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La piccola Violetta e il Re di TuttifioriC'era una volta una principessina dai capelli viola, che proprio per questo si chiamava Violetta. Era la bimba più piccina del Re di Tuttifiori, un Re tanto ma tanto buono, che aveva moltissimi figli, alcuni buoni, altri un po' meno; lui però li amava tutti alla follia e avrebbe fatto qualunque cosa per loro. A Violetta suo padre voleva davvero un mondo di bene, perchè vedeva quanto era piccola e indifesa e quanto aveva bisogno di essere protetta dal suo papà. Anche Violetta gli voleva tantissimo bene; anche se a volte lei si comportava male, come quando, per esempio, si innervosiva e buttava a terra tutti i giocattoli che il suo papà le aveva regalato, poi se ne pentiva; andava da lui con le lacrime agli occhi e gli diceva: "Scusami papà, mi dispiace tanto!". Allora il suo papà, che era tanto buono e dolce, se la metteva sulle ginocchia e le diceva: "Non ti preoccupare, piccolina, ti perdono!" e poi la riempiva di bacini. Allora alla bimba spuntava un enorme sorrisone, perchè amava tanto il suo papà ed era felice che lui non si fosse arrabbiato. Anche tutti i suoi fratelli e sorelle sembravano sempre buoni con lei: le dicevano che era tanto bella e che le volevano molto bene, e la bimba era felice. C'era anche un certo Conte di Rosespinose, che ogni tanto arrivava al castello, sempre vestito elegantemente e con modi molto raffinati e gentili, ma il Re non lo faceva mai avvicinare ai suoi figli, e Violetta si domandava perchè, dato che sembrava tanto gentile... Tra tutte queste coccole, la vita alla piccola Violetta sembrava stupenda, e pensava che per lei non ci sarebbe stato mai nessun momento infelice.
Un brutto giorno, però, Violetta scese nella Sala del Trono, come ogni mattina, per salutare il suo papà con un bacino. Ma nella grande Sala del Trono, lui non c'era. Lo cercò allora per tutto il castello, ma non lo vide da nessuna parte. Allora andò dai suoi fratelli, per chiedere a loro dove potesse essere, ma loro le dissero che suo padre era morto, e Violetta rimase tutta sola. Ai suoi fratelli, che le erano sembrati sempre tanto buoni e gentili, in realtà non importava nulla di lei, e Violetta non poteva credere che il suo papà fosse morto, le mancava tantissimo, tutto il giorno non faceva che piangere pensando a lui.
Però si ricordava che una volta il suo papà le aveva detto che non sarebbe mai morto, che sarebbe rimasto vicino a lei per sempre; anche se lei non lo avesse più visto, egli sarebbe rimasto sempre lì con lei e mai l'avrebbe lasciata da sola, nè avrebbe mai smesso di volerle bene. Com'era possibile che fosse morto?
Un giorno si presentò al castello il Conte di Rosespinose, che si era sempre mostrato molto gentile con Violetta; lei allora pensò di andare a chiedere a lui cosa fosse successo davvero al suo papà. Ma, all'improvviso, si accorse che il Conte non era elegante come le era sempre sembrato, non era gentile come aveva sempre dato l'impressione di essere; anzi, le rispose molto bruscamente: "Che vuoi, stupida mocciosa? Levati di torno! Vuoi sapere cosa è successo a tuo padre? é morto, ecco cosa gli è successo, ti ha lasciata per sempre, e sai perchè? Perchè in realtà non ti ha mai amata, non gli è mai importato nulla di te!". Violetta scoppiò in lacrime e non sapeva proprio più che fare; senza il suo papà non c'era nessuno che l'amasse davvero e lui le mancava da morire. Aveva sempre pensato che tutti coloro che la circondavano fossero buoni come lui; non credeva che esistessero persone tanto cattive e pensava di potersi fidare dei suoi fratelli, soprattutto credeva che a loro importasse di lei, invece l'avevano solo usata per accaparrarsi la simpatia del Re, riempiendola di coccole, per poi abbandonarla e tradirla al momento opportuno.
Ma perchè il suo papà era andato via? Perchè l'aveva lasciata da sola in mezzo a queste persone cattive? Violetta non capiva, e così iniziò ad essere arrabbiata con il suo papà; cercava in tutti i modi di dimenticarlo e di convincersi che era morto, ma in fondo al suo cuore le mancava tantissimo. Il conte di Rosespinose approfittò della rabbia di Violetta per convincerla a proclamare lui come nuovo re e Violetta, senza sapere cosa stesse facendo, acconsentì.
In questo modo, il Conte prese possesso del castello e iniziò subito a trasformarlo secondo i suoi gusti: ordinò che le luminose finestre della Sala del Trono venissero oscurate, eliminò tutti i quadri meravigliosi che pendevano dalle pareti; volle che tutti i muri, ornati da meravigliosi affreschi, venissero dipinti di nero; infine, estirpò tutti i fiori variopinti dell'enorme giardino e fece crescere al loro posto rovi e spine velenose, che in breve tempo si diffusero ovunque, generando rose nere dalle spine estremament velenose, che invasero tutta la Sala del Trono. Violetta permise tutto ciò, perchè era tanto arrabbiata con suo padre.
Quello che non sapeva, però, era che il Re di Tuttifiori non era affatto morto come le avevano raccontato, anzi, egli, fuori dal castello, continuava a bussare alla porta e a chiamare "Violetta, Violetta", nell'attesa che la sua bimba le aprisse. Non aveva mai smesso di volerle bene, anzi, era così in pensiero per lei, che era caduta nelle mani di quelle persone così cattive!
Violetta, però, ogni sera si rinchiudeva nella sua stanza, dove nessun raggio di luce penetrava, come del resto in tutto il castello, ed inziava a piangere di rabbia, così forte che non riusciva a sentire la voce di suo padre che la chiamava. Il Conte, che sapeva che il Re era lì fuori e continuava a chiamare Violetta, aveva molta paura che lei potesse sentirlo ed aprire la porta, perciò cercava di fare ogni giorno più rumore possibile, in modo che Violetta non si accorgesse di nulla.
Una notte, però, Violetta non andò a chiudersi nella sua stanza come al solito, ma decise di andare nella Sala del Trono, perchè dal giorno in cui suo padre se n'era andato non vi era più entrata. Vide allora le rose nere che avevano riempito tutta la Sala ed emanavano un orrendo fetore, i rovi che erano cresciuti a dismisura e vide che, più lei pensava a suo padre con rabbia e credeva che fosse morto, più i rovi e le rose crescevano. Allora iniziò a piangere e a domandarsi come era potuta accadere una cosa simile: quella Sala, il centro del castello, era stata così luminosa, così festosa e piena di voci gioiose, ornata da mille margherite...e adesso era infestata dai rovi...com'era potuto succedere?
Allora, nel silenzio della notte, Violetta per un attimo decise di smettere di pensare, di smettere di sputare rabbia dal cuore e, finalmente, tutto il frastuono che il Conte aveva costruito intorno a lei tacque, e Violetta sentì la voce del Re...
Fu così bello risentire la voce del suo papà, che le lacrime ricominciarono a scendere sul suo volto, ma questa volta erano lacrime di gioia. Ad ogni lacrima che scendeva dai suoi occhi, i rovi arretravano, la luce si diffondeva nuovamente per il castello, i muri tornavano bianchi e puri, i fiori sbocciavano di nuovo... Quando Violetta aprì la porta del castello, fu come se fosse appena entrato il sole. Lei però aveva paura che il suo papà fosse arrabbiato con lei perchè aveva creduto che fosse morto ma, prima ancora che potesse aprir bocca, suo padre la prese tra le braccia e la strinse forte forte a sè, dicendo: "Non temere, amore mio, mia piccola figlioletta, io non smetterò mai di volerti bene, qualunque cosa accada!". violetta allora disse: "Oh, papà, mi dispiace così tanto di averti lasciato fuori ad aspettare per tutto quel tempo!". Il Re rispose: "Non importa, piccola mia, ho già dimenticato tutto...E adesso voglio che tu rimanga per sempre tra le mie braccia, così non mi perderai mai più, che ne dici?". Violetta rispose di sì, e da quel momento lei e il suo papà rimasero per sempre insieme. Domani...Ciao ragazzi... Quanto tempo che non scrivo qui! Ho deciso di riprendere a scrivere qui, per non lasciare questo spazio abbandonato. Domani avrò un esame di pianoforte molto importante, spero che vada bene, è da quasi due anni che mi preparo!! Ci sentiamo presto, ora non ho il tempo per scrivere, devo studiare, ma scriverò di nuovo il prima possibile... Tempo rubatoEccomi di nuovo qui a scrivere dopo tanto tempo. Perchè? Non saprei. Sto consumando istanti preziosi che non potrei permettermi, li sto rubando allo studio, alla preghiera, al riposo, e non saprei spiegare il motivo. A volte si sente il bisogno di rubare alla vita alcuni attimi e tenerli per sè, magari proprio nel momento in cui ogni minuto sarebbe prezioso, quasi per dispetto, quasi per dimostrare agli altri che sei tu a decidere cosa fare e quando, e che nessuno può gestire la tua vita al posto tuo. Ahimè!, questa purtroppo mi sembra sempre più solo una pia illusione, perchè sto davvero constatando quanto la mia vita sia condizionata dagli ordini degli altri, che mi dicono cosa devo fare nei miei pomeriggi sempre troppo brevi, come lo devo fare e magari pretendono persino di sapere il perchè. Così spesso, un po' troppo spesso a dire il vero, mi ritrovo a tentare disperatamente di impossessarmi della mia vita solo per pochi attimi, cercando di non sentirmi in colpa perchè non sto facendo quello che gli altri mi hanno detto, anzi, ordinato, di fare. Alla faccia della libertà di scelta! Ma in realtà, cosa si possa davvero definire libertà, chi può saperlo? è Libertà uscire il sabato sera e tornare a casa alle 6 del mattino (quando si torna) dopo una folle corsa in macchina, inzuppati di alcool e strafatti o cose simili? O non sarebbe più appropriato definire tutto ciò schiavitù? Forse conoscere il teorema di euclide o la terza declinazione greca può dare la vera Libertà? Può forse dare una certa autonomia di pensiero,naturalmente, una certa indipendenza, ma cosa si intende per "libertà"?E dove cercarla? Scusate, lettori che vi imbatterete per caso in questo piccolo profondo delirio serale, queste sono riflessioni un po' troppo serie per quest'orario, spero che mi perdonerete per questo, ma non riesco proprio a mandare in sciopero la testa, vuole a tutti i costi continuare a pensare senza sosta, vuole continuare a vagabondare alla ricerca della Verità. Abbiate pietà di lei, non riesce proprio a capire perchè debba fare certe cose per obbligo e non semplicemente per diletto. Adesso le dirò di ritornare ai suoi doveri di studentessa incompresa e taciturna, che racchiude in sè un mistero più grande del mondo stesso. Buonanotte, viaggiatori che nella notte lascerete un'orma su questa via di speranza... Pace a voi.
Quotidiane incomprensioniCari amici, eccomi di nuovo qui a scrivervi. Stasera riflettevo su quanto a volte sia difficile per noi comunicare con chi abbiamo accanto. Succede che instauriamo rapporti più intimi con persone che non abbiamo mai visto e che magari sentiamo solo per e-mail o per telefono, piuttosto che con chi vive sotto il nostro stesso tetto! Spesso non ci risulta affatto difficile confidare i nostri più intimi segreti e perfetti sconosciuti (non sempre, naturalmente), ma ci sembra impossibile sussurrare un "Buongiorno" a quel vicino di casa con cui non abbiamo rapporti molto buoni... E mica sto qui a scrivere per fare la predica a voi che sicuramente sarete migliori di me,parlo solo della mia esperienza personale. Quante volte ci sentiamo degli sconosciuti per i nostri genitori, mariti, mogli, fratelli o sarelle che vivono insieme a noi ogni giono, ogni momento della nostra giornata (o quasi)? Perchè accade così spesso che in una famiglia i genitori costituiscano uno scompartimento a parte, rigidamente separto da quello dei figli, che non abbiano tempo per fermarsi a parlare o giocare con loro, che parlino sempre più l' "eurese" ed il "problemiano"? la colpa non è certo loro, niente affatto, o almeno non lo è nella stragrande maggioranza dei casi. la colpa è semplicemente del mondo in cui viviamo, che non è un concetto astratto, ma è l'insieme di ogni singola persona, di me, di te, di quel vicino che non riusciamo proprio a salutare... Se funzionano i cuori dei singoli uomini, allora di sicuro funzionerà bene anche la società(anche questa non è una parola astratta); in caso contrario, prepariamoci al peggio. Dio mio, e lo dico con tutto il mio cuore ed il misero amore che questo può contenere, perchè la gente sembra tanto indifferente? L'iceberg più pericoloso non è quello che si è staccato oggi dai ghiacci e che ci preoccupa tanto; è quello che abbiamo dentro di noi. Io non capisco davvero perchè le persone a me più vicine non riescano a comprendermi, in fondo non credo di essere poi tanto ermeticamente enigmatica, ma piuttosto il problema è che non c'è dialogo e, se c'è, ogni singola parola deve essere scandagliata e passata al vaglio, e, se non è conforme all'ideale edonistico che la Dea-TV ci propone, assolutamente censurata e cancellata. Ma, cari amici miei, ci tengo a dirvi una cosa: chi scrive è una che in fondo, nonostante qualche malessere interiore che tutti hanno, se la cava. Io ho la mia fede, ho il mio Dio che, sono più che certa, non mi lascerà mai, ho la mia strada da seguire,di cui sto cercando il sentiero, e questo è sufficiente a donarmi serenità, perchè sono più che convinta di quello in cui credo e Dio mi ha donato il tesoro più prezioso, che non è un diamante da mille miliardi di karati (esagerata!!), ma è la fede. Come qualcun altro ha affermato prima di me, tutte le cose mutano, solo Dio resta, perciò nulla deve farci paura. Ovviamente questo vale per chi crede. Ma vedo attorno a me persone senza alcun punto di riferimento, che non deve necessariamente essere dato dalla fede, ma da un ideale, un obiettivo, un valore principale, qualcosa insomma posto al centro della nostra vita, che magari non sia solo il denaro o il potere o, peggio ancora, noi stessi. Nella mia umiltà, l'unica cosa che posso fare è pregare per chi si sente perso ed avrebbe bisogno di un aiuto che non trova, e fare il possibile per aiutare, nel limite di ciò che posso fare. Basta, non voglio stancarvi ulteriormente con queste mie riflessioni, altrimenti rischio di diventare pedante. Ci sono ancora molte, molte cose che non sapete di me, visrtuali amici che passerete da qui per caso o per diletto, ma ve le dirò con il tempo, forse...
Dio vi doni la gioia immensa di conoscerlo ed amarlo!
Dalla prima alla quarta orazione1. O Signore Gesù Cristo, eterna dolcezza di coloro che ti amano, felicità che sorpassa ogni gioia ed ogni desiderio, salvezza ed amore di coloro che si pentono, ai quali hai detto: "Le mie delizie sono con i figli degli uomini", poichè ti sei fatto uomo per la loro salvezza ricordati dell'amore che ti ha spinto ad assumere la nostra natura umana e di tutto quello che hai sopportato dall'inizio della tua Passione, a compimento del disegno di Dio stabilito fin dall'eternità. Ricordati del dolore che hai sofferto nella tua anima quando hai detto: "La mia anima è triste fino alla morte" e quando, nell'ultima cena con i tuoi discepoli, hai dato loro per cibo e bevanda il tuo corpo ed il tuo sangue, hai lavato i loro piedi e li hai consolati amorevolmente predicendo la tua Passione ormai vicina. Ricordati dell'angoscia e del dolore che hai sopportato nel tuo santissimo corpo, prima di salire sul legno della Croce quando, dopo aver pregato per tre volte il Padre, sudando sangue, ti sei visto tradito da uno dei tuoi discepoli, arrestato dal tuo popolo eletto, accusato da falsi testimoni e ingiustamente condannato a morte da tre giudici. Nel solenne tempo della Pasqua, sei stato tradito, deriso, spogliato dei tuoi vestiti, bendato e schiaffeggiato, legato alla colonna, flagellato e coronato di spine. Ti prego, dolcissimo Gesù, per il ricordo che conservo di queste tue sofferenze, concedimi prima della mia morte, sentimenti di vero pentimento, una sincera confessione e remissione di tutti i miei peccati. Amen.
Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore. Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la nostra salvezza crocifisso, Re del cielo, abbi pietà di noi.
Padre nostro. Gloria al Padre.
2. O Gesù, vera gioia degli angeli e paradiso di delizie, ricordati i terribili tormenti che hai provato quando i tuoi nemici, como leoni feroci,ti hanno circondato e ti hanno colpito con schiaffi, sputi, graffi ed altri crudeli supplizi. Per le parole offensive, per le violente percosse e durissimi tormenti, con i quali i tuoi nemici ti hanno afflitto, io ti supplico liberami dai miei nemici sia visibili che invisibili, e concedimi che all'ombra delle tue ali io ritrovi la protezione della salvezza eterna.
Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore. Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la nostra salvezza crocifisso, Re del cielo, abbi pietà di noi.
Padre nostro. Gloria al Padre.
3. O Verbo incarnato, Creatore onnipotente del mondo, tu che sei infinito, incomprensibile e puoi racchiudere l'universo intero nel palmo della tua mano, ricordati dell'amarissimo dolore che hai sopportato quando le tue santissime mani e piedi sono stati inchiodati al legno della croce. Quale dolore hai provato, Gesù, quando i tuoi crocifissori hanno dilaniato le tue membra e hanno slogato le tue ossa tirando il tuo corpo per ogni verso, a loro piacere. Ti prego, per la memoria di questi dolori da te sopportati sulla croce, che tu mi voglia concedere di amarti e nutrire il giusto timor di Dio. Amen.
Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore. Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la nostra salvezza crocifisso, Re del cielo, abbi pietà di noi.
Padre nostro. Ave Maria. Gloria al Padre.
4.Signore Gesù, medico celeste, ricordati delle sofferenze e dei dolori che hai provato nel tuo corpo, già ferito e dolorante, mentre si levava in alto la croce. Dalla testa ai piedi eri tutto un cumulo di dolore e, tuttavia, ti sei dimenticato di tanta sofferenza e hai offerto pietosamente al Padre preghiere per i tuoi nemici, dicendo: "Padre, perdona loro, perchè non sanno quello che fanno". Per questa smisurata carità e misericordia, e per la memoria di questi dolori, concedimi di ricordare la tua amatissima Passione, affinchè essa mi giovi per una piena remissione di tutti i miei peccati.
Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore. Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la nostra salvezza crocifisso, Re del cielo, abbi pietà di noi.
Padre nostro. Ave Maria. Gloria al Padre. Dalla quinta alla settima orazione.5. Signore Gesù, specchio di eterna chiarezza, ricordati dell'afflizione che hai provato quando, prevedendo la salvezza degli eletti mediante la tua Passione hai visto anche che molti non l'avrebbero accolta. Per la profondità della misericordia che hai mostrato, non solo nel provare dolore dei perduti e dei disperati, ma anche verso il ladrone quando gli hai detto: "Oggi sarai con me in Paradiso", ti chiedo, pietoso Gesù, di riversarla su di me nell'ora della mia morte.
Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore. Gesù Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la nostra salvezza crocifisso, Re del cielo, abbi pietà di noi.
Padre nostro. Ave Maria. Gloria al Padre.
6. Gesù, Re amabile, ricordati del dolore che hai provato quando, nudo e disprezzato, pendevi dalla croce, senza avere, fra tanti amici e conoscenti che ti erano accanto, chi ti consolasse eccetto la tua Madre diletta, alla quale hai raccomandato il discepolo prediletto, dicendo:"Donna, ecco il tuo figlio!",ed al discepolo: "Ecco la tua Madre!". Fiducioso ti prego, pietosissimo Gesù, per la spada di dolore che le ha trapassato l'anima, che tu abbia compassione di me nelle mie afflizioni e tribolazioni sia fisiche che spirituali, e consolami porgendomi aiuto e gioia in ogni prova ed avversità.
O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore. Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la nostra salvezza crocifisso, Re del cielo, abbi pietà di noi.
Padre nostro. Ave Maria. Gloria al Padre.
7. O Signore Gesù Cristo, fonte di dolcezza senza fine, mosso da un amore immenso, quando eri in croce hai detto: "Ho sete", cioè "Desidero sommamente la salvezza del genere umano", ti preghiamo accendi in noi il desiderio di operare santamente, spegnendo del tutto la sete delle nostre tendenze peccaminose e la ricerca dei piaceri del mondo.
O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore. Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la nostra salvezza crocifisso, Re del cielo, abbi pietà di noi.
Padre nostro. Ave Maria. Gloria al Padre. Dall'ottava all'undicesima orazione.8.O Signore Gesù Cristo, dolcezza dei cuori e soavità dolcissima dello spirito, concedi a noi peccatori, per l'amarezza dell'aceto e del fiele che hai bevuto per noi nell'ora della tua morte che, in ogni tempo, specialmente nell'ora della nostra morte, ci possiamo cibare degnamente del tuo Corpo e del tuo Sangue, come rimedio e consolazione delle nostre anime. Amen.
Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore. Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la nostra salvezza crocifissom Re del cielo, abbi pietà di noi.
Padre nostro. Ave Maria. Gloria al Padre.
9. O Signore Gesù Cristo, gioia dello spirito, ricordati dell'angoscia e del dolore che hai patito quando per l'amarezza della morte e l'insulto dei giudei gridasti al Padre tuo: "Elì, Elì, lemà sabactani?"; cioè: "Dio mio, Dio mio, perchè mi hai abbandonato?". Per questo ti chiedo di non abbandonarmi nell'ora della mia morte, mio Signore e mio DIo. Amen.
Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore. Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la nostra salvezza crocifisso, Re del cielo, abbi pietà di noi.
Padre nostro. Ave Maria. Gloria al Padre.
10. O Signore Gesù Cristo, principio e termine ultimo del nostro amore, che dalla pianta dei piedi alla cime del capo ti sei completamente immerso nel mare dei patimenti. Ti prego, per le tue larghe e profondissime piaghe, che tu mi voglia insegnare ad operare santamente con vera carità nella tua legge e nei tuoi precetti.
O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatrice. O Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine , per la nostra salvezza crocifisso, Re del cielo, abbi pietà di noi.
Padre nostro. Ave Maria. Gloria al Padre.
11.O Signore Gesù Cristo, abisso profondo di pietà e misericordia, io ti domando, per la profondità delle piaghe che trapassarono non solo la tua carne e le midolla delle ossa, ma anche le più intime viscere, che ti piaccia sollevare me, sommerso nei peccati, e nascondermi nelle aperture delle tue ferite.
O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore. Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la nostra salvezza crocifisso, Re del cielo, abbi pietà di noi.
Padre nostro. Ave Maria. Gloria al Padre. Dodicesima orazioneO Signore Gesù Cristo, specchio di verità, segno d'unità e legame di carità, ricorda le innumerevoli ferite di cui è stato ricoperto il tuo Corpo, lacerato e imporporato del tuo stesso Preziosissimo Sangue. Ti prego, con quello stesso Sangue, scrivi nel mio cuore le tue ferite, affinchè, nella meditazione del tuo dolore e del tuo amore, ogni giorno si rinnovi in me il dolore del tuo patire, si accresca l'amore, ed io perseveri continuamente nel renderti grazie sino alla fine della mia vita quando verrò da te, pieno di tutti i beni e di tutti i meriti che ti sei degnato di donarmi dal tesoro della tua Passione. Amen.
Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore. Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la nostra salvezza crocifisso, Re del cielo, abbi pietà di noi.
Padre nostro. Ave Maria. Gloria al Padre. Tredicesima orazione.O Signore Gesù Cristo, Re invincibile ed immortale, ricordati del dolore che hai provato quando, venute meno tutte le forze del tuo Corpo e del tuo Cuore, chinando il capo hai detto: "Tutto è compiuto". Perciò ti prego, per tale angoscia e dolore, che tu abbia misericordia di me nell'ultima ora della mia vita, quando la mia anima sarà turbata dall'ansia dell'agonia. Amen.
O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore. Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la nostra salvezza crocifisso, Re del cielo, abbi pietà di noi.
Padre nostro. Ave Maria. Gloria al Padre. Quattordicesima orazioneO Signore Gesù Cristo, Unigenito del Padre Altissimo, splendore e immagine della sua sostanza, ricordati dell'umile preghiera con la quale hai raccomandato il tuo spirito dicendo: "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito". E, dopo aver chinato il capo e aperte le viscere della tua misericordia , hai emesso l'ultimo respiro. Per questa preziosa morte ti prego, Re dei santi, dammi la forza di resistere alle tentazioni del diavolo, del mondo e della carne, affinchè morto al mondo, viva solo in te e, nell'ultima ora della mia vita, tu riceva il mio spirito che, dopo lungo esilio e pellegrinaggio, desidera ritornare alla sua patria. Amen.
O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore. Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la nostra salvezza crocifisso, Re del cielo, abbi pietà di noi.
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