JOHN CARPENTER L’OUTSIDER

Forse l’ultimo degli autori americani con l’anima indipendente, Carpenter è sempre stato uno strano caso al limite dell’ostracismo, in patria, infatti è da un lato trattato come un reduce del Vietnam, un personaggio scomodo per Hollywood, visto come un mestierante quando in realtà è un autore di tutto rispetto, fatica a trovare i soldi e ha dovuto quasi sempre lavorare con budget indipendenti, rispetto ai canoni americani.
Scrive, dirige e compone le musiche per tutti i suoi film, molti dei suoi lavori hanno una forza allegorica e metaforica, spesso antiamericana, antimilitarista e anti società consumistica (Fuga da New York, Essi Vivono, Fuga da Los Angeles), pur amando il sogno americano e il patriottismo, quello positivo, i suoi film possono essere letti in questa chiave, ama il genere western, pur non avendone potuto girare, formalmente nemmeno uno, anche se spesso i suoi film sono western mascherati, Howard Hawks a cui si ispira da sempre, prendendone il testiomone stilistico diretto, come dichiara Carpenter : “Hawks ha girato un solo film per tutta la sua carriera” lo stesso ha fatto Carpenter, quasi tutti i suoi film sono una reinvenzione continua dello stesso film, in termini di circostanze.
È appassionato di Lovecraft e di fisica quantistica, da vedere assolutamente tre film su tutti (
Nel cinema di Carpenter il male acquista un valore simbolico e metafisico, anche nel narrare le gesta di un serial killer come in Halloween dove Michael Myers è male puro, ancestrale, come il male incarnato in creature primordiali (vedi Lovecraft) e antiche (
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a.a.