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CHI EVADE LE TASSE VIENE PERSEGUITO?

15:42, 25 September 2007 .. Posted in economia-finanza .. 0 comments .. Link

 

 

http://www.tuoblog.it/liberainformazione

 

Dal blog http://bigfab.lynksee.com/blog

Non ho più parole. Quello che ho appena letto è talmente lontano da ogni criterio di logica, etica, legalità e senso dello Stato che mi risulta difficile da esporre.

Cominciamo dalla notizia riportata da chi, nel bene e nel male, viene considerato a pieno titolo il fustigatore sulla rete del malcostume italiano, ovvero l’incomparabile Beppe Grillo.

Sul suo blog viene data pubblica notizia di una ricerca effettuata da due giornalisti del Secolo XIX, Marco Menduni e Ferruccio Sansa, che hanno scoperto quanto segue (cercherò di sintetizzare, ma non è facile):

  • I Monopoli di Stato, che gestiscono oltre al commercio del tabacco anche il gioco d’azzardo legalizzato (le varie macchinette mangia-soldi presenti in quasi i tutti i bar d’Italia) non hanno effettuato i dovuti controlli sulle slot-machine, omettendo quindi la verifica di quali macchinette siano effettivamente collegate in rete per il calcolo degli introiti e, di conseguenza, delle imposte ad essi relativi
  • Tale omissione ha comportato un’evasione fiscale, tra il 2004 ed il 2005 (anche se il problema risulta essere presente ancora oggi) di ben 98 MILIARDI DI EURO!!! Sì, avete capito bene, una cifra pari a circa tre finanziarie. E poi la nostra “classe politica” ci chiede di compiere uno sforzo di lacrime e sangue per risanare il paese! Ma facessero il loro dovere per il quale sono più che lautamente pagati e facessero svolgere i controlli dovuti!!!
  • Questi dati sono emersi da indagini della Guardia di Finanza, della Procura della Corte dei Conti a Roma, diverse procure in tutta Italia (Venezia, Bologna e Roma) e da una Commissione d’indagine guidata dal sottosegretario all’Economia Alfiero Grandi e dal generale della Finanza Castore Palmerini, finita sul tavolo del viceministro Vincenzo Visco
  • La vicenda decisamente intricata, di cui vi invito a leggerne una sintesi in questa pagina del Secolo XIX on line, risulta svoltare più sul dolo che sulla colpa: si parla di omissioni, di sospette tolleranze, ma anche di accuse di corruzione di funzionari e, purtroppo (come se ciò non bastasse già), di legami con famiglie della malavita organizzata
  • Il direttore dei Monopoli di Stato, Giorgio Tino (al quale i due giornalisti del Secolo XIX hanno spedito una lettera perché non riuscivano a mettersi in contatto con lui), finisce nel mirino delle commissioni d’indagine: non solo non ha mosso un dito, ma pur essendo inquisito dai magistrati di Potenza sull’inchiesta sul gioco d’azzardo, è stato riconfermato nel suo incarico dal Governo Prodi. Verrebbe facile supporre che i “compagnucci” di sinistra siano invischiati fino al collo: federazioni dei ds proprietarie di sale bingo, il direttore dei MS inquisito che viene riconfermato sulla sua poltrona, Visco che riceve il rapporto su tutta la vicenda e non muove un dito. Ma non solo la sinistra “gioca d’azzardo” (scusate la facile battuta): infatti Giorgio Tino è stato nominato al suo attuale incarico dall’ex ministro Giulio Tremonti, Alleanza Nazionale risulterebbe avere i propri rappresentanti nei consigli d’amministrazione delle società concessionarie delle slot machine, una dei dirigenti dei Monopoli di Stato è la dottoressa Alemanno, sorella dell’ex ministro. Quando la tavola è imbandita, non importa la provenienza politica, si mangia a quattro palmenti, magari fianco a fianco con il proprio rivale.

Che dire? Questa volta non ho proprio commenti da fare, sono troppo occupato a reprimere il disgusto che mi sale dallo stomaco. Penso solo agli stipendi dei lavoratori dipendenti, svalutati al punto di non riuscire ad arrivare a fine mese, a quei lavoratori autonomi come il sottoscritto che, per pagare le imposte, devono rateizzarne gli importi e ancora fanno fatica, alle pensioni-elemosina dopo quarant’anni di lavoro, ai bagagli persi a Fiumicino, agli eterni lavori sulla Salerno-Reggio Calabria, ai precari nei call center, agli operatori socio sanitari che percepiscono l’indennità di un euro a notte per il lavoro notturno, ai concorsi pubblici biblici e pilotati, ai baroni nell’università e nella sanità, alle fughe di cervelli italiani all’estero.

Qui gli unici che dovrebbero fuggire all’estero sono tutti i nostri politici e la loro corte di dirigenti lottizzati e prezzolati, con un biglietto di sola andata e senza bagagli (anche perché rimarrebbero abbandonati in un piazzale di qualche aeroporto!).

 



Ricorre un anno dalla cacciata di Rubbia dall'ENEA; ora in Spagna sta progettando la + grande centrale a energia solare del mondo

14:23, 7 August 2006 .. Posted in economia-finanza .. 0 comments .. Link

 

Ricorre un anno dalla cacciata di Rubbia dall'ENEA; ora in Spagna sta progettando la + grande centrale a energia solare del mondo

Un anno fa Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica, veniva "dimesso" dalla presidenza dell'ENEA. Per chi non lo sapesse, Rubbia aveva ripreso lo stratagemma di Archimede per incendiare le navi dei Greci che volevano attaccare Siracusa: gli specchi!!!

Con un sistema di specchi enormi egli cattura la luce del sole e ci manda in ebollizione un liquido speciale che bolle a 400°, che fa funzionare un sistema di turbine per produrre energia elettrica.

La prima centrale a specchi effettiva (un prototipo Rubbia l'aveva costruito a Priolo e...FUNZIONAVA!!!!!!!)sta sorgendo in Spagna, dove Rubbia è andato in esilio, in Andalusia località la Calahorra, e avrà una capacità produttiva di 150 Megawatt, con inquinamento zero!!!!!No emissioni nell'atmosfera, niente carburante da trasportare per far funzionare la centrale...

 

Ecco perchè il nostro premio Nobel è stato cacciato

Era il mese di luglio 2005...................................................................

Il presidente: "Ringrazio il governo per la chiarezza delle sue idee"
Critiche allo scienziato: "Le discussioni fra noi non hanno nulla di partitico"
Via Rubbia, l'Enea commissariato
dopo la denuncia del Nobel

di FRANCESCO BEI (la repubblica)

Foto articolo
Carlo Rubbia

ROMA - Aveva chiesto una risposta, voleva sapere se all'Enea dovesse comandare il presidente-scienziato o il Consiglio d'amministrazione nominato dai partiti. E il governo lo ha accontentato. Da ieri sera Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica, non è più presidente dell'Enea, l'ente che dovrebbe essere il centro più importante per la ricerca applicata in Italia. Il Consiglio dei ministri, dopo la drammatica accelerazione imposta dallo stesso Rubbia con la lettera aperta pubblicata ieri da Repubblica, gli ha dato il benservito nominando commissario straordinario dell'Enea Luigi Paganetto, docente di Economia a Torvergata.

Il commissariamento è l'epilogo di un lungo braccio di ferro che ha opposto per mesi il presidente al Cda, paralizzando di fatto l'Enea, bloccando le ricerche e facendo perdere all'Italia finanziamenti comunitari per milioni di euro. Un danno gravissimo, dovuto - spiegava Rubbia nella sua lettera - "a una condizione surreale, per cui uno scienziato-presidente è messo continuamente in minoranza" dal Cda. Un "dramma gestionale" le cui radici possono essere fatte risalire alla legge di riforma varata nel 2003, che ha creato le premesse per "uno scontro tra un gruppo compatto di sette consiglieri di esplicita nomina ministeriale da una parte e uno scienziato senza connotazione politica dall'altra".

La guerra tra Rubbia e quelli che definiva "il branco" era deflagrata per la nomina del direttore generale, che per legge avrebbe dovuto essere indicato dal presidente e votato dai sette consiglieri. "Si è giunti al punto di chiedermi - spiegava Rubbia - , avendo io presentato una rosa di cinque nominativi, di proporne invece una di sei, indicandomi ovviamente anche quale dovesse essere il sesto nome: quello che già avevano deciso dovesse occupare la carica di direttore generale". La versione dei consiglieri (nominati dai ministri dell'Università, dell'Ambiente e delle Attività Produttive) è radicalmente diversa. "Rubbia - raccontano - dopo aver già licenziato due direttori generali, ci proponeva di scegliere fra quattro ragazzini e un pensionato. In questo modo avrebbe continuato a decidere tutto da solo. Invece noi gli proponevamo di confermare nell'incarico Giovanni Lelli, ossia il facente funzioni che proprio Rubbia aveva nominato. Uno che sta all'Enea da oltre trent'anni e la conosce come le sue tasche".

In una situazione così incancrenita, con il presidente che si rivolge al Tar contro "il branco dei sette", gli strascichi anche personali sono pesanti. Claudio Regis, nominato nel Cda in quota Lega, non ha peli sulla lingua: "Nessuno mette in discussione le competenze di Rubbia sulle particelle, ma quando parla di ingegneria è un sonoro incompetente. Il suo progetto sul solare termodinamico, che ci è costato 48 milioni di euro, è un completo fallimento. Il centro prova di Casaccia si ferma 4 volte su 5". Corrado Clini, direttore generale del ministero dell'Ambiente e membro del Cda, è meno ruvido del leghista ma la sostanza è la stessa: "Le discussioni che abbiamo avuto con Rubbia non hanno nulla a che fare con le appartenenze partitiche. Un esempio? Il piano "Trade" per il trattamento dei rifiuti radioattivi voluto da Rubbia: cercavamo di capire il perché di un'operazione che avrebbe impiegato la gran parte delle risorse dell'Enea e dai documenti abbiamo scoperto che l'Italia avrebbe finanziato i ricercatori tedeschi e i francesi. Bell'affare davvero".

Un situazione insostenibile, insomma, che ha portato il governo ad azzerare nuovamente i vertici dell'Ente e nominare - su proposta di Claudio Scajola - Paganetto commissario straordinario con due vice: lo stesso Clini e il leghista Regis. "A una domanda precisa - commentava con ironia in serata l'ormai ex presidente - si è finalmente data una risposta precisa. Ringrazio il governo per la chiarezza delle sue scelte".

Il Nobel Rubbia punta sul solare: ma l'Italia non guarda al futuro
E l'ex direttore Enea annuncia: "Svilupperò le mie ricerche in Spagna"
"Il nostro pianeta è in ebollizione
solo una nuova energia ci salverà"

DAL nostro inviato CARLO BRAMBILLA

Foto articolo

VENEZIA - "Me ne vado in Spagna a fare quello che in Italia non mi hanno consentito di realizzare. Un nuovo impianto per sfruttare la fonte energetica del futuro: il solare termodinamico. Il nuovo solare. La stessa tecnologia che avrei voluto mettere in piedi in Sicilia, a Priolo, nei pressi di Siracusa. Visto che in Italia non si farà, sono stato prescelto per svilupparla in Spagna". Il premio Nobel Carlo Rubbia, allontanato dall'Enea dopo la denuncia sulla ricerca italiana umiliata, si sfoga passeggiando tra il verde dei chiostri della Fondazione Cini, sull'isola di San Giorgio, al termine della mattinata di lavoro della prima Conferenza mondiale sul futuro della scienza, promossa da Umberto Veronesi. A lui il compito delicato e strategico di coordinare proprio la sessione dedicata al futuro energetico, che ha richiamato a Venezia fisici e climatologi da tutto il mondo.

Professor Rubbia, perché se ne va in Spagna? In Italia non c'è la volontà di sviluppare nuove fonti energetiche pulite?
"Noi abbiamo lanciato in Italia quello che si chiama "solare termodinamico". Non il solare di oggi, fotovoltaico, ma un sistema molto più efficiente. Abbiamo fatto tre anni di ricerche e sviluppo. Questo primo impianto industriale si doveva fare con la collaborazione Enea-Enel a Priolo. Era il primo impianto che poteva utilizzare l'idea partita da Archimede, quella degli specchi ustori, per produrre calore che poi genera energia. Questo impianto era già precommerciale, nel senso che una grossa parte del finanziamento veniva dalle banche. Era un progetto non solo scientificamente di avanguardia, che si sarebbe fatto solo in Italia, ma anche vantaggioso perché non chiedeva al governo grandi somme per il finanziamento".

Un'occasione perduta. Perché è naufragata?
"Abbiamo chiesto un anno e mezzo fa di avere una risposta semplice. Ci voleva qualcuno nel ministero delle Attività produttive e dell'Ambiente che dicesse "il solare termodinamico che voi avete progettato è verde, pulito, come l'energia eolica o il solare fotovoltaico". Ma essendo una cosa nuova nessuno ha voluto esprimersi. Abbiamo atteso un anno e mezzo. Nel frattempo gli spagnoli hanno fatto una legge che dichiara che il solare termodinamico è verde. Risultato: io adesso me ne sono andato dall'Enea e ho preso la responsabilità del progetto per sviluppare la stessa tecnologia in Spagna".

Con la creazione di nuovi posti di lavoro qualificati in quel paese invece che in Italia.
"Certo. Dal punto di vista scientifico che l'impianto, di rilevanza mondiale, venga realizzato in un paese piuttosto che in un altro non cambia nulla. Ma che posti di lavoro si creino in Spagna invece che in Italia è una realtà".

L'uragano Rita sta per abbattersi sul Texas. Katrina ha appena causato devastazioni incalcolabili. Il clima del pianeta sta cambiando e il riscaldamento complessivo della Terra, che ne è la causa, sembra inarrestabile. Quali scelte strategiche dobbiamo prendere, sul fronte energetico, per ridurre l'effetto serra?
"Una volta, nella zona caraibica, si verificava un uragano dagli effetti devastanti ogni 4 anni. Adesso ne abbiamo due all'anno. Il motivo sta nella temperatura del mare che è in costante aumento. Gli oceani sono come pentole piene d'acqua sui fornelli della cucina. Se giriamo la manopola e alziamo la fiamma l'acqua bolle. Si crea vapore che determina la formazione di uragani. Ogni anno, inoltre, nascono 90 milioni di individui sul pianeta. E la quantità di energia che viene consumata continua a crescere. Non era mai successa una cosa del genere nella storia del pianeta. Non sappiamo esattamente cosa accadrà. Ci troviamo dentro a un esperimento. Purtroppo siamo proprio dentro a una immensa provetta. Se ci andrà male andrà male a tutti".

Bisogna girare al più presto la manopola e abbassare la fiamma sotto alla pentola.
"A lungo termine esistono solo due sorgenti di energia che ci permetteranno di abbassare la temperatura del pianeta: il solare nuovo e il nuovo nucleare. Un nucleare capace di eliminare il problema dei rifiuti e di spezzare il rapporto tra energia nucleare e usi militari. Penso alla fissione fatta non sull'uranio, ma sul torio".

Perché non parla dell'idrogeno, l'attesa rivoluzione del futuro?
"L'idrogeno va molto bene. Ma se si produce l'idrogeno partendo dal gas naturale o dal carbone non serve a niente. Alla fine si avrebbe nell'atmosfera la stessa quantità di anidride carbonica. Meglio bruciare direttamente il gas naturale o il carbone. Bisogna passare al solare. L'idrogeno deve essere prodotto con energia solare. Lei può prendere della luce solare e con questa trasformare l'acqua in idrogeno e ossigeno. L'ossigeno lo mette in giro, a grande beneficio del mondo, come fanno le piante. L'idrogeno lo recupera e diventa un gas naturale sintetico. Si potrà pensare di far viaggiare l'idrogeno fin dentro le case, proprio come si fa col gas naturale".

E cucinare, in casa, su cucine a gas all'idrogeno.
"Certamente. Senza riscaldare più il pentolone degli oceani".

(23 settembre 2005)
 
RINGRAZIAMO I POLITICI ITALIANI PER QUESTA ENNESIMA SCELLERATA DECISIONE !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
DOVE CI SONO LORO CI SONO SOLO DANNI !!!!


 



IL DOLLARO CROLLERA' TENETEVI FORTE !!!

23:20, 20 May 2006 .. Posted in economia-finanza .. 0 comments .. Link

Tratto da Maurizio Blondet

In una tempesta di vendite, che ha sta facendo precipitare il dollaro ai minimi storici contro tutte le monete, il Fondo Monetario sta organizzando riunioni segrete fra USA, Cina ed altri Paesi maggiori, in un tentativo d'emergenza di scongiurare il collasso globale. 
I mercati finanziari sono nel panico.
«Ci troviamo in un clima da grande crollo», ha detto David Brown, capo economista per l'Europa alla Bear Stearns.

Ed ora si aspetta la «fase due», che colpirà i mercati azionari, fra volatilità e incertezza estrema.
In gran parte, la causa del disastro sono le banche asiatiche che, prese dal panico, si stanno liberando dei dollari che avevano in eccesso, guadagnati con l'export.
Le avvisaglie s'erano avute la settimana scorsa.
Mercoledì a Mosca, Putin dice: «finiremo per aprire una borsa in Russia per trattare greggio, gas ed altre merci contro rubli»: rubli, non dollari.
Poche ore dopo a Pechino un economista della Banca Centrale cinese, di nome Tan Yaling, invita il proprio governo a quadruplicare le riserve d'oro che ha in cassaforte: «maggiori riserve auree aiuteranno ad affrontare emergenze in caso di turbolenze possibili nella situazione economica e politica».

I due grandi Paesi hanno un problema in comune: hanno in cassa troppi dollari americani.
La Russia, grazie ai rincari del greggio, ha raddoppiato  le sue riserve da novembre 2004: oggi sono  a 226 miliardi di dollari, le quarte riserve mondiali.
La Cina
, grandissima esportatrice, ne ha in cassaforte più di 875 miliardi.
E siccome il dollaro ha perso valore (del 2,5% sul rublo in un solo mese), a perdere valore è quella loro montagna di risparmi.
Il viceministro delle Finanze cinesi, Yong Li, pochi giorni fa ad una riunione della Banca Asiatica di Sviluppo ad Hyderabad in India, ha messo in guardia contro certe «voci» secondo cui «il dollaro potrebbe deprezzarsi del 25 %» sospettando di questa volontà gli Stati Uniti.

Ad un incontro del Fondo Monetario, il ministro russo delle Finanze Alexei Kudrin ha avvertito: «il dollaro sta perdendo la sua posizione di stabile moneta di riserva mondiale».
Subito dopo, la moneta americana è calata ancora.
Così mercoledì la Federal Reserve ha aumentato i tassi a breve al 5% senza escludere altri aumenti.

Persino la Banca Centrale di Svezia, il mese scorso, ha annunciato  che sta alleggerendo le sue scorte di dollari dal 37 al 20%. 
La Banca Centrale russa sta facendo lo stesso: ora tiene 40 euro ogni 60 dollari, contro il rapporto 35 euro contro 65 dollari di un anno fa.
La Norvegia
, terzo esportatore mondiale di petrolio, sta meditando a voce alta di vendere il suo greggio non contro dollari, ma contro euro.
Per non parlare dell'Iran, che sta aprendo una borsa petrolifera in euro.
Magari lo fa per pura ostilità verso Washington.

«Ma in realtà i produttori petroliferi constatano che i loro migliori clienti sono gli europei, e che  dall'Europa comprano la maggior parte delle loro importazioni», dice Chris Cook, ex capo dell'International Petroleum Exchange di Londra, ed ora impegnato ad allestire la futura borsa di Teheran: «dunque non hanno bisogno di tanti dollari».
Il fatto è che gli USA importano a man bassa pagando con dollari che stampano a volontà; ma i venditori si accorgono che, con quei dollari, hanno ben poco da comprare in America.
La Russia
  ha già fatto notare che la parte del leone delle proprie importazioni viene dall'area euro e magari dal Giappone, non dall'area-dollaro.

Quanto agli Stati del Golfo, accettano ancora dollari, ma solo perché temono di rovinarsi i rapporti con Washington.
Se vendessimo il greggio in euro, ha detto Yussef Ibrahim, direttore dello Strategic Energy Investment Group, «gli USA lo vedrebbero come una dichiarazione di guerra economica, che provocherebbe il crollo del dollaro e una concatenazione di eventi che avrebbero effetti enormi sull'economia mondiale. Certo che se accade, si entra in una partita completamente nuova».
D'altra parte, i detentori di dollari temono di vedere squagliarsi la loro riserva, perché ogni volta che annunciano di voler diversificare il dollaro si deprezza.

I sospetti che Washington voglia lasciar cadere la sua moneta sono forti, sintomo di una sfiducia mondiale verso il governo Bush. 
E la sfiducia aggrava la crisi del dollaro e aumenta le ansie dei creditori, in un circolo vizioso.
Così la Cina è tentata, seguendo il consiglio dei suoi esperti, di cambiare una parte dei suoi dollari nel classico bene-rifugio, l'oro. 
Se quadruplicasse i suoi possessi in lingotti, passerebbe da 600 a 2500 tonnellate: ma nel momento peggiore.
Perché l'oro in questi giorni è carissimo: sta superando i 710 dollari l'oncia (nel 2001 ne valeva 260).
Dunque, se Pechino si deciderà a comprare a questo prezzo,  è segno che teme che l'oro vada a 1000, ossia che il calo del dollaro stia per mutarsi in tracollo.

Del resto, proprio il rincaro rapidissimo delle materie prime - l'oro balza di una ventina di dollari al giorno, il rame di 500 a tonnellata - dice quanto il timore del peggio sia diffuso; i prezzi inflazionati dei metalli rivelano per sé la perdita di potere d'acquisto del dollaro, il suo deprezzamento imponente.
Ci sono in giro troppi dollari, il governo USA ne ha stampati troppi per pagare i consumi e le guerre, e tutti vogliono ormai liberarsene.
Specie perché gli USA promettono di stamparne ancora, visto che il limite dell'indebitamento federale, posto dal governo americano a se stesso, viene alzato continuamente.
E sta sfondando ormai i 10 mila miliardi, dieci trilioni.
I creditori, sempre più nervosi, temono che il debitore dichiari bancarotta.

Da qui i litigi.
Il ministro Yong Li accusa Washington di star meditando di deprezzare il dollaro del 25% (tagliando di altrettanto il proprio debito, e insieme il valore delle riserve cinesi); Washington rimbecca che è la Cina a dover rivalutare il suo yuan, che tiene artificialmente basso per esportare di più e rovinare i concorrenti americani; il ministro giapponese Sadazaku Tanigaki  prende le parti della Cina  intimando di non parlare troppo di «riallineamenti dei tassi di cambio, perché sarebbe un colpo per i mercati finanziari globali». 
Insomma, il succo dell'alterco internazionale è: «voi non provatevi svalutare», contro «e allora rivalutate voi».

Alla fine, tra i litiganti s'è intromessa una voce: «lasciate cadere il dollaro, o si rischia il caos economico globale».
Il grido viene dal Financial Times, per la precisione dal suo direttore Martin Wolf, che è anche - e soprattutto - membro del Bilderberg Club, la madre di tutti i salotti buoni, il consesso segreto dei capitalisti occidentali.
Martin Wolf è stato il moderatore di un seminario dei governatori delle Banche Centrali asiatiche ad Hyderabad.
Ed ha rivolto a Cina e Giappone un paio di domande.

«Siete d'accordo che gli USA hanno un deficit enorme dei conti correnti? Pensate che sia sostenibile?».
Risposta obbligata: no, l'enorme debito americano non è sostenibile.
E dunque, domanda Wolf, si può ridurre il deficit USA senza lasciare che gli USA svalutino?
Per potere, si può «ma ad un prezzo catastrofico per tutti, perché richiederebbe una recessione profondissima in America».
Con una caduta del prodotto lordo americano del 7 %, gli americani smetterebbero di consumare ai loro insaziabili ritmi attuali, dunque di comprare merci da Cina e Giappone: cadrebbe una gelida deflazione sul Paese debitore, e inflazione esplosiva nei Paesi creditori. 

E il direttore del Financial Times conclude con un avvertimento: «i Paesi in attivo [Cina, Giappone e Russia] non devono credere che l'attuale corso delle cose sia benigno. Al contrario, è molto pericoloso politicamente ed economicamente. Pone una grave minaccia su un sistema di libero commercio che è già minato».
Quei Paesi «che accumulano montagne sempre più alte di titoli di debito americano stanno giocando d'azzardo con la ricchezza dei loro cittadini, e contano troppo che le pressioni protezioniste in USA siano contenibili».
Ma al Congresso già pende un progetto di legge per schiaffare dazi del 27 % sulle merci cinesi.

Se si pensa che viene da un uomo-Bilderberg, quest'avvertimento è una minaccia: lasciate crollare il dollaro quanto vuole Bush, altrimenti anche voi sarete tutti rovinati.
La vittima sarà l'euro e i suoi detentori, cioè noi, perché la moneta europea si apprezza - forse fino a 1,40 entro l'anno - e rende meno competitive le merci continentali.
La crisi è invece benvenuta dalla Banca Centrale americana, che forse la sta provocando, perché più si deprezza il dollaro, più calano gli astronomici debiti e deficit USA.
E' una forma pilotata di bancarotta.
Ma naturalmente, ciò rende sempre più vicina la crisi sistemica globale prevista e temuta dall'ente francese di anticipazione politica, LEAP.

Già a febbraio questo istituto di analisi sosteneva che la crisi mondiale era già in fase di «accelerazione», e che sarebbe passata alla fase di «impatto» quando si verificheranno almeno quattro degli eventi seguenti (1).

1. L 'effondrement accéléré du dollar
2.
Une crise socio-politique interne aux Etats-Unis
3. Un conflit militaire Iran/Usa/Israel
4. Une inflation mondiale accrue
5. La rupture du processus de globalisation commerciale et économique
6. L
'émergence accélérée de nouveaux «blocs»  régionaux/continentaux
7. Un rééquilibrage de la valeur relative des actifs mondiaux

Almeno tre di queste condizioni sono già presenti: caduta del dollaro, inflazione mondiale (rincaro dell'oro e dei metalli), l'emergere accelerato di blocchi continentali o regionali (l'avvicinamento di Germania-Russia e Russia-Cina).
La crisi interna degli Stati Uniti diventa ogni giorno più probabile.
La guerra all'Iran, più vicina.
In che consiste dunque la prossima fase, l'«impatto»?
Nella «transformation radicale du système lui-même (implosion et/ou explosion) sous l'effet des facteurs cumulés, et qui affecte simultanément l'intégralité du système», ossia del capitalismo globale ultraliberista dominato dai profitti finanziari.

Anche il mercato immobiliare vedrà la famosa bolla.
Tenetevi forte.

 



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