E' LOGICO!
Non c'è peggior burocrazia di quella di chi contesta la burocrazia.
E tu continui ad aprire la finestra ed a trovarti davanti lo stesso identico muro.
Ma gratta gratta, prima o poi 'sto stracazzo di muro lo sgretoli...

...così son combinata: spiacere è il mio piacere, amo essere odiata!
"Cyrano de Bergerac" di Edmond Rostand...
Orsù che dovrei fare?... Cercarmi un protettore, eleggermi un signore, e dell'edera a guisa, che dell'olmo tutore accarezza il gran tronco e ne lecca la scorza, arrampicarmi, invece di salire per forza? No, grazie! Dedicare, com'usa ogni ghiottone, dei versi ai finanzieri? Far l'arte del buffone pur di veder alfine le labbra di un potente atteggiarsi a un sorriso benigno e promettente? No, grazie! Saziarsi di rospi? Digerire lo stomaco per forza dell'andare e venire? Consumar le ginocchia? Misurar l'altrui scale? Far continui prodigi di agilità dorsale? No, grazie! Accarezzare con mano abile e scaltra la capra e intanto il cavolo inaffiare con l'altra? E aver sempre il turibolo sotto de l'altrui mento per la divina gioia del mutuo incensamento? No, grazie! Progredire di girone in girone, diventare un grand'uomo tra cinquanta persone, e navigar con remi di madrigali, e avere per buon vento i sospiri di vecchie fattucchiere? No, grazie! Pubblicare presso un buon editore, pagando, i propri versi? No, grazie dell'onore! Brigar per farsi eleggere papa nei concistori che per entro le bettole tengono i ciurmatori? Sudar per farsi un nome su di un picciol eletto agl'incapaci, ai grulli; alle talpe dare ali, lasciarsi sbigottire dal rumor dei giornali? E sempre sospirare, pregare a mani tese: "Pur che il mio nome appaia nel Mercurio francese"? No, grazie! Calcolare, tremar tutta la vita, far più tosto una visita che una strofa tornita, scriver suppliche, farsi qua e là presentare...? Grazie, no! grazie no! grazie no! Ma... cantare, sognar sereno e gaio, libero, indipendente, aver l'occhio sicuro e la voce possente, mettersi quando piaccia il feltro di traverso, per un sì, per un no, battersi o fare un verso! Lavorar, senza cura di gloria o di fortuna, a qual sia più gradito viaggio, nella luna! Nulla che sia farina d'altrui scrivere, e poi modestamente dirsi: ragazzo mio, tu puoi tenerti pago al frutto, pago al fiore, alla foglia pur che nel tuo giardino, nel tuo, tu li raccolga! Poi, se venga il trionfo, per fortuna o per arte, non dover darne a Cesare la più piccola parte, aver tutta la palma della meta compita, e, disdegnando d'esser l'edera parassita, pur non la quercia essendo, o il gran tiglio fronzuto
salir che non alto, ma salir senza aiuto!
Nonostante tutto e nonostante tutti.
I Will Survive
At first I was afraid, I was petrified, Kept thinkin' I could never live without you by my side, But then I spent so many nights thinkin' how you did me wrong, And I grew strong, and I learned how to get along,
And so your back, from outerspace, I just walked in to find you here with that sad look upon your face, I should've changed that stupid lock, I should've made you leave your key, If I had known for just one second you'd be back to bother me,
Go on now go, walk out the door, Just turn around now, 'cause you're not welcome anymore, Weren't you the one who tried to hurt me with goodbye, You think I'd crumble? You think I'd lay down and die? Oh no not I, I will survive, Oh as long as I know how to love I know I'll stay alive, I've got all my life to live; I've got all my love to give, And I'll survive, I will survive, Hey, Hey!
It took all the strength I had not to fall apart, And trying hard to mend the pieces of my broken heart, And I spent oh so many nights just feeling sorry for myself, I used to cry, but now I hold my head up high, And you'll see me, somebody new, I'm not that chained up little person still in love with you, And so you felt like droppin' in and just expect me to be free, Now I'm savin' all my lovin' for someone who's lovin' me.
Go on now go, walk out the door, Just turn around now, 'cause your not welcome anymore, Weren't you the one who tried to break me with goodbye, You think I'd crumble? You think I'd lay down and die? Oh no not I, I will survive, Oh as long as I know how to love I know I'll stay alive, I've got all my life to live, I've got all my love to give, And I'll survive, I will survive. Oh
Go on now go, walk out the door, Just turn around now, 'cause your not welcome anymore, Weren't you the one who tried to break me with goodbye, You think I'd crumble? You think I lay down and die? Oh no not I, I will survive, Oh as long as I know how to love I know I'll stay alive, I've got all my life to live, I've got all my love to give, And I'll survive, I will survive, I will survive
It took all the strength I had not to fall apart, And trying hard to mend the pieces of my broken heart, And I spent oh so many nights just feeling sorry for myself, I used to cry, but now I hold my head up high, And you'll see me, somebody new, I'm not that chained up little person still in love with you, And so you felt like droppin' in and just expect me to be free, Now I'm savin' all my lovin' for someone who's lovin' me.
Go on now go, walk out the door, Just turn around now, 'cause you're not welcome anymore, Weren't you the one who tried to hurt me with goodbye, You I'd crumble? D'you think I'd break down and die? Oh no not I, I will survive, Oh as long as I know how to love I know I'll stay alive, I've got all my life to live; I've got all my love to give, And I'll survive, I will survive,I will survive.....

...E VIA ANDARE!
Oggi è il giorno della Madonna.Tradizionalmente, da 'na cifra di anni a questa parte, questo giorno all'Agricolo porta una sfiga esagerata.
Quattro anni ha cioccato la macchina: una volta gli è andato in corto l'impianto del CB, fumo nell'abitacolo, ed ha tamponato una (questa era la renault Fuego verde bottiglia metallizzato), una volta l'han tamponato (questa era la fiat Marengo bianca), un'altra volta 'na tipa è passata col rosso e gli ha centrato la fiancata (questa era la Uno Rap, bianca pure lei), l'anno scorso una cosa simile, ma almeno la macchina non era sua ma della ditta.
Un anno s'è sparato nel braccio con la pistola sparachiodi.
Un anno mentre tagliavano una pianta, mio padre non ha tirato il ramo dalla parte giusta e l'ha centrato sul torace, incrinandogli 3 o 4 costole e fornendomi così di un marito parzialmente color puffo x un mesetto buono.
Potrei continuare.
Sette anni fa, niente.
Ma il giorno dopo m'ha sposata.
Quest'anno ancora non so, xò non risponde al telefonino.
Comincerò a preoccuparmi verso ora di cena, dato che tra l'altro dobbiamo andare a mangiare dai nostri soci del rally.
Domani e domenica trasferta x il Rally della Valcamonica. Faccio finta che mi porta fuori x l'anniversario.
In fondo son anche contenta: siam fuori con amici comuni, in un ambiente che a lui piace molto (xchè è più suo che mio), a fare cose che lo rendono contento. Di conseguenza dovrei riuscire a passare un anniversario tranquillo e sereno, rischia pure di essere divertente, con quella bella marmaglia in giro. Non dovrebbe avere attacchi di rompiballismo, L'Agricolo.
Mi fa pure un regalo: mi sgancia qualche soldo x farmi andare al concerto di Simò di lunedì prossimo.
Scriverò un libro, sulle mie trasferte estive in questi anni: il titolo di questo capitolo potrebbe essere "1 giorno e 1/2 a Genova: tutto in 70 carte. Treno compreso."
E foooooooooooorse non romperà i maroni xchè mi fermo fuori a dormire.
Ah...ha appena richiamato. Fin'ora la Madonna non l'ha colpito.
Ma la mezzanotte è ancora lontana.
Ecco, in effetti mi girano un po' le balle xchè nemmeno quest'anno riesco ad andare alla Fiera di Alzate.
Era una delle mie tradizioni. Anche se non compravo niente, anche se non andavo sulle giostre, almeno la notte dei fuochi alla fiera ci son sempre andata, da che ne ho memoria.
Vabbè, non si può avere tutto, dalla vita.
L( ' )una e l'altra
Nottata completamente insonne.
"Dov'è la novità?"
La novità è nel fatto che ultimamente un paio d'ore riuscivo a dormirmele, e nel fatto che ho ottimizzato il mio tempo giocando con un programmino troppo godurioso: http://www.planearium2.de/lash/spstudio.html
così mi sono SouthPark-izzata in versione diurna

e in versione "nottata di libertà alle paranoie"

Adoro quel cartone animato! Sono i miei "amicHi cattivi"! Soprattutto "hannouccisoKENNYbruttibastardi!"
Ma ora, siòre e siòri......ECCO A VOI L'AGRICOLO!!!

PRATICAMENTE PERFETTI
Citando Davide Van De Sfroos

...xchè di mio non ho nulla contro la pianta delle streghe...anzi...
Ma quella volta al ParoLario gli è uscita così bene, quella del "no al maggiociondolo", che bisognava farla 
da "La Provincia" di Como del 04/09/2006
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La magia del lago? «Cercatela negli abissi» L'artista laghée Davide Van De Sfroos svela ai lettori de «La Provincia» il segreto del Lario, a cui si ispira per canzoni e racconti «Contemplare quest'acqua è pensare a quello che non si vede, dai pesci ai fantasmi. Di sicuro Dan Brown ci andrebbe a nozze»
Non saprei indicare un punto d'inizio, un anno, un momento in cui i vip hanno iniziato a frequentare il lago di Como. Se non erro, so che gli storici non sono concorsi, il primissimo tour operator delle nostre parti fu tale Caio Giulio Cesare cui piacquero le nostre zone (è il caso di dire «in tempi non sospetti») al punto da creare una colonia. Forse, fra qualche anno, in un film storico hollywoodiano, George Clooney indosserà una toga e interpreterà proprio quel personaggio: allora il cerchio sarà completo (e allora potrebbe pure succedere qualcosa di fantastico o di terribile, perché, come vedremo in seguito, questo specchio d'acqua evoca più di una suggestione magica). Da Plinio a Madonna, passando, alla rinfusa, per Stendhal, Richard Wagner, Alfred Hitchcock, Liza Minnelli o Luchino Visconti, i fan del lago non si contano più. Cosa li attrae? Cosa li affascina? Sicuramente questa è sempre stata una terra magnetica, proprio per la sua struttura. In senso paesaggistico: una zona veramente strana, con una distesa d'acqua irregolare. In certi punti è così stretta che sembra quasi un fiume: a Torno, a Laglio, ti sembra di poter salutare il dirimpettaio sventolando un fazzoletto tanto sei vicino all'altra sponda. In altri punti, invece, è vasto, vastissimo. E quando sei lì in mezzo alzi gli occhi e vedi l'altezza di quelle montagne, li abbassi e pensi a quanto è profondo. Contemplare l'acqua, questa acqua, non si riferisce soltanto alla tavola di piccole onde ma anche a tutto quello che il lago cela, nasconde nei suoi abissi, tutto quello che non si vede, dai pesci ai fantasmi. Qui un autore come Dan Brown, o un altro appassionato di esoterismo andrebbero a nozze: tre elementi si scontrano prepotentemente in mezzo al lago: l'acqua, naturalmente, la terra delle montagne e il vento che ti solletica oppure ti spazza con forza. Proseguendo questa interpretazione non si può non restare incuriositi dalla sua forma, come accadde anche agli antichi. Sui banchi di scuola, da ragazzino, rimasi incantato dalla lettera “lambda” dell'alfabeto greco: è il Lario (oltre a essere il nome di un'automobile). Se lo guardi da un'altra direzione è un'altra lettera, la ipsilon (che è anche un'altra vettura: deve esserci qualcosa sotto...). Con la mia fantasia, che è indubbiamente fervida, può ricordare anche il triskelion, un simbolo antichissimo che Plinio il vecchio ha studiato e raccontato: lui scrisse che era una rappresentazione della Trinacria, secondo me non perché non avesse colto la vicinanza di questo disegno con la forma del lago ma perché, da buon comasco un po' geloso della sua terra, voleva sviare gli interessi. Perché queste forze misteriose, in continuo divenire, ci sono e agiscono. Queste zone possiedono aspetti paesaggistici che possono attirare, certo, il pensionato come il poeta o il viandante, ma ci sono anche degli aspetti misteriosi, dei punti da cui si sprigionano forze che mi colpiscono, e che colpiscono altri, inspiegabilmente. Il Ponte del Diavolo di Lezzeno, la Pietra Pendula a Montepiatto, anche il Prà de la Taca, a pochi metri da casa mia a Mezzegra, oppure oggetti come il Santo Chiodo di Torno. Tutti angoli di potente suggestione. Questo per quanto riguarda l'occulto, ma ci sono anche tantissimi riferimenti sacri, nel vero e proprio senso del termine. Tutti i paesi e gli anfratti delle montagne sono pieni di luoghi di culto, chiese, chiesette, santuari con le loro icone miracolose, le loro tradizioni, le loro feste. Le due facce della spiritualità: da una parte le streghe e le leggende, dall'altra i frati di Piona o la Madonna del Soccorso. E anche i turisti che arrivano sul lago sono di due tipi: ci sono quelli che lo adorano quasi religiosamente, che restano in contemplazione, che vedi passeggiare lungo le rive con un alone quasi mistico. Poi, ovviamente, ci sono anche altri visitatori. Mettono in acqua il motoscafo, da che parte tira il vento, guarda che bel sole, oh che paesaggio, magnifica giornata, e partono rombando, spezzando un po' l'incanto. Diverso il discorso per chi è nato qui oppure vi abita da tanto tempo. Il locale ha imparato a rispettare il lago, rimane colpito dalla sua bellezza ma lo teme, pure, perché lo conosce. Il Lario è profondo, profondissimo e traditore. I suoi venti possono essere alleati o pericolosissimi nemici. Quando si arrabbia fa paura anche ai pescatori più esperti: bisogna saper leggere il cielo, altrimenti è meglio non provarci nemmeno. Ma il lago non è fatto solo d'acqua: c'è tutta la terra che lo circonda impervia ed enigmatica. Gli abitanti devono capire il modo giusto di affrontare questa acqua e terra come ho cantato in decine e decine di canzoni perché chi vive qui sa di appartenere al lago molto più di quanto il lago non appartenga a lui (e non saprei neanche contare quante volte, lontano da qui, sono entrato in contatto con persone che poco o nulla sapevano del lago ma che ha deciso di venire a vederlo dopo aver ascoltato un mio pezzo o hanno letto un mio racconto; so, però, che non vengono per me: il vero divo è il lago). C'è chi scappa, poi. Moltissimi, nel corso delle epoche, hanno sentito il bisogno di andare altrove per non rimanere dei fossili in questa terra. Ma tutti, giovani o vecchi, devono tornare e quando si ritrovano qua avvertono qualcosa di familiare, qualcosa che è fortemente “casa”: sanno che quel qualcosa se lo porteranno dietro per sempre. Bisogna, anche, dire una cosa molto particolare dei “laghée”. Quasi tutti, diciamo un buon sette su dieci, hanno un desiderio occulto e irrealizzabile: svegliarsi, una mattina, e scoprire che il lago si è prosciugato, senza più neppure una goccia d'acqua. Dovrebbe rimanere così anche solo per un giorno, così tutti potrebbero, finalmente, vedere cosa c'è là in fondo. Come tutti sanno, in certi punti si possono superare i 400 metri di profondità: un pensiero che fa venire le vertigini. E là in fondo non ci saranno solo l'oro di Dongo o il Lariosauro o quelle due o tre cose che non si sa neppure se esistono. Guardarlo tutti i giorni e non sapere, non conoscere il fondo, è anche sconfortante: come alzarsi tutte le mattine, andare a fare colazione e trovare una valigia sul tavolo che non puoi spostare e neppure aprire. Un enigma che non può avere soluzione. Invece bisogna “accontentarsi” di quello che il lago è e di quello che dà, o meglio, che vuole dare. Il suo magnetismo è un potere non facilmente decodificabile, riducibile al suo aspetto o al riflesso dell'onda in una bella giornata. Da sempre mi rifiuto di accettare che il fascino di Como dipenda da qualcosa che si può vedere nelle cartoline. C'è qualcosa di più che prende tutti, prima o poi, alcuni in senso positivo, altri in quello negativo: chiamatelo spleen, malinconia, non saprei dire. Certo non tutti sono pronti ad abitare qui o a rimanervi anche solo per pochi giorni, non è da tutti entrare in sintonia. Ci sono due facce: da una parte quella luminosa che affascina e conquista immediatamente. Poi c'è un lato oscuro che ti possiede, lentamente. E questo lato può arrivare anche a scacciarti, a rifiutarti, oppure ad attirarti definitivamente verso di lui. Come una donna? Sì, come una donna dalla bellezza oscura, dal carattere imprevedibile. “Lago” è un sostantivo maschile ma questo lago, nella fattispecie, ha soprattutto caratteristiche femminile, anche solo a guardarne la forma. Femminile è anche il comportamento e quanto vuole stregare qualcuno è molto più Morgana che Merlino. Come mi è capitato spesso di dire, il lago è una donna che ti fa cambiare il colore degli occhi.
Davide Van De Sfroos |

Foto di MarinaCauboi
Ritrovata su una vecchia musicassetta...
...perchè, lo ammetto, nel mio macinino a 4 ruote ho ancora il mangianastri e tutte le mie cassette sono quì che gironzolano tra casa ed auto, e me le riascolto.
Eccome se me le riascolto.
Stamane son dovuta andare a fare un giro al supermercato x comprare l'ammorbidente o restavo con metà biancheria della consistenza della cartavetrata, branco al volo una cassetta a caso: una di Vecchioni Studio Collection. L'altro giorno, in macchina con la VertigoVerde, abbian sentito i 3 cd della platinum Collection, ma questa chicca non c'era.
Non ci pensavo + da anni, a 'sta canzone.
Adoro l'atmosfera che crea la sua musica. E' cupa, è intensa, è perfetta x queste parole.
Son 3 minuti scarsi, in macchina, da casa mia al supermercato. E' + il tempo che impieghi a parcheggiare che il tragitto. Ma non ho la benchè minima intenzione di farmela a piedi, con 'sto caldo, e poi so che tornerò col boccione da 4 litri di ammorbidente + 2 di detersivo liquido + 2 di candeggina.
8 litri di roba da portarmi nelle sportine di plastica? Ma st'ciòpa.
Evviva la pigrizia. Accidia forever.
Il tempo è bastato xchè infilassi il nastro nello stereo e sentissi "via via via, portami via con te, portami a casa mia....."
Flash.
Flashflashflash.
Roberto Vecchioni > El Bandolero Stanco (1997) > Canto Notturno (Di Un Pastore Errante Dell'Aria)
Il navigante si perse in un sogno di stelle irrangiugibili; da allora tutti i dati trasmessi sono illeggibili: ogni tanto ci arrivano segni che registra solo il cuore: forse, forse, non c'è stato mai, e sono tutte storie. In questa notte seminata di nuvole che non una luce trema, ogni domanda è la risposta a una domanda della risposta prima; ogni ritorno è una falsa partenza, l'illusione di un movimento, come questo bagno di lacrime che non ho pianto.
Troppo cielo; troppe foglie ha buttato il pensiero; troppi nomi per dirne uno solo; troppe, queste lezioni di volo: fammi scendere, portami via, via, via, portami via con te, portami a casa mia, tienimi sempre,
via, via, via, un tempo io sognai, prima di te sognai, solo di ombre, solo di ombre.
Nella memoria del mondo ci sono battaglie e nostalgie del cielo, grandi navi portano a spasso la luce del pensiero: ma io ricordo soltanto quel bacio, quel giorno di primavera: tutta la storia non vale il tuo bacio di una sera.
Io ti amo: ho paura ogni istante che abbiamo; ho paura di averti di meno; come un cieco ti ho dato la mano; non lasciarmela, portami via, via, via, portami via con te, portami a casa mia, tienimi sempre
via, via, via, un tempo io sognai, prima di te sognai, solo ombre, e adesso...
5 MIE STRANE ABITUDINI
Stanotte ho letto di 'sto giochino in giro x la rete, e giusto stamane trovo l'invito dell'Isterico Tuareg a partecipare 
Mipiacemipiacemipiace.
Ovviamente sto barando e dico solo le meno incasinate, di abitudini...
Regolamento: Il primo giocatore inizia il suo post con il titolo 5 MIE STRANE ABITUDINI, e le persone che vengone invitate a scrivere un post sul loro blog, a proposito delle loro strane abitudini, devono anche indicare chiaramente questo regolamento. Alla fine, dovrete scegliere 5 nuove persone da indicare. Non dimenticate di lasciare un commento sul loro blog o journal, che dice, SEI STATO SCELTO (si accettano commenti), e dite loro di leggere il vostro.
STRANA ABITUDINE N° 1
Quando mangio la pizza, la taglio sempre alla stessa maniera: sei spicchi, ai quali taglio un triangolino in punta che mangio accompagnandomi con la forchetta. Le fette restanti invece, con le mani. Il tutto rigorosamente prendendole in senso antiorario.
Quando mangio quasiasi altra cosa tagliabile, riempio il piatto di pezzetti piccolissimi prima di cominciare a mangiare. In pratica la bistecca è sì tagliata ma strafredda, quando inizio a mangiarla.
STRANA ABITUDINE N° 2
Quando levo tutta la rottameria che indosso (x fare la doccia, x lavare i piatti o altro) seguo un ordine ben preciso, mentre altro ordine è quello usato al momento di indossare di nuovo la mia ferraglia ed il mio cuoio: TOLGO anello mignolo dx-anelli pollice dx-bracciale polso dx-anello mignolo sx-anello pollice sx-orologio polso sx-collana. METTO collana-bracciale polso dx-anelli pollice dx-anello mignolo dx-orologio polso sx-anello mignolo sx-anello pollice sx.
gli anelli al medio e all'anulare di entrambe le mani non li tolgo MAI.
STRANA ABITUDINE N° 3
Non sopporto antine aperte od accostate, di qualsiasi mobile.Men che meno le ante dell'armadio in camera da letto o la porta del bagno della nostra camera, qui a casa. (vedi, Daniele? Mal comune, mezzo gaudio)
Quando vedo un'antina aperta devo chiuderla.
STRANA ABITUDINE N° 4
Quando inizio a leggere un libro, prima di cominciare leggo l'ultima parola prima della fine. Non l'ultima frase. Solo l'ultima parola.
STRANA ABITUDINE N° 5
Nel mio disordine totale ed assoluto, interiore ed ambientale, c'è una cosa che non posso non mettere con un ordine preciso, dopo l'uso. I colori. La scatola dei pastelli, i gessetti, i pastelli ad olio, le penne colorate, la pittura x stoffa: DEVONO stare assolutamentein ordine, formando una gradazione che sfuma dal nero al bianco (indicativamente seguendo l'ordine nero-marrone-verde-giallo-arancio-rosso-viola-blu-azzurro-bianco con tutte le sfumature in mezzo al posto giusto.).
Ora, il dilemma "a chi far fare 'sto giochino" si pone.....
-Roxana (vediamo un po' le abitudini cilene, dai....)
-Giocatore (massì, potrebbe anche accettare)
-Tabby
-Lothar
-VertigoVerde
Gioacchino Rossini - La Gazza Ladra - Overture

Aprirla, l'abbiamo aperta.
Ora poniamo fine alle sue sofferenze.
...perchè questa sono iiiiiiiiiiiiiiiiioooooooooooo........

Grossomodo stupita ma non eccessivamente.
Grossomodo non alterata dall'alcool.
Grossomodo alle 5 e 10 di mattina.
Grossomodo a 1000 mt di quota.
Grossomodo felice.
Non si regala niente - volume 2
Eeeeeccoci qui, un'altra volta a pagare con giramenti di palle vari e cattiverie gratuite ogni piccola insulsa felicità che credevi gratuita!!!
Concerto sinfonico in uno scenario da favola: una ex cava racchiusa nelle montagne del Triangolo Lariano: Puccini, Rossini, Verdi e quant'altro, un Primo Violino disceso direttamente dall'Olimpo, e nel bel mezzo dell'ouverture della Gazza Ladra una piacevolissima sorpresa: il L., recentissima acquisizione tra le amicizie, di ritorno dall'Irlanda che passa a trovarci, sicuro che saremmo stati lì. Il giovane vikingo, il gigante buono dei fonici, il + simpatico e dolce degli addetti ai lavori di quest'estate di festival lariano. Il gioco dell'estate: "facciamo la treccia al L.".
Mezz'ora di chiacchiere spensierate, di benevola invidia ai suoi racconti di viaggio tra Dublino e Guinnes alla spina, sorrisi limpidi ed un abbraccio sincero.
Quello che ci voleva x rialzare un morale che da qualche giorno era "six feet under".
E puntualmente il conto viene presentato: giusto 3 minuti dopo la fine della serata.
driiiiin driiiin driiiiiiiiiiiiiiiiiiiin!!!
"dove sei???"(lo sa da 2 giorni, che oggi andavo in cava...)
-stiamo tornando giù dalla cava, portiamo il violinista a mangiare in quella pizzeria che sai, insieme all'orchestra e dopo cena arriviamo a casa-
...e via con le paturnie, con le menate tardive, con le battute insultanti e gratuite, con il versare goccia a goccia sensi di colpa che non hanno motivo d'esistere. Che sono pienamente cosciente di non meritare.
"i soldi x domani te li lascio sul comodino, dove vuoi che si lascino, i soldi, ad una troia?"
No, dico.
A questo punto tanto vale diventare davvero la puttana del reggimento.
Non farei altro che confermare uno status quo.
16 anni di fedeltà assoluta.
Ho la coscienza pulita.
Nonostante tutto ho la coscienza pulita.
Ma sono troia giusto xchè sono donna. Giusto xchè dico "dato che tu stasera esci a cena con gli amici, io vado al concerto sinfonico con la S.". Giusto xchè se è lui che arriva tardi io sono fuori e non lì ad aspettarlo sveglia. Giusto xchè si pente di avermi detto "vai pure, non ci sono problemi" quando gli ho chiesto che ne pensava.
Perchè, da brava cogliona, gli chiedi SEMPRE il suo parere, prima di dire vado-non vado, faccio-non faccio.
E poi stai lì a NON goderti la serata xchè pensi "oggi gli girerà bene o deciderà di cambiare idea e di fartela pesare?".
Ma posso star lì ogni volta col timor panico che cambi idea?
Grazie al tasso alcoolico e/o ad un amico idiota, misogino e livemente serial killer che spara battute tipo "le donne: d'inverno, quando son vestite pesante, portarle tutte sulla scogliera...perchè quando son vestite pesante? Xchè così quando le butti in mare affondano meglio..."
Ma tesoro caro, se ti chiedo il permesso e mi dici di sì, sì deve rimanere, diobono!
Altrimenti mi dici "no, cara, mi girano le balle se hai la tua vita. Stai a casa a fare la calza!"
Che le balle girano a me, ma almeno ho la certezza di come la prendi, eccheccazzo!
Prefiero una mala verdàd que una duda hermosa, cristosanto!!!
Notte di San Lorenzo
# Non sono solo le stelle, a cadere.
Progetti, sogni e speranze lo sanno fare benissimo.
Lo so, li ho visti.
Ho visto anche stelle cadenti
rubare desideri.
Però ho visto tante illusioni
rimanere disperatamente in piedi. #
Macchina del Tempo: dal Forum Cauboi, aprile 2004
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Il post di oggi dell'Isterico Tuareg mi ha fatto
compiere un giro d'associazioni mentali che ha
portato, come risultato, il ricordo di quanto
riportato qua sotto. Sono colleghi, 'sti due.
Si assomigliano alquanto, fuori e forse forse
anche dentro, x quel poco che posso saperne,
e dato che questa è stata l'estate dei
"sosia dentro&fuori"
faccio un bel gemellaggio Daniele/Alessio nel
mio crapino che oggi è battuto dal vento,
dall'emicrania e, tra breve, dal muro.
Messaggio
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Inviato: Lun Apr 26, 2004 9:19 am Oggetto: da "La Provincia" del 26-04-2004 |
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Si stima che 5mila spettatori abbiano assistito alla performance sulle nevi, a quota 2500 metri. VAN DE SFROOS, PIU' FAN DI BAGLIONI Trasferta di massa ieri a Livigno per il concerto delle due star
di Alessio B
Sempre più in alto, sempre più in alto. Davide Van De Sfroos ha consumato la sua esibizione sulle nevi dei 2500 metri di Livigno, di fronte ad un pubblico numerosissimo (5 mila persone, ndr) che ha approfittato di una giornata limpida e illuminata da un sole a picco. Non sono poche le difficoltà per chi deve esibirsi ad alta quota. L'aria più rarefatta potrebbe mandare in iperventilazione chi deve cantare a squarciagola (per non parlare di strumenti delicati come il violino, la tromba ed il trombone che risentono assai degli sbalzi di temperatura). Fortunatamente il problema non si è posto nè per Davide nè per i Desfans giunti in massa, e non è stata una passeggiata, per applaudire il cantore del lago sul cucuzzolo della montagna. All'arrivo una sorpresa che ha scontentato tanti fan: per Van De Sfroos un palchetto risibile, quasi come quelli, improvvisati, sui quali si esibiva all'inizio della carriera. Dall'altra parte un signor palco, con copertura antivento, per l'idolo Claudio Baglioni. Ora, che questi due artisti non sembrino neppure animali della stessa specie è quasi superfluo scriverlo. Di certo Van De Sfroos e i suoi non si sono lasciati intimidire e hanno proposto un set tiratissimo che ha spinto tutti a ballare sulla neve alta così. Si è trattato quasi di un esperimento antropologico:sì, è possibile saltare sugli scarponi andando a tempo, reggendo una birra e gridando, gridando, gridando. Come sempre in prima fila i Cauboi, che la sera stessa si sarebbero esibiti a Cermenate con il loro coro, hanno fatto le prove ad alta quota. E non si può nascondere, non è campanilismo in trasferta ma un dato di fatto, che quando Baglioni ha guadagnato il suo bel palco in tanti avevano già ripreso l'ovovia per ritornare a valle. Ma era un confronto improponibile già in partenza: a ciascuno il suo pubblico, come è giusto. Baglioni, del resto, è apparso in perfetta forma, certo meno arruffapopoli del <> sul palchettino. Il quale ha ben pensato di estrarre dal cilindro anche qualche canzone che sembrava perduta per sempre come Lo sconcio e Ave Maria. Tutti quelli che a Cermenate avevano lamentato la scomparsa di Cyberfolk dalla scaletta sono stati ampiamente ripagati da una versione a cento all'ora che ha scatenato l'abominevole pogo delle nevi. Ma non si è registrato nessuno scivolone nè da parte del pubblico, che non poteva risparmiarsi anche la creazione del consueto serpentone saltellante che accompagna La curiera (con abbondante salva di palle di neve nel finale), nè da parte dei musicisti. Da registrare come la sezione di fiati di Alessio Canino e Pier Giorgio Muccio (alla tromba e al trombone), la fisarmonica di Saro Calandi e la chitarra dalle mille battaglie di Alessio Lorenzi si siano ben amalgamati con gli storici Angapiemage Persico (violino e bouzuki), Alessandro Parilli (basso) e Diego Scaffidi (batteria). _________________ "Mastra Lucertolaia". ".... 'na stéla giàamò crépàda che ségüüta a lüsìi de la ràbbia..." | |
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Alessio
Registrato: 26/04/04 18:53 Messaggi: 5
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Inviato: Lun Apr 26, 2004 6:55 pm Oggetto: La recensione segreta di Livigno |
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Partiamo da alcuni fondamentali presupposti. Innanzitutto i giornalisti non scrivono mai in prima persona a meno che non si chiamino Montanelli (R.I.P.), Feltri (non R.I.P.) o Ferrara (stra R.I.P.). Visto il bell’elenchino potreste anche sospettare che questo mestiere abbisogni di una discreta dose di stronzaggine innata… Al vostro buon cuore. Continuiamo. L’articolo propriamente detto, non è solo il frutto delle spontanee elucubrazioni di chi lo scrive: spesso viene tagliato, allungato, diluito. A volte ci si castra da soli pensando per righe, condensando tutto in pochissimi concetti. Ancora. Un presupposto fondamentale della critica musicale è che chi scrive non deve, ripeto, non deve in nessun caso diventare intimo, o amico o anche semplice conoscente di chi canta. Regole validissime a Manhattan o a San Francisco ma difficilmente rispettabili nella realtà geograficamente ristretta del triangolo lariano (uso sempre con piacere questa espressione per me alquanto evocativa…). Quindi si finisce per conoscere tutti. Ma bisogna far finta di no. Allora nelle interviste si darà del “lei” a chiunque. Anche a chi potrebbe essere tuo figlio, anche a chi del “lei” non lo ha mai preso da nessuno, neanche dalla tributaria. Quindi scrivere pezzi su un artista, il Bernasconi Davide in questo specifico caso, richiede sempre aplomb, distacco e inattaccabile obiettività (su quest’ultimo punto mi rendo conto di scarseggiare parecchio ma che ci volete fare?). Bene: rompiamo, anzi, rompo, per una volta, queste auree regole e vi scrivo le cose come andrebbero scritte una volta per tutte prendendo spunto da Livigno. Fatene ciò che volete.
La partenza per la cima innevata è legata ai tempi tecnici di Paolo Battocchi che ho obbligat… (pardon) che si è offerto di offrirmi un passaggio fino alla mèta. Meglio tacere, per carità di patria, delle conversazioni in macchina, della quantità industriale di telefonate che il manager di Van De Sfroos è capace di effettuare mentre guida e taglia i tornanti con una velocità di crociera di poco inferiore a quella del Concorde. Ma già durante il percorso (la mia promessa di non fumare viene infranta clamorosamente all’altezza di Lipomo) si addensano fosche nubi sull’evento: pare, così dicono “talpe” d’alta quota, che a Davide sia stato riservato un palchettino mentre a Baglioni spetta un signor main stage. Insomma: Van De Sfroos sarebbe l’avanspettacolo del Claudio nazionale. Leggermente adirato, Battocchi scarica tutti i santi del Paradiso addosso a tutta la sua agenda telefonica. Il che contribuisce a inchiodare il suo piede all’acceleratore. Il mio modesto consiglio è: aspettiamo, controlliamo di persona. Arrivo a Livigno, Hotel Paradiso (non quello dei santi di prima). Sul posto troviamo N°1 cane lupo bolso, N°1 cantautore in maglione, N°1 Stefano Gerosa, responsabile security e organizzazione (cacciato dall’A-Team perché faceva paura a Mr. T) che ha perfettamente organizzato la salita a Mottolino per incontrare gli organizzatori e, soprattutto, cenare. In breve (per capirci, manco il tempo di vedere le camere) ci raggiungono N°1 Pocahontas e N°1 Scaffidi, armati di furgone. Dopo essere sopravvissuto alla guida del Battocchi affronto senza timore l’ovovia (per inciso: mi terrorizzano anche le motorette, figuriamoci quel coso certamente malsicuro e destinato a un inevitabile disastro, come tutti gli aerei, del resto). Il ragionamento è: perché il buon Dio mi avrebbe permesso di arrivare fin qui solo per farmi schiantare sulla neve a bordo di questo coso? Avevo ragione. Arriviamo allo chalet che sembra un Autogrill versione montagna. Temperatura: fuori -6, dentro +38. L’impatto è devastante. Bastano pochi istanti per renderci tutti conto di un’incontestabile realtà: è un figodromo (dall’unanimità della considerazione resta escluso il solito Battocchi in quanto munito di consorte…). Ma noi non ce lo godremo: veniamo relegati in un angoluccio a dividerci una cena che tarda ad arrivare. Non prima di aver rinvenuto un pensoso Alessio Lorenzi che scruta il tramonto tra i monti (per forza, se no che razza di tramonto sarebbe? Ah! Ah! ehm…). Durante la cena cerco orrendamente di arruffianarmi lo Scaffidi il quale, fresco morosato, frustra le mie speranze di fare capolino nell’altra stanza dove, immagino, si svolgono baccanali luculliani in un turbinare di fanciulle generosamente svestite che si producono nella danza del ventre oscena. La realtà, invece, è quella del Parilli che non tocca un pezzo di carne se vi è stato appoggiato a fianco un pomodoro, scarta la verdura da qualsiasi piatto e considera contaminata qualunque cosa sia venuta a contatto con un vegetale. E poi dicono che io sono un tipo strano… Finita la cena (ottima, per la verità) mi rendo conto che siamo a Livigno. Livigno, dove pullulano i locali notturni. Livigno, dove l’alcol costa cifre irrisorie. Livigno, dove il divertimento notturno, lecito e illecito, è assicurato. Invece siamo a Livigno, dove Gerosa richiama tutti all’ordine: “Ragazzi, adesso in branda (sic)! Domani mattina appuntamento alle sette nella hall, partenza con il pulmino alle sette e trenta, arrivo a Mottolino alle otto e sound check che deve terminare tassativamente (sic bis) entro le dieci meno dieci”. Vorrei chiedere se io posso andare, ma ho paura di beccarmi due giorni di consegna. Mi resta solo un veloce drink in una simpatica bettola dove suonano musica dal vivo ma che, invece, spara a tutto volume “Aserejé” (Apro una lunga digressione. L’irresistibile pezzo delle pomodorine è uno spartiacque di incalcolabile portata. Quando le sue note risuonano nell’aere osservate le fanciulle che vi circondano: se continuano a chiacchierare ma, intanto, muovono meccanicamente le mani completamente prigioniere del riflesso incondizionato del balletto c’è sicuramente qualcosa che non va…). Finalmente riesco a vedere la mia stanza che è un buco sovrariscaldato, il materasso è durissimo, il cuscino è croccante. In televisione c’è la consueta offerta di Rai e Mediaset del sabato sera, una cosa che non ero costretto a guardare da anni. Purtroppo ho dimenticato a casa i libri che sto leggendo in questo momento (“Ermeneutica della filologia romanza”, “L’estro armonico” e “Zio Paperone pesca lo skirillione”, per inciso) e non mi resta che rifugiarmi in un soft core teutonico (ve lo riassumerei ma senza i sottotitoli sono schiacciato dall’impenetrabilità della lingua). (Mi rendo conto solo ora che l’ultima frase mi contraddice e riassume, in parte, il soft core…). Sveglia di buon ora (col cacchio che mi becchi alle sette, Gerosa…), ritrovo con il Battocchi pronto a trasformarsi nello Yeti di fronte al palco. E alla fine lo vediamo, questo palco. Non è che è più piccolo di quello di Baglioni, non è neanche più brutto… Diciamocelo: è proprio una merda di palco. Nemmeno nella lontana era dei Tavernelli Davide si era ritrovato su un tavolato di geometria non euclidea in pendenza, senza protezioni dalla pioggia e dal vento. Eccheccacchio! A constatare la miserrimità di questo schifo il manipolo dei Cauboi, giunti da ogni dove per inerpicarsi fino in cima. Non temono il freddo e il sole. Io e il Baffo siamo, come sempre, i più temerari: niente protezione solare, niente occhiali da sole. Constatato pressoché immediatamente che siamo anche i più pirla incarichiamo via cellulare la prode Natalia dell’acquisto di lenti scure (lei, beata, almeno ha visto Livigno downtown di giorno) con una fondamentale raccomandazione: “di poco prezzo, grazie”. Intanto osservo le attrezzature da neve di chi mi circonda e mi distinguo subito: indosso la mia mise da centro Como come sempre. Intanto parte il sound check di Baglioni e qui scattano alcune considerazioni. Punto primo: va bene i Pooh (no, non va bene ma facciamo finta), va bene gli 883 (ma no, non va bene, ma ho detto facciamo finta), va bene Ligabue (evabbé, sono incontentabile, in realtà non mi va bene neanche il Liga), almeno fanno musica un po’ mossa, fanno saltare la gente. Ma chi ha volglia di ascoltare “Sabato pomeriggio” di domenica mattina a 2500 metri con un freddo biscio? Quelle del Baglioni sono canzoni da sentirsi sul divano di casa, con la morosa/moglie accoccolata sulla spalla, sorseggiando Oropilla e commentando “Cara, quanti ricordi…” (personalmente lo trovo intollerabile anche così: immagino l’Inferno come un ascensore guasto, io sono chiuso dentro per l’eternità e per l’eternità la filodiffusione trasmette “W l’Inghilterra!”). Punto secondo: ma chi cavolo è Baglioni per provare la voce senza farsi vedere. Ah Clà, ma datte ‘na calmata che qui nun te pija a ppalle nessuno. Intanto sulla stia di Davide compare un triste personaggio che si porta dietro la Casalegno (qui potrei fare un’ennesima digressione ma so che ci sono minorenni che frequentano il vostro sito). Peccato che non dica che si tratta di lei e la coppia venga bellamente ignorata da quelli che si accalcano sotto il palco. Quello sbagliato (sbaglionato?). Intanto il Baffo mi propone una chiave di lettura impubblicabile: “Rompe il ghiacchio Davide Van De Sfroos, rompe i coglioni Claudio Baglioni”. Peccato non poterlo scrivere da nessuna parte. Parte anche il concerto del Bernasconi. I fiati sono freddi, il violino perderà l’accordatura, Lorenzi rischia di tagliarsi le dita con le corde gelate, Poca sembra un effetto speciale di Alien. Ma non importa, bisogna fargliela vedere. La parola d’ordine, ancora una volta, è solo e sempre quella: “Viuleeeeeeeeeeeeeeeeenza!!!!!!!!!!!!!!!!!”. E’ un concerto tirato, a cento all’ora, da saltare dall’inizio alla fine. Ci sono anche due simpatici ragazzetti in taglio nazi che brandiscono due bionde (nel senso delle birre) urlando a squarciagola. Davanti a me c’è una bimbetta di circa sei anni che zompa centrando, inevitabilmente, il mio piede destro. Non fa male. Che sia congelato? Intanto la gente si sposta, capisce di avere sbagliato palco, si accalca, salta, canta, piange, scia (va bé). A Cermenate erano intimiditi, era la prima data, erano sotto un tendone, forse erano anche troppo certi che sarebbe andato tutto bene. Qui sono incazzati, umiliati e infreddoliti. E girano a mille. Qualcuno si era lamentato dell’assenza di “Cyberfolk” nell’ultimo concerto. Eccola qua, più lanciata del Battocchi in curva. Qualcuno tenta il pogo nella neve. Confesso di avere paura. E’ quasi finita, non resta che “La curiera” e, devo farlo, mi unisco al trenino per non esserne travolto ma anche perché mi sto divertendo come un pistola (intanto scruto con gli occhi per individuare il collega fotografo della redazione di Sondrio, non si sa mai…). Alla fine è un trionfo. Quando Davide e i suoi scendono dal palco la gente inizia a sciamare. Se è vero che c’erano cinquemila persone, almeno quattromila hanno mollato il colpo prima di Baglioni. In proporzione Davide batte Claudio 5 a 1. Cicca, cicca, cicca! E andiamo via: stateci voialtri ad ascoltare “Strada facendo” a meno sei. Noi andiamo giò, che stasera c’è chi deve cantare a Cermenate e non ha più uno straccio di voce a disposizione. Aaaaaahhhhhh, che bello. E diciamolo che tutte le volte che quel tizio canta “Pulenta” io ho il groppo in gola, che quasi piango quando sento parlare del Genesio, che ho un mancamento su “Poor Italia”. Sì, sono tre accordi, li sanno fare tutti. Ma non così. In più sono pure milanese e quella lingua lì in certi punti mi è oscura quanto il turcomanno antico. Ma non c’è niente da fare. Intanto è finita. Mi attende un altro viaggio a duecento all’ora. Ma non importa… Visto, sottoscritto, non pubblicato Alessio B G
Ultima modifica di Alessio il Lun Apr 26, 2004 9:51 pm, modificato 1 volta in totale
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Inviato: Lun Apr 26, 2004 8:51 pm Oggetto: |
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Alessio, già ne avevamo il vago sospetto...dopo questo "articolo-che-più-de-sfroos-non-si-può" (inteso proprio fatto de scundònn) direi che abbiamo la certezza: per i tuoi meriti sul campo in quel di Livigno verrai proposto al titolo di "Descüsìì honoris causa". Ritengo che il resto del comitato direttivo non possa che appoggiare la mozione (vero Michi?). Prossimamente ti spiegheremo, forse e sottolineo forse, cos'è(chi è) un descüsìì. Nel frattempo ritieniti debitamente onorato e anche alquanto favorevolmente impressionato, prego.....anzi, grazie! Grazie x la compagnia e x il tenores del quale purtroppo nn è rimasta traccia alcuna... _________________ "Mastra Lucertolaia". ".... 'na stéla giàamò crépàda che ségüüta a lüsìi de la ràbbia..." | |
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Macchina del Tempo: quest'inverno, taccuino n° 20.
# Hai sbagliato soggetto, xchè Il Corvo sono io. Sono i gatti neri, sono i cattivi pensieri. Chiamatemi Malaussène. Niente niente niente niente niente. Ha ragione. Non sono niente. Spara allo specchio e chiudi le imposte. Prendiamo la pala e seppelliamo il cadavere di una meteora sotto il letame degli sbagli altrui. Io io io io io io io io io sbaglio e sbaglio a voler capire dove ho sbagliato io sbaglio a perdere e io sbaglio a vincere io sbaglio a cercare io e me stessa non è giusto che esista finalmente sto volando ma con ali di cemento io sono Il Corvo e volo sola e come l'Ebreo Errante devo solo andare. Andare affanculo ma andare. C'è solo Io c'è troppo io ma cosa vuoi da me niente. Niente! Niente? Niente. Io=niente. Io=niente. Io=sbaglio l'essere è l'errore oscuro non vuol dire vuoto vuol dire assenza di vuoto vuol dire assenza di luce vuol dire niente il fumo dell'incenso non porta con sè la preghiera lo sbaglio è esserci lo sbaglio è essere lo sbaglio è io. Sono solo queste? E gli altri? Non ci sono altri non riesco non posso non vedo non sento non parlo niente luce niente suono niente fumo niente arrosto niente niente niente niente niente danno niente affanno niente niente niente imbroglio ninente doglio niente di niente di niente di niente!#
Riguardo tutte quelle scene. Rileggo tutte quelle pagine. Quest'estate mi hanno illuminata con una luce inattesa, alla quale non sono ancora abituata, e oggi ho provato ad usarla x illuminare alcuni dei giorni + bui che ho passato. Non illumina un cazzo. Restano bui. E' giusto così, non sia mai. "Queste sono le cose che aiutano a crescere.....queste sono le cose che se non ti uccidono ti rendono + forte." 'Sti cazzi. Queste sono solo le cose che ciclicamente arrivano, devastano e vanno. Poi tornano. come l'assassino torna sul luogo del delitto, queste situazioni tornano a vedere se il danno che hanno combinato è ancora profondo e sanguinante, se ancora lascia scoperte le terminazioni nervose così da poterle scartavetrare ancora un po'. Perchè tu lo sai benissimo che, la prossima volta, ci ricascherai in pieno. Sai benissimo che cambieranno le persone ma tu sarai sempre la stessa cogliona. Che non impara dai propri errori. che non fa mai tesoro delle precedenti esperienze. Che dice "Adesso basta!" ma è già lì bell'e che pronta a farselo mettere nel culo un'altra volta. VertigoVerde, la Bruja, F.DoC., TiziaFalena, la Guerriera, la Bacoj, la Pi...in quanti mi hanno chiesto "ma se dovesse tornare, l'accoglieresti di nuovo?". A chiunque rispondo "No. Lo so che tornerà. Con la + banale delle scuse, con la + stupida delle coincidenze, ma tornerà. E farà finta di niente. Io no, non farò finta di niente. E non le permetterò di riannodare i suoi fili ai miei sentimenti. Non mi rimprovero nulla, non rinnego nulla, e se tornassi indietro rifarei esattamente tutto ciò che ho fatto. Anche sapendo, come in fondo già sapevo, che finisce con un'altra clamorosa inculata a sangue. Ma se torna, quando torna, io non ci casco +."
Ed è anche vero. Se G. tornasse, non potrebbe + fregarmi. Ma quante altre persone incontrerò, come lei? Quanta "bella gente" di tal fatta incrocerò ancora? E con quanti altri, invece, ci cascherò con tutte le scarpe? Perchè lo sai, che ci cascherai ancora, povera bigola. Lo sai bene che succederà ancora e ancora e ancora, e tu ti darai della cogliona prima, durante e dopo. Ti innalzeranno x un attimo ad un ruolo difficile da mantenere, poi ti lasceranno cadere a piangere e ad urlare, fino in fondo al mare, in tutta la sua profondità. Dalla docet. E non potrai avere nessuno con cui lamentarti, sfogarti, nessuna spalla su cui piangere. Perchè scatteranno i "te l'avevo detto, l'avevo detto io..." ed ancora sarai sola. Resteremo soli anche stando in tanti.
Masochista cerebrale, ecco cosa sono.
E sarà inutile pregare con un "Macahìto, mi hermano. Llévame en brazos. Abrazame."
Non mi ascolteranno così come non mi ascoltano adesso.
E allora attacchiamoci con le unghie e con i denti a qualunque appiglio ci venga offerto. Perchè x cara grazia ogni tanto qualcuno te ne offrono, anche se tu non sei capace di dimostrare quanto sia prezioso ed importante e grande. Hai paura di far capire quanto sia importante. Xchè ti ti offre questo inaspettato aiuto potrebbe sentirsi soffocare dall'importanza che gli dai. Xchè diventi ossessiva ed ossessionante, lo sai. E questo fa giustamente scappare queste rocce che ti offrono riparo.
Macahìto.
...e il Davide c'ha sempre ragione...
"...e allora prega, se hai finito i colpi. Striscia, se hai finito i salti, e coltiva la rabbia con la pazienza, xchè siamo condannati alla consapevolezza e forse le gabbie ci hanno protetto...
"Sànta Fròsna che sbögia l'acqua, sènza sàang e sènza ferìda, tüca 'l füünd de quèl che pènsi finchè la pagüüra l'è mèa stremìda. Sànta Fròsna dal còlpu che tròna, sbögia 'l Süül e trapàssa la Löëna, tùrna indrèe cun la còrda del sògn e pòrtum la lüüs, che g'ho de bisògn..."

RESTEREMO SOLI ANCHE STANDO IN TANTI
Citando King:
"BENVENUTI NEL MONDO MERAVIGLIOSO DELL'ISTERIA STEREOFONICA."
"Fuori del mondo è il disordine, l'unica invenzione che va a credito della vostra generazione."
Ecco xchè mi sono dipinta una maglietta così, quest'estate:

Messaggistica notturna
Orari normali x parlare non ne abbiamo.
Con F.DoC si tira mattina sia in chat, che in msn, che con gli sms (finchè non crolla miseramente addormentata a metà di una risposta, ma ha la scusante che è un po' malata, ultimamente.).
Con S. detta VertigoVerde si tira mattina e basta.
E' normale che all'una passata di notte si cominci un discorso con "ma, esattamente, cosa cazzo ci è venuto in mente di dire che io e te dovevamo avere delle cose da condividere?" e continuare con Elementi Destabilizzanti comuni, articoli x signora a pile e non, cameratismo, sorellismo, lupe solitarie e branchi a fasi alterne.Sapendo che ci si vedrà tra qualche ora e si passeranno 2-3 giorni insieme.
Ottimo!
Blog-empatia
Ultimamente mi sto riscoprendo ad affezionarmi a vanvera.
Nel senso:
leggi vari blog, ti scegli quelli, x te, + interessanti,diventano tappa fissa nel tuo giringirare notturno in Rete, commenti perchè ti senti di farlo, sei felice quando rispondono ad un tuo commento
e poi
cominci a pensare agli autori di quei blog con affetto, gioisci delle loro gioie, ti incupisci per i loro momenti bui, fai parallelismi tra ciò che raccontano loro e ciò che hai tu, da raccontare.
Li senti vicini. Ti senti loro vicino.
Potente, il farsi i cazzi degli altri, nevvero?
Eppure, certi blog li apri ogni volta con un sorriso.
E di questi tempi non è mica poco.
Catarsi cinematografica
Full Metal Jacket

i Guerrieri della Notte

ed infine
Arancia Meccanica

Me li son guardati, in rapida successione, la notte scorsa.
Niente e' meglio di un po' di cine-ultraviolenza, quando hai una gran voglia di spaccare teste. Evita che tu te la prenda con il telefono muto, con chi russa nell'altra stanza, con chi parla solo x dare aria alla bocca fregandosene se cio' che dice ha senso o meno e se possa ferire qualcuno, dicendolo. Evita che tu te la prenda con il primo che ti guarda storto, incrociato x strada. Evita che tu te la prenda con la tua immagine riflessa nello specchio.
Una volta qualcuno mi ha detto "accanto a te, si sente che non bisogna aver paura di nulla...tranne che di te stessa."
Sei stata profetica, S., o forse solo la prima che ha avuto il coraggio di dirmelo? In ogni caso, non hai idea di quanto tu abbia ragione, con quella frase.
Nonostante tutto il tempo che stiamo passando insieme, non ne hai ancora idea.
E quell'altro S. che se ne esce candido con "no...e' che hai un mostro nascosto...come me, lo capisco ad istinto.". Grazie.No, dico, grazie davvero, xche' il fatto che questo mostro venga riconosciuto anche da chi non ha mai avuto modo di vederlo in azione e mai ne ha sentito parlare e' consolante. Pero' sei andato a cercarlo, l'hai voluto stanare...E mo'? Se femm? Cifu'lumm?
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