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Il piacere

15:06,27 October 2009 - Il mio amico

Esco, non posso più stare qui a guardarlo con piacere. Tanto non serve a nulla attendere. Attendo cosa? Che si risvegli? Ma sì dai, prima o poi si risveglierà. Speriamo si svegli presto questo cretino. Non ne posso più. Mamma quanto è stupido, stupido e pure recidivo. E noi che credevamo avesse imparato la lezione. Gli sta proprio bene guarda. Magari stavolta ha capito davvero.

Santo cielo, guarda la faccia romantica di Luca. E che gli dico ora per tirarlo su? Servono a qualcosa le mie parole. No, lo so, servono a ben poco. Qui contano solo i fatti. E’ terrorizzato. Ora faccio una bella cosa, mi stampo un bel sorriso sul volto e gli dico che va tutto bene. Che i medici si sono fatti una bella risata. Ma lui lo sa che non è così. Vabbè non mi importa, lo faccio e basta. Lui ha il diritto di stare male e io ho il dovere di tirarlo su con un sorriso. Si è alzato. Non gli ho detto nulla. E’ entrato. Forse dovrei andare con lui? Stargli vicino? No, no, non è il caso, è una cosa personale. Meglio lasciarlo solo. Che faccio? Vado dagli altri? Sono tutti preoccupati, e tutti hanno il diritto di esserlo. Io chi sono per esserlo? Io non sono nessuno, e lo so. Non posso essere talmente sfacciata da chiedere il conforto di qualcuno. Io devo darlo il conforto. Qui stanno tutti peggio di me. Sicuramente stanno tutti peggio di me.

E’ una cosa personale anche per loro. Non posso parlare. Chi li conosce. E che gli dico? Che devono stare tranquilli? Che andrà tutto bene? Certo, e poi cosa mi risponderanno… che io dico così perché tanto a me cambia poco. Non sono io la single quella che ha convissuto con lui l’infanzia, l’adolescenza, la gioventù… chi più ne ha più ne metta.

E io che gli risponderei? Nulla. Hanno ragione. Come posso dar loro torto. D’altronde io lo conosco da talmente poco. Forse solo con lei potrei parlare. Forse lei non potrebbe rispondermi così. Lei forse è sul mio stesso piano. Lei ride in un angolo. E’ ubriaca fradicia. Ride nevrastenicamente preoccupata. Ride nervosa. Ride quasi epiletticamente. Continua a ripetere che lo ha fatto ancora una volta e che è un cretino. E ride, ride nervosa. Anche lei vittima delle mie stesse sensazioni, delle mie stesse inibizioni. Non ha senso manifestare cosa si ha dentro: spesso l’unica soluzione è fingere, fingere e fingere ancora. Eppure io la capisco, abbiamo un modo simile di fingere. Però lòe si legge negli occhi che sta fingendo. Io invece, sembro seriamente tranquilla. Tranquilla, serena, distaccata, menefreghista, amatariale.

Che ansia. E’ passata mezz’ora. Ancora non esce Luca. Che diamine sarà successo? Ora mi faccio coraggio e entro. Perché tutti possono entrare e tenergli la mano e io no? Ah già vero, la mia sarebbe solo mania di protagonismo, una finzione, una reazione esagerata per chi è per te un puro e semplice conoscente. Vabbè allora diciamo che non vado per lui va bene? Diciamo che vado per il mio ragazzo… posso almeno stare vicino al mio ragazzo? Sì dai, è ragionevole come cosa. Non posso lasciarlo solo dunque ora entro e basta.Non è un tradimento.

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