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MpV di Trento - Sezione Giovani

INTRODUZIONE DELLA RU486

14:46, 6 August 2009 .. 1 comments .. Link

Arriva la RU486, la pillola assassina

di Giuliano Guzzo

Al massimo due mesi, e la RU486 sarà disponibile anche in Italia. Ci sarebbero ancora tempo e modo di discuterne, ma il parere positivo dell’Aifa – acronimo che sta per Agenzia Italiana del Farmaco - ha sostanzialmente messo d’accordo tutto il mondo politico italiano, vivace solo in apparenza, e che ora è diviso solamente sulle modalità di distribuzione con le quali verrà somministrata la pillola. Nessuno che abbia il coraggio di ricordare che la prima buona ragione per bloccare la RU486, risiede nella sua stessa natura: è un “pesticida umano”, com’ebbe a dire il compianto Jérôme Lejeune, una pillola cioè pensata e predisposta col preciso scopo di annientare esseri umani; non a caso, all’estero s’è guadagnata presto un soprannome che non abbisogna di commenti: “kill pill”. Un soprannome, purtroppo, del tutto meritato. Infatti, la RU486 non solo annienta il nascituro, ma talvolta esagera e uccide anche le donne che vi ricorrono: è la stessa azienda produttrice di questa pillola, la francese Exelgyn, a parlare di 29 decessi riconducibili alla sua assunzione. Guarda caso, in America, già nel lontano 1991 Janice G. Raymond, Renate Klein e Lynette J. Dumble, tre femministe dichiaratamente abortiste, e pertanto non sospettabili di simpatie clericali, denunciarono la RU486 e le sue pesantissime ripercussioni sulla salute delle donne, tra le quali ricordiamo: dolore o crampi nel 93,2% dei casi, nausea nel 66,6%, debolezza nel 54,7%, cefalea nel 46,2%, vertigini nel 44,2% e perdite di sangue prolungate fino a richiedere una trasfusione nello 0,16% dei casi. E fu sempre una donna, Donna Harrison, ricercatrice e ginecologa di Berrien Center, in Michigan, a pubblicare su “The Annals of Pharmacotherapy” uno studio nel quale ha identificato ben 637 casi di effetti collaterali nell’uso della RU486. Addirittura, nel dicembre 2005, un editoriale del “New England Journal of Medicine”, “bibbia” mondiale della scienza, denunciava una percentuale di mortalità con il metodo chimico, quello della RU486, ben 10 volte più alta di quella rilevata con il metodo chirurgico: e meno male che da noi si mormora che quello della pillola sia un metodo “meno invasivo”! Per capirci, la stessa Cina, Paese notoriamente non troppo rigido nell’osservanza dei diritti umani, in seguito ad una prima liberalizzazione della pillola, ha fatto marcia indietro, giudicando la RU486 troppo pericolosa. I nodi critici di questa pillola, tuttavia, non si esauriscono qui; anzi, iniziano già a partire dall’etichetta che la qualifica: farmaco. Siamo proprio sicuri che la RU486 sia un farmaco? E se lo è, che malattia cura? La maternità forse? I numerosi sostenitori di questa pillola non hanno mai fornito risposte convincenti in proposito. E dimenticano pure di affrontare un’altra questione: la RU486, così come viene somministrata in tutto il mondo, sarebbe palesemente violativa della 194, Legge assassina che “funziona benissimo”, dal momento che autorizza la soppressione di un bambino ogni 4 minuti e 6 secondi. Infatti, all’articolo 8, la 194 sancisce espressamente la necessità che l’aborto procurato si consumi all’interno di strutture pubbliche, mentre una donna che assume la pillola abortiva – che produce i propri effetti, culminanti con l’espulsione del feto, entro un arco di tempo che talvolta giunge a due settimane – non viene mai trattenuta in ospedale fino al momento in cui è certificata l’interruzione di gravidanza, ma vi ritorna solamente dopo, per eseguire dei controlli. Come se non bastasse, ciò è in violazione pure di due pareri del Consiglio superiore di sanità: uno del 2004, alla cui stregua “i rischi connessi all’interruzione farmacologica della gravidanza si possono considerare equivalenti all’interruzione chirurgica solo se l’interruzione di gravidanza avviene in ambito ospedaliero”; l’altro del 2005, per il quale “l’associazione di mifepristone e misoprostolo deve essere somministrata in ospedale pubblico o in altra struttura prevista dalla legge, e la donna deve essere trattenuta fino ad aborto avvenuto”. Insomma, per una volta mi trovo d’accordo coi radicali: non esiste una buona ragione per opporsi all’introduzione della RU486. Difatti, ne esistono infinite. Ma la prima, tengo a ribadirlo, concerne la sua stessa natura: è una pillola nata per uccidere esseri umani innocenti. O meglio, per banalizzare la morte di esseri umani il cui sterminio è realtà da decenni, quotidiano e silenzioso. Peccato che, su queste questioni, il sistema d’informazione corra ad intervistare solo vescovi e prelati. Sembra passato un secolo da quando, intervistato sull’aborto nel 1981, Norberto Bobbio confidava a Giulio Nascimbeni:” Mi stupisco che i laici lascino ai soli credenti il privilegio e l’onore di affermare che non si deve uccidere”.



ELUANA

14:39, 18 July 2009 .. 0 comments .. Link
Su "L'espresso" intervista al medico che staccò il sondino a Eluana Englaro
di Giulia Tanel
 
Su L’espresso del mese di luglio è apparsa un’intervista ad Amato De Monte, primario della clinica “La Quiete” di Udine, che a febbraio staccò il sondino a Eluana Englaro. Titolo: la lezione di Eluana.
Fin dalle prime righe si affronta l’argomento da un punto di vista prettamente politico: il medico chiede al Parlamento un biotestamento leggero, senza però specificare a cosa alluda con l’aggiunta di questo aggettivo. Alla domanda su cosa ne pensi del fatto che il Senato abbia vietato lo stop alla nutrizione artificiale, De Monte risponde che è “sbagliato e non rispettoso delle scelte individuali del paziente. Può essere perfino dannoso, nel senso che mantenere l’alimentazione e l’idratazione su alcuni pazienti porta a complicanze e difficoltà cardio-respiratorie”. Quindi, molto meglio non incorrere nel rischio di questi aggravamenti ed evitare in partenza ogni problema: una persona morta di sete di certo non incapperà in questi “danni”.
In seguito il primario – che sembra essersi laureato al CEPU – afferma che “la morte naturale, […] avviene perché l’individuo riduce la sua capacità di introdurre cibo e liquidi. Si affievolisce lo stato di coscienza, fino al coma, si riduce l’attività respiratoria fino ad arrestarsi. Solo allora il cuore si ferma.” Affermando ciò, il dottore vuole sostenere che Eluana, in fondo, è deceduta per morte naturale, riprendendo un percorso che per 17 anni le medicine avevano sospeso. Poco oltre, l’intervistato si lancia in un’altra affermazione ardita, ma che lui dà per certa: “ nello stato vegetativo permanente”, sostiene, “il corpo è in grado di mantenere le funzioni vitali, ma non è possibile alcuna forma di percezione psichica”. E pensare che, invece, le suorine di Lecco affermano che quando Eluana sentiva parlare di “staccare il sondino” il suo battito cardiaco accelerava e che durante il viaggio di sola andata verso Udine in ambulanza continuava a tossire: che volesse dirci qualcosa? Molti piccoli segnali ci inducono a pensare che la Englaro avesse coscienza di ciò che le stava succedendo e che, con i mezzi a lei possibili, cercasse di esprimere la sua volontà. Quello che è certo è che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire: secondo i promotori dell’eutanasia, queste sono solo coincidenze, pure fatalità.
Perseverando nella sua missione di presunto svelamento di ciò che Eluana sentiva, pensava e percepiva, Amato De Monte afferma che non è vero che deglutisse, rispondesse a stimoli e percepisse la presenza delle persone e svicola sull’affermazione che potesse rimanere incinta: “chi e come avrebbe reso gravida Eluana Englaro? Senza alcun tipo di consenso, fra l’altro, per cui con l’ipotesi del reato di violenza carnale”.
Tornado a parlare del testamento biologico, l’intervistatore sottolinea come esso sia il cavallo di battaglia di Ignazio Marino, candidato alla segreteria del Pd. De Monte afferma che, anche per la decisione di porre fine alla propria vita, “bisognerebbe riportare tutto al rapporto fra medico e paziente, come avviene per le altre terapie mediche chirurgiche”, come se decidere di cessare di vivere equivalesse a dare il proprio consenso per un’operazione al menisco.
Con questo articolo, ancora una volta, i promotori della fantomatica “dolce morte” rivelano l’insensatezza delle loro affermazioni e dimostrano una totale mancanza di aderenza alla realtà, anche a quella scientifica.


BIOETICA

14:34, 18 July 2009 .. 0 comments .. Link

Fecondazione assassina

di Giuliano Guzzo

Dopo il “miracolo”, la morte. I sostenitori della fecondazione assistita dovrebbero meditare a lungo sulla storia di Maria Bousada, la sessantaseienne spagnola che, in seguito al ricorso all’inseminazione artificiale, nel 2006 diede alla luce due gemellini, Pau e Christian, e che sabato scorso è stata stroncata da un cancro. La sua triste storia conferma che scavalcare le leggi della natura, al di là di facili entusiasmi, è sempre folle. Che parlino pure, certi luminari. Noi che di scienza capiamo fino ad un certo punto, non possiamo che appellarci a quanto riscontrato fino ad oggi dalla letteratura scientifica. Ebbene, la fecondazione in vitro, quella che tanti magistrati nostrani vorrebbero selvaggia e deregolamentata, è un rischio per tutti. Le prime vittime, manco a dirlo, sono proprio le donne che vi ricorrono e che, molto spesso, vengono illuse: sono infatti appena 2 su 100 le quarantacinquenni che, con la fecondazione in vitro, hanno reali possibilità di diventare madri. Ma anche le donne più giovani, in realtà, hanno possibilità bassissime di successo. Questo, ovviamente, senza considerare gli innumerevoli rischi che comportano i bombardamenti ormonali cui vengono sottoposte. Il punto è che a forza di offrir loro finte garanzie, molte donne finiscono spesso per perdere il lume della ragione: Jenny Brown, ad esempio, signora inglese di 72 anni, ha annunciato che tenterà ancora l’inseminazione artificiale, nonostante i sei tentativi già falliti. E le 30.000 sterline già spese. Già, perché un altro aspetto che gli amici della fecondazione si guardano bene dal sottolineare, è il business. E la fecondazione in vitro, prima di tutto, è un colossale business: non disponiamo di dati precisi, ma si parla di decine di miliardi euro. Tra i mercati più assurdi sorti in proposito, rammentiamo quello degli uteri in affitto: se si ha la bellezza di 75.000 dollari da spendere, in America, si può ottenere una madre-surrogato che impianti, cresca e partorisca l'embrione di un'altra coppia. Che bello, questa sì che è benevolenza! Battute a parte, le vere vittime di queste speculazioni, in fondo, non sono nemmeno le donne che decidono di mettere a rischio la loro salute. Le vere vittime sono le persone congelate nei laboratori e sacrificate sull’altare di questo prometeico delirio: centinaia e centinaia di esseri umani generati e distrutti nella più totale indifferenza di istituzioni che, quando si interessano dell’argomento, specie ultimamente, peggiorano le cose. Ma anche i bimbi che, sopravvissuti all’olocausto dei laboratori, vedono la luce, corrono gravi rischi: a detta della Human Fertilisation and Embryology Authority (Hfea) del Governo britannico, i bambini concepiti in vitro avrebbero fino al 30% di possibilità in più, rispetto agli altri, di incorrere in malattie. Data la pluridecennale esperienza che gli inglesi hanno sulla materia, sarebbe meglio fidarsi, e capire una volta per tutte che la fecondazione in vitro non è mai una soluzione conveniente. Del resto, adozione a parte, le alternative non mancano: un recente studio condotto dai ricercatori dell'Università dello Utah su un campione di 1239 coppie, ha messo in luce come i metodi naturali, che consistono nello studio guidato e scientificamente fondato del proprio corpo e in un moderato ricorso a farmaci, presentano per le donne che vi ricorrono il 25% di probabilità di successo contro il 18% della fecondazione in vitro. Perché non vengono pubblicizzati questi metodi? Per ragioni economiche, che domande. Ma alla gente, certe cose, non devono essere fatte sapere. Non per nulla il sistema dei media, quasi al completo, gioca in favore della fecondazione. E pazienza se, di tanto in tanto, qualche donna, come la signor Bousada, finisce per ammalarsi. The show must go on



ANTONIO SOCCI SU LIBERO

13:55, 14 February 2009 .. 0 comments .. Link

Eluana e noi…

di Antonio Socci

 
Una cosa è certa: abbiamo bisogno della “carezza del Nazareno”, come ha detto Enzo Jannacci. Senza di Lui siamo perduti, disperati… E preghiamo che Eluana sia stata abbracciata dalla Nostra Madre.
Il signor Beppino Englaro a “El Pais” aveva dichiarato: “la Chiesa non mi può imporre i suoi valori”. Ma la Chiesa non imponeva niente, esortava semmai a non imporre la morte a Eluana. Nessuno fino a ieri sera ha potuto affermare che l’ordinamento italiano, a partire dalla Costituzione, permetteva – come dice brutalmente Giuliano Ferrara – “l’eliminazione fisica di una disabile”.
Nessuno. E’ noto infatti che la legge punisce addirittura chi fa morire di fame e di sete un gatto o un cane (lo si è visto proprio in un caso dell’estate scorsa).
Ora però, a un essere umano, questa morte orribile è stata inflitta. Per legge? No. Non c’è nessuna legge che lo consenta. Meno che mai la Costituzione. E nessuno – dicasi nessuno – dei progetti di legge in discussione finora (neppure i più estremisti) prevede che un caso come Eluana possa finire con la morte per fame e per sete. Non solo, ma il disegno di legge del governo che salvava espressamente Eluana in Parlamento aveva una enorme maggioranza, più grande dello schieramento di centrodestra. E allora come è potuto accadere? Per un pronunciamento della magistratura? Tutto sembra surreale. Ognuno ha le sue responsabilità (compreso il Parlamento che ha aspettato fino all’ultimo).
Ma che spettacolo tragicomico quello di intellettuali che, mentre una giovane donna stava morendo, si sono messi a strillare contro il presunto attentato alla Costituzione da parte di Berlusconi. Qua si rovescia la frittata in modo plateale. A noi sembra che Berlusconi, coraggiosamente e generosamente, abbia cercato di rimettere le cose al loro posto, restituendo all’esecutivo le sue prerogative, derivanti dal mandato popolare e a Eluana i suoi diritti. Ci sembra che l’anomalia sia il ruolo assunto in questo caso dalla sentenza magistratura, diventata, per il veto pronunciato contro il governo dal presidente Napolitano, intangibile più del Corano.
Il quale Napolitano – detto per inciso – ha manifestato la sensibilità alla vita che può avere chi come lui viene dalla storia comunista, di dirigente del comunismo internazionale del Novecento. Questa tragedia però impone adesso una svolta alla politica italiana. E speriamo che Berlusconi non si fermi. Bisogna restituire la sovranità al popolo italiano e al governo eletto dagli italiani, per restituire a tutti i propri diritti: è questione vitale per questo Paese.
Ma, tornando alla tragica storia di Eluana, in quell’intervista il signor Englaro ha aggiunto, sempre in riferimento alla Chiesa: “non mi sono rivolto alla Chiesa, ma ai tribunali di giustizia. A loro non ho chiesto niente, né glielo chiederò”. Qui sorge una domanda: è proprio sicuro il signor Englaro di non aver chiesto niente alla Chiesa? Vorremmo capire meglio. La figlia Eluana non è stata forse accudita per circa 17 anni dalle affettuose e delicate suore misericordie di Lecco?
Non so se il signor Englaro le abbia mai ringraziate pubblicamente. Le suore che hanno amato Eluana come una sorella e una figlia sono state sempre silenziose, ma - sommessamente e umilmente – quando la situazione si è fatta pesante hanno chiesto che Eluana fosse lasciata a loro, che avrebbero continuato ad accudirla con tenerezza come hanno fatto per anni. Non so se siano state ritenute meritevoli di una risposta pubblica (io non ne ho viste). Queste suore sono testimoni importantissimi fra l’altro della situazione di Eluana, il cui stato era un mistero per la medicina. Infatti nessuno può dire fino a che punto veramente la giovane donna fosse assente, fino a che punto non abbia capito tutto.
Una di queste suore ha rivelato che la ragazza sembrava avere un respiro più affannoso e un battito più veloce quando nella sua stanza si parlava della controversia relativa a lei. Ci sono poi dei fatti strani accaduti in concomitanza con quel suo trasferimento che da Lecco, dove aveva vissuto per anni con le suore, l’ha portata alla casa di cura di Udine dove dovrebbe morire. Pare che chi ha viaggiato con lei sia rimasto molto impressionato dalla sua improvvisa e persistente tosse. La domanda che sorge spontanea è la seguente: Eluana ha cercato di comunicarci qualcosa?
Il sospetto non è affatto campato per aria. Ormai la medicina si interroga seriamente sulla condizione di queste persone. Tempo fa il “Sunday Times” riferiva di un nuovo studio medico secondo cui “il 40 per cento dei pazienti in coma in ‘stato vegetativo’ possono essere mal diagnosticati”. Cioè possono avere una certa coscienza di sé.
In realtà alcuni esperimenti lo hanno già dimostrato. La “Risonanza magnetica funzionale” del neurologo Adrian Owen dell’università di Cambridge, con Steven Laureys, del’università di Liegi, ha spalancato alla medicina nuovi orizzonti (vedi “Science”, settembre 2006) facendo clamore in tutto il mondo. Il professor Owen ha monitorato le parti del cervello che si attivano quando si rievocano certi ricordi o si chiedono certe azioni. Lo ha fatto in una ragazza di 23 anni in stato vegetativo a seguito di un incidente stradale in cui aveva riportato un grave trauma cranico. Con uno scanner per la risonanza ha scoperto che in lei vi era un’attivazione delle aree cerebrali identica a quella che accade in una donna in perfetta salute.
Ha dimostrato così che il cervello del paziente in “stato vegetativo”, finora ritenuto completamente disattivato, in realtà funziona. L’eccezionale scoperta di Owen prospetta addirittura la possibilità di mettersi in contatto con queste persone che continuano a mantenere un certo livello di coscienza, ma non riescono a dare ordini al corpo.
Finora la medicina aveva brancolato nel buio, perché resta misterioso il luogo in cui veramente risieda la coscienza. Adesso scopriamo che in realtà la coscienza può permanere (e la cosa è dimostrabile con l’attivazione del cervello), ma non riesce a comunicare.
E’ la Chiesa che – contrariamente ai luoghi comuni – esorta la scienza ad andare avanti in queste ricerche. Un primo passo è stato fatto quando, è cosa recente, la medicina ha deciso di non definire più “irreversibile” lo stato vegetativo. E in effetti sono tanti coloro che si sono risvegliati sconvolgendo le previsioni infauste. Che finora la medicina abbia sottovalutato quella condizione è provato anche da diverse testimonianze di persone che – pure in ospedali italiani (parlo per conoscenza diretta) - trovatesi in coma, in una condizione nella quale secondo i medici non potevano assolutamente sentire cosa veniva detto, hanno ascoltato precisamente i discorsi che intercorrevano fra i diversi dottori durante quelle ore e li hanno poi riferiti (al loro risveglio) per filo e per segno lasciando sconvolti quegli stessi medici.
Giuseppe Sartori, ordinario di Neuroscienze cognitive all’Università di Padova, tempo fa ha dichiarato: “Da quando è stato dimostrato che i pazienti in stato vegetativo possono mantenere qualche forma nascosta di consapevolezza dovrebbe valere il principio di precauzione: non possiamo far morire una persona che forse ci sta sentendo e capisce che cosa accade a lei e intorno a lei”.
Probabilmente Eluana in queste ore ha sopportato una sofferenza fisica enorme (tanto che si è dovuto sedarla), ma – se aveva un certo grado di coscienza (come i nuovi studi dicono) – chi può dire la sofferenza morale che ha vissuto? Ora la tragedia si è consumata. La Chiesa tanto vilipesa, la Chiesa che ha abbracciato Eluana in questi 17 anni con l’amore materno delle suore, ora invoca per lei “la carezza del Nazareno”, come diceva poeticamente Enzo Jannacci. Una ricompensa eterna alle sue sofferenze. Ma il nostro Paese? Un brivido ci corre nella schiena.

Antonio Socci

Da Libero, 10 febbraio 2009



MESSAGGIO DEI VESCOVI PER LA 31^GIORNATA PER LA VITA (1 febbraio 2009)

11:16, 1 February 2009 .. 2 comments .. Link

La forza della vita nella sofferenza

 

La vita è fatta per la serenità e la gioia. Purtroppo può accadere, e di fatto accade, che sia segnata dalla sofferenza. Ciò può avvenire per tante cause. Si può soffrire per una malattia che colpisce il corpo o l’anima; per il distacco dalle persone che si amano; per la difficoltà a vivere in pace e con gioia in relazione con gli altri e con se stessi.

La sofferenza appartiene al mistero dell’uomo e resta in parte imperscrutabile: solo «per Cristo e in Cristo si illumina l’enigma del dolore e della morte» (GS 22).

Se la sofferenza può essere alleviata, va senz’altro alleviata. In particolare, a chi è malato allo stadio terminale o è affetto da patologie particolarmente dolorose, vanno applicate con umanità e sapienza tutte le cure oggi possibili.

Chi soffre, poi, non va mai lasciato solo. L’amicizia, la compagnia, l’affetto sincero e solidale possono fare molto per rendere più sopportabile una condizione di sofferenza. Il nostro appello si rivolge in particolare ai parenti e agli amici dei sofferenti, a quanti si dedicano al volontariato, a chi in passato è stato egli stesso sofferente e sa che cosa significhi avere accanto qualcuno che fa compagnia, incoraggia e dà fiducia.

A soffrire, oggi, sono spesso molti anziani, dei quali i parenti più prossimi, per motivi di lavoro e di distanza o perché non possono assumere l’onere di un’assistenza continua, non sono in grado di prendersi adeguatamente cura. Accanto a loro, con competenza e dedizione, vi sono spesso persone giunte dall’estero. In molti casi il loro impegno è encomiabile e va oltre il semplice dovere professionale: a loro e a tutti quanti si spendono in questo servizio, vanno la nostra stima e il nostro apprezzamento.

Talune donne, spesso provate da un’esistenza infelice, vedono in una gravidanza inattesa esiti di insopportabile sofferenza. Quando la risposta è l’aborto, viene generata ulteriore sofferenza, che non solo distrugge la creatura che custodiscono in seno, ma provoca anche in loro un trauma, destinato a lasciare una ferita perenne. In realtà, al dolore non si risponde con altro dolore: anche in questo caso esistono soluzioni positive e aperte alla vita, come dimostra la lunga, generosa e lodevole esperienza promossa dall’associazionismo cattolico.

C’è, poi, chi vorrebbe rispondere a stati permanenti di sofferenza, reali o asseriti, reclamando forme più o meno esplicite di eutanasia. Vogliamo ribadire con serenità, ma anche con chiarezza, che si tratta di risposte false: la vita umana è un bene inviolabile e indisponibile, e non può mai essere legittimato e favorito l’abbandono delle cure, come pure ovviamente l’accanimento terapeutico, quando vengono meno ragionevoli prospettive di guarigione. La strada da percorrere è quella della ricerca, che ci spinge a moltiplicare gli sforzi per combattere e vincere le patologie – anche le più difficili – e a non abbandonare mai la speranza.

La via della sofferenza si fa meno impervia se diventiamo consapevoli che è Cristo, il solo giusto, a portare la sofferenza con noi. È un cammino impegnativo, che si fa praticabile se è sorretto e illuminato dalla fede: ciascuno di noi, quando è nella prova, può dire con San Paolo «sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne» (Col 1,24).

Quando il peso della vita ci appare intollerabile, viene in nostro soccorso la virtù della fortezza. È la virtù di chi non si abbandona allo sconforto: confida negli amici; dà alla propria vita un obiettivo e lo persegue con tenacia. È sorretta e consolidata da Gesù Cristo, sofferente sulla croce, a tu per tu con il mistero del dolore e della morte. Il suo trionfo il terzo giorno, nella risurrezione, ci dimostra che nessuna sofferenza, per quanto grave, può prevalere sulla forza dell’amore e della vita.

 

Roma, 7 ottobre 2008

Memoria della Beata Vergine del Rosario

 

                                                             Il Consiglio Permanente

                                                             della Conferenza Episcopale Italiana

 



DINAMICHE DI SVILUPPO

23:09, 26 January 2009 .. 0 comments .. Link

La dinamica della popolazione in Italia

di Giulia Tanel

 

Dagli ultimi trent’anni l’Italia si trova in una preoccupante situazione di transizione demografica e questo perché sono diminuite sia le nascite che le morti.

Oggi il tasso di natalità in Italia è del 9,4 per mille, tra i più bassi a livello mondiale; la media di figli per donna nel 2003 si aggirava attorno all’1,28, mentre affinché vi sia un corretto ricambio generazionale tale dato deve essere pari o superiore a 2,1. E’ possibile affermare che l’Italia non è in una situazione di “crescita zero” solo grazie alla forte immigrazione di persone in età fertile da paesi islamici, notoriamente molto prolifici.

I fattori che hanno determinato l’inversione di tendenza nelle nascite, dopo il baby-boom degli anni immediatamente successivi alla guerra, sono precipuamente due: l’introduzione di anticoncezionali molto efficienti - liberalizzata dopo la sentenza della Corte Costituzionale del 1971 - e la legislazione sull’IVG, datata maggio 1978, e ormai tristemente equiparata ad un qualsiasi altro metodo di controllo delle nascite.

Per quanto riguarda la diminuzione delle morti, essa è contraddistinta da un radicale crollo delle morti per cause esogene (epidemie, etc..), mentre sono aumentate quelle per cause endogene: problemi cardiovascolari e tumori su tutte. Questo trend comporta un aumento della speranza di vita alla nascita, che attualmente si aggira attorno agli 83,3 anni per le donne e a 77,4 anni per gli uomini, ma provoca anche importanti ripercussioni a livello economico e sociale. Per quanto concerne il primo aspetto, una fetta sempre più consistente del Pil viene stanziata per le pensioni e le nuove leve presto non riusciranno più a sopperire a questo incremento, se non vedendosi aumentati gli anni lavorativi. Ma il problema più rilevante è indiscutibilmente quello sociale: gli anziani rischiano di essere emarginati e abbandonati in case vetuste ed obsolete, mentre è invece fondamentale creare un’efficiente rete sociale di assistenza, atto dovuto ma che però implica anche qui un dispendio economico.

In conclusione, proviamo ad approntare due modelli possibili di soluzione. Il primo è il più tragico, ed è portato avanti dalle correnti materialiste, atee, neo-malthusiane e consiste in una proposta di eutanasia per tutti coloro che non sono più “economicamente utili alla società”. Un altro possibile scenario è ben più roseo: favorire una visione diversa della vita, come un’opportunità singolare e irripetibile, e nel fare ciò affermare a gran voce il diritto alla nascita, la bellezza della maternità e del poter contare su una famiglia solida che garantisca, anche nel momento della malattia e della vecchiaia , un appoggio.

 

“Noi pensiamo molto meno di quanto sappiamo, sappiamo molto meno di quanto amiamo. Amiamo molto meno di quanto si possa amare. E così siamo molto meno di ciò che siamo” (Ronald David Laing).



CONFERENZA

20:40, 16 January 2009 .. 0 comments .. Link

Il Movimento per la Vita Giovani di Trento presenta:


“L’UOMO MODERNO TRA NICHILISMO E SPERANZA”

relatrice: IRENE BERTOGLIO


20 Febbraio 2009 ore 20.30
presso la Sala circoscrizionale San Giuseppe/ S. Chiara



ARTICOLO DI ANNALENA

19:46, 16 January 2009 .. 0 comments .. Link

TUTTI AUTISTICI

Con la diagnosi prenatale sull’autismo, per i Rain Man molti Oscar ma non la vita

 

Le belle scoperte e i buoni propositi per il nuovo anno comprendono il test prenatale sull’autismo: troppo testosterone nella pancia della mamma potrebbe significare un neonato alla Rain Man, perfetto per una quantità smodata di Oscar ma poco adatto a nascere. Non è ancora la realtà, è una possibilità: il professor Simon Baron-Cohen (cugino di Sacha, Borat per intenderci – una specie di monumento all’autismo) ha pubblicato la sua scoperta, costata otto anni di studi, e si è anche onestamente chiesto se potrà essere considerata una procedura acettabile. E’ accettabile diagnosticare l’autismo con l’amniocentesi, considerato che con la sindrome di Down il test prenatale ha condotto condotto al novanta per cento di aborti? (Sarah Palin ha avuto un bambino down ed è stata accusata di folle esibizionismo perché non lo lasciava a casa nascosto durante la campagna elettorale). Gli autistici potrebbero essere i prossimi eliminati: bambini un po’ asociali, che fanno fatica a parlare, che non hanno voglia di guardarti negli occhi, ma che poi all’improvviso ti accarezzano i capelli, bambini difficili che si tappano le orecchie perché sentono i rumori in modo diverso, bambini geniali che a due anni sanno già leggere e a tre scrivono e fanno i conti, bambini che terminano un puzzle di duecento pezzi in cinque minuti e poi si spaventano a vedere il Re Leone, si buttano fra le braccia della mamma, adorano mangiare la pizza e fanno grandissimi progressi, , si laureano e lavorano, tradiscono la moglie, si trasformano in venerati maestri o in soliti stronzi. Sono bambini misteriosi, i medici ancora oggi non sempre hanno le risposte: signora, suo figlio è solo stressato, signora suo figlio è intossicato dalle vaccinazioni, signora non so che dirle, provi con l’ippoterapia. Signora siamo tutti un po’ autistici, non trova? Tutti asociali, fissati, irascibili: raddrizzare i quadri, lavarsi le mani, non calpestare le righe, rimettere i libri nello stesso identico modo, se hai spostato il dentifricio ti uccido, le righe del tuo maglione mi fanno inferocire.

Perfino il molto moderno e molto conformista blog del Times, Alpha Mummy (che ovviamente detesta sia Sarah Palin che Rachira Dati, troppo poco gruppettare, troppo originali: una che rinuncia all’aborto e l’altra che rinuncia al congedo di maternità), si chiede se sia il caso di usare uno strumento così, se non si rischi di aumentare la selezione eugenetica, come avviene già in Cina per le bambine, ritenute poco degne di venire al mondo. Anche le Alpha Mummy sanno cosa succede dopo le diagnosi prenatali. Si eliminano i down, si eliminano le ragazzine, si eliminano gli autistici, fino a che non nascerà più nessuno, nemmeno un nevrotico qualunque.

 

Di Annalena, “Il Foglio” 15 febbraio 2008



SALVIAMO ELUANA ENGLARO

14:07, 16 January 2009 .. 3 comments .. Link
Eluana, una vita da salvare dalla morte (e dai media).
di Giuliano Guzzo
 

Dopo le prime indiscrezioni, che parlavano di ospedali toscani e piemontesi, ora pare anche la casa di cura “Città di Udine”, in Friuli, sia sul punto di rifiutarsi di ospitare Eluana Englaro. A farsi avanti, si mormora, sarebbe a questo punto la regione Emilia Romagna, nella quale - se tali voci troveranno conferma – la povera Eluana verrà trasportata, e lì le verranno tolti i sostegni vitali che la mantengono in vita, e cioè alimentazione e idratazione. Non c’è infatti – urge ribadirlo – alcuna spina da staccare: Eluana dorme, si sveglia, apre gli occhi, respira autonomamente, e da qualche settimana le è tornato, dopo anni, anche il ciclo mestruale. A detta di medici che l’hanno visitata, sarebbe in grado persino di deglutire autonomamente. Insomma, Eluana è viva, non è affatto in coma. E non è nemmeno, come molti media si accaniscono a ripetere, in stato vegetativo permanente: a partire dal 1996, infatti, a “permanente” – su indicazione dell'International Working Party di Londra - larga pare della letteratura medica internazionale ha preferito adottare il termine “persistente”. Una scelta, questa, dettata in particolare dai diversi miracolosi “risvegli” verificatisi: Patricia White Bull, ad esempio, è uscita dallo stato vegetativo dopo 16 anni, lasciando senza parole gli stessi medici che la seguivano. Questi ed altri straordinari casi, dicevamo, per quanto rari hanno di fatto costretto medici e ricercatori a ripensare molte delle categorie e delle classificazioni adottate sino a pochi anni addietro. All’indomani della sentenza n. 21748, che la Corte di Cassazione emanò lo scorso 10 Ottobre, peraltro facilitando di molto i successivi pronunciamenti su Eluana, Vincenzo Carpino, presidente dell’A.a.r.o.i. - acronimo che sta per Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani - si trovò non a caso costretto ad ammettere che in realtà “non esistono criteri precisi per accertare con sicurezza uno stato vegetativo permanente. Mancano parametri scientifici e quindi protocolli di riferimento”. Se poi si desse un’occhiata all’articolo 1 della recente Convenzione Onu sui diritti delle persone disabili, definite come soggette a “menomazioni fisiche fisiche, mentali, intellettive o sensoriale di lunga durata”, si potrebbe inoltre comprendere come, di fatto, Eluana sia da considerarsi a tutti gli effetti una persona disabile, dal momento che lo stato vegetativo persistente non è di per sé una malattia, bensì una gravissima forma di disabilità. Questo è talmente vero che se alla povera giovane venissero sospese alimentazione e idratazione, la causa della morte risulterebbe essere la disidratazione, non certo altro; la stessa disidratazione che ucciderebbe qualunque essere umano privato di cibo ed acqua. Ci vuole quindi un bel coraggio a definire alimentazione e idratazione “terapie” o, peggio ancora, “accanimento terapeutico”: se proprio si volessero etichettare cibo ed acqua come terapie, sarebbe curioso capire di quale patologie, dette terapie, sarebbero il rimedio; la vita umana, in specifiche condizioni, sarebbe forse da considerarsi una patologia da curare? Il solo buon senso, evidentemente, basta e avanza a ripudiare ogni ipotesi simile. Ma l’aspetto forse più grave di tutta la vicenda di Eluana, a parer mio, è la sovraesposizione mediatica del padre Beppino, sempre pronto a ripetere ai microfoni le proprie ragioni, a scapito dell’immagine della madre della giovane. Eluana, ad oggi, ha una madre? Se sì, che cosa pensa la signora Englaro delle battaglie del marito? E’ curioso notare come le telecamere, all’occorrenza invadenti fino al punto di mostrare, quasi in diretta, l’agonia del Welby di turno, non solo evitino accuratamente di mostrare Eluana – forse perché così l’Italia intera capirebbe che si tratta di una persona, non certo di un “vegetale” – ma non si siano pressoché mai interessate del parere della madre. In tempi di incessanti “fughe di notizie” e di quotidiane violazioni della privacy, un simile atteggiamento, educato e rispettoso, non può che meravigliare. E insospettire. Ripeto: quand’anche la signora Englaro sposasse in toto le posizioni del marito – cosa verosimile – questo non costituirebbe comunque una valida ragione per infliggere alla poveretta il supplizio della disidratazione, ma certo aiuterebbe, giacchè si tratta di una vicenda di pubblico dominio da anni, ad inquadrare meglio la situazione. Allo stesso modo, sarebbe tempo di capire, se c’è, quale ragione spinge i media ad intervistare solo vescovi, cardinali e più in generale membri del clero. Ci sono fior di magistrati, professori universitari, medici e studiosi pronti a spiegare le ragioni per cui trovano ripugnante e inumano sottrarre a Eluana alimentazione e idratazione; eppure, a loro, viene puntualmente preferito il pur autorevole parere di alti prelati vaticani: per quale ragione? Sorge il sospetto che l’immagine della Chiesa onnipotente e onnipresente sia, dopotutto, un artefatto mediatico gradito a molti, a partire dai quotidiani nazionali, abilissimi nel far passare l’idea dell’epocale duello che vedrebbe oggi contrapposti da un lato Beppino Englaro, la magistratura, i medici e la società civile tutta, persino taluni sacerdoti e suore “al passo coi tempi”, e dall’altro un’esigua ma potentissima pattuglia di prelati, il tutto - è il caso di dirlo – in perfetto stile Dan Brown. Posto che valori quali la dignità umana non possono in alcun modo e per nessuna ragione esser mai messi ai voti, andrebbe poi chiarito che senso abbia riproporre in continuazione sondaggi volti a sottolineare, per Eluana e per per altre delicate vicende, come la maggioranza delle persone sarebbe favorevole dell’eutanasia. Perché un sondaggio possa dirsi credibile andrebbero ricordati “dettagli” puntualmente taciuti, e cioè l’entità campione scelto, i metodi con i quali è stato ricavato, quali quesiti sono stati sottoposti e quanti soggetti hanno effettivamente risposto; può sembrare pignoleria ma non lo è affatto: da decenni la sociologia ha dimostrato come il consenso virtuale - chiamiamolo così - quando viene ribadito con insistenza, anche se non è tale, finisce col generare un consenso reale e diffuso. Ciò è tanto più ingannevole se si considera come questi sondaggi vengano di fatto somministrati focalizzando l’attenzione esclusivamente sul singolo caso pietoso, ignorando quindi come una eventuale Legge, giacchè la legge è per definizione sempre astratta e generale, potenzialmente andrebbe a normare non una, bensì infinite situazioni. Soprattutto innescherebbe quello che in gergo si chiama “china scivolosa”, ovvero una inevitabile degenerazione per cui, se all’inizio l’eutanasia venisse pensata per casi giudicati estremi, in un secondo momento andrebbe verosimilmente ad allargarsi, fino a generare scenari quali quelli visto in Belgio, dove pochi mesi addietro è stata depositato un disegno di legge che proponeva eutanasia attiva per i ritardati mentali, a prescindere da età e circostanza. L’imbianchino austriaco che scatenò la Seconda Guerra Mondiale era dello stesso avviso, tanto è vero che i primi ad essere spediti nelle sue camere a gas furono, guarda caso, i menomati e i portatori di handicap. Al di là di queste terribili ma innegabili analogie, reali ragioni per legalizzare l’eutanasia per le persone in stato vegetativo, in un futuro purtroppo non lontano, potrebbero divenire anche i costi: la gestione di una persona in stato vegetativo, infatti, può arrivare a costare fino a 150.000 Euro annui,e se si considera che in Italia vi sono almeno 3.000 persone come Eluana, non ci vuole molto a immaginare come, a maggior ragione in tempi di crisi economica, a qualche cinico politico certi risparmi apparire allettanti. Tornando alla nostra analisi su come viene gestito il dibattito in Italia, non si capisce infine per che motivo, quando si parla di Eluana, i primi a finire in televisione in rappresentanza del mondo medico siano sempre Umberto Veronesi e Ignazio Marino, e cioè un oncologo e un chirurgo. Senza nulla togliere alla loro riconosciuta autorevolezza, sarebbe tempo che le televisioni dessero spazio a chi, di persone in stato vegetativo persistente, si occupa da tanti anni, come ad esempio Giovanni Battista Guizzetti, responsabile di un reparto che accoglie ben venti soggetti in stato vegetativo presso il Centro don Orione di Bergamo. Diversamente, perché non chiamare a Porta a Porta a parlare di Eluana anche un buon ortopedico o un ginecologo di fama? Si tratterebbe, con ogni evidenza, di un parere fuori luogo; stranamente, però, detto ragionamento sembra non valere per Marino e Veronesi, che in qualità di medici prestati alla politica si atteggiano pure - non si è mai capito in base a che titolo - a esperti di bioetica. Occorre ripensare, e in fretta, il nostro modo di guardare a situazioni difficili come quella che vive la povera Eluana, dando realmente la precedenza ad una informazione corretta e completa, altrimenti finiremo tutti col convincerci che, al di fuori di una vita produttiva e vincente almeno in apparenza, non esistano altre soluzioni che cercare la morte, mentre invece, l’unica vera soluzione rimane, prima di ogni terapia medica, sempre la stessa: l’amore.  Bertrand Russel ha scritto:”Temere l'amore è temere la vita, e chi teme la vita è già morto per tre quarti”.



INCONTRO CON MERTENS A TRENTO

12:28, 14 January 2009 .. 0 comments .. Link

CHI È L'UOMO PERCHÉ IO LO CURI?

La società, la medicina, i malati "inguaribili"

 

Incontro con Pierre Mertens, presidente della International Federation For Spina Bifida & Hydrocephalus.

Sabato 17 gennaio 2009 ore 17 Istituto Salesiani, entrata con parcheggio da via Brigata Acqui, Trento.

 

Pierre Mertens è nato ad Anversa nel 1953, lavora come artista visuale e psicoterapista. Nel ’78 è nata Liesje, la sua prima figlia affetta da spina bifida e idrocefalo; un anno dopo Pierre e sua moglie hanno dato inizio all’Associazione belga per Idrocefalo e Spina bifida. Nel 1995 è stato eletto presidente dell’International Federation for Spina Bifida and Hydrocephalus.

 Nel 2007 Mertens ha pubblicato «Liesje, mia figlia. Parole per la nascita e la morte di una bambina speciale» (Cantagalli). Il libro è la storia di una bambina sopravvissuta 11 anni contro il parere dei medici, per i quali non valeva la pena curarla visto il suo handicap grave. Dalla morte di Liesje Pierre Mertens si è dedicato con impegno crescente alla tutela dei bambini «diversi» perché «inguaribili».

 

Di seguito una intervista a Mertens, a cura di Lorenzo Fazzini.

 

La prassi diagnosi prenatale tradisce uno scivolamento etico per cui “si accetta già l’idea che il concepito può essere soppresso”. Mentre se medici e genitori si uniscono in un patto di solidarietà con, anche un figlio disabile può essere accolto. Esempio è l’Australia dove l’associazione per i malati di spina bifida lavora insieme all’ordine dei medici: oltre il 50% dei genitori che attendono un figlio con una malattia genetica sceglie di accogliere il concepito e di non abortire.

Pierre Mertens, presidente della Federazione internazionale sulla Spina Bifida e le persone idrocefale, parla a tutto campo sui rischi di una nuova eugenetica sanitaria basata sul potere “immorale” di sopprimere i concepiti “con problemi genetici”. Lo abbiamo intervistato a margine di un recente intervento a Padova, dove ha parlato su invito dell’associazione universitaria A. Rosmini.

Oggi la diagnosi prenatale viene sempre più usata per capire se “scartare” i concepiti che hanno disfunzioni genetiche. Cosa pensa di questo fenomeno?

Attualmente l’80% delle diagnosi prenatali effettuate durante la gravidanza vengono fatte per individuare handicap; in tutta Europa l’80% dei concepiti cui è diagnostica la malattia della spina bifida vengono abortiti. Agendo in questo modo abbiamo confuso due piani: vogliamo la prevenzione dall’handicap ma lo facciamo eliminando i concepiti. E questo avviene anche dopo la 24° settimana quando nel grembo materno il feto è ben visibile. La procedura viene descritta anche da riviste scientifiche: con un’iniezione si arriva al cuore del concepito e lo si uccide.

Qual è il nodo “culturale” della diagnosi prenatale?

I medici dicono ai genitori: c’è un problema al vostro bambino, potete scegliere. Ma le informazioni mediche fornite sull’handicap sono sempre di segno negativo e spesso false: su un concepito affetto da spina bifida si afferma che la sua esistenza non sarà vivibile, che soffrirà sempre, non potrà vivere a lungo, non riconoscerà i genitori né potrà sposarsi, … Io conosco ottantenni affetti da spina bifida, sono andati all’università e si sono laureati; c’è stato anche un ministro con questa malattia. Il problema deriva dalla definizione di “qualità della vita”.

Perché?

Le rispondo con un esempio: nel 2000, 270 persone con la spina bifida si sono riunite a Tolosa, in Francia; al centro del convegno c’era la domanda: “Cosa pensate della vostra qualità di vita?”. Nella risoluzione finale hanno dichiarato che il loro handicap non è una ragione per praticare l’aborto nei confronti di un concepito cui viene diagnosticato lo stesso problema. È normale che tutti i genitori vogliano che i loro figli siano in condizione normali: nessuno desidera un figlio con problemi. Ma il nodo è che, con la diagnosi prenatale, si assegna ai genitori qualcosa di immorale: il potere di uccidere il proprio figlio. Il fatto stesso di dare la possibilità di scegliere non è etico.

Lei critica più il deficit di formazione dell’ambiente medico che i genitori …

Sì. Basti pensare che nei Paesi dove vengono date informazioni corrette ai genitori e si dà loro una buona spiegazione sulla malattia, il numero degli aborti cala. Noi, come Federazione internazionale, abbiamo un progetto in corso in Australia con i medici locali; quando ad un concepito viene diagnosticata la spina bifida, i genitori sono guidati dai medici a capire questa malattia; anche l’associazione dei malati si fa loro accanto con la disponibilità ad un supporto dicendo: Noi siamo con voi. La maggioranza dei genitori.

 

 

Per info www.libertaepersona.org



TORNIELLI SU "IL GIORNALE"

09:32, 5 January 2009 .. 0 comments .. Link

La polemica. Il Vaticano: «La pillola è aborto» I medici: «Fantascienza»

di Andrea Tornielli

Roma. A quarant’anni e mezzo dalla pubblicazione dell’enciclica «Humanae vitae» di Paolo VI, che ribadiva il tradizionale «no» della Chiesa cattolica ai contraccettivi, L’Osservatore Romano afferma che la normale pillola anticoncezionale in molti casi ha effetti «abortivi», provoca «effetti devastanti» sull’ambiente contribuendo ad aumentare la sterilità maschile e per di più è «cancerogena». Tre affermazioni destinate a far discutere e che hanno già provocato reazioni polemiche nel mondo scientifico.
Il giornale vaticano diretto da Gian Maria Vian, nel numero oggi in edicola ospita un articolo intitolato «L’Humanae vitae. Una profezia scientifica», a firma di Pedro José María Simón Castellví, Presidente della Federazione internazionale delle Associazioni dei medici cattolici (Fiamc). Simón Castellví riferisce di uno studio tecnico e lungo, «di cento pagine, con trecento citazioni bibliografiche, la maggior parte di riviste mediche specializzate», redatto con cura dal medico svizzero Rudolf Ehmann, il quale «dimostra irrefutabilmente che la pillola denominata anovolutaria più utilizzata nel mondo industrializzato, quella con basse dosi di ormoni estrogeni e progestinici, funziona in molti casi con un vero effetto anti-impiantatorio, cioè abortivo, poiché espelle un piccolo embrione umano».
Attenzione: qui non si sta parlando della famosa pillola abortiva RU486, ma della normale pillola anticoncezionale. «Curiosamente – osserva Simón Castellví – questa informazione non giunge al grande pubblico. Ne sono a conoscenza i ricercatori».
Un'altra accusa sollevata dall’Osservatore Romano riguarda «gli effetti ecologici devastanti delle tonnellate di ormoni per anni rilasciati nell’ambiente» attraverso le urine femminili. «Abbiamo dati a sufficienza per affermare che uno dei motivi per nulla disprezzabile dell'infertilità maschile in Occidente è l’inquinamento ambientale provocato da prodotti della “pillola”». Infine, il presidente della Fiamc parla degli «altri effetti secondari delle combinazioni fra estrogeni e progestinici. La stessa Agenzia Internazionale di Ricerca del Cancro» il 29 luglio 2005, aveva «già constatato la carcinogenicità dei preparati orali di combinati estrogeno-progestinici e li aveva classificati nel gruppo uno degli agenti carcinogenici». «In questo sessantesimo anniversario della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo – conclude Simón Castellví – si può dire che i mezzi contraccettivi violano almeno cinque importanti diritti: il diritto alla vita, il diritto alla salute, il diritto all’educazione, il diritto all’informazione (la loro diffusione avviene a discapito dell’informazione sui mezzi naturali) e il diritto all’uguaglianza fra i sessi (il peso dei contraccettivi ricade quasi sempre sulla donna)».
«La Fiamc – osserva ancora il medico – si è impegnata con la scienza e la verità fin dalle sue origini. Per questo studiamo e menzioniamo tanto l’effetto principale che quelli secondari di questi farmaci». Simón Castellví conclude proponendo la validità dei cosiddetti «metodi naturali»: «La cosa triste in tutto ciò è che, se si tratta di regolare la fertilità, non sono questi i prodotti necessari. I mezzi naturali di regolazione della fertilità (“Nfp” o Natural Family Planning) sono altrettanto efficaci e inoltre rispettano la natura della persona».

Le affermazioni pubblicate sul quotidiano della Santa Sede sono state bollate come «fantascientifiche» da Gianbenedetto Melis, vicepresidente della Società italiana della contraccezione. «La pillola - ha spiegato - non è in grado di provocare l’aborto in quanto impedisce l’ovulazione e se non c’è l’ovulo da fecondare non ci può essere gravidanza». Melis contesta anche i dati sugli effetti antiecologici della pillola: «Gli ormoni contenuti nei contraccettivi orali - ha spiegato - una volta metabolizzati dal fegato non sono più in grado di indurre effetti ormonali femminili». «Se vogliamo dare la colpa dell’infertilità maschile agli estrogeni – osserva la farmacologa Flavia Franconi – dobbiamo ricordare che il mondo è pieno di sostanze ad attività estrogeniche». «Anche una bottiglia di plastica lasciata al sole libera estrogeni “inquinando” il liquido che beviamo», ha concluso.



UNA PROFEZIA SCIENTIFICA

09:30, 5 January 2009 .. 0 comments .. Link

L’«Humanae vitae»
Una profezia scientifica

di Pedro José María Simón Castellví*

La Federazione che ho l’onore di presiedere ha appena pubblicato un documento ufficiale per commemorare il quarantesimo anniversario della lettera enciclica Humanae vitae di Papa Paolo vi, di venerata memoria. Si tratta di un testo molto tecnico, lungo, di cento pagine, con trecento citazioni bibliografiche, la maggior parte di riviste mediche specializzate.
Il documento ha visto la luce dopo molti mesi di ricerca e di intenso lavoro di raccolta di dati. È giusto ricordarne il curatore, lo svizzero dottor Rudolf Ehmann, che ha dedicato alla sua redazione gli stessi mesi esatti di una gravidanza. Non era mai stato fatto qualcosa di simile dal punto di vista medico, dato il modo di lavorare e di scrivere a cui siamo abituati noi medici. Inoltre il testo originale tedesco è bello e ben scritto. Quali sono le sue chiavi di lettura? Dice qualcosa di nuovo alla Chiesa e alla società? Si deve considerare come una perizia qualificata per valutare aspetti importanti della contraccezione. Scritto con tutti i requisiti scientifici, senza nessun complesso d’inferiorità rispetto a qualsiasi dibattito di ostetricia e ginecologia, giunge a due conclusioni che non dovrebbero passare inosservate né nella Chiesa né al di fuori di essa.
In primo luogo, dimostra irrefutabilmente che la pillola denominata anovolutaria più utilizzata nel mondo industrializzato, quella con basse dosi di ormoni estrogeni e progestinici, funziona in molti casi con un vero effetto anti-impiantatorio, cioè abortivo, poiché espelle un piccolo embrione umano. L’embrione, anche nei suoi primi giorni, è qualcosa di diverso da un ovulo o cellula germinale femminile. L’embrione ha una crescita continua, coordinata, graduale, di tale forza che, se non vi è qualcosa che glielo impedisce, finisce con l’uscire dal grembo materno in nove mesi disposto a divorare litri di latte. Questo effetto anti-impiantatorio è ammesso dalla letteratura scientifica. Si parla persino senza pudore di tasso di perdita embrionale. Curiosamente però questa informazione non giunge al grande pubblico. Ne sono a conoscenza i ricercatori ed è presente nei bugiardini dei prodotti farmaceutici volti a evitare una gravidanza.
Un altro aspetto interessante riguarda gli effetti ecologici devastanti delle tonnellate di ormoni per anni rilasciati nell’ambiente. Abbiamo dati a sufficienza per affermare che uno dei motivi per nulla disprezzabile dell’infertilità maschile in occidente (con sempre meno spermatozoi nell’uomo) è l’inquinamento ambientale provocato da prodotti della «pillola». Siamo qui di fronte a un effetto anti-ecologico chiaro che esige ulteriori spiegazioni da parte dei fabbricanti. Sono noti a tutti gli altri effetti secondari delle combinazioni fra estrogeni e progestinici. La stessa Agenzia Internazionale di Ricerca del Cancro (International Agency for Research on Cancer), con sede a Lione, agenzia dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), nel suo comunicato stampa del 29 luglio 2005, aveva già constatato la carcinogenicità dei preparati orali di combinati estrogeno-progestinici e li aveva classificati nel gruppo uno degli agenti carcinogenici…
La cosa triste in tutto ciò è che, se si tratta di regolare la fertilità, non sono questi i prodotti necessari. I mezzi naturali di regolazione della fertilità («Nfp» o Natural Family Planning) sono altrettanto efficaci e inoltre rispettano la natura della persona.
In questo sessantesimo anniversario della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo si può dire che i mezzi contraccettivi violano almeno cinque importanti diritti: il diritto alla vita, il diritto alla salute, il diritto all’educazione, il diritto all’informazione (la loro diffusione avviene a discapito dell’informazione sui mezzi naturali) e il diritto all’uguaglianza fra i sessi (il peso dei contraccettivi ricade quasi sempre sulla donna).
La Fiamc si è impegnata con la scienza e la verità fin dalle sue origini. Per questo studiamo e menzioniamo tanto l’effetto principale e quelli secondari di questi farmaci. La chiave della nostra antropologia non consiste però solo nel fatto che esaminiamo i prodotti abortivi che hanno consistenti effetti secondari o che sono addirittura inutili. Noi andiamo ben al di là.
La sessualità è un dono meraviglioso di Dio ai coniugi. Li unisce tanto che qualsiasi elemento esterno che s’interponga fra di loro è un terzo senza diritti. I coniugi si donano tutto l’un l’altro, anche la propria capacità generativa. Se una nuova vita non è possibile per gravi motivi, fa anche parte dell’intimità coniugale l’utilizzare i periodi non fecondi della donna per avere rapporti che devono essere sempre appaganti per entrambi e unirli sempre più. A quanti vedono alcuni documenti della Chiesa come compendi di divieti, chiederei vivamente di leggere i codici civili, penali o mercantili dei paesi occidentali. Lì sì che vi sono divieti! Non discuto la loro opportunità, ma credo che quegli stessi codici si basino sulle premesse fondamentali della libertà personale e di commercio che mirano alla felicità delle persone e all’efficienza delle società e che, in definitiva, giustificano alcune proibizioni. La Chiesa ha in grande stima la sessualità e credo che, se si acquisiscono una formazione e abitudini corrette, la vita è più facile e si giudicano positivamente alcuni limiti che effettivamente esistono.
Noi medici cattolici siamo pienamente consapevoli di dover investire molto di più nella maternità. Di più anche in risorse umane, nell’educazione e in risorse finanziarie. La dottrina dell’Humanae vitae è poco seguita, e fra i vari motivi, perché a suo tempo troppi medici non l’hanno accettata. La domanda opposta può aiutarci a vedere quanto fu profetico Paolo vi. Se avesse accettato la «pillola», oggi avremmo potuto prescrivere con coscienza alcuni prodotti che sappiamo essere anti-impiantatori? Il prestigio del medico gli consente di offrire con autorità ai coniugi alternative alla contraccezione. Il rapporto tra medico e paziente è così forte che difficilmente si rompe, anche se vi è di mezzo un teologo dissidente. A tal fine è però necessario formare e informare più e meglio i medici sulla fertilità. Credo che noi medici cattolici continueremo a svolgere la nostra professione. Tuttavia, vista la situazione attuale — con progressi molto lenti, molte reticenze e milioni di persone coinvolte — oso chiedere rispettosamente alla Chiesa di creare una commissione speciale per l’Humanae vitae.

 

*Presidente della Federazione internazionale delle Associazioni dei medici cattolici (FIAMC)



LA FAMIGLIA IN CRISI

09:10, 27 September 2008 .. 2 comments .. Link
A.A.A, sostenitori della famiglia cercasi
                                                         di Giuliano Guzzo
 
Se ho capito bene, anche tra i membri dell’attuale Governo serpeggerebbe la tentazione di ritornare, dopo pochi mesi di silenzio, a parlare delle coppie di fatto, con tanto di proposte di Legge alla mano. E’ un vero peccato.
A nulla, tocca annotare, sono valse le disavventure parlamentari dei Dico prima e dei Cus poi, provvidenzialmente affossati. A nulla, inoltre, sembra esser valso quell’accorato invito a pensare più alla famiglia che è stato, il 12 maggio del 2007, il Family Day.
Sento già le solite obiezioni, volte a ribadire che in Europa le coppie di fatto sono tutelate ovunque, eccetto che da noi. A parte che è tutta da dimostrare la totale disattenzione giuridica del nostro ordinamento per le coppie di fatto, vale la pena ricordare ai sempre determinati sostenitori dei Pacs alcune cose.
Primo: per cominciare sarebbe bello sapere chi ha stabilito il principio per cui, poiché una decisione è stata presa da più Stati e più governi, allora è automaticamente una decisione giusta. Se domani alcuni Stati europei legalizzassero, per assurdo, la pedofilia, l’Italia dovrebbe accodarsi col timore di rimanere isolata?
Secondo: laddove sono riconosciute le coppie di fatto, in Europa, si dedicano alla famiglia molti più investimenti di quanto non lo si faccia in Italia. Qualche esempio? La Gran Bretagna indirizza il 6,8% della propria spesa sociale alla famiglia, la Francia il 9,2 %, la Germania addirittura il 10,2%, mentre la nostra Italia è ferma ad un desolante 3,7%.
Terzo: aiutare la famiglia anche in termini economici serve, eccome. Contribuisce persino a contrastare la denatalità. Fa testo, in questo senso, l’esperienza della Germania dove, nel 2007, dopo ben 17 anni, la storica media di 1,33 bambini per donna nella fascia di età da 15 a 45 anni è salita a 1,4.
Quarto: non è vero che il riconoscimento delle coppie di fatto non implichi la parificazione con l’istituto del matrimonio. La prova provata ci giunge proprio dalla patria dei venerati Pacs, la Francia, dove una serie di pronunce dell’Alta autorità di lotta contro le discriminazioni (Halde) sta, di fatto, indirizzando il governo di Sarkozy verso una piena equiparazione di coppie di fatto e matrimonio.
Quinto: riconoscere le coppie di fatto significa estendere tutele a un nucleo relazionale che rimane comunque fragile ed effimero. A suffragio di questa tesi si potrebbero citare numerose ricerche sociologiche, ma ci limitiamo a ricordare la recente notizia, datata 13 settembre 2008, che riferisce del divorzio della prima coppia gay d’Italia sposata con un Pacs.
Sesto: se stabiliamo che la famiglia non è più quella naturale fondata sul matrimonio, con quale argomento ci si potrà opporre, ad esempio, alla legalizzazione della poligamia, o all’unione tra tre persone, o al riconoscimento dell’unione tra una persona e un animale? Una volta esiliato il diritto naturale dalle leggi, interrogativi come questi saranno all’ordine del giorno.
Occorre continuare?


IL PAPA E LA FAMIGLIA

17:01, 19 September 2008 .. 2 comments .. Link

Papa. Mass media minano famiglia e diffondono edoismo

Favoriscono una mentalità nella quale Dio è assente

Roma, 19 set. (Apcom) - La "crescente secolarizzazione della società che pone il mondo e l'umanità ai limiti della trascendenza" sta invadendo "tutti gli aspetti quella vita quotidiana, favorendo una mentalità nella quale Dio è assente dall'esistenza e dalla coscienza umana". Benedetto XVI mette in guardia dal rischio di secolarismo ed edonismo, nel suo discorso ai vescovi di Panama in visita ad limina, che si tiene cioè ogni 5 anni.

Questa mentalità, ha affermato, "si serve spesso dei mezzi di comunicazione sociale per diffondere l'individualismo, l'edonismo, ideologie e costumi che minano i fondamenti stessi del matrimonio, della famiglia e della morale cristiana". Il Papa ha lodato l'operato dei missionari e missionarie a Panama e il fatto che "con abnegazione, molte famiglie vivono in patria l'ideale cristiano, in mezzo a non poche difficoltà, che minacciano la solidità dell'amore coniugale, la paternità responsabile e l'armonia e stabilità dei matrimoni".

"Non saranno mai abbastanza gli sforzi per sviluppare una pastorale familiare vigorosa - ha sottolineato Benedetto XVI - che inviti le persone a scoprire la bellezza della vocazione al matrimonio cristiano, a difendere la vita umana dal concepimento al suo termine naturale, a costruire focolari domestici nei quali i figli vengano educati nell'amore alla verità del Vangelo e ai solidi valori umani".



UOMO E ANIMALI

11:19, 16 September 2008 .. 0 comments .. Link
Orsi, balenottere e cristiani. Quando nel circolo mediatico l'animale vale più dell'uomo
 
di Umberto Folena
 
Giornate di pena per l’opinione pubblica globale. Le immagini di Colin, cucciola di balenottera ferita e disorientata che al largo di Sydney scambia un modesto yacht per la sua mamma, venendo invano soccorsa, hanno scosso la coscienza globale. «Abbiamo dovuto sopprimerla – testuale tradotto dall’australiano – per farla morire con dignità», e quel «morire con dignità», attribuito di solito ad altri esseri viventi, ci ha procurato un lungo brivido. E che pena per l’orso bruno di Molveno, nel Trentino, narcotizzato perché finito tra le case a curiosare tra i cassonetti, e precipitato nel lago, morto annegato. Mentre scriviamo, invece, incerta è la sorte di altri nove plantigradi polari, alla deriva su un frammento di pack artico al largo dell’Alaska. Non escludiamo una mobilitazione planetaria ed una spedizione di soccorso, se le divinità dell’audience globale lo imporranno. Giornate di sostanziale indifferenza, invece, per le decine di cristiani massacrati perché cristiani nel distretto di Kandhamal, Orissa, India. Scuole, orfanotrofi e ospedali distrutti, poveracci in fuga nella giungla, una giornata di preghiera lo scorso 5 settembre (festa della beata madre Teresa di Calcutta) rimasta nell’ombra, a parte i media cattolici la cui forza d’impatto, nel circo mediatico, è quella che è. In Iraq non va meglio: i cristiani sono dimezzati, dall’inizio della guerra. L’arcivescovo di Mosul è l’ultima vittima illustre: un richiamino in prima pagina e via. Premesso che anche la sorte di orsi e balenottere ci sta a cuore, e abbiamo imparato che a lamentarti e piagnucolare e fare la vittima (anche se vittima sei) risulti noioso e ti tiri la zappa sui piedi, quindi la parola d’ordine è dignità, tutto ciò premesso ci domandiamo: perché? Onestamente, non lo sappiamo con certezza. Però qualche sospetto l’abbiamo. E il sospetto maggiore è che in fondo non abbia torto papa Ratzinger a denunciare il relativismo imperante. Lasciamo stare l’alta filosofia; qui parliamo del relativismo pratico e quotidiano, secondo il quale tutto fa brodo e nella gerarchia dei fatti al primo posto vengono quelli che fanno vibrare le emozioni e sono più convenienti perché vendibili, facendo alzare l’audience. Volete mettere Colin con qualche anonimo fuori casta di un remoto villaggio indiano? Volete mettere gli orsacchiotti, bruni o bianchi, con i cristiani, descritti perlopiù come sordidi intriganti da scrittori modaioli, registi militanti e giornalisti ideologizzati? Altro sospetto: se a rischio sono balenottere e orsi, il cuore sussulta. Se a rischio è la libertà religiosa, chissenefrega. Eppure è la ragione a suggerirci che la libertà religiosa è la madre di ogni libertà. Ed è Alexis De Tocqueville ad affermare che «il dispotismo non ha bisogno della religione, la libertà e la democrazia sì». Stiamo scivolando giulivi nel torrido e ferale abbraccio di una società dispotica, concentrata su cose ed emozioni da consumare. Ma sono soltanto sospetti. Che ci piacerebbe confidare ai nove orsi bianchi alla deriva, prima che qualcuno decida, per evitare loro inutili sofferenze, di «sopprimerli con dignità» (e in mondovisione). (Da "Toscana Oggi", 14 settembre 2008).


I MEETING REGIONALE TN/AA

11:51, 6 September 2008 .. 0 comments .. Link

Primo meeting regionale del Movimento per la Vita di Trento

 

In occasione dei 30 anni della legge sull’aborto e della contestuale nascita del Centro di Aiuto alla Vita (CAV) di Trento, il Movimento per la Vita di Trento organizza per venerdì 12 e sabato 13 settembre 2008 un Meeting incentrato sulle tematiche e i problemi della vita umana, dal suo concepimento alla morte naturale.

Impegnati a sostenere la cultura della vita, si discuterà degli aspetti relativi al concepimento e il concepito, la gravidanza “inattesa” o “indesiderata”, i metodi contraccettivi e abortivi (RU486, ecc.), l’aborto in sé (la legge, i fattori, i modi, i rischi), i diritti e le condizioni della madre (minorenne o maggiorenne), i posti dove trovare aiuto concreto e tipi di aiuto, i diritti del nascituro/neonato, le adozioni, la bioetica, ecc.

 

Tale Meeting è aperto alla popolazione e soprattutto ai giovani.

 

PROGRAMMA DELLE GIORNATE

 

VENERDì 12 SETTEMBRE

 

1.      14:30 – Tavola rotonda: con i fondatori del CAV di Trento (nel 1978) padre Angelo Del Favero, Graziella Ober e Giuseppe Frattin

 

2.      15:30 – “Legge 194/78: storia, valutazioni, proposte”: con Pino Morandini (magistrato, vicepresidente del Movimento per la Vita Italiano)

 

3.      16:30 – Conferenza sugli aspetti etici e antropologici della vita:

·        “Ma questo è un uomo” con Mario Palmaro (filosofo del diritto, docente di bioetica presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e l’Università Europea di Roma)

·        “La questione antropologica di fronte alla vita nascente. Profili etici, deontologici e giuridici” con Marina Casini (ricercatrice dell’Istituto di Bioetica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore)

 

4.      20:30 – Dibattito con Savino Pezzotta

 

 

SABATO 13 SETTEMBRE

 

1.      10:00 – Conferenza sui modi e i rischi dell’aborto:

·        “Il post-aborto” con Cinzia Baccaglini (psicologa e psicoterapeuta della famiglia, esperta in sindrome post-aborto e post-fivet)

·        “Diritti e doveri e promesse mancate” con Mariastella Paiar (avvocato)

 

 

2.   15:00 – Conferenza sulla questione della vita nascente:

·        “La straordinaria storia di Pollicino (dall’embrione al bambino)” con Pino Noia (ginecologo e docente universitario all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma)

·        “Aborto: causa, conseguenze e situazione attuale” con Renzo Puccetti (specialista in medicina interna)

 

3.   17:00 – “La bioetica vista dai mass-media” con Francesco Spada (giornalista, docente di comunicazione)

 

4.      20:30 – Dibattito sulla questione aborto e metodi contraccettivi e abortivi: “RU486: pro o    contro la donna?” con:

-         Lucio Romano (ginecologo e docente universitario)

-         Il ginecologo radicale Silvio Viale

 

 

Il Meeting si terrà presso il CENTRO CONGRESSI DELL’HOTEL SPORTING TRENTO (via R. Da Sanseverino 125 – 38100 Trento), una struttura alberghiera in cui verrà fornito un adeguato servizio di ristorazione e che si trova in una zona strategica e comoda, vicina al centro città (viene organizzato un servizio navetta tra l’hotel e il centro città e altre zone).

 

Nel corso delle due giornate saranno programmati momenti di intrattenimento vario (musicale) ed intrattenimento per i bambini (baby-sitting).

 

 

Riferimenti per qualunque informazione sull’evento:

 

v    Centro Aiuto alla Vita di Trento

Tel e fax: 0461 220121

E-mail: centroaiutovitatrento@virgilio.it

v    Movimento per la Vita di Trento

Tel e fax: 0461 237818

Cell: 349 3933383



RU486, LA PILLOLA DELL'INGANNO

15:24, 15 January 2008 .. 2 comments .. Link

Ru486, la pillola dell'inganno

di Giulia Tanel

La Ru486 è la pillola abortiva che da aprile entrerà ufficialmente in commercio. Nella concezione comune, l’aborto farmacologico costituisce un passo avanti nelle tecniche abortive perché “è meglio così che subire un intervento”. Affermando questo, però, si ignorano due punti fondamentali: la Ru486 non è la pillola magica, veloce e indolore che tanto viene idealizzata e in più quello di cui si sta parlando continua ad essere, seppure  si faccia di tutto per nasconderlo, un omicidio.

Analizziamo nel dettaglio l’aborto farmacologico. Per cominciare è importante sottolineare che la pillola non è una, bensì sono due: la prima contiene il mifepristone e va presa entro la settima settimana di gravidanza, mentre la seconda è il misoprostol e va assunta, se occorre, tre giorni dopo la prima. Il mifepristone è “uno steroide sintetico che blocca i recettori del progesterone, ormone necessario alla sopravvivenza e allo sviluppo del feto. Il risultato è, sostanzialmente, una lenta morte in pancia dell’embrione.” (“La favola dell’aborto facile”, A.Morresi e E.Roccella). In pratica si fa morire proprio figlio di fame. Nelle ventiquattro ore successive l’assunzione della prima compressa, il 3% delle donne espelle l’embrione, mentre il restante 97% deve ritornare in ospedale per prendere la seconda pillola: il misoprostol. Questa sostanza è “una prostaglandina che, rilassando il collo dell’utero e inducendo le contrazioni, permette l’espulsione del sacco amniotico con l’embrione dentro”(op.cit) nell’arco dei quattordici o quindici giorni successivi, salvo complicazioni. A questo punto, alla donna non rimane altra alternativa se non quella di tornare a casa ed aspettare, in un’angosciante solitudine, l’espulsione dell’embrione. “Il tragico casalingo” l’ha definito Giuliano Ferrara. La solitudine e l’ansia non sono però le uniche variabili con cui la donna deve fare i conti; in realtà, ad esse sono correlate un numero spropositato di probabili sintomatologie fisiche: nausea (61% dei casi), perdite consistenti di sangue, dolori addominali e crampi, mal di testa… . Ma il dramma, ancora una volta, non si conclude qui: il 56% delle donne, infatti, soffocate dall’apprensione di controllare che l’emorragia non sia troppo consistente, riconoscono nell’assorbente l’embrione abortito, con conseguenze psicologiche considerevoli. Dopo quattordici o quindici giorni, la donna deve sottoporsi ad un’ulteriore visita medica per controllare che l’utero sia effettivamente vuoto e che tutto sia andato secondo previsione. Nel  92-95 % dei casi l’aborto è avvenuto, mentre il restante 8-5 % delle donne sono costrette a sottoporsi ad un nuovo aborto mediante il metodo chirurgico per eliminare definitivamente l’embrione.

 

Questo è l’aborto “facile e indolore”. Una vicenda dolorosa in cui tutto è indeterminato: come, dove, quando, se… . Un processo che si protrae per quasi tre settimane e che quindi non può essere effettuato in strutture ospedaliere perché comporterebbe un dispendio economico troppo elevato. Una tragedia di cui è facile morire, a causa di emorragie o di infezioni. Una disgrazia in cui i capri espiatori non sono più esclusivamente dei bambini innocenti, ma di cui sono vittime anche le donne.



L'APOLOGETA TERTULLIANO

15:31, 11 June 2007 .. 2 comments .. Link

Tertulliano contro l'infanticidio e l'aborto

 

di Giulia Tanel

 

Riporto qui di seguito un testo scritto nel II secolo dopo la nascita di Cristo dall’apologeta Quinto Settimio Florente Tertulliano. Egli, nella sua operaApologeticum, condannava, infatti, l’infanticidio e l’aborto, adducendo motivazioni più che condivisibili e valide ancora oggi.

 

Da Apologeticum, 9, 1-8 (traduzione di Onorato Tescari)

CAPO 9 -- I Cristiani non meritano di essere accusati d'infanticidio e di pasti nefandi, ma essi, i Pagani. Altrettanto dicasi dell'incesto.

[1] Per riuscire a confutare maggiormente l'accusa di questi delitti, dimostrerò che da voi vengono, parte apertamente, parte occultamente, essi compiuti: per cui forse l'avete creduta anche sul conto nostro.[2] In Africa venivano sacrificati pubblicamente bambini a Saturno fino al proconsolato di Tiberio, il quale fece appendere i medesimi sacerdoti, come su croci votive, ai medesimi alberi del suo tempio che coprivano con la loro ombra tali delitti:ne sono testimoni i soldati di mio padre, che adempirono proprio quell’ufficio a quel proconsole.[3] Ma tuttora si persevera in questo rito esecrando occultamente. Non sono solo i Cristiani a non tener nessun conto di voi: non v'è delitto che venga sradicato per sempre, né dio alcuno che cambi i suoi costumi. [4] Non avendo Saturno risparmiato i propri figli, non esitava a non risparmiare quelli degli altri; tanto più che, in verità, i loro genitori stessi gli offrivano e si presentavano di buon animo, e i bimbi accarezzavano, perché si lasciassero sacrificare senza piangere. E tuttavia il parricidio differisce molto dall'omicidio. [5] Presso i Galli vengono sacrificati a Mercurio uomini di età matura. Lascio i drammi Taurici al loro teatro. Ecco, in quella religiosissima città dei pii Eneadi v'è un Giove, che, durante gli spettacoli celebrati in suo onore, aspergono di sangue umano. 'Ma col sangue d'un bestiario', voi dite. Si capisce, codesto è meno grave, penso, che col sangue di un semplice uomo. O non è, invece, più turpe, per il fatto che spruzzate un dio col sangue di un uomo malvagio? Non c’è comunque dubbio che è sangue versato con l’uccisione di un uomo. O Giove cristiano e figlio di suo padre soltanto in quanto a crudeltà! [6] Ma poiché per l'infanticidio non c'è differenza se venga compiuto per un rito sacro o per capriccio, sebbene fra il parricidio e l'omicidio ci sia differenza, mi rivolgerò al popolo. Fra costoro che ci stanno d'intorno e anelano avidamente al sangue dei Cristiani, anche tra voi stessi governatori giustissimi e severissimi con noi, di quanti volete che io bussi alla coscienza, i quali uccidono i loro figli?[7] Che se c'è una differenza anche intorno al modo dell'uccisione, certo agite più crudelmente voi soffocandoli nell'acqua o esponendoli al freddo, alla fame, ai cani: non c'è adulto che non preferirebbe morire di spada.[8] Quanto a noi, essendoci interdetto l'omicidio una volta per tutte, non ci è consentito di distruggere neanche la creatura concepita nel grembo, l’embrione che si sta trasformando in un essere umano. E’ un omicidio affrettato impedire di nascere, e non importa se si soffoca una vita formata o se si sopprime una vita nascente. E' uomo anche chi sta per diventarlo; anche ogni frutto esiste già nel seme.



LA SOCIETA' OGGI

13:12, 28 April 2007 .. 3 comments .. Link

Il declino della società

 

di Giulia Tanel

 

E’ sempre più evidente che la società italiana - e anche la società tutta - vuole auto-distruggersi.

Questo “processo degenerativo” ha preso il via in Italia in misura sempre maggiore dopo due avvenimenti decisivi: l’introduzione del divorzio nel 1970 e l’approvazione della legge sull’aborto nel 1978.

Ma ancora oggi si discute di famiglia. Di quella famiglia che nella Costituzione stessa viene definita “come [una] società naturale fondata sul matrimonio” (art. 29). Il dibattito è scaturito dal ddl sulle unioni civili presentato dalle Ministre Bindi e Pollastrini che pone in rilievo il pensiero dominante, ovvero: “i desideri delle persone sono tutti leciti!” e “i diritti devono essere concessi a tutti senza discriminazioni!”; ma nella richiesta dei corrispettivi doveri ogni discriminazione è molto più che lecita.

Ma attenzione, ultimamente è sbarcata sulle sponde dell’autolesionista società italiana (e non solo) una nuova moda: si tratta dell’associazione anglosassone Childfree (alla lettera “liberi dai figli”), che prende spunto dal “Dink” - un acronimo nato negli Stati Uniti nei primi anni Ottanta che sta per “Dual Incombe, No Kids” – e che propaganda una vita senza figli, alla luce di un individualismo edonista.

Ricapitoliamo: non solo si vuole distruggere la famiglia come istituto fondante della società in cui ogni individuo ha il diritto di essere educato e socializzato, ma si vuole anche mettere in discussione l’accezione positiva comunemente associata alla procreazione e al ruolo genitoriale.

«Tantissime donne, in questo momento riaffermano a gran voce “Io madre? Mai, no grazie”. Non vogliono essere chiamate egoiste, perchè la loro è una scelta: restare felicemente sposate, felicemente senza figli. E considerano con tristezza le donne che sono diventate madri, poiché non è detto che se si è fisicamente predisposte a generare bisogna doverlo fare per forza» (Roberta Esposito, http://www.7magazine.it/news2006/n014/childfree.asp).

Attualmente, la percentuale italiana di figli per donna è pari a 1,33 per cento e - secondo dati del 2006 - il tasso di natalità si aggira attorno all’8,72 per mille, mentre quello di mortalità sfiora il 10,4 per mille (http://www.indexmundi.com/it/italia/). La situazione è chiara: se si andrà avanti per questa strada il declino costituirà l’unica prospettiva possibile. Non si tratta di fare del finto allarmismo o di incitare alla procreazione non responsabile, assolutamente. Si tratta semplicemente di analizzare lucidamente la realtà e prendere atto che, forse, non tutto ciò che è stato concesso in passato ha costituito una conquista, anzi. Infatti, come ci dice anche Antonio Socci nel suo libro “Il genocidio censurato”, «secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (dati del 1997) ogni anno sarebbero praticati 53 milioni di aborti» (p. 11) e «a tutte queste vittime soppresse con questi sistemi ( l’autore nel paragrafo precedente ha menzionato vari tipi di aborto: farmaceutico o con dispositivi antinidatori, ndr ) poi si aggiunge l’immenso numero di embrioni “prodotti” per la fecondazione artificiale e – in un modo o nell’altro – soppressi» (p. 23). Anche in questo caso i numeri parlano da soli: all’appello mancano milioni di persone uniche ed irripetibili.

 

Oggigiorno, dunque, è sempre più urgente lanciare appelli in difesa della vita, della famiglia fondata sul matrimonio - «Vittorio Messori osserva […] che matrimonio, derivando dal latino mater e munus, significa “il compito di essere madre”» (Francesco Mario Agnoli, Attacco alla famiglia, p. 13) -  e a tutela della procreazione come atto responsabile nei confronti del nascituro e dell’intera società.

Questo perché arrivare a dire che la famiglia è  “l’insieme delle persone che usano lo stesso frigorifero” - com’è stato proposto in Finlandia - vuol proprio dire aver toccato il fondo, e non è poi così vero che la consapevolezza di non poter cadere più in basso è confortante.



LA VITA COME DONO

21:24, 14 April 2007 .. 2 comments .. Link

L’Articolo 32 e l’Indisponibilità della Vita

 

di Giuliano Guzzo

 

Coloro che in Italia auspicano la legalizzazione dell’eutanasia, ideologicamente interpretata come gesto di somma ed insindacabile autonomia da parte del paziente, da qualche tempo hanno preso a strumentalizzare l’Articolo 32 della Costituzione Italiana facendone quasi una bandiera.

In particolare, ripetendo quasi ossessivamente che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”taluni intendono deliberatamente occultare l’eutanasia omissiva, ossia quel decesso provocato dalla sospensione, invocata dal paziente, di ogni minimo presidio terapeutico. Lo stesso Ignazio Marino, Presidente della Commissione igiene e sanità del Senato, pur professandosi credente nonché pignolo lettore del Catechismo della Chiesa Cattolica, persiste nel circoscrivere la definizione dell’eutanasia solamente nella sua modalità “attiva”, dimenticando ad esempio come la definì Giovanni Paolo II: “Azione o omissione, che di natura sua, o nelle intenzioni, procura la morte, allo scopo di eliminare ogni dolore” (Evangelium Vitae, 25/03/95). Quanto all’Articolo 32, vi sono alcune doverose precisazioni che meritano di essere svolte. Anzitutto, è bene ribadire che la lettura di un qualsivoglia Articolo della Costituzione astratta dai principi che innervano l’intero testo è da considerarsi quanto meno fuorviante e incompleta. Non si può leggere un articolo di un ordinamento giuridico o – peggio – una parte di un singolo articolo astrattamente, dimenticando o facendo finta di dimenticare l’ambiente valoriale nel quale le parole estrapolate vennero ideate. Quanti ieri sostenevano il diritto di Welby a morire e oggi si battono, senza voler sentir ragioni, per l’obbligatorietà (come prevede il DDL n. 687 del 27/06/06, di Ignazio Marino)  del testamento biologico, non citano mai l’Articolo 32 per intero, sebbene siano solamente tre righe. Come mai? Perché sanno che la prima parte dell’Articolo 32 parla della salute “come fondamentale diritto dell’individuo” e sanno, anche se non lo ammetteranno mai, che in Italia le vere priorità dei pazienti si chiamano assistenza sanitaria, efficienza delle strutture ospedaliere e alleanza terapeutica, non certo rifiuto delle terapie. Ma torniamo all’Articolo 32. Come si diceva poc’anzi, anche la più elementare ermeneutica giuridica ci suggerisce di interpretare l’Articolo 32 alla luce del contesto nel quale venne pensato, redatto e in seguito approvato. Ebbene, l’Articolo 32 è figlio di un momento storico, quello dell’immediato dopoguerra, nel quale, viste soprattutto le atroci e disumane sperimentazioni che ebbero luogo nei campi di concentramento nazisti, era urgente e doveroso offrire al cittadino strumenti giuridici tali da impedirgli di divenire nuovamente cavia da laboratorio. Di qui, il riconoscimento costituzionale dell’impossibilità di somministrare al paziente trattamenti terapeutici contro la sua volontà.

Tuttavia non ci si deve scordare che quello della libertà e dell’autodeterminazione, non è affatto l’unico principio costituzionale, anzi. Ve n’è uno forse più importante: quello dell’indisponibilità della vita, ovvero dell’impossibilità da parte di ciascuno di prestabilire il come e il quando della propria morte. Lo riconoscono senza difficoltà anche i più laici cultori del diritto, basti pensare all’ex Presidente della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky il quale, non più tardi di qualche settimana fa, scrisse proprio che il nostro ordinamento giuridico “è ispirato, nel suo complesso, al principio di indisponibilità della vita” (Repubblica 19/03/2007). Il perché di questa indisponibilità trova ragione, per i credenti, nella sacralità della vita. Ma anche per chi non crede ci sono ottime ragioni per attenersi a codesto principio.

Scriveva l’agnostico Immanuel Kant: “L’uomo non può disporre di sé stesso, poiché non è una cosa […] egli è una persona, il che differisce da una proprietà, perciò egli non è una cosa, di cui possa rivendicare il possesso, perché è impossibile essere assieme una cosa e una persona, facendo coincidere il proprietario con la proprietà. In base a ciò l’uomo non può disporre di sé stesso” (Lezioni di etica, Laterza, Roma-Bari, 1971, p.189).

L’impeccabile ragionamento di Kant ci porta a comprendere come in realtà sia del tutto contraddittoria quella visione esasperatamente individualista che vorrebbe l’essere umano al contempo padrone e proprietà di sé stesso, dimenticando quel vitale tessuto di relazioni che compone e valorizza la persona. Del resto, quand’anche fosse per assurdo legittimo il diritto di porre fine alla propria vita, ci sarebbe comunque da chiedersi perché una persona chiede di morire.

E’ difatti sperimentalmente dimostrato che laddove sussista una consolidata alleanza terapeutica supportata da terapie all’avanguardia, la richiesta di morte riguarda quasi esclusivamente persone che vivono uno stato di depressione. Diffidiamo quindi di chi, strumentalizzando in maniera assai cinica il dolore di chi soffre per davvero, tenta di farci credere che le urgenze non procrastinabili del sistema sanitario italiano siano il testamento biologico o la richiesta di morire. La vera sfida è quella di garantire a ciascun paziente un’assistenza adatta tanto sul piano terapeutico quanto su quello umano. Solo così si potrà arrestare il diffondersi di disperate richieste di morte. Tutelando la dignità di ciascun paziente e allontanandolo dalla tentazione di violare l’indisponibilità della vita.

 



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