Buon onomastico papà!

Mattia
Io sono la primavera
Lucciole belle, venite da me; son principessa, son figlia di re. Ho trecce d'oro filato fino ho un usignolo che canta su un pino, una corona di nidi alle gronde, una cascata di glicini bionde, un rivo garrulo, limpido, fresco, fiori di mandorlo, fiori di pesco. Ho veste verde di vento cucita tutta di piccoli fiori fiorita; occhi di stelle nel viso sereno, dolce profumo di viole e di fieno e per il sonno dei bimbi tranquilli la ninna nanna felice dei grilli.

Al mio grande papà!

Mattia
Storia della mimosa
|

|
La mimosa, fragile e gentile.
In un paese lontano, all'altro capo del mondo, nell'isola di Tasmania, ed in un tempo altrettanto lontano, nacque il fiore della mimosa. Gli abitanti dell'isola ne raccontano la leggenda. In quel tempo, l'isola era dominata da un re guerriero, molto coraggioso e bello, alto ed agile, di pelle scura e coi capelli neri e lucenti come l'ala dei corvi, ma col cuore indurito dalle numerose battaglie. Così era tutta la sua gente: alta, scura di pelle e brusca di modi, con lunghi, lisci capelli a incorniciare il viso severo. Essi amavano i combattimenti contro le numerose tribù nemiche, e le cacce pericolose alle belve che infestavano l'isola. Combattimenti e cacce che affrontavano con altre grida crudeli, per spaventare il nemico. Un giorno, durante l'ennesimo combattimento, il re venne gravemente ferito. La madre e la sorella del re amavamo molto il loro caro, ma non amavano affatto la sua bella e giovane moglie, che non giungeva gradita al loro cuore, duro quanto quello di lui. La giovane regina era una creatura del tutto diversa, piccola di statura, timida e gentile, con i capelli arruffati in corti riccioli, biondi come batuffoli d'oro, la pelle dorata come miele puro e una bassa voce soave che sembrava una musica. Pareva giunta lì da un altro mondo, la piccola regina, da un mondo di fiori, di sorrisi e di pace. Le due donne, scarne, scure e crudeli come il loro congiunto regale, erano inevitabilmente gelose della dolce, tenera bellezza di lei. Approfittando della timidezza della piccola sposa, le due donne si precipitarono a curare il loro congiunto, trattenendo con vari pretesti la moglie lontana dalla tenda dove giaceva il ferito. Lei si disperava, perché era molto innamorata di quel suo marito rude e forte, ma non osava far valere i propri diritti di moglie, dimentica, nel suo sgomento, che erano anche doveri, temendo di far cosa sgradita alla suocera ed alla cognata, e quindi di turbare la convalescenza dell'uomo che amava. La piccola regina era sola, nessuno la consigliava, perché i cortigiani, con la viltà dei deboli, si erano schierati dalla parte che intuivano più forte, e crudele, in quella lotta silenziosa per impadronirsi del cuore del Re. Passarono i giorni, che divennero settimane, e poi mesi. Quando infine il Re fu guarito era ormai solo desideroso di punire la piccola regina le cui visite aveva tanto aspettato, senza che il suo orgoglio di re gli avesse permesso di ordinare la presenza della donna che nel suo cuore invocava. E dunque il Re bandì dal suo cospetto, senza esitazione, la giovane moglie innocente, senza nemmeno volerne ascoltare le ragioni, tanto il solo vederla, ormai, gli riusciva sgradito. Giunse infine il fratello a riprendersela, il fratello, della stessa impietosa razza del Re. Venne per riportarla a casa, ripudiata, libera, lei che era cinque volte madre, di darsi ad un altro uomo. Ed in soli sette giorni il fratello la rimaritò ad un Principe di luoghi lontani, distanti dal regno dal quale la piccola regina era stata senza colpa bandita. Pure, timida e dolce com'era, la piccola, infelice Azar, ormai senza più lacrime né desideri, non si ribellò al suo destino. Chiese soltanto, come dono di nozze, un velo che le consentisse, nel lungo viaggio per raggiungere la sua nuova dimora, di coprirsi il volto ed il corpo, per non essere riconosciuta quando fosse passata dalle terre di Asan, padre dei suoi figli e crudele signore, poiché l'incontro coi suoi piccoli le avrebbe senza alcun dubbio spezzato il cuore. Il Principe suo nuovo sposo era meno duro di cuore di Asan, e in qualche modo la disarmata dolcezza della piccola regina scacciata dal suo regno ebbe a parlare al suo cuore. La giovane ebbe dunque il suo velo, col quale si ricoprì interamente. Ma quando passò davanti alla reggia che era stata sua, i figli di lei, che ogni giorno spiavano dall'alto delle torri il ritorno della madre, la riconobbero nonostante il lungo velo ed accorsero piangendo e invocando a gran voce il suo ritorno. Ancora una volta, Azar fece appello alla pietà del suo nuovo Signore, chiedendo che le fosse consentito fermarsi un momento, e lasciare un dono a ciascuno dei figli. Ed il Principe ebbe ancora una volta pietà della piccola sposa disperata, e acconsentì alla richiesta. Così, Azar poté regalare ai suoi bambini stivali trapunti d'oro, e lunghe, ricche vesti alle fanciulle, e lascio un abitino per il più piccolo, che dormiva ignaro nella culla. Il padre però, da lontano, vide tutto questo, e richiamò a sé i figlioli, che dimenticassero in fretta la madre indegna di loro. Azar sentì quella voce dura dettare ancora una volta il suo destino, e ancora non seppe trovare parole a difesa della sua inutile innocenza. Si accasciò allora, ormai sfinita dall'ingiustizia e dal dolore, e sopra di lei il lungo velo di nuova sposa si posò pietoso a coprirla da tutti gli sguardi. Andò più tardi il suo nuovo Signore a riprendersi l'infelice creatura, deciso a regalarle una vita intera di felicità. Ma ormai il destino di Azar era giunto a compimento. E fu così che il Principe pietoso, sotto il lungo velo che era stato il suo dono di nozze, non trovò che un fragile arbusto fiorito di mimosa, ben abbarbicato con le sue radici alla terra, deciso a non lasciarsi strappare dal luogo dove era tutto il suo cuore, i piccoli fiori odorosi a ricordare ai figli di Azar i batuffoli biondi che ricoprivano il capo della loro madre, al tempo in cui era stata felice. Ad Azar, così dolce, remissiva, obbediente e infelice, il tempo renderà poi giustizia alla sua bizzarra maniera: perché il fiore nato da lei verrà riconosciuto da tutte le donne come il simbolo della propria presa di coscienza, e della capacità di decidere esse stesse il proprio destino. Apparentemente delicato, in realtà forte e resistente, impossibile da sradicare, contro il suo volere.
by Rossana




Fiori & Leggende
| | |
| | | |
Ciao Lucio

4 Marzo 1943
Dice che era un bell'uomo e veniva veniva dal mare parlava un'altra lingua pero' sapeva amare e quel giorno lui prese mia madre sopra un bel prato l'ora più dolce prima d'essere ammazzato Cosi' lei resto' sola nella stanza la stanza sul porto con l'unico vestito ogni giorno più corto e benchè non sapesse il nome e neppure il paese m'aspetto' come un dono d'amore fino dal primo mese Compiva sedici anni quel giorno la mia mamma le strofe di taverna le cantò a ninna nanna e stringendomi al petto che sapeva sapeva di mare giocava a far la donna con il bimbo da fasciare E forse fu per gioco o forse per amore che mi volle chiamare come nostro Signore Della sua breve vita il ricordo il ricordo più grosso e' tutto in questo nome che io mi porto addosso E ancora adesso che gioco a carte e bevo vino per la gente del porto mi chiamo Gesù Bambino E ancora adesso che gioco a carte e bevo vino per la gente del porto io sono Gesu'Bambino E ancora adesso che gioco a carte e bevo vino per la gente del porto mi chiamo Gesu' Bambino Gesu' Bambino
Lucio Dalla
Crocus
Questi piccoli fiori variopinti sono tra i primi a spuntare nei terreni a fine inverno rallegrando i nostri cuori e portandoci una ventata di primavera.

Ciao Whitney!
All At Once
All at once I finally took a moment And I'm realizing that You're not coming back And it finally hit me all at once. All at once I started counting tear drops And at least a million fell My eyes began to swell And all my dreams were shattered All at once. Ever since I met you You're the only love I've known. And I can't forget you Though I must face it all alone. All at once I'm drifting on a lonely sea Wishing you'd come back to me. And that's all that matters now. All at once I'm drifting on a lonely sea Holding on to memories. And it hurts me more than you know.so much more than it shows All at once. All at once I looked around and found that you Were with another love In someone else's arms And all my dreams were shattered All at once. All at once The smile that used to greet me Brightened someone else's day. She took your smile away And left me with just memories All at once Ever since I met you You're the only love I've known. And I can't forget you Though I must face it all alone. All at once I'm drifting on a lonely sea Wishing you'd come back to me. And that's all that matters now. All at once I'm drifting on a lonely sea Holding on to memories. And it hurts me more than you know So much more than it shows. All at once. All at once I'm drifting on a lonely sea Wishing you'd come back to me. And it hurts me more than you know So much more than it shows. All at once. Holding on to memories. All at once I'm drifting on a lonely sea Wishing you'd come back to me. Wishing you'd come back to me. All at once
Whitney Houston
Dopo la festa
Dopo la festa di S. Marsak
L'abete si rannuvola. Fa buio. Le fiammelle scoppiettano spegnendosi, e un altro abete attraverso la brina guarda nella finestra il giardino nevoso.
Io vedo che la luna accende i suoi aghi vestiti di neve e, tutto infiammandosi, annuisce al mio abete che si sta spegnendo. Mi spiace che sugli aghi del mio abete, la bufera non abbia sparso polvere, che il vento non culli i suoi rami distesi come ali nere.

Buone Feste a Tutti!

Erika Mattia Amedeo
L'ultima foglia
Se ne stava lì, aggrappata al ramo del grande albero che alcuni mesi prima, in una tiepida giornata di primavera, l'aveva vista nascere insieme alle sue sorelle e crescere giorno dopo giorno. Era di un tenero verde che diventava sempre più brillante. Il sole la baciava ogni giorno e man mano diventava sempre più caldo fino ad essere rovente nella torrida estate. Era arrivato settembre con l'aria più fresca ed il sole più clemente. Era tanto felice con le sue sorelle. Venne anche ottobre e tutte le foglie assumevano calde tinte che andavano dal giallo oro all'arancione per finire con il rosso, anche lei prese ad una ad una tutte le tonalità ed era felice di cambiare abito. Un giorno di novembre venne un forte vento ed una pioggia insistente che era molto diversa da quella pioggerellina primaverile e dai temporali estivi. Le sue sorelle si staccarono ad una ad una dai rami del maestoso albero che le aveva ospitate, solo lei era rimasta attaccata al ramo con tenacia e non aveva nessuna intenzione di staccarsi da lui e di abbandonare l'albero che considerava suo padre. Era triste perchè si sentiva sola e sapeva che prima o poi se ne sarebbe andata anche lei. Guardava le sue sorelle ai piedi dell'albero e pensava se anche lei, come le più fortunate tra loro, sarebbe stata raccolta da qualche bambino che l'avrebbe conservata per sempre. L'albero la consolava dicendole che sarebbe tornata la prossima primavera più bella e verde che mai e che avrebbe ritrovato tutte le sorelle con l'abito primaverile ma lei pensava che il suo papà albero le dicesse così solo per non darle dispiacere ed in cuor suo sperava che fosse davvero così.
AMEDEO MINGHETTI
Questo racconto mi è venuto in mente ieri mentre ero in campagna e guardavo una foglia rattrappita su un ramo ed era proprio sola soletta ed ho immaginato cosa pensasse.
Riflessioni...
Sono diversi giorni che penso insistemente alla prima volta che sono entrato a far parte del mondo del blog, sono passati più di 7 anni e 9 da quando partecipavo ad un forum dedicato ad Amedeo Minghi. Quante cose sono cambiate e quante amicizie!
Ne ho trovate delle nuove ed altre si sono perse per strada!
Ma cosa faranno ora le mie amicizie di un tempo?
Io mi sono sposato ed ho già un figlio di 4 anni abbondanti ed anche i miei compagni di università Patrick, Matteo e Gianluigi si sono sposati con le rispettive ragazze Grace, Chiara e Carla ed hanno avuto un figlio a coppia e tutti maschi che giocano con Mattia che è il più grande e questo lo fa sentire importante.
Io ero più piccolo di circa 2 anni dei miei amici ma ero il capogruppo, che bei tempi!
Ora, quando entro nel blog, trovo sempre qualcuno che rinuncia e piano piano diventiamo sempre meno!
Dove sono finite le lunghe chiacchierate, gli schezi ed anche le litigate spesso feroci?
Dite che stiamo invecchiando?!?
Mi mancano queste cose e divento triste pensando che tutto passa ma mi rendo anche conto che siamo sempre più impegnati e che il tempo a disposizione è sempre meno, pazienza!
Ho una bella famiglia e questo mi ripaga.
Sono semplici riflessioni di un nostalgico ventisettenne!

IL GIORNO DIVENTÒ PICCOLO…
Il Giorno diventò piccolo, circondato tutto Dalla precoce, incombente Notte - Il Pomeriggio in Sera profonda La sua Gialla brevità distillò - I Venti smorzarono i loro passi marziali Le Foglie ottennero tregua - Novembre appese il suo Cappello di Granito A un chiodo di Felpa -
EMILY DICKINSON
(1866, da “Tutte le poesie”)

ALBERO SPOGLIO
Povero albero spoglio che tendi i tuoi rami al cielo come braccia imploranti. Con gli occhi velati di nostalgia di quel verde che ti vestiva sei lì, immobile e paziente aspettando giorni migliori. Poi quando arriva sera ti addormenti sotto il nudo cielo e sogni l'amata primavera...

Il ritorno di Autunno
Ormai non ci speravano più! Ogni volta che si incontravano, Estate e Inverno si guardavano intorno per un pò, poi si davano il cambio, l'uno al posto dell'altra. All'arrivo di Primavera, era sufficiente guardare Inverno negli occhi per capire che per l'ennesima volta aveva fatto gli straordinari. E proprio Primavere era la più malinconica per la scomparsa di Autunno. Aveva sempre avuto un debole per lui. E' vero che non si incontravano mai, ma erano così simili che avrebbero potuto scambiarsi di posto e nessuno se ne sarebbe accorto! Anche se gli abiti di Autunno avevano dei colori così speciali, così caldi... rosso, arancione, giallo... con certe sfumature che nessuno avrebbe potuto imitare. Poi un giorno, finalmente, proprio quando meno se lo aspettavano, Autunno tornò, accompagnato da una brezza gentile e calda, dai suoi colori unici e avvolgenti, che non mancavano mai nelle sue valigie. Estate partì tranquilla e Inverno tirò un sospiro di sollievo: aveva ancora un paio di mesi di riposo. E questa volta avrebbe potuto rincuorare Primavera per il ritorno del suo amato.

Ottobre
Un tempo, era d'estate,
era a quel fuoco, a quegli ardori,
che si destava la mia fantasia.
Inclino adesso all'autunno
dal colore che inebria;
amo la stanca stagione
che ha già vendemmiato.
Niente più mi somiglia,
nulla più mi consola,
di quest'aria che odora
di mosto e di vino
di questo vecchio sole ottobrino
che splende nelle vigne saccheggiate.
(V. Cardarelli)

SETTEMBRE
Chiaro cielo di settembre illuminato e paziente sugli alberi frondosi sulle tegole rossefresca erba su cui volano farfalle come i pensieri d’amore nei tuoi occhigiorno che scorri senza nostalgie canoro giorno di settembre che ti specchi nel mio calmo cuore.ATTILIO BERTOLUCCI “Sirio” 1929
Alta Val Pusteria e Tirolo Austriaco
Ecco alcune immagini dei luoghi delle nostre prossime vacanze che inizieranno il 13 e finiranno il 21.

Panorama di Dobbiaco

Panorama di San Candido

Panorama di Sesto

Panorama Villabassa

Braies

Lago di Braies

Lienz (Tirolo austriaco)

Innsbruck (Tirolo austriaco)
Un saluto  
Erika, Mattia e Amedeo
La torta per il mio compleanno
Ieri è stato il mio 27° compleanno ed Erika con l'aiuto di Mattia ha realizzato una torta originalissima che ha visto su internet ed il risultato è sorprendente.
Sono un appassionato delle Harley Davidson e dai 18 anni in poi ne ho sempre avuta una nera, mai la stessa!
La sorpresa nel vedere cosa sono stati capaci di fare Erika e Mattia è stata immensa!
L'immagine della torta non è quella della mia che ieri è sparita in un baleno ma è quella che li ha ispirati.
Che ne dite?

P.S. Nella mia torta la moto era tutta nera, realizzata con la liquirizia.
Il ripieno è fatto con Nutella che è un'altra mia passione!
LA LEGGENDA DELLA STELLA ALPINA
Molti e molti secoli fa, quando quelle meravigliose montagne, chiamate oggi Dolomiti, emersero dalle acque che a quei tempi sommergevano buona parte del nostro globo, scesero sulla Terra delle Creature favolose fatte di fumo e di nebbia, di lembi di nuvole e di arcobaleno. Erano gli Spiriti-delle-Cose-non-create che cominciarono a dar forma e vita agli alberi, alle erbe, ai fiori. Gli alberi si moltiplicarono in poco tempo e ricoprirono molte zone sotto le pendici di quelle montagne. Erano abeti, larici, pini. Sulle colline nacquero le betulle e il sorbo, il frassino e il castagno. Le erbe formarono immense distese di prati lussureggianti, che discendevano dai ghiaioni fino alle piane in dolci declivi o arditi pendii. I fiori spuntarono: nei boschi c'erano i piccoli garofani cremisi e i ciclamini, nei prati anemoni gialli, clematidi viola, primule bianche e colchici lillà. E fiori spuntarono nelle paludi: erano giaggioli, gladioli, narcisi... Altri ne nacquero sulle rive dei laghi e sugli specchi d'acqua, come le ninfee bianchissime e i nannufari gialli. Ancora spuntarono le aquilegie, le pulsatille, le peonie e i papaveri alpini. E moltissimi altri dai colori delicati e luminosi. Sotto le ultime rocce ecco prosperare i primi "baranci" o pini mughi. Accanto sorsero gli arbusti dei rododendri color rosso, i raponzoli di roccia e le meravigliose genziane turchine. Cosi ogni cosa ebbe il "suo" fiore e le genti che vivevano in quelle vallate fra le montagne ne godettero e ringraziarono il cielo e la natura. Ma in mezzo a tutte quelle meraviglie c'era qualcuno che soffriva in silenzio: era la Grande Montagna di Lavaredo, nuda e dirupata, scanalata da lunghi camini verticali nei quali colava- no le gelide stille dei ghiacciai perenni, tagliata orizzontalmente dalle cenge e scarnita dalle acque in orridi strapiombi... Solo le sue pareti altissime, spesso lisce e diritte come pale, riflettevano la luce del sole che alla sera le accarezzava con gli ultimi raggi infuocati. La Grande Montagna allora sembrava diventare trasparente come cristallo, diafana come un lembo di nuvola... Ma quella straordinaria carezza del sole non poteva renderla felice. Essa ammirava dall'alto i sottostanti pianori verdi, rigogliosi e fioriti, le fìtte abetaie, i laghetti verdazzuri... Ognuna di queste "cose" possedeva un "fiore"! Perfino la neve ne aveva uno: un timido fiorellino bianco, a forma di campanellino chiamato Bucaneve, che all'inizio della primavera forava quella bianca coltre per emergere diritto e luminoso. La Grande Montagna cominciò a lamentarsi: "A cosa serve essere cosi alta e imponente se la natura non mi vuole donare neanche un piccolo fiore? Le mie rocce sono aspre, nude, scarnite e tristi... Se la Terra non si vuole ricordare di me, io mi rivolgerò al Cielo!". E nella notte profonda essa tentò di raggiungere la cupola del cielo per prendere almeno una stella che adornasse le sue rocce così cupe. Invano! Le stelle brillavano misteriosamente nel cielo turchino, troppo lontano e la Montagna si sentiva sempre più triste e si lamentava con la voce del vento che vorticava attorno alle sue alte cime. Allora le slavine scendevano a valle, i macigni ruzzolavano dalle sue pareti scabre e tenebrose rimbalzando con cupo rumore di roccia in roccia, la tempesta scendeva in lunghi rivoli d'acqua in un diluvio di lacrime. La udì finalmente il vento del Nord, che riportò i suoi lamenti alla più bella delle Fate: Samblàna, che viveva da tempo lontanissimo fra gli spalti delle Dolomiti. La Fata comprese l'angoscia della Grande Montagna e una notte si levò nell'alto del cielo per cogliere una stellina lucente. Presala delicatamente fra le sue dita, ella si diresse verso la più alta vetta delle Tre Cime di Lavaredo e la depose fra le rocce. Poi la toccò e la trasformò in un meraviglioso fiore stellato, dai petali vellutati, bianco come la neve e la chiamò 'stella alpina'. Così la Grande Montagna ebbe anch'essa il suo magnifico fiore! In seguito le 'stelle alpine' si moltiplicarono; nacquero sulle Crode, sugli spalti rocciosi, sui picchi inviolati... E diventarono i fiori più pregiati delle Dolomiti.
Da "Dolomiti: storie e leggende" di G. Monfosco


Buon compleanno Mattia!
Sono passati già 4 anni da quella mattina del 1° agosto quando sei nato.
Ricordo ancora la mia grande emozione pochi minuti prima del lieto evento e alle 7 la mia grande gioia nel sentire il tuo primo vagito.
Eri già bellissimo ed ero orgoglioso perchè mi somigliavi tantissimo.
Erika era ancora più bella del solito e c'era una luce particolare nei suoi occhi blu.
Ora sei cresciuto e sulla tua torta ci saranno 4 candeline e mamma, io, i nonni, lo zio e tutti gli amici a festeggiarti.
Buon compleanno Mattia!
![foto [Foto_torta] foto [Foto_torta]](http://blogdolci.com/wp-content/uploads/2009/12/foto-Foto_torta3.jpg)
{ Last Page } { Page 1 of 24 } { Next Page }
|
About Me
Links
 Uaz Hellcat ivy phoenix Campanellino Giano Stefania
Categories
Recent Entries
Buon onomastico papà! Io sono la primavera Al mio grande papà! Storia della mimosa Ciao Lucio
Friends
signorafantasia scontrosetta86 SweetLime Nina eli83 pinkangel91
|