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Matteo Del Cesta

65. Quanto conta essere felici?

2:22 AM, 3 September 2008 .. 7 comments .. Link

Questi mesi di lontananza dal mondo del blog hanno una spiegazione. Sono saturo di tutto, di un'italia che va a rotoli, di un mondo che non cambia, di vedere milioni di vite scorrermi accanto nel più grigio torpore, incuranti di tutto e di tutti.

Queste cose sommate insieme mi hanno fatto riflettere e mi hanno fatto chiedere più volte: ma io sono felice? E, soprattutto: come si misura la felicità?

L'avere ideali e sensibilità porta per forza di cose all'isolamento, perchè ti porta a farti carico non solo dei tuoi sentimenti ma anche di quelli che gli altri non hanno, ti porta a farti carico delle preoccupazioni per un mondo che non va anche per chi di questi problemi nemmeno si cura.

Sono sempre stato molto riflessivo e sensibile ai problemi di tutti i giorni, convinto che volere è potere, che unendosi e credendoci tutto può cambiare. Negli ultimi mesi mi sono disilluso, annichilito, conformato al comune sentire e comportarsi. E mi fa molto, molto male.

Sono felice a metà, perchè per quanto riguarda la mia situazione personale (familiare, sentimentale, lavorativa ecc.) sono felice, ma per quel che riguarda la società in cui vivo sono profondamente fuori posto. Mi sono convinto che niente può cambiare, che il benessere possa essere raggiunto solo nel proprio orticello, solo pensando a se fregandosene degli altri.

Sono un'idealista, vorrei che il mondo fosse L'Utopia di Tommaso Moro, ma purtroppo non è e non può essere così.

Questo pessimismo mi ha portato anche a fare riflessioni sul mio rapporto con la religione. Ormai posso dichiararmi Cristiano nel senso più vero e completo del termine; credo nell'esistenza di Gesù e nella sua parola, nell'interpretazione che ne do leggendo i Vangeli, sentendo quello che mi trasmettono le parole dei Profeti. Certamente non mi sento più cattolico, di questo ne sono sicuro. E mi sono chiesto: siamo noi che influenziamo i nostri credo o sono le nostre credenze ad influenzare le nostre scelte? Mi spiego meglio: siamo noi a crearci una religione su misura?

Sto delirando? Forse. Però vi invito ad un attimo di introspezione.

 

Fatevi due domande:

 

- siete felici?

- quanto conta essere felici?

 

Fatemi sapere, parliamone


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Commento senza titolo

9:05 AM, 3 September 2008 .. Posted by linda
io credo di essere felice, nonostante tutto...
anche se non ho tutto quello che vorrei, e a volte non vorrei quello che ho...

rileggevo qualche giorno fa "El conde Lucanor", un libro in lingua spagnola del 1200... una delle storielle raccontate parlava di un tizio che si lamentava della sua povertà, perchè era così povero che poteva mangiare solo lupini... e mentre mangiava i lupini laciava cadere le bucce per terra... dopo un po' voltandosi ha visto un uomo che raccoglieva le bucce dal terreno e le mangiava a sua volta, perchè era così povero che non poteva nemmeno permettersi di comprare i lupini...

in fondo, la felicità è sempre qualcosa di relativo...


ti leggo volentieri, non scomparire per mesi di nuovo... ;-)

linda

Commento senza titolo

9:06 AM, 3 September 2008 .. Posted by linda
...se ti fa piacere, ti aggiungo alla mia lista di amici...

Commento senza titolo

3:01 PM, 3 September 2008 .. Posted by desa78asr
Non so dire se sono felice. per me in questo momento? abbastanza. non del tutto a causa della mia ansiogenia che tu ben conosci.
per l'italia ed il mondo? no
Lo sai. la penso un po' come te.
ma non credo più che... '...se io posso cambiare...se voi potete cambiare... tutto il mondo può cambiare!'.
anche perchè... mai... io ho visto la gente cambiare in meglio.


Chiara mi scrive

9:36 PM, 3 September 2008 .. Posted by Matteo Del Cesta
Carissimo, la tua e-mail è quanto mai attuale, secondo me.

Io ho pensato spesso a quello che hai scritto, e credo che il punto non sia essere felici, o quanto, o come, ma sentirsi in pace con se stessi - cosa che credo sia tra le più difficili del mondo.

Moltissime persone, e ne sono convinta, sono sensibili alle problematiche della nostra società e del mondo, e tutte queste persone continuano comunque la propria vita limitandosi alla raccolta differenziata, alle adozioni a distanza, e a tirare alla fine del mese. Queste persone sicuramente si sentono isolate, come dici tu, e troveranno dei momenti di riflessione e magari anche di azione. Ma queste persone devono anche VIVERE in questo mondo e in questa società, e per farlo si devono adeguare alla massa. E non è che per questo motivo siano persone mediocri o superficiali. Non tutti hanno la vocazione o la forza per fare grandi cose, non tutti se la sentono di partecipare a manifestazioni, di partire con i medici senza frontiere, ma non per questo si tratta di persone cattive o insensibili.

Purtroppo viviamo in un'epoca che ha ridotto la voglia delle persone ad aiutarsi, si ha sempre paura di rimanere fregati, e per evitare ciò la soluzione è semplice: io sto nel mio e penso al mio, degli altri non me ne frega niente.

Anche la religione ci ha messo del suo, ne sono più che convinta. Non sono mai stata cattolica, difficilmente cristiana. Sicuramente, però, condivido in pieno il messaggio che Gesù ha voluto trasmettere, quello che chiamiamo "cristianesimo" e che purtroppo si è ridotto all'andare in chiesa a Natale e a Pasqua (mi raccomando vestito bene). Non sono religiosa, ma lavoro comunque allo Sportello Immigrati presso le ACLI (associazioni cristiane lavoratori italiani), e nel mio piccolissimo mi sento parte di un meccanismo che cerca di migliorare la situazione di altre persone e che cerca di diffondere un messaggio positivo. Non per spirito da crocerossina, ma perchè anch'io mi sono rotta di vedere quello che anche tu vedi. E allora provo a fare qualcosa. E a casa mia - che sarà pronta il prossimo anno - metterò i pannelli solari, anche se costano un botto. E mi incavolo quando vedo qualcuno che butta la plastica insieme alla carta. E spero di avere un orto un giorno, di invecchiare in campagna raccontando storie ai miei nipotini seduta sotto un albero, e di imparare il giapponese, l'albanese, lo spagnolo, l'arabo come si deve, ecc. ecc. E mi piacerebbe tanto essere una di quelle persone che fa un sacco di cose per gli altri, cose grosse, e che combatte per una giusta causa, che va contro politici e compagnia bella rischiando grosso. Oppure essere come Batman.
Ma non mi riesce, e per adesso sono felice così, nel mio microcosmo, aiutando le persone che mi stanno intorno, cosa che credo possa servire anche alle persone che non mi stanno intorno, tipo effetto farfalla. Cerco di diffondere un po' di gentilezza e ottimismo, perchè io non riesco a partire con i medici senza frontiere, e non sono Batman. E poi cerco di tenermi informata per capire ciò che è vero e ciò che non è vero, ciò che serve e ciò che fa male. Provo a vivere così. E non sono triste. Sono incazzata. Ma non triste. Sono triste quando litigo col mio ragazzo. Ma non per il mondo. Per come vanno le cose nel mondo non si deve essere tristi, ma incazzati, e se tutti reagissero anche solo un pochino in una qualsiasi maniera, forse le cose potrebbero iniziare ad andare un po' meglio. Forse. Io ci provo.

E non stai delirando. Quello che pensi è più che giusto.





O forse stiamo delirando in due!!!

Baci baci

Chiara.


Rispondo

10:30 PM, 3 September 2008 .. Posted by Matteo Del Cesta
A Chiara:
la pensi come me, anche io cerco di fare il massimo nel mio piccolo. Mi piacerebbe farlo fare anche agli altri, ma più ci provo e più vengo guardato come un panda in via d'estinzione, e me ne dispiaccio. e poi Grazie che mi hai fatto riflettere su un bel po' di cose e mi hai dato la rasserenazione di non essere un panda!

A Daniele:
concordo. non ci credo più nemmeno io, per il discorso del panda di cui sopra.

A Linda:
hai perfettamente ragione, ma... Un po' mi sono stufato di accontentarmi. Mi spiego: quando mi lamento e qualcuno mi dice "ricordati che c'è chi sta peggio di te" io rispondo, con una battuta ma non troppo "sì, è vero, ma c'è anche chi sta meglio... e sono tanti!".
Non penso che però la felicità sia relativa, penso come Chiara che la felicità sia stare bene con se stessi.
Io penso infatti che non si può dare amore prima di essere completi. Per questo penso, ad esempio, che quando stai con una persona l'altra persona non è "la tua dolce metà", non ti completa, ti deve migliorare. Prima di tutto devi essere completo da solo, poi solo dopo potrai dare amore e sentimenti agli altri e riceverne, migliorandoti.
grazie ancora linda, ci dgtiamo presto.


grazie a tutti!

La soluzione: l'AMORE!!!!!!!!!!!!!!

11:24 PM, 3 September 2008 .. Posted by Pippo
Ciao Matte,
come va? Ma possibile che dobbiamo comunicare sempre sul web? Possibile che non ci becchiamo mai? L'infelicità nasce anche dalle distanze causate dalle tecnologie........

Credo che quello che hai scritto sul post sia condiviso almeno al 90% dalla maggior parte delle persone occidentali.
Quello che mi viene in mente di dirti leggendolo è questo:
1) Secondo me gli ideali non portano affatto all'isolamento....nel mio caso (posso definirmi "marxista", ma perchè ho studiato le teorie marxiste da solo e approfonditamente, e non dando retta alle interpretazioni dei vari partiti comunisti che si sono susseguiti nel mondo e nella storia......anzi, ti assicuro che marx col comunismo come è stato visto nel 900 non ha proprio niente a che fare!!), gli ideali mi hanno invece aiutato a capire il ruolo che rivesto nella società e quindi a condividere i miei problemi con altre persone e cercare di discuterne per risolveri (non voglio usare il termine ormai stantio e anacronistico di "coscienza di classe", ma è qualcosa di simile). L'ideale non deve spingerti a farti carico dei problemi degli altri, ma soltanto a farti capire chi sei, cosa vuoi e cosa invece vorrebbero farti fare......proprio per non arrivare al punto di essere "disilluso, annichilito, conformato al comune sentire e comportarsi. E mi fa molto, molto male". Questo stato d'animo che provi è proprio quello che il vecchio Carletto chiamava "ALIENAZIONE".
2)Del fatto che noi come persone non possiamo fare niente per cambiare questo stato di cose è cosa certa. Quello che possiamo fare è soltanto avere coscienza di se stessi e cercare di farla avere anche agli altri. Sono sicuro che se tutti si rendessero conto di quello che rappresentano, del ruolo che hanno e di quello che fanno per gli altri (chiamali padroni, capi, stato, banche, aziende ecc ecc) e non per se stessi....il gioco sarebbe fatto. Ma sarà il tribunale della storia a decidere il quando e il come...non certo noi.
3)Per quanto riguarda la religione, se dici che ti sei avvicinato ad essa per lo sconforto che provi, capirai subito che il tuo ragionamento ha un vizio di fondo. Ma comunque se ti dà un qualche minimo di piacere e sicurezza credere in una religione ti consiglio di perseguire...tanto credo che essa sia nata dall'uomo proprio per questa missione e non per altro....io per ora mi trovo ancora bene con la scienza..purtroppo ho il brutto vizio del se non vedo non credo.
4)Il consiglio che ti posso dare è quello di rispondere a tutto con l'amore e di vivere con amore e per l'amore. Non prendermi per un fricchettone rincoglionito (io li odio quei parassiti....la testa va sempre tenuta alta!). Forse ti dico questo perchè ho iniziato una storia da non molto e sono innamorato, ma ti assicuro che l'odio, l'invidia, la cattiveria ecc portano solo a cose negative a ad una vita agra.

Ti mando un abbraccio...hasta luego!



A Pippo

2:10 AM, 5 September 2008 .. Posted by Matteo Del Cesta
Ciao Pippo!
naturalmente concordo con te e non mi sorprendono le tue analisi, fini e erudite, proporzionate al tuo cervello brillante.
Per la religione però dicevo che sono arrivato ad una vera coscienza di ciò che provo, non mi sono avvicinato a qualcosa, ho capito davvero come la penso. Mi sono fatto un mazzo tanto a spulciarmi tutte le religioni del mondo per vedere se ero allineato a qualcuna delle esistenti. Picche, in tutte c'è sempre un qualcosa in cui non mi riconosco. E allora sai che c'è? vado avanti per la mia strada e "francamente me ne infischio". Sempre più libero e liberal.
Allez!

un abbraccione!

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