INLAND EMPIRE

la mia ragione illusa e sopraffatta a poco a poco dalle emozioni.
dapprima come uno sciocco ho cercato di dare un senso a cio che vedevo e ascoltavo. per avere un senso.
e proprio questo ha permesso all'allucinazione di entrare sottopelle e trascinarmi via con se. nella paura e nella sofferenza.
è spiazzante e per alcuni forse non sarà nemmeno cinema. per me di certo è arte.
come sempre Lui gioca con la mia razionalità innocente perchè così può portarmi via e abbandonarmi in qualche strada perduta. dove c'è un mostro come laura dern e la sua storia e la storia del suo personaggio e la storia dei personaggi di cui parla il suo personaggio e di quelli di cui parlano gli altri personaggi. tanti fantasmi tutti vivi nel mondo della rappresentazione in cui regna la confusione tra realtà e immaginazione.
forse alla ventunesima visione riuscirò a ricostruire la matrioshka fracassata che Lui mi ha regalato ma non servirà a nulla in fondo. perchè la differenza la fanno proprio le sensazioni.
quelle degli attori che entrano nei personaggi e quelle dei personaggi che entrano negli spettatori. e che poi non riescono ad uscire.
più che una semplice visione per me è stata un'esperienza emotiva che mi ha lasciato spossato e stanco. il mio cervello ha reagito alle immagini e ai suoni come se fosse stato in preda ad un'allucinazione prodotta dall'effetto di una droga assunta attraverso gli occhi e le orecchie.
tutto: la strada la macchina la gente persino il mio gatto a casa sul letto sembrava strano.
poi mi si è strusciato addosso tenero e dolce e mi ha riportato qui.
grazie spillo.
m.
Descrivere cosa ti succede dopo aver visto l’ultimo Lynch non è facile. Non capisci bene se quello che senti è reale o è ancora quel viaggio allucinatorio in cui ti sei perso per 182 minuti.
Quello slittamento continuo tra sogno e realtà. La sovrapposizione di questi due piani sembra non finire mai in Inland Empire e dopo. Quel viaggio nell’interiorità e nell’impero della mente non sembra solo quello di Laura Dern ma il tuo. Perché cerchi a fatica di trovare un’unità a quei pezzi disgregati e visionari, perché la voglia di vedere il puzzle completo deve essere più forte della sensazione di smarrimento e stordimento di fronte all’abisso dell’esperienza. Ma questo è solo quello a cui sei più abituato. E’ solo il tuo bisogno di spiegazioni, di trovare un senso logico. Perché lo sforzo della ricostruzione ti appartiene più della scissione.
Cercare il senso di questo film non ha senso. Probabilmente ti serve solo perché conosci di più la necessità di razionalizzare e di trovare significati, ma lasciarsi guidare dal proprio istinto almeno per una volta è liberatorio anche se innaturale per te. Allora capisci il genio di Lynch e il suo abbandonarsi alle libere associazioni. Se riesci a non pensare ma ti lasci trasportare, allora capisci davvero che non devi chiederti cosa c’entrano quei conigli e le puttane che ballano. Perché forse se ti sforzi un senso ce l’hanno ma è solo quello che vuoi dargli tu. Ognuno prende da Inland Empire ciò che vuole, la necessità di trovare una soluzione al mistero o il bisogno di passarci dentro e basta. Ognuno trova il suo senso e i suoi nessi perché ognuno ha il suo inconscio e il suo impero.
Ma tutto questo naturalmente è solo quello che la mia mente ha voluto vedere.
M.M.
Tre ore di immagini. Offuscate, patinate, doppie, frammentarie.
Si accendono le luci e tu sorridi.
Perché ha vinto di nuovo.
E’riuscito ad annullare ogni tuo bisogno.
A tenerti incollato alla poltrona, facendoti pure dimenticare di dover fare la pipì.
Ti ha portato in un mondo. Nel suo mondo.
Ti ha aperto una finestra sul suo impero. Sui suoi sogni.
Che non è detto non possano diventare reali.
Ti ha fatto vedere quali mostri può generare la mente umana.
Il sonno della ragione, lo chiamava Goya.
INLAND EMPIRE, Lynch.

misia
In questi tempi di scontatezze e piattume cinematografico…
Ci sono solo due autori in grado di stimolare l’inconscio e di manipolare il cinema come materia fisica e metafisica, uno è Cronenberg, l’altro, l’immenso Linch, parlare di quest'opera e’ possibile, comprenderla in termini narrativi, pure, ma non serve.
È un esperienza da vivere, sentire, percepire ed osservare, abbandonandosi ad esso riponendo tutta la tua fiducia nel Virgilio dell’arte contemporanea.
INLAND EMPIRE è un esperienza piu’ che un film e nello stesso tempo e’ piu’ film di tutti gli altri, e’ la perfetta esecuzione di quello che il cinema potrebbe e dovrebbe essere sempre,
Un trip emozionale e sensoriale ed un esperienza collettiva, piu’ che una banalita’ filmata e appoggiata a canoni stantii solo per andare sul sicuro ed incassare, a cui ci hanno abituato, come sosteneva Orson Welles, “il cinema è l’arte del nostro secolo e bisognerebbe utilizzarlo in questi termini” INLAND EMPIRE coglie a pieno l’essenza di questo discorso, personalmente posso dire che è talmente stimolante da avermi alterato la percezione per la mezz’ora successiva alla conclusione del film, tutto sembra emergere dal film, e il film sembra emergere dall’inconscio, per poche ore è come se una finestra sul subconscio è stata aperta e richiusa solo quando la ragione ha ripreso il sopravvento su noi stessi.
L’unico modo che mi viene in mente per descrivere l’arte di linch è citare Rod Serling:
“esiste una regione tra la luce e l'oscuritá,
tra la scienza e la superstizione, tra l'oscuro baratro dell'ignoto e le vette luminose del sapere...
E' la dimensione dell'immaginazione,e' una regione che potrebbe trovarsi...
Ai confini della realtà!”
a.a.