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I LaboratOranti nel Sì

Giornata Mondiale del Malato 11 Febbraio 2012

Posted on 6 February 2012 at 22:04

Giornata Mondiale del Malato, 11 febbraio 2012

I LaboratOranti nel Sì - Preghiera per il Malato

 

Cari LaboratOranti nel Sì,

si avvicina la Giornata Mondiale del Malato, in occasione della Festa della Madonna di Lourdes.

Propongo a ciascuno di voi, insieme ai malati con cui potrete, oppure con i colleghi, o in famiglia, oppure in Parrocchia, o da soli fin da ora, di meditare e fare vostre le invocazioni dei sofferenti che chiedono a Gesù la guarigione del corpo e dell'anima.

Quante volte abbiamo sentito frasi simili, rivolte a Gesù stesso come invocazione o preghiera,

oppure rivolte a Operatori Sanitari o famigliari...o a noi.

E pensiamo a quali reazioni da parte nostra o di altri operatori abbiamo visto, sentito, approvato o disapprovato.

E pensiamo alle reazioni nei sofferenti, o nei loro famigliari, che abbiamo visto, sentito, accolto; che ci hanno creato disagio, o magari offerto segni di presente speranza, malgrado la situazione vissuta.

Vi chiedo di fare un lavoro approfondito, vi chiedo di cercare di trarne il massimo

insegnamento per ogni azione futura.

Come posso migliorare? Cosa posso mantenere del mio comportamento? Cosa devo togliere?

 

Figlio di Davide, abbi pietà di noi (Mt 9,27)

Di' soltanto una parola (Mt 8,8)

Non t'importa che moriamo? (Mc 4,38)

Salvaci Signore, siamo perduti (Mt 8,25)

Se vuoi Signore, tu puoi sanarmi (Mt 8,2)

Signore, che io possa vedere (Lc 18,34)

Pietà di mio figlio, Signore (Mt 17,15)

Imponi la tua mano sopra di lei ed essa vivrà (Mt 9,18)

Signore, se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto (Gv 11,21)

Credo Signore, aiutami nella mia incredulità (Mc 9,24)

Signore, dammi la tua acqua, perché non abbia più sete (Gv 4,15)

 

“…le parole che il Signore rivolge: “Alzati e va'; la tua fede ti ha salvato!» (Lc 17,19), aiutano a prendere coscienza dell'importanza della fede per coloro che, gravati dalla sofferenza e dalla malattia, si avvicinanoal Signore. Nell'incontro con Lui possono sperimentare realmente che chi crede non è mai solo! Dio, infatti,nel suo Figlio, non ci abbandona alle nostre angosce e sofferenze, ma ci è vicino, ci aiuta a portarle e

desidera guarire nel profondo il nostro cuore (cfr Mc 2 ,1-12)”

(Messaggio del Papa per la XX GMM 2012)

 

A voi, cari LOSì, auguro una buona giornata, una giornata di servizio, una giornata per amare.

 

PaoloGiovanni Monformoso, moderatore

I nostri appuntamenti nel 2012

Posted on 4 January 2012 at 22:05

I nostri appuntamenti nel 2012

 

-ogni giorno dalle 12 alle 15 in comunione spirituale per la Preghiera dall'ora sesta all'ora nona.

-l'ultimo venerdì del mese "Il Vespro dedicato a chi soffre".

- una volta ogni 2/3 settimane per un momento comunitario di preghiera, formazione permanente e condivisione (nelle diverse sedi);

- un fine-settimana ogni due mesi-tre mesi ( a Loreto) per effettuare corsi inerenti gli ‘strumenti associativi’:

- il LogoCounseling;

- il Con-Tatto Spirituale;

- la Preghiera.

 

       Gennaio 7/8  inizio Seminario residenziale Progetto Anania - Il Logoeducator Esistenziale :"Accompagnare l'uomo che soffre" percorso di perfezionamento per operatori volontari, socio-sanitari ed educativi. Iscrizioni aperte -informazioni su www.logocounseling.org.( NB: per  religiosi o laici impegnati nel fine settimana il corso si svolgerà il lunedì successivo).

      Gennaio 17  il Moderatore PaoloGiovanni Monformoso incontra   il gruppo di Palermo (per informazioni contattare Gabriella Giordano 3387712265)

     Febbraio  giovedì 2 il Moderatore incontra il gruppo di Roma.

     Febbraio sabato 11 e 12 Il Moderatore incontra il gruppo di Palermo.

     Aprile 1 domenica delle Palme i LOSI si incontrano a Loreto, al termine din un modulo "Anania".

     Giugno 1-4  I Losi saranno in marcia lungo i sentieri di San Francesco (territorio di Rieti e porteranno la Madonna Pellegrina di Loreto , in accordo con La Congregazione Universale della Santa Casa.

     

Come contattarci

Posted on 4 January 2012 at 21:00

PaoloGiovanni Monformoso, Moderatore (338.5628808)

Cristina Camilletti (347.8183323)

Gabriella Giordano (338.7712265)

Loreto – Tel. 071.970104

laboratoranti@libero.it

www.tuoblog.it/laboratoranti

Facebook: I laboratOranti nel Sì

VercelliOggi.it quotidiano on line della Provincia di Vercelli

Posted on 27 December 2011 at 20:57
27/12/2011 - Vercelli Città - Pagine di Fede
VERCELLI - Contro la sofferenza e i "nodi" della vita, una proposta dei "LaboratOranti del sì" - Paolo Giovanni Monformoso ci dice chi sono e cosa si propongono
'VERCELLI Il gruppo mariano si ispira alla spiritualità lauretana e propone la via della preghiera, dell’affidamento a Maria, del nostro "sì" quotidiano al progetto di Dio per lenire, dare senso al dolore e scoprirvi ragioni di speranza per l’uomo e l’umana famiglia

 

http://www.vercellioggi.it

 

Auguri Santo Natale 2011

Posted on 24 December 2011 at 19:20

 

“E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi”

(Gv 1, 14)


Il Natale è l’occasione propizia per ricordare che
il dono infinitamente prezioso della presenza di Gesù
nella nostra vita, è una realtà che si concretizza per noi
quotidianamente se ci nutriamo dell’Eucarestia.
Per questo, di fatto, ogni giorno...
può essere un buon Natale !


Auguri di cuore per un Santo Natale
e per un 2012 ricco di fede, speranza e carità.

Con affetto e stima,

                                                          PaoloGiovanni Monformoso 
                                                                Moderatore de I LaboratOranti nel Sì

Andiamo incontro al Re

Posted on 28 November 2011 at 12:25

"Purifichiamo i nostri cuori,per camminare nella  Giustizia, incontro al Re: Egli viene, non tarderà".

 

 Accogliamo Gesù con la preghiera incessante per i malati ed i sofferenti.

A partire da oggi , 3 novene a" Maria che scioglie i nodi", senza interruzione, tutti insieme...

 

PaoloGiovanni Monformoso

Il Nuovo Avvento

Posted on 28 November 2011 at 12:19

Vegliare, perche'? E' necessario studiare da vicino la parola "vegliare"; bisogna studiarla perché il suo significato non è così evidente come si potrebbe credere a prima vista e perché la Scrittura la adopera con insistenza. Dobbiamo non soltanto credere, ma vegliare; non soltanto amare, ma vegliare; non soltanto obbedire, ma vegliare. Vegliare perché? Per questo grande evento: la venuta di Cristo. Cos'è dunque vegliare? Credo lo si possa spiegare così. Voi sapete cosa significa attendere un amico, attendere che arrivi e vederlo tardare? Sapete cosa significa essere in compagnia di gente che trovate sgradevole e desiderare che il tempo passi e scocchi l'ora in cui potrete riprendere la vostra libertà? Sapete cosa significa essere nell'ansia per una cosa che potrebbe accadere e non accade; o di essere nell'attesa di qualche evento importante che vi fa battere il cuore quando ve lo ricordano e al quale pensate fin dal momento in cui aprite gli occhi? Sapete cosa significa avere un amico lontano, attendere sue notizie e domandarvi giorno dopo giorno cosa stia facendo in quel momento e se stia bene? Sapete cosa significa vivere per qualcuno che è vicino a voi a tal punto che i vostri occhi seguono i suoi, che leggete nella sua anima, che vedete tutti i mutamenti della sua fisionomia, che prevedete i suoi desideri, che sorridete del suo sorriso e vi rattristate della sua tristezza, che siete abbattuti quando egli è preoccupato e che vi rallegrate per i suoi successi? Vegliare nell'attesa di Cristo è un sentimento di rassomiglianza a questo, per quel tanto che i sentimenti di questo mondo sono in grado di raffigurare quelli dell'altro mondo. Veglia con Cristo chi non perde di vista il passato mentre sta guardando all'avvenire, e completando ciò che il suo Salvatore gli ha acquistato, non dimentica ciò che egli ha sofferto per lui. Veglia con Cristo chi fa memoria e rinnova ancora nella sua persona la croce e l'agonia di Cristo, e riveste con gioia questo mantello di afflizione che il Cristo ha portato quaggiù e ha lasciato dietro a sé quando è salito al cielo.  (John Henry Newman).

Ma tu vuoi essere guarito?

Posted on 22 November 2011 at 09:08

Ma tu, vuoi  essere guarito?

 

Nell’ambito delle riflessioni e degli studi sul Counseling e sulla Relazione di Aiuto, spesso ci si domanda cosa sia per l’uomo il soffrire. Talvolta, addirittura, nella quotidiana attività clinica, davanti ad un volto “vivo” e sereno nonostante l’agonia del corpo, dalla nostra psiche e dall’anima emerge una domanda che è insieme di curiosità e stupore: Cos’è che può trasformare così tanto chi soffre al punto che, dal di fuori, se ne ha talvolta una percezione di gioia-di-vivere?

Partiamo da una convinzione: il corpo costituisce il punto terminale di due processi che ci riguardano, sofferenza e aiuto; e se il corpo è il punto di arrivo di entrambi i processi, occorrerà invece salire alla consapevolezza che non è tanto nel corpo piuttosto nella dimensione psichica, prima, ed in quella spirituale, poi, che si trova il vero nodo di tutto il problema; soprattutto nella dimensione spirituale, per noi considerato il principio vivificante dell’essere umano.

Sappiamo che è proprio della dimensione spirituale rendere possibile all’uomo scoprire PER COSA ancora vivere NONOSTANTE la sofferenza, allora il “ri-orientamento esistenziela, o spirituale” consisterà nello scoprire un nuovo o rinnovato motivo per cui vivere, e grazie al quale superare quel Sé così limitato dal male che ha colpito e frenato.

L’uomo insomma, anche se non è contento del dolore, può essere ancora sereno e felice in rapporto alla validità dei motivi che lo fanno vivere: se ha motivi e valori, vive e può farlo anche bene; se non ne ha, o li ha persi oppure è in un momento di confusione, allora l’appagamento e la serenità non saranno…di casa. Nonostante la salute fisica.

La vita non si ferma al dolore. Essa va oltre: l’uomo può ancora realizzare nella sofferenza il massimo di sé, purché non ceda alla tentazione di disperare, di dichiararsi sconfitto.

Occorrerà re-imparare a seminare il granello di senape se si vuole continuare a raccogliere “vita”, perché nessuno può spargere semi di negatività e disperazione e poi attendersi di fare un raccolto tutto sorrisi e felicità.

Nei vari racconti agiografici, nelle sacre scritture, nelle biografie di molti Grandi si legge che sovente spendevano la loro vita a contatto con sofferenti. Culturalmente e storicamente (quando non anche per scelta confessionale), la figura dell’uomo Gesù di Nazareth ci è vicina e ben narrata: soffermo brevemente la mia riflessione su alcuni dei suoi gesti tramandati, per trarne riflessioni.

L’uomo Gesù trascorreva spesso le sue giornate in mezzo a tutta una collezione di umane miserie, le più disabilitanti e quasi senza prospettive di guarigione.

MA NON RISULTA CHE ABBIA MAI INVITATO I MALATI ALLA RASSEGNAZIONE.

Eppure, per il loro stato e per il “loro bene” – se la loro condizione fosse stata per volontà di Dio – avrebbe dovuto farlo.

Ciò avrebbe fornito un orientamento spirituale a quanti vivevano in quel tempo una situazione di handicap, costituendo magari anche una pedagogia del dolore per il futuro. Ma NON l’ha fatto e credo ciò significhi che la “volontà” di Dio, come spiegazione della sofferenza, sia una pista psicologica e teologica sbagliata.

Allora il “sia fatta la tua volontà”, nella sofferenza, anche solo in un’ottica puramente psicologica, andrebbe recitato in chiave diversa da quella della semplice rassegnazione: di fronte alla sofferenza personale l’uomo Cristo si è comportato attivamente, coinvolgendosi di persona, prendendosi cura dei malati che gli venivano condotti, e iniziando così un movimento di azione nei confronti dei sofferenti che è oggi un’esigenza irrinunciabile.

E quando con la sua stessa vita psico-fisica ha dovuto sperimentare la sofferenza nelle forme terribili della croce, pare davvero abbia avuto prima reazioni di sconforto e preghiera per esserne liberato, ma subito dopo si racconta che si sia affidato al mistero della vita nonostante la sofferenza con l’invito risoluto agli amici: “Alzatevi, andiamo”. Più che accettazione passiva e rassegnata, vi è prima l’accettazione della propria fragilità e della situazione negativa, per poi ancora cercare di continuare a vivere la “volontà”, e che è sempre volontà di vivere la vita che ancora continua, nonostante tutto. E’ un volere la vita nonostante tutto, vita che è un continuo cercare qualcosa da fare e qualcuno da poter amare, fino alla fine.

E’ in quell’”Alzatevi, andiamo” che leggiamo la piena accettazione della Volontà di Vita, accettazione che non è ACCETTAZIONE DELLA SOFFERENZA, piuttosto ACCETTAZIONE DELLA VITA che continua, anche se in essa c’è una causa di sofferenza, perché nella vita c’è ancora qualche valido motivo per cui valga la pena lottare e procedere.

Ma tu, dunque, vuoi essere guarito per poter realizzare ancora un pezzo della tua vita?

Ma tu vuoi DAVVERO essere guarito?
Perché vuoi essere guarito?
Per fare che cosa e per chi hai ancora bisogno di essere guarito?
Hai chiaro per cosa e per chi lo vuoi?

Il SI’ sarà allora simile al granello di senape: “SE AVRETE FEDE PARI AD UN GRANELLO DI SENAPE, POTRETE DIRE A QUESTO MONTE: SPOSTATI DA QUI A LA’ ED ESSO SI SPOSTERA’, E NIENTE VI SARA’ IMPOSSIBILE”.

Niente, neanche di andare avanti a vivere nonostante l’impedimento che sembra essere un blocco totale.

Il voler essere guarito rappresenta la risposta che l’uomo può dare alla vita (e a Dio, se crede), affinché si realizzi ancora la vita che gli è possibile. Non un affidamento come accettazione passiva e rassegnata, piuttosto l’affidamento a qualcuno per essere aiutati ad individuare la strada da percorrere, e così continuare a vivere la vita in responsabilità.

Responsabilità che consiste innanzitutto nel NON rifiutare la vita perché ORA si presenta con una realtà pesante, quindi nel cercare vie alternative (magari l’opposto delle scorciatoie che portano alla felicità, o che avremmo intrapreso fossimo stati in salute!) per continuare a vivere nonostante; nonostante la sofferenza purché PER qualcuno o qualcosa che “ha bisogno” di noi e a cui noi teniamo…

Dire: “Sì, voglio essere guarito” è allora simile al granello di senape, la cui dimensione è così piccola…da essere comunque più grande della stessa sofferenza che è dentro di noi.

Eppure, solo “SE AVRETE FEDE PARI AD UN GRANELLO DI SENAPE…NIENTE VI SARA’ IMPOSSIBILE”
NIENTE VI SARA’ IMPOSSIBILE! Niente: che è andare avanti a vivere per amore di…, quand’anche forse mai del tutto liberi da…

Il nostro credere nelle possibilità di guarigione non può essere slegato da fattori di personalità, dalla storia personale e famigliare, e dalle situazioni di vita che viviamo di giorno in giorno: se nei momenti di gioia non ci è difficile credere all’amore, tutto si complica quando il dolore bussa alla casa della nostra vita e diventa un membro della nostra famiglia.

Il desiderio di salute può allora perdere le iniziali capricciose esigenze infantili, e portarci invece a imparare ad esprimere una nostalgia di benessere che si fa speranza: apertura al domani che neppure la sofferenza più grande riesce a sbarrare. E’ la GUARIGIONE PIÙ PROFONDA E DURATURA, PER SEMPRE, nonostante tutte le sfide che la vita potrebbe ancora proporre.

Quando la sofferenza prende la forma di “nostalgia del perfetto” ancora possibile, allora la guarigione profonda è dietro langolo.

Ma per tutti gli altri, occorre ricordare che il presupposto della guarigione, fisica o psichica o spirituale che sia, si trova per chi soffre anche nella capacità di abbandonarsi a qualcuno, a Dio, avendo speranza e fiducia in lui, e avendo chi aiuta fiducia che la speranza del sofferente è ben riposta. Abbandono fiducioso e speranza nella fedeltà.

Il GRANELLO DI SENAPE, in fondo, viene abbandonato nella terra perché qualcuno ha fiducia che nella terra possa avvenire ciò che è intrinseco nella speranza per quel granello: il germoglio, la vita. E nella nostra speranza, ciò che è intrinseco per noi, sia intrinseco credere nella continuazione della vita che è piena e vera solo quando è fatta di propagazione e perpetuazione dell’amore, qui ed ora, “et in hora…”; così che l’abbandono fiducioso, come fa il seminatore con il granello, potrebbe essere il momento necessario per un nuovo germoglio.

Non sembri strano parlare del rapporto FIDUCIA/SFIDUCIA nel nostro riflettere sulla relazione di Aiuto, essendo anzi una caratteristica della persona che “soffre” l’alterazione del corretto rapporto fiducia/sfiducia verso se stessi, verso gli altri, verso tutto e tutti; è un rapporto che porta e genera fiducia o sfiducia nelle proprie capacità e nelle proprie doti, che può portare diffidenza, e pensiamo alle conseguenze di non-uscita dalla malattia per chi, diffidente del mondo, non si fida di chi lo aiuta. Di fatto talvolta non vuole quell’aiuto, non lascia che ciò che esso trasmette entri nella sua vita e non lascia che la “guarigione” passi nella sua esistenza: come farà allora a guarire, se “guarire” è primariamente un uscire dal “sè-malato” per muoversi e vivere come con un “sè-sano”?

Se la porta è chiusa non solo non lasciamo che qualcuno o qualcosa entri, ma neppure ci permettiamo di uscire: come farà ad uscire la sofferenza per lasciare più spazio alla vita?

La persona malata è spesso in un grave stato di sfiducia, e la sfiducia si manifesta sovente in una perdita di contatto con il proprio mondo, con le proprie capacità, con ciò che rappresenta il proprio futuro: il sofferente si interroga, va alla ricerca nel suo passato di azioni o comportamenti ai quali collegare l’attuale star male; questo specialmente all’inizio, quando cioè è ancora alla ricerca di una spiegazione di ciò che gli è accaduto. “Non capisco perché proprio a me?”; “Che cosa ho fatto di male?”; “Non doveva permettere, ho sempre fatto del bene…!”.

E’ a questo punto che occorre aiutare chi soffre a ritrovare il corretto rapporto di fiducia con il mondo, attraverso esperienze e sensazioni che riducano al minimo la paura e le incertezze, allontanando la tentazione di prefigurarsi invece come paurose tutte le situazioni future.

Anche se adulto, chi viene colpito da una causa di sofferenza non è altri che un neonato; non neonato nel senso letterale del termine, ma un NEO-NATO, un “da poco nato” ad una nuova situazione. Nato per la prima volta in un mondo (della sofferenza) che prima non conosceva.

E chi è neonato alla sofferenza DOVREBBE, come un bambino, poter essere accompagnato nei suoi primi passi nel mondo sconosciuto; poter essere accompagnato da qualcuno che faccia la strada al suo fianco, in modo tale da farlo sentire sicuro in quei passi vacillanti, sicuro che c’è qualcuno che non lo lascia solo ora che il cammino è difficile, perché nuovo, né quando il cammino sarà più difficile per fatti della vita.

In fin dei conti non è neppure richiesto che chi si appresta ad accompagnare SAPPIA con certezza come sarà il percorso (neppure la mamma sa con certezza tutto quello che sarà necessario fare), ma chi accompagna dovrebbe avere chiaro che importante è la natura del rapporto interpersonale che costruirà, il rapporto che regola il senso di sicurezza e protezione, improntando in ultima analisi il neonato a favore della fiducia, piuttosto che della sfiducia.

Sarà allora, come per il bambino, l’aspetto qualitativo della poppata (non tanto la sua quantità) a dargli la sensazione di benessere psicofisico; per il malato sarà il rapporto interpersonale con chi è per qualche motivo al suo fianco a determinare il grado di fiducia che avrà nel mondo interiore (le sue capacità), e verso gli altri.

Come il neonato anche chi soffre, allora, ha bisogno di qualcuno che lo aiuti a conoscere questo mondo; altrimenti è un disperso, un isolato che, come un neonato, in quel mondo non sa più sopravvivere.

Certo, se non troviamo nessuno che stia con noi in quei primi passi possiamo anche imparare a leccarci le ferite da soli, ma a quale prezzo? Che il nostro mondo, la nostra porta, non si aprirà più a nessuno… “intanto nessuno vuole stare con me”, “intanto nessuno mi vuole…”

E se non c’è nessuno, per chi o perché dover rispondere SI’ al “Tu vuoi essere guarito?”; per quale motivo farlo se poi devo solo stare qui, da solo, a leccarmi le ferite?

Qualcuno dovrà pur farmi vedere o capire che vale la pena ancora vivere, nonostante tutto. Così che se occorre dare testimonianza del valore della solidarietà, occorrerà imparare a usare la solidarietà per dare testimonianza, testimonianza del valore della vita nonostante tutto.

Lasciamo ancora vibrare, nel profondo del cuore, le domande note:
MA TU VUOI DAVVERO ESSERE GUARITO?
PERCHE’ VUOI ESSERE GUARITO?
PER FARE CHE COSA E PER CHI HAI ANCORA BISOGNO DI ESSERE GUARITO?
HAI CHIARO PER COSA E PER CHI LO VUOI?

Abbiamo in fondo bisogno di avere chiara la risposta a queste domande, perché la guarigione possa davvero rappresentarsi come un evento NECESSARIO per la prosecuzione della vita. Credo infatti che la guarigione non dovrebbe, almeno in linea generale, dover riguardare solo il momento che si vive, non dovrebbe mirare a migliorare il solo momento che si sta vivendo e nel quale si pone la richiesta di salute; sembrerebbe una guarigione non aperta alla vita, ma solo al benessere momentaneo… anche se ciò sarebbe già molto!

So che per chiunque soffre l’invito a riflettere alle domande suesposte potrebbe sembrare troppo difficile, se non addirittura un’ulteriore aggravio al fardello che così pesantemente deve già essere portato, eppure proprio nel momento in cui chi soffre cerca ancora di comprendere “chi è”, ecco che per un processo positivo di guarigione dovrebbe ANCHE pensare a chi e come potrà ancora realisticamente e positivamente essere.

E’ difficile, lo sappiamo e non vorremmo doverlo fare, ma è necessario nella pedagogia della sofferenza l’autodefinirsi positivamente ANCHE nel futuro: esso dà energia, dà forza per superare gli ostacoli, dà coraggio e speranza per scegliersi – o ridefinire – uno stile personale di vita.

Guarire, si diceva, non dovrebbe essere il solo stare meglio adesso e subito, piuttosto stare meglio ora per poter costruire il futuro con maggiori sicurezze ed una più ampia libertà: è questa forse la visione prospettica che renderà sensate le risposte alle domande: “Ma tu perché vuoi essere guarito? Per chi o per cosa ne hai bisogno? Per quale domani hai bisogno che già il tuo oggi sia libero da impedimenti o freni? Hai chiaro perché lo vuoi?”

Il domani (e qualunque Domani sia) è medicina e dovrebbe essere oggettivato a partire dall’oggi: penso a domani – dirà chi soffre a chi lo aiuta – e spero e lo sogno migliore, ma già oggi devo cominciare a fare qualcosa perché ci sia questo domani. E non è sempre necessario fare grandi opere: l’oggi, il momento in cui si chiede di essere guariti, basterebbe fosse pieno di BUONA VOLONTA’ perché il domani ci sia, e sia possibilmente migliore; per questo ci si dovrà mettere il maggiore impegno personale possibile… e poi affidarsi e fiduciosi sperare: “Pace in terra agli uomini di buona volontà”.

Intanto, così facendo, chi aiuta avrà anche “terapeuticamente” aiutato il sofferente a vivere proprio in questo oggi che spesso desidera invece evitare “per paura di… Forse lo avrà fatto senza piena consapevolezza, almeno all’inizio, ma in una modalità pedagogicamente valida per tutti i domani che verranno.

E’ il salto di qualità che ogni sofferente dovrebbe poter affrontare: ma è un “salto” e da solo, così com’è OGGI, forse non ce la può fare, o almeno lui teme di non potercela fare.

Quante cose allora può agire chi prende per mano un neo-nato sofferente, quella persona da poco nata nel mondo sconosciuto della sofferenza per aiutarla a camminare? E camminare nella sicurezza che le cadute non saranno solo dolorose e da soli, ma anche riscaldate da qualcuno che lo solleverà per aiutarlo a camminare di nuovo e così via fino a quando non sarà in grado di farlo da solo, o addirittura fino a quando vorrà e riuscirà ad aiutare a sua volta un altro “neo-nato”!

Se un malato provasse a vivere tale salto di qualità, guardandosi allo specchio potrebbe anche non riconoscersi più; dall’altra parte vedrebbe ciò che grazie al suo Io spirituale è davvero, e non ciò che l’Io psichico gli fa pensare di essere.

La vera vita -lo sperimentiamo talvolta!-, è più di quanto ci fa provare la nostra mente.

Ma tu perché vuoi esser guarito?
Perché c’è qualcuno che ha bisogno di me.

Impegnarsi per gli altri può rappresentare la grande rivoluzione silenziosa contro la minaccia portata alla singola vita di chi soffre; la carità altruistica, la compassione, è il segno che lo spirito dell’uomo si ribella all’immobilità scelta dalla psiche quando soffre, e magari soffre anche perché ha un corpo segnato dal dolore.

Ancora una volta vediamo che nello spirito, e grazie alla libertà dello spirito, c’è la chiave di qualunque evoluzione: partendo dalla dimensione spirituale possiamo cambiare il mondo, quello privato come quello che ci circonda, in un percorso di crescita che può rappresentare un momento di cammino verso una vita sempre più serena all’indirizzo della Verità; una vita più in armonia con se stessi, col creato, col prossimo e col divino, in questa vita e nell’altra. Vivere grazie allo spirito è un percorso estremamente dinamico all’insegna dell’amore, e concepire la spiritualità come la chiave di volta di ogni evoluzione – in termini dinamici -, significa giungere a comprendere che occuparsi concretamente del prossimo è, ad un tempo, crescita sia personale che del mondo, come forse ha voluto la stessa natura che ci ha creati. Il dedicarsi a chi sta accanto insegna a sdrammatizzare e mettere più chiaramente a fuoco i propri problemi, stimola la creatività e permette di trovare la propria completa realizzazione. Il fatto allora che oggi milioni e milioni di uomini e donne vivano come esperienza quotidiana quanto è stato teorizzato e vissuto da tanti grandi spiriti dell’umanità, può suggerirci che in molti hanno già compreso che un simile “salto di coscienza” è la premessa indispensabile e nuova anima per l’uomo nuovo: l’uomo che ha bisogno di sopravvivere ai suoi mali, quello che chiede di essere guarito, di vivere oltre…

Avvertire l’esigenza di aprirsi realmente all’altro e non solo in termini pietistici, ma costruttivi per entrambi, diviene il segno inequivocabile di una trasformazione in atto e di un avanzamento necessario e atteso. Un avanzamento oltre l’oggi, oltre quest’oggi che è di sofferenza; è avanzare verso la salute, procedere verso la guarigione e farlo proprio oggi mentre ancora non siamo del tutto guariti, ma in una modo in cui lo stesso farlo è per guarire.

L’impegno per l’altro è una medicina, il contrario dello stare isolati (come invece vorrebbe lo psichico dell’uomo sofferente) che è, all’opposto, causa ed insieme sintomo di insoddisfazione e dolore.

Siamo all’epilogo di questa riflessione: la vera guarigione è talvolta desiderare di comportarsi da sani, nonostante l’essere ammalati.

Ci è noto: non c’è nulla al mondo che possa aiutare qualcuno così efficacemente a sopravvivere nelle peggiori condizioni, se non la consapevolezza che la sua vita ha un significato. Dobbiamo apprendere e insegnare ai disperati che, in verità, non importa affatto che cosa possiamo noi attenderci dalla vita (“Ormai non posso sperare più nulla dalla vita?”), ma importa – in definitiva – solo ciò che la vita attende da noi, solo la risposta che noi cerchiamo di dare.

E la vita, la Vita se crediamo, da noi si attende solo una risposta alla domanda: MA TU VUOI ESSERE GUARITO? Tutto sommato credo proprio si aspetti un deciso: SI’, lo voglio.

Perché ci ha posto dinanzi la vita e la morte, la benedizione e la maledizione, per poi dirci tuttavia: “Scegli dunque la vita, onde tu viva” (Deut…)

“Ma tu vuoi essere guarito?” (Cfr: Gv 5, 2-9)

PaoloGiovanni Monformoso

Preghiera a Nostra Signora che scioglie i nodi.

Posted on 8 November 2011 at 17:37

 

 

 

Preghiera a nostra Signora che scioglie i nodi.

 

Vergine Maria, Madre del Bell'Amore, Madre le cui mani lavorano senza sosta per i tuoi figlioli tanto amati, perchè sono spinte dall'Amore Divino e dall'Infinita Misericordia che esce dal Tuo Cuore volgi il Tuo sguardo pieno di compassione. Guarda il cumulo di "nodi" della mia vita.

Tu conosci la mia disperazione ed il mio dolore. Sai quanto mi paralizzano questi nodi, Maria Madre incaricata da Dio di sciogliere i "nodi" della vita dei tuoi figlioli, ripongo il nastro della mia vita nelle tue mani.

Nelle tue mani non c'è un "nodo "che non sia sciolto.

Madre Onnipotente, con la grazia ed il tuo potere d'intercessione presso il Tuo Figlio Gesù, mio Salvatore, ricevi oggi questo "nodo" (nominarlo se è possibile). Per la Gloria di Dio Ti chiedo di scioglierlo e di scioglierlo per sempre. Spero in Te.

Sei l'Unica Consolatrice che Dio mi ha dato. Se la Fortezza delle mie forze precarie, la ricchezza delle mie miserie, la liberazione di tutto ciò che mi impedisce di essere con Cristo.

Accogli il mio richiamo. Preservami , guidami , proteggimi, sii il mio rifugio.

Maria,che scioglie i nodi, prega per me.

Madre di Gesù e Madre nostra, Maria Santissima Madre di Dio; tu sai che la nostra vita è piena di nodi piccoli e grandi. Ci sentiamo soffocati, schiacciati, oppressi e impotenti nel risolvere i nostri problemi. Ci affidiamo a te, Madonna di Pace e di Misericordia. Ci rivolgiamo al Padre per Gesù Cristo nello Spirito Santo, uniti a tutti gli angeli e ai Santi. Maria incoronata da dodici stelle che schiacci con i tuoi santissimi piedi la testa del serpente e non ci lasci cadere nella tentazione del maligno, liberaci da ogni schiavitù, confusione e insicurezza. Dacci la tua grazia e la tua luce per poter vedere nelle tenebre che ci circondano e seguire la giusta strada. Madre generosa, ti presentiamo supplichevoli la nostra richiesta d'aiuto. Ti preghiamo umilmente:

· Sciogli i nodi dei nostri disturbi fisici e delle malattie incurabili: Maria ascoltaci!

· Sciogli i nodi dei conflitti psichici dentro di noi, la nostra angoscia e paura, la non accettazione di noi stessi e della nostra realtà: Maria ascoltaci!

· Sciogli i nodi nella nostra possessione diabolica:

   Maria ascoltaci!

· Sciogli i nodi nelle nostre famiglie e nel rapporto con i figli:   Maria ascoltaci!

· Sciogli i nodi nella sfera professionale, nell'impossibilità di trovare un lavoro dignitoso o nella schiavitù di lavorare con eccesso: Maria ascoltaci!

· Sciogli i nodi dentro la nostra comunità parrocchiale e nella nostra Chiesa che è una, santa, cattolica, apostolica:

     Maria ascoltaci!

· Sciogli i nodi fra le varie Chiese cristiane e confessioni religiose e dacci l'unità nel rispetto delle diversità: Maria ascoltaci!

· Sciogli i nodi nella vita sociale e politica del nostro Paese: Maria ascoltaci!

· Sciogli tutti i nodi del nostro cuore per poter essere liberi di amare con generosità: Maria ascoltaci!

Maria che sciogli i nodi, prega per noi tuo Figlio Gesù Cristo nostro Signore. Amen.

(Imprimatur Arcivescovato- Parigi- 9.4.2001)

Il Carisma Di Nazareth

Posted on 31 October 2011 at 10:52

...Importante per gli Associati è il Carisma di Nazareth: aiutare chi soffre nel corpo, nella psiche e nello spirito, ad avere il coraggio di dire ancora una volta Sì alla Vita, nonostante la presenza della sofferenza che mette paura.  Un Sì legato alla consapevolezza di essere accolti e curati dalle mani di persone che vogliono contribuire alla loro salute, attraverso l'abbandono fiducioso all'Amore sempre presente di Gesù e Maria che li vogliono "guariti".

 

(Dallo statuto dell'Associazione I LaboratOranti nel Si art .6 Carisma).

Gesù, il Modello Perfetto.

Posted on 28 October 2011 at 23:50

 

 

...Il Signore Gesù è il modello perfetto dell'attività associativa:"Vi ho dato infatti l'esempio, perchè come ho fatto Io, facciate anche voi"(Gv .13,15); stese la mano ,lo toccò"(Mc 1,40-41); Egli allora chiamò a sè i Dodici e diede loro potere e autorità su tutti i demoni e di curare le malattie.E li mandò ad annunziare il regno di Dio e a guarire gli infermi..."(Lc 9,16).

 

Dallo statuto dell'Associazione dei LaboratOranti nel Si

Il Farmaco Preghiera Ufficiale

Posted on 28 October 2011 at 22:28

LA FARMACIA DE I LABORATORANTI NEL SI’

Il Farmaco-Preghiera Ufficiale. Il Santo Rosario

(Il bugiardino)

Composizione: misteri dolorosi, gaudiosi, gloriosi e della luce

Forma farmaceutica e confezione: rosario in grani. Blister contenente coroncina da 50 Ave Maria,10 Padre nostro, 10 Gloria, 1 Salve Regina.

Categoria farmacoterapeutica: Vero Farmaco dell’equipe del Medico Gesù

Titolare del farmaco: “ Maria: nomen omen “

Produttore e controllore finale: Spirito Santo

Indicazioni terapeutiche: sofferenza nel corpo, nella mente, nello spirito

Controindicazioni: nessuna.

Precauzioni d’uso: è necessaria la presenza di Gesù in mezzo agli operatori

Posologia, modo e frequenza di somministrazione: spesso durante la giornata, obbligata l’assunzione tra le ore dodici e le ore quindici (ora Sesta ora Nona, ora del calvario e della sofferenza)

Può essere somministrata a distanza (unione spirituale)

Può essere somministrata insieme alle mani che curano, accarezzano , consolano

Effetti indesiderati: tutto ciò che di più bello e giusto sarà sperato

Interazioni : Fede, Speranza e Carità, aumentano la potenza del farmaco

Scadenza e conservazione: il farmaco dura tutta la vita. Si conserva solo ed esclusivamente nel Cuore Immacolato di Maria

 

Il Santo Rosario: La Preghiera Prediletta.

Posted on 3 October 2011 at 18:00

 

  (Dall’Introduzione alla lettera apostolica ROSARIUM VIRGINIS MARIAE del  Sommo Pontefice Giovanni Paolo II   16 ottobre 2002)

IL ROSARIO della Vergine Maria, sviluppatosi, gradualmente nel secondo millennio al soffio dello Spirito di Dio, è preghiera amata da numerosi Santi e incoraggiata dal  Magistero. Nella sua semplicità e profondità, rimane, anche in questo terzo millennio appena iniziato, una preghiera destinata a portare frutti di santità. Essa ben si inquadra nel cammino spirituale di un cristianesimo di un Cristianesimo che, dopo duemila anni, non ha perso nulla della freschezza delle origini, e si sente spinto dallo Spirito di Dio a “prendere il largo” (“duc in altum!”) per ridire, anzi ‘gridare’ Cristo al mondo come signore e salvatore, come” la Via, la Verità e la Vita”(Gv 14,6), come traguardo della storia umana, il fulcro nel quale convergono gli ideali della storia e della civiltà”

Il Rosario, infatti, pur caratterizzato dalla sua fisionomia mariana, è preghiera dal cuore Cristologico. Nella sobrietà dei suoi elementi, concentra in sé la profondità del messaggio evangelico, di cui è quasi compendio. In esso riecheggia la preghiera di Maria, il suo perenne Magnificat, per opera dell’Incarnazione redentrice iniziata nel suo grambo verginale. Con esso il popolo cristiano si mette alla scuola di Maria, per lasciarsi introdurre alla contemplazione del Volto di Cristo e dall’esperienza di profondità del Suo Amore. Mediante il Rosario il credente attinge  abbondanza di Grazia, quasi  ricevendola dalle mani stesse della Madre del Redentore.

…Io stesso , poi, non ho tralasciato occasione per esortare alla frequente recita del Rosario. Fin dai i miei primi anni giovanili questa preghiera ha avuto un posto importante nella mia vita spirituale…  Il Rosario mi ha accompagnato nei momenti della gioia e in quelli della prova. Ad esso ho consegnato tante preoccupazioni, in esso ho trovato sempre conforto. Ventiquattro anni fa,il 29 ottobre 1979, ad appena due settimane dall’elezione alla sede di San Pietro, quasi aprendo il mio animo così mi esprimevo :” Il Rosario è la mia Preghiera prediletta.  Preghiera meravigliosa! Meravigliosa nella sua semplicità e profondità. Si può dire che il Rosario è, in un certo modo, un commento preghiera dell’ultimo capitolo della Costituzione Lumen Gentium  del Vaticano II, capitolo che tratta della mirabile presenza della Madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa. Difatti, sullo sfondo delle parole Ave Maria passano davanti agli occhi dell’anima i principali episodi della vita di Gesù Cristo. Essi compongono nell’insieme i misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi, e ci mettono in comunione viva con Gesù attraverso, potremmo dire il cuore della madre. Nello stesso tempo il nostro cuore pùò racchiudere in queste decine del rosario tutti i fatti che compongono la vita dell’ individuo, della famiglia, della nazione, della chiesa, e dell’umanità. Vicende personali e del prossimi in modo particolare, di coloro che ci sono più vicini, che ci stanno a cuore. Così la semplice preghiera del Rosario batte il ritmo della vita umana”.

 

 

Il Logo dei LOSI al CEN

Posted on 30 August 2011 at 10:57
I LaboratOranti nel Sì saranno al Congresso Eucaristico di Ancona 2011, specialm...ente nella Giornata del Malato a Loreto il 6 settembre. Dai Loghi del CEN e dei LOSì ne è nato uno specifico...per l'occasione.
E il nuovo logo contiene tutto:
le mani che accolgono e si uniscono in preghiera attorno alla Santa Eucaristia, condivisa con altri uomini, tutti protetti ed inondati di Spirito Santo, quello stesso Spirito al quale chiedono di scendere per aiutare loro, I LOSì, ad accogliere, curare, prendersi cura e pregare per tutti coloro che devono portare Cristo sofferente, affinchè diventi per loro solo cibo di Vita Eterna...forti nella Fede, avvolti dall'Amore che sostiene la Speranza...

I nostri appuntamenti nel 2011

Posted on 4 August 2011 at 09:31

I nostri appuntamenti :

- una volta ogni 2/3 settimane per un momento comunitario di preghiera, formazione permanente e condivisione (nelle diverse sedi);

- un fine-settimana ogni due mesi-tre mesi ( a Loreto) per effettuare corsi inerenti gli ‘strumenti associativi’:

- il LogoCounseling;

- il Con-Tatto Spirituale;

- la preghiera.

 

I nostri appuntamenti nel 2011

  • 26-27 Febbraio  corso a Loreto
  • 4-5 Giugno  corso a Loreto
  • 6 Agosto  I LaboratOranti nel Si accolgono i Pellegrini a Loreto

    "UN ABBRACCIO PER ACCOGLIERTI E...RICEVERE GRATUITAMENTE L'AMORE DI MARIA" .

  • 12 Agosto inizio Gioco dei LABORATORANTI NEL SI  , dovunque ci troviamo dalle ore 12 alle 15.

  • 6 Settembre partecipazione alla giornata lauretana del CEN (3-11 settembre 2011)

  • 23-25 settembre incontro a Palermo.

  • 2 ottobre incontro  a Loreto

  • 4-6 novembre a Palermo in collaborazione con l'Arcidiocesi di Palermo-Pastorale della Salute- e l'Istituto di Logocounseling  -venerdì 4  "I gesti di cura di Gesù"; sabato 5 "L'Amare che fa la differenza" ;domenica 6 "Fiducia e Preghiera : la dimensione umana e quella divina nel curare". tutti i seminari saranno tenuti dal Dott. Paolo Monformoso Moderatore dei LOSI'.

  •   novembre (data da definire) a Loreto  inizio Seminario residenziale Progetto Anania - Il Logoeducator Esistenziale :"Accompagnare l'uomo che soffre" percorso di perfezionamento per operatori volontari, socio-sanitari ed educativi. Iscrizioni aperte -informazioni su www.logocounseling.org. Per motivi organizzativi il corso è stato rimandato a gennaio 2012. per qualsiasi informazione consultare il sito  logocounseling, oppure direttamente nel blog in "come contattarci".

  • 9 -10 Dicembre in occasione della " Festa della Venuta " saremo presenti a Loreto alla veglia in Santa Casa. 

 

I LaboratOranti nel Si accolgono i Pellegrini a Loreto 6 agosto 2011

Posted on 31 July 2011 at 20:12

 UN ABBRACCIO PER ACCOGLIERTI E...RICEVERE GRATUITAMENTE L'AMORE DI MARIA.

 

 

"Possa tu accogliere, fratello, l'abbraccio di Maria dalla Sua Santa Casa e, attraverso Lei, tu lasciati accogliere da Gesù e poi vai verso i poveri che hanno bisogno"

 

Con queste parole ti  Aspettiamo a Loreto, per augurarti un profondo e rinnovatore incontro con Gesù, attraverso l’incontro con Maria nella Sua Santa Casa di Nazareth.

 

 

 

"Accoglietevi gli uni gli altri come Cristo accolse voi " (Rm15,7).
con questa espressione , l'apostolo Paolo esorta la comunità cristiana a custodire uno dei valori fondamentali del vangelo:l'accoglienza. Essa non è solo l'esercizio di una virtù cristiana da mettere in atto quando qualcuno bussa alla porta della nostra casa... L'accoglienza è uno stile di vita, dono "che viene dall'alto"(Gc 3,17).
Il Signore Gesù si presenta a noi come Colui che domanda di essere accolto: è la Parola discesa dal cielo che "venne tra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto" (Gv1,11); è il forestiero che si affianca a noi sulle strade della vita (Lc 24,18): lo Sposo che bussa alla porta (Ct 5,2); l'affamato, l'assetato, il forestiero, l'indigente, il malato, il carcerato (Mt 25,35). Accogliere è l'espressione grata e stupita di chi riceve un dono inaspettato, e ,per questo, è colmo di gratitudine (Rm 5,8; è il gesto riconoscente di chi è stato invitato senza merito (Ap 19,9). Chi nella vita ha scoperto di essere stato accolto gratuitamente da DIO sa riconoscere nell' ospite la presenza misteriosa della visita divina."
Tu ci hai nascosto il giorno e l'ora , in cui Cristo tuo Figlio, Signore e Giudice della storia, apparirà sulle nubi del cielo...Ora Egli viene incontro a noi , in ogni uomo ed in ogni tempo, perchè lo accogliamo nella fede e testimoniamo nell'Amore la Beata Speranza della Tua Gloria.(pref.di avventi I/A)
(tratto da avvento natale 2008 periodici San Paolo con presentazione Segreteria Generale  della CEI).

 

 

Nel quotidiano della Vita associativa

Posted on 31 July 2011 at 12:39

COSA FACCIAMO NEL QUOTIDIANO DELLA VITA ASSOCIATIVA?
Preghiamo per la guarigione del malato.

In due modi:
- pregando per il sofferente con la preghiera incessante (per la Cura Incessante dal Cuore Immacolato di Maria)
- stando con lui e, dopo averlo curato professionalmente, prendendocene cura, abbracciandolo e stando con lui per "somministrargli" il farmaco-preghiera ed insieme accogliere la visita del Medico Gesù. Siamo membri dell’équipe del Medico Divino: Gesù…

 

Cos’è la PREGHIERA PER LA CURA INCESSANTE DAL CUORE (Immacolato di Maria)?

Tra le 12 e le 15 (dall'ora sesta all'ora nona, l'ora del calvario e della sofferenza) tutti i Membri e coloro che si vogliono unire a loro, pregano per tutti i malati/sofferenti e, in modo speciale per coloro che, per conoscenza, per telefono, colloquio, mail, ci vengono affidati.

Preghiamo recitando il Rosario, o altre preghiere, tutti con la stessa intenzione: la guarigione totale dell'uomo, nel corpo, nel cuore, nella mente, nello spirito.

 

PER UNIRTI A NOI, CHIAMACI O SCRIVICI:

 

 

PaoloGiovanni Monformoso, presidente (338.5628808)

Cristina Camilletti, vicepresidente (347.8183323)

Gabriella Giordano, referente Italia meridionale (338.7712265)  

Loreto – Tel. 071.970104

 

laboratoranti@libero.it

www.tuoblog.it/laboratoranti

Facebook: I laboratOranti nel Sì

La preghiera del malato alla Vergine di Loreto

Posted on 31 July 2011 at 12:17

La preghiera del malato alla Vergine di Loreto

 

                                                                (G. Santarelli)

 

Il tuo sguardo risplende sul mondo.

Tu sei Mamma di tutta la terra;

allontana da noi questa guerra

dei nemici del Tuo buon Gesu'.

 

Mamma, dolce speranza,

cresca la nostra fede!

Questo dono ti chiede

il malato che spera in Te.

 

Noi malati a te ricorriamo

mentre il corpo consunto si spegne;

il Tuo cuore che tutto comprende

ci dia forza allo spirito ognor.

 

Mamma, dolce speranza,

cresca la nostra fede!

Questo dono ti chiede

il malato che spera in Te.

 

Siam venuti imploranti a Loreto

tra le mura che parlan d'amore:

Ti commuova lo strazio e il dolore

di chi spera soltanto per Te.

 

Mamma, dolce speranza,

cresca la nostra fede!

Questo dono ti chiede

il malato che spera in Te.

 

 

Nella Casa ove il Verbo discese

nel Tuo seno, o del mondo Regina,

alla nostra preghiera T'inchina

ridonando la gioia e il vigor.

 

 

Mamma, dolce speranza,

cresca la nostra fede!

Questo dono ti chiede

il malato che spera in Te.

 

Amen

Il nostro Saper Essere

Posted on 28 July 2011 at 08:19

 

Il nostro Saper Essere: Operatori Interpreti

Idealisti Persone Gioiose

                                         

Il nostro essere operatori parte dalla convinzione che l’essere umano, finché c’è vita, ha sempre la possibilità di uscire dalla sua situazione per ri-modellare ancora qualcosa; il vero educatore, e operatore è colui che, convinto di ciò, cercherà con tutte le strategie possibili di permettere a chi accompagna di andare avanti ancora a vivere. Magari in un modo diverso da prima, visto che forse non può più farlo secondo le modalità precedenti alla malattia e proprio a causa della malattia, ma ancora procedendo verso il futuro.

Siamo chiamati a lavorare per il benessere integrale delle persone che incontriamo; persone che sono colte in una stagione decisiva della loro esistenza, e decisiva per il fatto che in essa devono decidere, cioè mettere in atto, la scelta circa cosa voler fare della propria vita ora che non è più com’era prima.

Saper Essere un INTERPRETE

 L’INTERPRETE è colui che sa leggere un evento per tradurlo nel linguaggio di un'altra persona che non sa comprenderlo, così come è stato scritto o detto, o per come viene proposto.

… sa leggere con chi soffre gli eventi della (sua) vita per riuscire a scorgere tra le righe ciò che non appare immediatamente; è saper leggere, oltre alle righe scritte, anche gli spazi bianchi e vedere gli spazi bianchi come spazi di libertà nei quali si può ancora scrivere. Per il sofferente lo spazio di libertà è rappresentato da tutte le cose che può ancora fare, nonostante lo spazio occupato dalla malattia (righe scritte).

 sa contestualizzare il momento di malattia, e inserirlo in un momento che è molto più ampio della malattia stessa, perché è convinto, come interprete, che la lettura del testo che è il disagio o la malattia vada fatta in un'altra lingua; inserito in un contesto più ampio.

…sa guardare sia a ciò che vi è di malato nell’uomo, sia a ciò che è ancora sano nel suo essere malato.

…sa leggere per e con il sofferente il significato che può ancora avere il suo essere in vita; ancora in vita, nonostante la malattia o la causa del disagio.

Saper Essere un IDEALISTA

L’IDEALISTA è colui che riesce a sognare ad occhi aperti il futuro più concreto possibile per la persona che ha di fronte.

… ha la convinzione che non si dovrebbe mai cedere del tutto nelle situazioni di difficoltà o di crisi;

…è convinto che, finché c’è un oggi, c’è sempre anche un domani.

… non  offre illusioni.

… non è dire a una persona che sta bene mentre si lamenta perché sta male

… è dire ad una persona che, nonostante il suo stare male, c’è qualcosa che può ancora essere fatto, e che può essere fatto insieme.

… è un operatore convinto che c’è ancora uno spazio di vita nonostante tutto.

… è un portatore di speranza, convinto che, anche se restano solo tre minuti da vivere, questi sono ancora vita, e comunque ci può essere tutta un’altra Vita oltre. Chi soffre non ha quest’ottica, perché vede solo i tre minuti che gli restano e null’altro; spetta a chi lo aiuta comunicargli la convinzione che si può andare oltre, ... per esempio dicendogli che è e sarà sempre vivo nei pensieri.

… ha il coraggio di offrire la testimonianza del valore della vita nonostante ciò che si sta  soffrendo, e lo dimostra stando accanto alla persona proprio nel momento della sofferenza.

Saper  Essere una PERSONA GIOIOSA.

Se vogliamo essere testimoni del valore della vita, sempre, non possiamo essere tristi; neppure quando la vita è, di fatto, mostruosamente brutta. Se non riusciamo noi a dare coraggio, forza, speranza alle persone sofferenti, chi lo farà?

E noi possiamo farlo perché sappiamo interpretare la presenza anche di un solo puntino bianco in mezzo a tante righe scritte in nero cupo, e siamo idealisti perché quel puntino bianco lo cerchiamo anche quando non è subito evidente, e siamo allora anche degli esteti perché amiamo e vediamo il bello di quel solo puntino bianco in mezzo ad un chilometro quadrato di pagina scritta con storie nere cupe.

 Educare alla salute: dalla malattia,dal dolore, alla sofferenza” da “ tra il dire ed il fare c’è di mezzo l’Amare di PaoloGiovanni Monformoso

www.logocounseling.org

 

 

...dopo la Domenica della Misericordia

Posted on 1 May 2011 at 17:36

3 maggio 2011

 

...i LaboratOranti nel Sì

 

si incontrano a Loreto:

 

AIUTARE L'UOMO CHE E' NEL MALATO,

 

MENTRE SI CURA LA MALATTIA

CHE E' NELL'UOMO

 

perchè, qual è la peggiore malattia?

 

Madre Teresa pensa questo...

 

http://www.youtube.com/watch?v=o-ejo-6hSFY&feature=related

 

 

 

 

ORARIO DELL'INCONTRO

 

- 17 Santa Messa in Basilica

 

- 18 Preghiera comunitaria aperta a tutti, nella Cripta sotto la Santa Casa

 

- 19/21 Incontro di formazione permanente presso la sede di Loreto dell'Associazione

 

 


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