliciano a Milano. Le parole della nostra voce si fanno allora più distese, quasi velate da una serena malinconia e talvolta screziate da tratti divertiti. Ma questa è un'altra storia e resta sospesa fra le piacevoli paren- tesi del nostro pomeriggio di inizio estate.
Dal 1948, quindi, seguire le tracce di Pierluigi Micheli non è più difficile. Il racconto perde l'alone misterioso del ricordo in- distinto e indossa abiti più seri, da rassegna di avvenimenti. Dapprima consulente medico della Rhodiatoce presso l'ospedale San Giuseppe di via San Vittore, nel cuore della sua Milano, dal 1955 collabora presso la clinica Salus, pur continuando a curare i suoi malati da medico generico, cosa che farà fino agli ultimi giorni della sua vita. Ancora presso l'ospedale San Giuseppe è primario per ben quattordici anni nella divisione di Medicina Generale, posto che lascerà solo nel 1980, all'età di sessantasette anni. Da allora in poi opera nella clinica privata Sant'Ambrogio, di cui era già so-io dal 1970, fino al maggio 1998, poco prima della morte, avvenuta il 22 giugno dello stesso anno. Il pomeriggio era già inoltrato, e il sole non più forte tingeva con più delicati raggi la sala; chiedo allora, penna alla mano, con il timore di sollevare non lieti ricordi, le circostanze della malattia e della morte. Il racconto si fa pacato e lievemente amaro, scandito dalle date.
10 Novembre 1997: al risveglio dal riposo pomeridiano, ancora tranquillo ma visibilmente non in forma, Pierluigi misura la frequenza dei battiti al polso e constata una extrasistole; congeda, rasserenandola, la moglie Augusta, ma poco dopo, alzatosi dal letto, cade rimanendo privo di sensi fino a quando non viene trovato, dopo un'ora e venti minuti, ancora in terra dalla moglie stessa: è un infarto.
Dopo la convalescenza, di soli ventitré giorni, torna al suo lavoro. Tutto sembra essersi normalizzato fino all'aprile successivo: trascorreva alcuni giorni di vacanza a Crans, nelle Alpi Vallesi svizzere, quando una improvvisa caduta gli causò la frattura di una rotula. Di lì a poco fu necessaria una lunga serie di inter- venti chirurgici dovuti a incalzanti complicazioni: una perfora- zione gastroduodenale da medicinali, una peritonite, una seconda perforazione e infine una polmonite, che lo lasciò stremato or- mai sul letto di morte. Nulla di tutto questo riuscì a privarlo della sua serenità. Reso ancor più comprensivo della sorte dei suoi pazienti grazie alla malattia vissuta sulla propria pelle, trascorse, con grande digni- tà e accettando con gioia quella che per lui era la volontà divi- na, anche questi giorni così tormentati. La stessa forza d'animo aveva manifestato quando, pochi anni prima della morte, fu colpito da un tumore alla bocca: tutti ricordano la sua fermezza dinnanzi a quel male che gli impediva di nutrirsi e di parlare come un tempo. Il 22 giugno 1998 si spense. Da quel momento nacque il desiderio di ricordarlo e dal ricordo di quella data prese le mosse il racconto in quel soleggiato pomeriggio del giugno in declino.
Le parole di quel 23 giugno non si persero però soltanto a scorrere gli eventi. Riemersero piacevolmente anche i tratti più comuni delle sue giornate, gli atteggiamenti più consueti, i tempi e i modi dei suoi pensieri. Si ricostruiva attorno ai momenti il corpo dell'uomo nella sua interezza, riacquistando in un momento la vita perduta.
Qualcuno, facendo un più consueto uso della penna, prenderebbe le mosse dal mattino. Credo, invece, che la parte più personale e intima di Pierluigi Micheli si giocasse nelle veglie notturne. Da qui il principio per il ritratto umano.
Era una notte di pensieri la sua, che si snodava dal termine, assai tardo, della giornata di lavoro, trovava un momento di quiete sulla sua poltrona e continuava, ancora per alcune ore, nel suo studio.
Sempre gli fu complice la musica di Mozart e Bach, da lui amata più d'ogni altra cosa e seconda soltanto alla medicina.

Unico momento di distrazione il bussare, graffiando, del suo gatto ai piedi della porta, a chiedere di entrare nella stanza e nei pensieri. Così Pierluigi amava fermarsi faccia a faccia con se stesso o ancora trattenersi a studiare di medicina sui suoi libri e sulle riviste scientifiche, soprattutto francesi. Molte delle conoscenze nel suo campo sorsero in quelle veglie e tante delle sue riflessioni posarono lievi passi sulla carta alla luce di quelle sere. Delle prime si giovarono i suoi pazienti o chi gli chiedeva consiglio, dalle altre noi tenteremo una via di conoscenza dell'uomo.
Se egli amò divagare su Dante, meditare sulle Sacre Scritture e sulla fede, ritessendo i motivi della sua scelta di vita, la medicina, tutto questo poté farlo nel tempo serale che dedicò a se stesso e ai pensieri.
Concedeva al sonno un tempo breve. La sveglia al mattino presto, la cura dedicata alla persona e quell'inconfondibile pro- fumo di colonia che, misto all'odore del tabacco da pipa (da lui tanto amata), per tutta la giornata lo rendeva riconoscibile anche nei corridoi del suo reparto in ospedale, davano inizio alla gior- nata, scandita da un ritmo regolare e intenso: dapprincipio le vi- site ai suoi pazienti nelle case, persone alle quali sempre rimase caro per la perizia e i modi gentili, poi le attività ospedaliere e infine le visite nel suo studio.
Sbaglierebbe quindi chi, dalle mie parole, si figurasse Pierluigi Micheli come un uomo di puro concetto. Se da una parte alla serenità della meditazione egli affidò l'unità dei suoi intenti, dall'altra non si stancò mai di dar loro concretezza durante tutta la sua giornata.
Dedito infatti al suo lavoro fino agli ultimi giorni di vita, colpì tutti, anche chi sempre gli fu vicino, il fatto che si prese cura dei suoi pazienti persino quando egli stesso necessitava di cure. Non solo continuò a dare consulti ai suoi colleghi, ma neppure smise di visitare gli ammalati quando si trovò nel letto di ospedale. E il suo camice era lì accanto, con la pipa nel taschino. Giammai infatti sembra averlo colto lo sconforto per le sue vicende personali; piuttosto si dava pensiero per i casi partico- lari di cui si occupava, sia che fossero suoi pazienti sia che si trattasse delle persone che usava aiutare.
Senza sprecare, allora, parole di elogio, sempre e con molto riserbo manifestava una grande tensione per gli altri, facendosi strumento di aiuto dinanzi a qualunque richiesta. Non a caso la madre usava spesso dirgli che "la carità esce dalla porta e rientra dalla finestra": Pierluigi ne fece un motto. Mai infatti si persero le salde trame sulle quali con arte ebbe mo- do di tessere, egli stesso, tutta la sua storia.
Ma le note di profonda umanità appena distese, armonizzate poi dalla melodia continua di una personale e conosciuta sobrietà, che sempre lo trattenne dal dir troppo o troppo poco, accele- rano il ritmo grazie a un tratto che tutti, divertiti e commossi, ricordano come suo caratteristico: lo humour vivace e intelligente. Capace infatti di esprimere le sue idee anche in modo duro e categorico, senza risparmiare moti di disapprovazione là dove li riteneva necessari, seppe anche trovare, con arguzia, piacevoli motti di spirito, pungenti battute. Gli erano dettati, forse, da una "superiore coscienza" delle cose della vita: questa gli permetteva di scherzare con una leggerezza pari alla fortezza dei suoi intenti.
Un tono affettuoso e divertito possedevano anche le parole alla moglie Augusta: sia quelle dette a notar situazioni, sia quelle scritte. E di questo humour si faceva schermo: come racconta Augusta, nelle lettere a lei inviate parlano i gatti, i cani, i luoghi, mai Pierluigi in prima persona. E se squillava il telefono? Succedeva spesso che Pierluigi rispondesse dicendo di essere il "marito di Augusta Micheli", commentando poi divertito il capovolgimento di ruoli nella sua casa ma dimostrando comunque e sempre quel sottile filo di intesa che lo teneva, seppure per certi versi distante, tuttavia solidale con le intense attività della moglie nella comunità cristiana di San Marco e all'Università della terza età Cardinale Colombo.
Manca un'ultima pennellata per restituire il colore completo alla sua umanità. Essa è data dai racconti e i ricordi di chi lo conobbe in vita e ne pianse la morte. Questi chiudono, come in una morbida ed evocativa parentesi, il racconto di quel pomeriggio di giugno. A quel racconto però questi pongono accanto nuovi scorci di grande intensità.
Non era semplice scegliere tra le mille righe, fra i fogli ingialliti, tra le tante parole dolenti rivolte ad Augusta in memoria del con sorte. In ognuno, accanto al ricordo sempre insistente delle sue doti di uomo e di medico, si aggiungono accenti diversi legati ai luoghi della sensibilità di ognuno che il dottore aveva toccato. Si aprissero tutti a raggi era avremmo sotto gli occhi la persona integrale. Li lasceremo per questo motivo parlare così come sono, indicando soltanto il punto di luce da essi creato.
È il 27 giugno 1998. Così Roberto Marangoni esprime il suo cordoglio: "Con lui scompare, oltre che un amico, una meravigliosa figura di uomo e di medico, esempio per noi tutti e per le nuove generazioni, che troppo spesso abdicano agli elevati principi etici e professionali che sono alla base di una medicina rigorosamente scientifica e allo stesso tempo profondamente umana della quale medici, come il dottor Pierluigi, sono stati entusiasti ed entusiasmanti fautori". Parole, queste, che aprono uno spiraglio sulla prospettiva eti- ca: accanto alla scienza l'interesse per il soggetto, l'uomo, il volto di chi è curato. Un felice e commosso ricordo per chi lo co- nobbe, un monito per chi da queste righe può imparare a fare, con dignità e dedizione, del proprio lavoro un servizio per gli altri.
Poi ancora Roberto Giacomelli nella prefazione a Dossier Hélène Smith (sanscrito, spiritismo, teosofia, newage), dedicato alla memoria di Pierluigi Micheli: "La dedica alla memoria di Pierluigi Micheli, medico insigne e uomo di autentica e serena spiritualità cristiana, vuole rendere omaggio a un cultore della scienza giunto a Dio da un percorso che sembrerebbe escluderlo, che non ha mai rinunciato alla gioia di esercitare spirito critico e auto- coscienza pur essendo profondamente credente". Fede e scienza. Nell'esperienza comune raramente camminano di pari passo. In. Pierluigi Micheli diventano un binomio inscindibile: in entrambe egli dà prova di grande fortezza. Fra le sue mani l'una sempre cresce alla luce dell'altra e viceversa.
E quanto la sua arte non si fermasse alla pur grande scienza di Asclepio, ben lo ricorda Luigi Venegoni che, in un biglietto dell'Il luglio 1998, lodando le qualità del medico, non marginalmente, aggiunge: "E non possiamo dimenticare che ogni visita era preceduta da uno scambio di opinioni in tema di letteratura, religione, politica, rarità librarie, ecc. nel quale brillavano l'arguzia e le letterarie ironie del dottore". L'amore per la letteratura, la filosofia, la teologia si contagia ai suoi pazienti: nei rapporti con le persone, come nei suoi scritti, lascia una traccia sovrabbondante.
Un amico non vuole negargli il gusto del sorriso nemmeno nel momento più doloroso. Gianni Barbieri, venuto a sapere della morte del dottore va di corsa al Corriere della Sera per pubbli- care questo annuncio: "Ti stavo portando la solita crostata di marmellata per dirti il mio solito affettuosissimo grazie, ma tu all'improvviso mi sei scappato in Paradiso". L'annuncio non viene accettato, e Gianni Barbieri lo invia co- munque ad Augusta, accompagnato da un biglietto, aggiungendo: "... ho pensato di scrivere due parole col cuore e con un po' di fantasia, così come a Pierluigi sarebbero piaciute perché nostre e solo nostre". È una complicità scherzosa, che non viene meno davanti alla morte, testimonianza del sottilissimo humour che tanta parte ebbe nella visione della vita di Pierluigi Micheli.
E ancora un'ultima voce da ascoltare, assai commossa, che riportiamo per intero:
"Gentile signora Micheli, noi abbiamo più di una ragione per esserle vicini in questo doloroso momento che deve patire. La morte del dottor Micheli ricorda a tutti noi il vero senso della vita, perché da lui come medico abbiamo avuto tutti quegli aiuti materiali e morali che noi esuli e impreparati non avremmo saputo dove trovare. Abbiamo appreso dal dottore e da lei, gentile signora, quella indispensabile lezione di vita che è così rara negli uomini normali: tanta umanità e generosità d'animo. Questi sentimenti che viviamo soffrendo con lei sono la nostra sincera partecipazione al suo grande dolore. Un grazie e tanta partecipazione al dolore da parte di noi tutti ragazzi dello Sri Lanka. Grazie." Una generosità che contagia per la semplicità con cui si dona.
Tiriamo le fila dal racconto e dai fogli, entrambi vivi, ormai, fra queste righe. Non a caso abbiamo detto di voler conoscere quest'uomo a tutto tondo e di voler indagare quel sottile ma saldo filo conduttore che lo rese "figura affascinante". Basti questo, per ora, e siamo ancora al principio: Pierluigi Micheli amò con ogni dedizione la medicina e il suo lavoro, e dietro a questi conobbe, suonò in giovinezza, e ascoltò con passione la musica diletta; lesse di filosofia e di letteratura e costruì per sé un universo interiore di incontestabile fermezza. Tutto questo, in spirito evangelico e nel segno di quella "severa umanità" che gli fu propria (l'espressione è di Paola Fineschi, nel suo ricordo del dottore a un anno dalla morte), "non considerò un tesoro geloso" ma ne fece dono agli altri in ogni situazione. In tanti videro in lui un "angolo di luce" (dalla lettera del nipote Andrea, 13 luglio 1998), luce limpida e asciutta, non rovente, come di sole al sorgere d'estate.
(uJFNGbCD)

UNIVERSITA' DELLA TERZA ETA'
Card. Giovanni Colombo
{ Last Page } { Page 1 of 35 } { Next Page }
|
About Me
« May 2012 »
| Mon | Tue | Wed | Thu | Fri | Sat | Sun | | | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 |
| 7 | 8 | 9 | 10 | 11 | 12 | 13 |
| 14 | 15 | 16 | 17 | 18 | 19 | 20 |
| 21 | 22 | 23 | 24 | 25 | 26 | 27 |
| 28 | 29 | 30 | 31 | |
Links
COMPAGNIA DEI GLOBULI ROSSI ADESSO-Litterae communionis SAN RICCARDO PAMPURI - BIOGRAFIA SAN RICCARDO PAMPURI L'INTERCESSORE CONVIVIUM U.T.A. onlus
Categories
spiritualita medicina ospitalita accoglienza san riccardo pampuri fatebenefratelli compagnia dei globuli rossi
Recent Entries
ECCOMI ! Sono pronto alla chiamata. Seguito scritti: LA CHIESA L'UOMO E LA LETTERATURA GLI SCRITTI L'UOMO E LA MEDICINA Profilo biografico Primapagina PRIMO IMPATTO LE RADICI IL PERIODO FORMATIVO UN AUTENTICO SEGNO DEI TEMPI QUEL NON SO CHE CHIAMATO AGAPE A PROPOSITO DI STELLE DA GERUSALERIEMME A GERICO A PIEDI LA DONNA MISERICORDIOSA UMANISTA O SANTO ? UMANIZZAZIONE O DIVINIZZAZZIONE DELL’UOMO ? IL SEDUTTORE LA SINTESI VITA SECONDO O SPIRITO PRESENTE - FUTURO PROSSIMO COME I MAGI NELLA NOTTE LA PROVA NELLA CARNE E NELLE OSSA LA FORZA DEI MITI SCIENZA - FEDE - CARITA' 20 Ottobre 2002 L' INTERCESSORE DIO CHE SEI MIRABILE UN ESEMPIO DI FEDE VISSUTA "ECCO IO SONO PRONTO ALLA CHIAMATA" IN QUEL LAGO INFINITO DELL'ANIMA LA DIVINA MAESTADE * IL DOCENTE CHE SONO U.T.A onlus - Uniti per Tanguiéta ed Afagnan Archivio fotografico
Friends
|