i racconti del triste don giovanni
Posted at 12:50, 8 October 2008
UN DON GIOVANNI LIBERO
Ho pensato che sarebbe stato giusto dirtelo. Non ho doppi fini, sai. Non ti vedo più come vorrei. Ho capito cosa è la libertà e l’ho capito vivendoti. Quando sono distante da te penso sempre a quando ci rincontreremo. Ai discorsi che faremo di nuovo davanti ad un bicchiere di vino. Ai sorrisi e alle bugie che ci diremo per star bene. Poi ti chiamo per sentire la tua voce, sapere che mangerai la sera e capire qualcosa in più di te. E sto bene. Ma quando torno, poi, il nostro rapporto è fatto di passione e di litigi. Litighiamo per le cose più banali. Più stupide. Una telefonata. Uno sguardo di qualcun altro. Un tuo o mio silenzio. E siamo prigionieri l’uno dell’altro. Io cerco di cambiare te e tu cerchi di farmi vedere le cose come le vedi tu. Questa non è liberta. Quando sono distante penso a te, a noi, e basta. Quando siamo insieme invece penso a tutto quello che c’è intorno a noi e cominciamo a litigare. Ho capito cos’è la libertà e l’ho capito vivendoti. La libertà è riuscire ad essere io e te come i binari di un treno. Lo sai che la distanza tra due binari è di
DON GIOVANNI BUGIARDO
Ti ho conosciuta quasi per caso, in una giornata oziosa, spenta come un sole rosso spento. Non immaginavo che quattro parole affilate su un foglio ipertestuale mi avrebbero dato il buon umore. Eppure, la mia giornata è cambiata.
Passo ore a mettere nero su bianco le emozioni che non ho vissuto. Le parole che non ho avuto il coraggio di dirti quando potevo. Le immagini di te che guardo come in fotografia: diapositive veloci a cui non posso dare vita. Ogni volta che scrivo e vivo sono sempre sincero a metà. Ma ti posso garantire che quando scrivo guardando la tua foto uso la mia metà sincera, quella che non conosci ancora. Parlo poco di me perché non sono abituato a conoscermi, ma vorrei. Cazzo se vorrei. Vorrei ad esempio non dover per forza fingere quando ho uno sconosciuto davanti. Mi basterebbe essere sincero. Ma la sincerità a volte delude e a volte inganna meglio di una bugia. E allora fingiamo, dai, ti prego. La verità non mi assomiglia. Le bugie sono come favole che mi addormentano sereno. Perché la verità? La verità che vuoi sentire sono solo le mie bugie. Quando provo ad esser sincero è il momento che l’ingranaggio del mondo, della mia giornata, del rapporto che stiamo instaurando, salta in aria. Tutto in frantumi. Un tassello mancante di finzione. Un briciolo di verità e l’attore fa cadere il sipario. Finito tutto. A domani. Se lo spettacolo riesce a bissare. Eppure, credo che non sia poi tutto così complicato e ben organizzato. Le giornate sona facili domande a cui non serve nemmeno rispondere. Le mie poesie sono le più belle risposte alle frasi senza punto interrogativo. Parlare con un fiore o con chi non è capace di giudicare sarebbe meglio, ma non si può. Ma cazzo se vorrei. Sarebbe tutto più facile. Sarebbe più giusto anche mentire. Ma sarebbe soprattutto più bello essere sinceri. Credetemi, non sto dicendo una cazzata!
IL DON GIOVANNI INGENUO
Ecco un altro giorno in cui la cosa più giusta da fare è quella che non faresti mai. Un altro giorno da prendere di lato come un foglio macchiato di scritte, tirare una riga spessa e andare a capo, sperando di avere ancora spazio per scrivere ciò che resta.
Scrivo le mie giornate su di un quaderno che ho sul comodino, ma ho sempre più l'impressione che siano loro a scrivere me. Sono loro che mi vivono mentre io le guardo dal di fuori, senza nemmeno riuscire a tenere in mano una penna, senza nemmeno avere l'illusione di provarci.
Cancello le storie d'amore e le donne dalla mia vita con un semplice movimento di gomma, veloce, lasciando bianco, come se non fossero mai esistite.
A volte i miei amori durano appena una scatola di preservativi: finiscono appena prima che corra di nuovo in qualche distributore automatico di strade poco frequentate.
A volte mi chiedo come è possibile che le storie durano mesi, anni, una vita e altro tempo ancora.
Io, sinceramente, ho sempre e solo trovato confezioni da dodici.
UN DON GIOVANNI DELUSO
Il bacio con la lingua è l'unica cosa con cui una donna può lasciarmi a bocca aperta.
La guardavo, sdraiato sul letto, mentre già immaginavo foto veloci di noi su di noi cosparsi, e volevo tutto e subito, tutto e adesso: la sua pelle, di quelle appena rosolate dal sole che, morbida, splendeva nelle sue più variepinte rotondità; quelle labbra colorate a matita spessa, di un rosa leggero che ovattava tutto il resto della stanza; e un sorriso chiaro che si apriva, grande come i suoi occhioni verdi, sopra un volto che ricordava un pò quelle attrici francesi di fine secolo, con capelli sciolti castani, che si muovevano al ritmo del corpo. Noi su di noi: corpi bianchi e nudi che si scambiavano promesse, oltre a mischiare i sapori l'un l'altro; la mia bocca che cercava e apriva varchi madidi di umori, dando scossoni piacevoli all'eco delle nostre anime in subbuglio; e scaglionare, a uno a uno, i pezzi da ricomporre del nostro piacere intenso, per scoprire dove il sesso, in una notte sbagliata come quella, andava, da solo, a morire.
Alla fine non ci scambiammo nemmeno una parola, con i corpi ci eravamo detti tutte le cose che due persone si possono dire, senza aprire neanche bocca. Io, mi fumai quel piacere. Lei, come sempre, ha preso i soldi dal comodino, si è rivestita, ed è andata via.
Di solito solo un bacio alla francese mi lascia a bocca aperta e tu, in questa notte sbagliata, non sei riuscita nemmeno a distrarmi.
IL DON GIOVANNI CONVINTO
Continuo a dedicarti i miei lamenti, come iena ferita. Lasciami i brandelli del mio pianto e capirai quanto ancora c’è di noi. C’è qualcosa di noi nei tuoi sguardi fugaci, mentre mendichi un piacere che non riceverai mai da qualcuno che non sono io; c’è qualcosa di noi nei sorrisi che cortesemente ci scambiamo, ed è inutile fingere per te, quando la più bella finzione sono le nostre mani che non troveranno più appiglio in noi; c’è qualcosa di me e qualcosa di te nelle nostre labbra, che non smetteranno mai di inumidirsi l’un l’altro, anche se non si sfiorano da tempo ormai. Le tue labbra hanno il mio sapore, e non puoi passarci su quel rossetto da quattro soldi che non ami portare e, tanto meno, potresti macchiarle con il sapore di qualcun altro; quelle labbra sono mie, anche se non potrò più averle, anche se il tempo ha sfiorito il suo sapore di rosa. Non piangerò per te perché non so più piangere, ma sorriderò e ti cercherò nelle pieghe armoniose di qualche puttana che non mi appartiene, per sorridere mentre sei mia, coperta di piacere da un corpo che mio, purtroppo, non sarà mai; non per ora per lo meno.
UN DON GIOVANNI CONFUSO A SAN VALENTINO
Spesso i viaggi più belli sono le distanze tra due persone. Ci ho pensato davvero, ho pensato a te e la mia conclusione sei stata ancora tu. Continuerò a viaggiare, a camminarti sperando di incontrarti davvero, lungo la strada dei mie cammini, quando, alzando lo sguardo, ti saprò riconoscere davvero, ma non ora, non ancora. Nei miei anni ho continuato a barattare il mio cuore e la mia anima con qualche spicciolo di piacere che evaporava via nel sole caldo della mattina, senza pensare che se svendi il cuore a tutti, potresti rimanere senza, in una notte senza luna, in una notte dove ti servirebbe. Ti ho vista violentata dal tempo, rimanere immobile mentre ti passavano addosso, tu che un tempo sapevi uccidermi. Io, nella mi coltre leggera di solitudine mi sono costruito un mantello e una corazza che nemmeno tu sapresti combattere, ma non è contro di te, ma per te. L’ho costruita per difenderti, perchè sei fragile e non voglio, per questo sono diventato invincibile, per salvarti dal tuo tempo. Non ti sei saputa più trasformare dalla crisalide che eri e non lo farai mai se rimani immobile e ti rassegni alla tua felicità. La felicità non è un momento e poi una vita in ricordo di quel momento; la felicità è un passo dopo l’altro verso quello che prima era solo orizzonte. Mi piace sorprenderti e guardare il tuo perfezionismo, la tua razionalità, il tuo pudore eccessivo e con un sorriso cerco sempre di ammorbidire le spigolosità del tuo carattere che ti inibiscono; non farlo con me, non serve. Non so se resterai il mio punto forte e il mio punto debole, se ti perderò nei miei lunghi viaggi o se, ancora, il nostro futuro ci regalerà un presente che altro non è che la rivisitazione del nostro passato in chiave moderna. A dire il vero, bambolina, non so nulla, ma ogni tanto ci penso; ci ho pensato e ho pensato a te; e la mia conclusione sei stata ancora tu.
Quando appena i tuoi occhi si infrangono ai suoi, come un onda dal basso, ti sobbalza lo stomaco e quasi ti manca il fiato; non odi che la tua vocina interna dire: “la desidero più di ogni altra cosa!” Vorresti essere vicino a lei, di fronte ai suoi occhi, ad una distanza tale che i vostri respiri si fondano creando quel caldo che predispone le vostre bocche a futuri bagni di anime; vorresti accarezzargli la guancia e spostare delicatamente i capelli dietro l’orecchio per sentirla piccola tra le tue mani, come un segreto che curi di nascosto dagli occhi stupratori dei profani; vorresti sussurrarle piano le tue bugie e i tuoi sogni, parlare con il silenzio delle tue carezze; vorresti piangere di gioia mentre lei ti stringe forte e tu ancora di più, per paura che, allentando la presa, quel momento magico possa volare via come una farfalla fragile; vorresti mordergli le labbra per scaldare tutto l’amore che puoi; vorresti cominciarla a spogliare, denudandole l’anima mentre tu fai lo stesso con la tua, per amare ogni suo punto, anche quello più segreto, perché devi amarla tutta e non solo la sua bocca o il suo collo o i suoi capelli; vorresti fonderti in lei, sentendo su di te un altro te che ti copre dalle insidie di un mondo malizioso e corrotto; vorresti essere dentro di lei, seviziarle l’anima e sentirti parte di un tutt’uno insieme a lei, un indissolubile danza di corpi che giocano a non lasciarsi andare più, per vivere il tuo sogno dentro di lei, mentre lei, vive il suo sogno dentro di te.
Vorresti tutto questo, ma tutto quello che hai è la paura di sbagliare di nuovo, amando per sbaglio chi non sa danzare insieme a te e il tuo cuore ha uno stallo, si ferma, e il grigio di nuvole scure nasconde il tuo amore e piangi.
Ma quando il nostro cuore è appannato dalle nuvole che portano pioggia e l'unica cosa che desideri è piovere lacrime… fermati! Non farlo! Aspetta con ansia l'arcobaleno, e la mattina si sveglierà nei tuoi occhi di nuovo.
LETTERA DI UN DON GIOVANNI IN CRISI
Cara delicata,
ti scrivo perchè, forse, non sò fare altro e, credo, non faro null'altro più nella mia vita. Ti scrivo perchè non ho la forza per guardarti fisso negli occhi e dirti tutte le cose che le mie labbra mi saracinescano in bocca ogni volta che ti vedo, rispedendole, come bolle d'aria, in fondo al mio cuore, dove sono accatastati tutti i miei pensieri per te che, forse, non saprai mai; non da me perlomeno.
Sai, anche questa notte, tra le lenzuola umide del mio pianto, ho saputo sognarti ed immaginarti ancora; ho saputo parlarti del mio profumo; ho saputo inumidire la mia anima con il tuo respiro vicino, sospeso, vivo e veloce come fiume in piena che irrompe gli argini della mia irrazionale razionalità; ho saputo amarti a modo mio, nel silenzio, chiuso a chiave nella mia anima sola.
Non so se le parole che ti ho detto, le ho davvero pronunciate; non so se quel tuo sguardo timido, inumidito dalle lacrime, docile e selvaggio era davvero il tuo o, forse, un immagine della mia mente corrotta; non so neppure se ora, tra le tue lenzuola inanimate, mi stai pensando come ti sto pensando io o mi stai scrivendo come ti scrivendo io, tra i vicoli ciechi di una sintassi sbilenca ma sincera. Non lo so. A dire il vero sono molte le cose che non conosco nella vita, ma una cosa la so, ed è la voglia di te che mi accompagna da sempre.
Ti ho amata; ti ho desiderata come mai nessuno nella mia vita; ti ho tenuta tra le mie braccia calde, in un vortice di emozioni violente che schiantano gli occhi e il corpo; ti ho tenuta stretta a me quando dai tuoi occhi sgorgava solo rabbia, malinconia e paura; ho bestemmiato il vento quando temevo di perderti dietro le ombre che non mi somigliavano, e ho avuto paura di averti per la paura di sciuparti con il mio burbero amore. No, non ti volevo perchè non ti meritavo. Un tuo no, sarebbe stato la mia salvezza, ma anche, forse, il mio totale annientamento.
Ora sono solo, ho solo il sesso con me che mi tiene compagnia. Entro dentro i corpi di sconosciute senza chiedere neppure il permesso, le frugo senza sosta per cercare la loro anima, qualora ne possedessero una e, finalmente, vagliarle, respirarle e capire se c'è un pò di te in loro. Inutilmente cazzo! Perchè, al mio risveglio, mi resta solo il ricordo violento di una notte incastrata nel sesso, di una notte passata a cercare di star bene nel fisico, invece di provare a scopare con l'amore. Si, forse sono vergine! Perche non ho mai provato il sesso quando c'era l'amore e, allo stesso modo, non ho mai trovato un pezzo di amore nelle notti focose di sesso.
Ora, tra un pensiero e l'altro ti penso continuamente e ti immagino mia, mentre la gente corre, vive e si innamora lontano da me. Io, da parte mia, non ti ho mai amata ma ti amo alla follia.
Un bacio; un sorriso; l'amore che brucia; le mie mani incastonate nelle tue; il mio respiro liquido; i nostri sguardi che non si incrociano mai ma che non sanno separarsi; il nostro volerci allontanandoci; il nostro fuoco che ci brucia e non si consuma. Forse ti amo, o forse no. Oggi, sinceramente, preferisco piangere e scrivere l'ennesima lettera che non spediro' mai, ancora una volta, a te: il mio amore che non ho ancora saputo incontrare ma che, son certo, mi sta sognando di nascosto e lontano da me, dietro l'obra di qualcuno che non gli somiglia e dietro i sogni di un amore che non trova.