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Favole e storie

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Un blog dedicato ai bambini dove possono trovare favole e storie da leggere


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Il mio sito.

Cari amici, voglio comunicare a tutti che di recente ho aperto un mio sito internet.In questo sito ho voluto radunare le mie favole, le mie poesie e i miei pensieri. Nella pagina '' Archivio testi '' troverete tutti i testi che via via inserirò nel sito. L'indirizzo è: www.poesieefavole.beepworld.it spero che siate in molti a visitarlo! Nella pagina '' Immagini e video '' potete lasciare anche un vostro commento o semplicemente un saluto. Mi farà molto piacere! Vi saluto per ora, ma presto arriverò con nuove favole! Ciao a tutti!

Posted: 15:04, 27 September 2011
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Roki.

 

cagnolino affamato


Posted: 23:00, 20 June 2011
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Buona Pasqua!

Augro buona Pasqua a tutti coloro che visitano il mio mio blog e in modo particolare l'augurio va a tutti i bimbi. Ciao a tutti e Buona Pasqua!

Posted: 15:04, 18 April 2011
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Topolino vestito da mago.

Topolino vestito da mago felice, cammina, cammina alla ricerca di nuove storie da scrivere nel blog per far felici tutti voi bimbi. Vi porterà nuovi racconti da leggere! A presto bambini! Ciao a tutti!

Posted: 15:25, 21 January 2011
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'' Un sogno nel sogno! ''

Ciao a tutti! Vi comunico, che il 19 dicembre 2010 la Pro Loco del mio paese mi ha conferito, quale autrice del libro Favole dal Regno della Fantasia, il premio per la Cultura. Per me è stato un momento molto emozionante. Mi è sembrato di vivere '' un sogno nel sogno ''! Non mi aspettavo, certo, di ricevere un premio così importante alla pubblicazione del mio primo libro. Questo mi stimola ad andare avanti sulla strada, che ho intrapreso ed a fare sempre del mio meglio. Ho visto realizzato un mio sogno con la pubblicazione del mio libro e questo riconoscimento ricevuto è il seguito di questo sogno. Sono davvero fortunata! Vorrei tanto, che anche voi bimbi, un domani possiate veder realizzao un vostro sogno! Ve lo auguro di cuore! Non rinnunciate mai ai vostri sogni e vedrete, che un giorno, prima o poi, si realizzeranno! A me è andata così! Ciao bambini! Un bacio a tutti!

Posted: 22:23, 9 January 2011
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Favole dal Regno della Fantasia.

La favola del intitolata: Il piccolo clown chiude la mia prima raccolta di favole, che io avevo intitolato: Piccole storie dal Regno della fantasia. 26 di queste favole sono state pubblicate nel mio primo libro dal titolo: Favole dal Regno della Fantasia. Con la pubblicazione di questo volume ho visto realizzato il mio sogno di scrittrice. Ho avuto l'onore di presentare il mio libro il 3 marzo 2010. È stata una serata emozionante! La sala Consigliare era gremita di gente. Vedere un sogno che diventa realtà è davvero una favola! Auguro a tutti di poter vedere i propri sogni realizzarsi come io ho visto il mio diventare realtà!

Posted: 22:54, 22 December 2010
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Topolino e il suo albero di Natale

TOPOLINO AUGURA BUON NATALE A TUTTI I BIMBI!!

Posted: 23:38, 17 December 2010
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Il piccolo clown.

Il tendone di un circo era montato al centro della piazza. In città regnava una gran confusione. Tutti avevano voglia di vedere lo spettacolo. Sotto il tendone giocolieri, funnamboli, prestigiatori, uomini sul trapezio, addestratori e clowns facevano le prove. C'erano anche dei bambini, che imparavano l'arte circense e, fra tutti, spiccava un piccolo clown. Col naso rosso di plastica, un vestito arlecchino, una parucca bionda e piena di ricci ed il cappello a cilindro colorato, Andrea si dava un gran da fare a regalare un sorriso a tutti. Il piccolo clown era davvero simpatico e nessuno resisteva dal ridere perché i suoi numeri erano veramente buffi. Era il beniamino dell'intero circo e tutti gli volevano un gran bene. Si trovava con loro da due anni, ma non era figlio di nessuno del circo. Lo avevano trovato un giorno, abbandonato vicino al tendone ed aveva solo due anni. Il piccolo piangeva e tutti insieme decisero di prendersi cura di lui. Alloggiava nel carrozzone dei suoi compagni clowns e, con loro, aveva ritrovato la felicità. Non gli mancava nulla e con i bimbi, che vivevano al circo, aveva un rapporto bellissimo. Diventavano amici in fretta e, nel tempo libero giocava con loro. Prendeva quel lavoro come un gioco. Un giorno, però, un uomo rude e cattivo lo vide e lo portò via con sé trascinandolo con forza. Lo obbligò ad esibirsi per le strade e lavorare per lui trattenendo per se ogni guadagno. Giorno dopo giorno, il piccolo clown perdeva la sua illarità e la gioia di vivere. Gli mancavano gli amici del circo. Loro, nel frattempo, lo cercavano ovunque, ma la ricerca non era facile, perché anche il piccolo clown era sempre in movimento. Erano tutti preoccupati per lui e lo cercavano con disperazione. Un giorno, l'uomo cattivo, si trovò coinvolto in una rissa e venne arrestato. Andrea lo venne a sapere e si sentì finalmente libero. Non ci pensò due volte ed iniziò a scappare di corsa ripercorrendo al contrario la starda già fatta, nella speranza di ritrovare i suoi amici. Vagando di città in città, quasi sfinito, arrivò in un paese e vide da lontano un tendone. Faticosamente si avvicinò e, quando fu abbastanza prossimo riconobbe il tendone del suo circo. Arrivò all'entrata e fu riconosciuto da un suo compagno clown. La gioia fu grande! Lo abbracciò e Andrea fu felice. Aveva, così, ritrovato i suoi vecchi compagni, la felicità, la voglia di vivere e di far sorridere ancora. Fine.

Posted: 22:45, 16 December 2010
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Voglio fare il cow boy.

Matteo aveva un cavallo a dondolo e gli piaceva molto salire sulla groppa e dondolarsi. Aveva cinque anni ed una fantasia immensa. Anche se giocava da solo, non si annoiava mai, perché usava l'immaginazione. Il suo grande sogno era divantare un cow boy e correre nelle sterminate praterie. Dondolandosi girava per la casa, gridando e fischiando come i veri cow boys, quando trasportavano di qua e di là le mandrie di bufali. Con quegli schiamazzi, sembrava davvero di trovarsi immersi nelle estese praterie americane. I divani e le poltrone del salotto diventavano, per lui, le montagne rocciose. La cucina, si trasformava nel tipico saloom dove fermarsi per bere. Come un vero cow boy non aveva una casa e, perciò si riposava sdraiato sul tappeto del soggiorno, come se dormisse in un sacco a pelo all'aperto, sotto le stelle. Il lampadario diventava la luna, che illuminava le grandi praterie. Lui era felice così e sognava questa vita. La città non faceva per lui. Matteo aveva bisogno di spazi verdi. Quell'anno andarono in vacanza dai nonni paterni, che vivevano in campagna. Il nonno conoscendo la passione di Matteo acquistò per l'occasione un piccolo pony. Non vedeva l'ora di conoscere la reazione di suo nipote alla vista del cavallino. Quando arrivò, Matteo fu il primo a scendere dall'auto e correndo, andò incontro ai nonni, che l'abbracciarono con grande gioia. Il nonno gli chiese poi: '' Che vuoi fare da grande? '' Ed il piccolo rispose: '' Voglio diventare un cow boy! '' Il vecchio allora disse: '' Vieni con me! Devo farti vedere una sorpresa! '' Lo condusse nella stalla dove in passato teneva le mucche e che ora era vuota. Matteo lo seguiva perplesso. Lo accompagnò vicino ad un cancello e poi lo invitò: '' Guarda dentro Matteo! Questo è per te! Un cow boy non è un vero cow boy se non ha un cavallo tutto per suo! Ti pare? '' Il piccolo non rispose ma furono i suoi occhi a parlare. Brillavano di gioia! Fu davvero un momento pieno d'emozione per i due. I giorni che seguirono, Matteo prese pian piano confidenza con il suo pony e, un bel mattino vi salì e spiccò il volo, come un vero cow boy. Un po' a galoppo ed un po' correndo, riuscì a vivere una vera avventura. Mancavano solo i bufali e tutto sarebbe stato perfetto, ma questo, a Matteo non importava. La sua grande felicità era poter cavalcare un vero cavallo in mezzo al verde dei prati, e non nella fantasia. Quella fu la più bella estate per Matteo e conservò, per tutta la sua vita, questo suo dolce ricordo. Fine.

Posted: 23:02, 15 December 2010
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Una cornacchia un po' monella.

Era estate e Marco passava le sue vacanze dai nonni in campagna. Gli piaceva molto correre nei prati. Adorava gli animali, qualunque essi fossero, o meglio, adorava ogni forma di essere vivente, che si muoveva sulla terra. I suoi nonni avevano un bel da fare a stargli dietro, perché raccoglieva tutto fra le mani col rischio di venir punto o morso. Un giorno camminando nel prato trovò una piccola cornacchia da nido. Forse era stanca, perché era il suo primo volo e si stava perciò riposando. Marco la prese fra le mani e la portò a casa. Andò correndo dal nonno e gridando: '' Nonno, nonno! Guarda cosa ho trovato! '' Il nonno guardò meravigliato il piccolo, che teneva fra le mani la piccola cornacchia e poi disse: '' Tu non finirai mai di stupirmi, Marco! Ma dove l'hai trovata questa piccola cornacchia? '' L'ho trovata nel prato vicino alla siepe. '' Rispose il bimbo ed il nonno proseguì: '' Mi dispiace Marco, ma noi la dobbiamo riportare là! È piccola ed ha bisogno di tornare al suo nido e poi... la cornacchia è anche un animale protetto e non lo possiamo tenere. '' Marco guardò il nonno con il viso imbronciato, e piagniucolando disse: '' Io non voglio... non voglio portarla là! Io l'ho trovata e la voglio tenere! '' Così Marco iniziò a fare i capricci. Intervenne anche la nonna, che sentito il racconto, decise di allevare e far crescere con loro la piccola cornacchia. La tenevano rinchiusa in una grande gabbia e la nutrirono. La piccola cornacchia si stava abituando alla presenza di quelle tre persona e con ognuna di loro aveva un comportamento diverso. Un giorno, Marco entrò nella gabbia per portarle da mangiare e dimenticò aperto il cancello. La piccola cornacchia non si lasciò sfuggire l'occasione e, da quel giorno girò libera. Si divertiva ad osservare, appollaiata sopra il ramo di un albero, tutti i movimenti di Marco e dei nonni ed appena loro si voltavano, secndeva e metteva il becco dappertutto, lasciando il segno dove passava. Combinava tanti guai e, ogni giorno, dalla casa spariva sempre qualche piccolo oggetto. Una volta portò via dei soldi sopra il comodino in camera di Marco. Il bambino aveva lasciato la finestra aperta e la cornacchia era entrata senza paura. Aveva raccolto col becco la monetina ed era uscita dalla finestra. Marco stava in cortile e la vide volar via dalla sua camera. Decise, cosi, di seguire quella piccola monella senza farsi notare. Quando questa si posò sopra il ramo di un albero, Marco vi salì e la raggiunse. Lei aveva un nido tutto suo dove dormire ed, in quel luogo, Marco ritrovò tutti gli oggetti spariti da casa. Nonostante tutto, Marco e la cornacchia si volevano bene ed ai nonni non rimaneva che sorridere. In fondo, malgrado i guai che combinava, la piccola cornacchia portava nella loro vita un po' di illarità e compagnia. Quella simpatica canaglia si era affezionata a loro, tanto che rimaneva nelle vicinanze della casa e mai pensò di unirsi ai suoi simili. Con Marco e i suoi nonni stava fin troppo bene e si divertiva un mondo. Fine.

Posted: 22:35, 14 December 2010
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Il vento racconta.

Un vecchio se ne stava solo sulla panchina di un parco. Ogni tanto bisbigliava qualche parola e pareva parlasse da solo. Soffiava un po' di vento, ma lui non se ne curava e stava li ad ascoltare in silenzio, quel fruscio fra le foglie. Un bambino, che giocava a pallone rincorrendolo, si fermò vicino al veccio e disse: '' Cosa stai facendo tutto solo? '' E lui rispose: '' Sto ascoltando il vento che racconta! '' '' Ma il vento non parla, come fai a dire che racconta? '' L'uomo aggiunse: '' Tu sei piccolo e non senti, ma io sono vecchio. Il vento parla a noi vecchi, che lo stiamo ad ascoltare in silenzio. Ci racconta delle storie, sperando che poi, noi le raccontiamo a voi bambini. Vuoi che ti racconti la storia, che ora ho sentito dal vento? '' Il bimbo annuì ed il vecchio iniziò a parlare: '' Il vento mi ha detto, che molto tempo fa, qui era tutto diverso. Non c'erano tutte queste case, ma molti prati verdi. Si divertiva un mondo a fare il monello con i bambini che giocavano. Portava via i loro cappelli ed i ragazzini si divertivano a rincorrerli. C'era molto più spazio dove poter fare il suo gioco. Ora tutto questo non c'è più ed il vento si sente solo. Gli manca la vita di un tempo e non gli rimane, così, che raccontare a noi vecchi le sue storie affinché nessuno dimentichi il passato. Ti è piaciuta questa storia? '' Il bimbo annuì ed il vecchio gli propose: '' Se vieni qui ancora, te ne racconterò delle altre, sempre che ti faccia piacere! '' Il bambino rispose: '' Sì, mi piace sentire le tue storie e verrò qui, ogni volta che posso! '' E così, fra una storia e l'altra, il vecchio ed il bambino divennero amici. Il veccio vedeva nel piccolo amico il nipote, che non aveva mai avuto, ed il piccolo vedeva nell'anziano il nonno, che non c'era più. Fu così che la loro amicizia prese il volo e nessuno dei due si sentì più solo. Fine.

Posted: 22:27, 13 December 2010
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Un maialino tutto solo.

In una grande fattoria fra mucche, cavalli, asini, anatre, c'era un maialino tutto solo rinchiuso in un recinto. Era l'unico animale della fattoria che era costretto a star chiuso, mentre tutti gli altri erano liberi di vagare nei prati. Il povero maialino invidiava tutti e non né voleva sapere di rimanere in quel recinto. Decise di iniziare lo sciopero della fame come segno di protesta, ma fra il dire ed il fare, c'era di mezzo il mare. Appena la padrona arrivava con il cibo, lui vi si tuffava subito e solo dopo aver mangiato, si pentiva di averlo fatto. Disperato, allora, se né stava rannicchiato in un angolo, mentre tutti gli altrri se la spassavano. Le galline, che spesso gironzolavano attorno al recinto, lo prendevano in giro e lui ci rimaneva male. Studiava il modo per poter uscire ed aspettava solo il momento giusto per farlo e quel momento arrivò. Un giorno la padrona portandogli da mangiare, dimenticò il cancello aperto e lui, come un siluro, prese la rincorsa ed uscì. Finalmente libero! Non gli sembrava vero di poter calpestare l'erba del prato. Finalmente anche lui, poteva stare con gli altri animali, che lo stavano a guardare incuriositi. La padrona osservò la scena e capì, che il maialino amava la libertà. Decise pertanto di lasciar aperto il cancello del recinto, in modo tale che potesse entrare ed uscire per mangiare. Il maialino, così, trovò la felicità e la compagnia di tanti animali, che prima stando chiuso, non poteva avere. Libero e felice non si sentì più un maialino tutto solo. Fine.

Posted: 22:45, 12 December 2010
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L'apprendista del mago.

Il mondo della magia, si sa, attrae quasi tutti i bambini del mondo, ma solo pochi prescelti vi possono entrare. Luca, in questo, era fortunato. La sua passione per la magia lo portò ad affrontare un esame durissimo per poter accedere alla scuola dei maghi. Lo superò brillantemente e così, per lui, si aprirono le porte del regno della magia. In quel luogo tutto era favoloso e fantastico. Vivere lì era davvero un sogno. Ad ogni allievo di quella scuola veniva assegnato un mago istruttore. Luca aveva il più anziano e il più in gamba del gruppo e, forse, non era un caso vista la sua bravura. La mattina, Luca e il suo insegnante la passavano assieme e il bimbo apprendeva con gran facilità i trucchi del mago e le formule magiche. Il pomeriggio ogni allievo lo dedicava allo studio ed alle esercitazioni senza la presenza degli istruttori. Luca era il migliore di tutti. Riusciva a far bene i propri numeri e né inventava di nuovi. Era proprio nato per fare il mago. Un giorno accadde, che il suo istruttore lo osservasse di nascosto e, vista la sua bravura fu preso dall'invidia. Da quel giorno, il mago cercò di rendergli la vita impossibile sperando, che Luca lasciasse la scuola, ma ciò non accadde e così lo sfidò in un duello di magia. Il bimbo accettò la sfida. Il giorno del duello erano tutti presenti ad assistere all'incontro. Il mago ed il suo apprendista erano al centro dell'attenzione. Fu dato il via alla battaglia e Luca iniziò. Dal suo bagaglio di esperienza, tirò fuori dei numeri straordinari. Il mago istruttore cercava di stare al passo, ma vedeva che non era semplice. L'apprendista era davvero più in gamba di lui. Il duello fra i due andò avanti ad oltranza, fino a quando il mago anziano si arrese stremato dalla fatica. Non c'era più dubbio ormai! L'allievo aveva superato il maestro e, così, stringendo la mano al giovane, il mago disse: '' Ti cedo il posto, perché vedo che non hai bisogno di me! Sei tu il maestro, ormai! Buona fortuna ragazzo! '' Il mago istruttore si ritirò e lasciò a Luca il suo posto. Il ragazzo quasi non credeva a tutto ciò. Gli sembrava di vivere un sogno! Da quel momento in poi, la vita nel regno della magia fu davvero ricca di emozioni. Insegnò per tanti anni a giovani allievi, e tutti lo adoravano per la sua straordinaria bravura. Fu il mago più famoso di tutto il regno e, quando si ritirò a vita privata perché era vecchio e stanco, lasciò nella scuola un grande vuoto. La sua popolarità, negli anni era cresciuta e lui, nella sua solitudine, rimpianse per sempre di non poeter essere ancora giovane ed essere insieme ai suoi allievi, che tanto amava. Fine.

Posted: 22:19, 12 December 2010
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Le scarpe da ballerina.

Chiara sognava di diventare una ballerina di danza classica, ma purtroppo, per ora rimaneva solo un sogno. Da due anni il papà stava male e non lavorava e la sua mamma si prendeva cura di lui. Vivevano con fatica mese per mese. Chiara, però, continuava ad andare a scuola come tutti i bambini, perché i suoi genitori la volevano ben istruita. Lei, tra l'altro, a scuola era brava e portava a casa bei voti. Aveva otto anni e sognava di diventare ballerina. Avrebbe dovuto iniziare a prendere lezioni due anni prima, ma proprio in quel periodo, suo padre si era ammalato e lei aveva dovuto rinnunciare al suo sogno. La sua mamma, che lavorava come sarta in casa, le aveva confezionato un bellissimo tutu rosa, ma a Chiara mancavano anche le scarpe. Quando andavano in centro città per gli acquisti, Chiarae sua mamma passavano sempre davanti ad un negozio dove in vetrina tenevano esposto un bel paio di scarpe da ballerina. La piccola le guardava con adorazione. Il negoziante la sbirciava e vedeva i suoi occhioni sognanti ammirare quelle scarpe. Conosceva la famiglia e sapeva della loro situazione. Era sinceramente triste per loro ed, in particolare, per la bambina. Teneva quelle scarpe da ballerina in vetrina da due anni e, nessuno le acquistava. Era quasi Natale, ed un giorno, Chiara e la mamma andarono in centro città per qualche piccolo acquisto. Passarono davanti al solito negozio e quelle scarpe non c'erano più. Chiara rimase bloccata e poi esclamò tristemente: '' Le mie scarpe... non ci sono più! '' La mamma non seppe cosa dirle e la strinse forte a sé in un tenero abbraccio e lasciò che sfogasse il suo dolore. Tornarono a casa, ma la piccola non aveva nessuna voglia di parlare. Si ritirò in camera sua chiusa nel suo dolore. Più tardi, quella sera, suonarono alla porta. Era il negoziante. Fu Chiara ad aprire e, quando l'uomo la vide le consegnò una scatola pregando di scartarla. Chiara obbedì e la aprì. Dentro vi trovò le scarpe da ballo. L'uomo disse: '' Sono per te! Nessuno le voleva acquistare e così ho pensato di farti un regalo. Inoltre ti ho pagato le lezioni di danza. Sei contenta? '' La bambina senza parole annuì. Il negoziante poi aggiunse: '' Voglio solo una cosa in cambio da te! Quando avrai imparato dei passi, voglio che tu danzi per me! '' Chiara annuì di nuovo e poi ringrazio l'uomo, che salutò e se ne andò via felice di aver fatto contenta la piccola. Fu così che Chiara finalmente prese lezioni di ballo e divenne una ballerina famosa. Il padre, pian piano, tornò a star meglio e poté riprendere la sua vita normale. Nella famiglia ritornò il sereno. La vita di Chiara, da quel momento in poi, divenne serena e felice, fatta di grandi emozioni ed immensi successi. Fine.


Posted: 23:07, 11 December 2010
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Un magico diario.

Lucia adorava scrivere e, nella sua cameretta, teneva tanti quaderni, che contenevano i suoi pensieri. Il giorno del suo decimo compleanno, la mamma gli regalò un diario. Sapeva che Lucia lo avrebbe gradito molto e fu proprio così! '' Che bello mamma! '' Disse Lucia appena lo vide. '' Che bella copertina colorata e quante pagine da riempire... grazie mamma! Mi hai fatto un bel regalo! '' Per far felice Lucia bastava poco. Non aveva bisogno di giochi costosi. La sua gioia era poter scrivere e quel regalo la rendeva felice. Non vedeva l'ora di andare nella sua cameretta ed iniziare a scrivere sul suo nuovo diario. Lo fece appena fu possibile. Aveva tante cose da raccontare nel suo nuovo quaderno e non sapeva nemmeno da dove cominciare. Ancora non immaginava che quel diario era speciale. Prese in mano la penna, lo aprì ed iniziò a scrivere. Le parole uscivano facili e la penna scorreva sul foglio di carta. Tutto sembrava normale ed invece non era così. Una volta riempita e girata la prima pagina, ciò che aveva appena scritto, sparì d'incanto. Lucia rimase sorpresa e si chiedeva come mai fosse accaduta una cosa simile. Chiuse la copertina, la riaprì e apparve d'incanto ciò che aveva scritto. Girò il foglio e tutto scomparve di nuovo. '' Che bello! Un diario magico! '' Esclamò lei felice. Ed era proprio un diario magico quello che possedeva. Corse a farlo vedere a sua mamma. Ripeté davanti a lei gli stessi gesti e sua mamma rimase stupita. Provò anche la mamma, ma con lei, non accadeva nulla. Anche se lo apriva il foglio rimaneva bianco, mentre se lo faceva Lucia, compariva ciò che lei aveva scritto. Scoprirono così che il diario era davvero speciale e, che solo Lucia poteva leggere ciò che scriveva. Questo rimase un segreto fra loro. La bambina usò quel diario con cura e, più scriveva, più i fogli bianchi da riempire comparivano. Il diario non aveva mai fine! Lucia intanto cresceva e studiava. Continuò a coltivare la sua passione per la scrittura e, da grande, divenne una famosa e brava scrittrice. Il suo diario magico le fece sempre compagnia, conservando nelle sue bianche pagine tutti i suoi ricordi. Fine.

Posted: 22:20, 10 December 2010
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Ladro di merendine.

Era tempo di ricreazione e tutti i bambini erano pronti per la merenda. I babini della terza elementare erano tutti indaffarati alla ricerca delle loro merendine. Nessuno riusciva a trovarla e, così, iniziarono a dire alla maesra: '' Maestra! Maestra! Non troviamo più la nostra merenda! '' La maestra cercò di calmarli: '' Calma bimbi... cercate di stare tranquilli! '' Era davvero difficile tenerli a bada. Quel giorno pensò la maestra a procurare loro la merenda. Questo, però, fu solo il primo episodio accaduto a quella classe. Nei giorni seguenti accade la stessa cosa. Com'era possibile che succedesse tutto questo? Chi c'era dietro questa storia? I bambini scoprirono che il furto di merende avveniva anche in altre classi ed era davvero strano vederle ogni giorno sparire. La scuola era tutta in agitazione per questo imspiegabile mistero. Per scoprire il ladro, le maestre decisero di rimanere in classe a controllare gli zaini prima delle lezioni e, così, speravano in cuor loro di risolvere una volta per tutte il mistero. Il giorno dopo rimasero nascoste sotto la cattedra. Il ladro si presentò nell'aula della terza elementare. La porta della classe, come sempre, era aperta. Scivolò dentro come faceva sempre e non si rese conto d'essere osservato. La maestra se né stava silenziosa a guardare e rimase sorpresa quando vide, che il ladro di merendine era un piccolo scimpanzè. Pian piano la mestra uscì e, senza far rumore, andò a chiudere la porta. Questa chiudendosi cigolò un po' e lo scimpanzè si voltò di scatto. Rimase fermo alla vista della maestra e si guardò attorno cercando una via di fuga che non c'era. La maestra disse: '' Vieni qui da me piccolino! Non aver paura! Non ti faccio del male! '' Lo ripeté tante volte, che alla fine, lo scimpanzè si convinse ad avvicinarsi alla maestra, che lo prese fra le sue braccia come un bimbo. La scimietta si lasciò coccolare. Uscirono insieme nel giardino e la maestra richiamò tutti: '' Bambini... venite qui! '' Tutti i bambini si radunarono attorno alla maestra e lei continuò: '' Vi presento il nostro ladro di merendine! '' Tutti rimasero stupiti; e non pensavano certo che il ladro fosse uno scimpanzè. La maestra prese di nuovo parola: '' Che né dite se lo teniamo come nostra mascot? '' Un gran coro di sì risuonò nel giardino e tutti accolsero, così, con gioia lo scimpanzè. Gli fu dato un nome e, da quel giorno, lo scimpanzè felice rimase con loro. Non ebbe più bisogno di rubare le merendine, perché erano loro, a procurargli il cibo. Giocavano assieme e si divertivano un mondo. Ogni bambino non vedeva l'ora di andare a scuola per stare insieme al loro amico, e lui era felice quando li vedeva arrivare. Nessuno sapeva da dove venisse, ma per loro questo non era importante. Lo scimpanzè era entrato nei loro cuori: era come un bambino che si lasciava coccolare. I bimbi impararono così a voler bene ed a rispettare gli animali. Fine.

Posted: 22:24, 9 December 2010
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I due topini.

Due topini si era intrufolati, durante la notte, nella cucina di un convento di frati Francescani. Il gatto guardiano del convento, aveva passato la notte dormendo beato e non s'era accorto della presenza dei due intrusi. I due topini avevano trovato ogni ben di Dio da mangiare, e se l'erano spassata tutta la notte. Con la pancia gonfia, alle prime luci dell'alba, si erano ritirati in una tana trovata quasi per caso. Fra Carmelo si recò in cucina per preparare la colazione ai suoi confratelli e, purtroppo con dolore e stupore, trovò il pane rosicchiato sulla tavola. Si mise le mani fra i capelli ed esclamò: '' Che disastro! '' Fra Carmelo controllò tutto e vide, che non solo il pane era rosicchiato, ma anche tutto il resto. Disperato corse fuori urlando: '' Fra Beppino! Fra Beppino! '' Fra Beppino era il superiore del convento e sentendo gridare chiese: '' Che succede Fra Carmelo? '' '' Un disastro Padre Superiore! Un disastro! '' '' Calmati e dimmi cos'è successo! '' Fra Carmelo raccontò tutto ed insieme andarono in cucina a verificare. Dopo aver visto quel disastro Fra Beppino disse: '' Il nostro gatto questa notte ha dormito ed i topi hanno fatto festa! '' '' Come faccio per la colazione dei nostri confratelli? '' '' Cerchi di rimediare qualcosa. Faccia quello che può e loro capiranno! Io vado in cerca di Felix e lo metto al lavoro! '' Fra Beppino cercò Felix e, quando lo trovò, lo esortò a fare il suo dovere di gatto ed a scovare gli intrusi. Il gatto obbedì e si mise alla ricerca degli intrusi. Scovò la tana e si mise in attesa. Nel cuore della notte, i due topi, ignari della presenza del gatto uscirono dal nascondiglio e, pensando di essere al sicuro, tentarono una fuga, ma Felix era pronto ed in guardia. I due topini iniziarono a scappare ed il gatto li inseguì. Era un rincorrersi a vicenda ed i due topi sembravano divertirsi a prendere in giro Felix. Alla fine riuscirono a trovere una via di fuga atttraverso il portone del convento e, per loro, fu la salvezza. Felix fu premiato da Fra Beppino per aver svolto il suo dovere. I due topini si diedero alla fuga verso la campagna felici di aver salvato la propria pelle dalle grinfie del gatto. Fine.

Posted: 23:21, 8 December 2010
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Il gatto che saluta tutti i bambini


Posted: 06:23, 8 December 2010
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Un messaggio misterioso.

Era estate e Fabio era al mare con i nonni. Un giorno passeggiando lungo la riva vide galleggiare una bottiglia. La raccolse e notò che dentro c'era un biglietto. Corse dal nonno gridando: '' Nonno! Nonno! Guarda cosa ho trovato! '' Il vecchio prese in mano la bottiglia e la guardò. Sorrise e poi disse: '' Questa bottiglia deve aver fatto un lungo viaggio! Che né dici se leggiamo il biglietto che c'è all'interno? '' Fabio era curioso e incoraggiò il nonno ad aprire la bottiglia. Questo aprì e pian piano, per non romperlo, tirò fuori il biglietto. Quando l'ebbe fra le mani lo srotolò e intuì che a scrivere era un bambino, ma non riusciva a leggere, perché era scritto in un'altra lingua. Curioso Fabio chiese: '' Cosa c'è scritto nonno? '' E lui rispose: '' Purtroppo non capisco, perché è scritto in una lingua diversa dalla nostra. Penso sia inglese, ma non so! '' Decisero, poi, di farlo leggere ad una maestra d'inglese, che era in vacanza. Lei parlava italiano e tradusse il biglietto. Era una lettera di un bimbo che viveva in un'isola lontana, che si trovava vicino all'Inghilterra. Su quella terra, lui era l'unico bambino e non aveva nessuno a cui raccontare i propri sogni. Chiedeva a chiunque trovasse quella bottiglia di scrivergli e lui avrebbe risposto. Fabio disse: '' Io vorrei scrivergli, ma come faccio? Io non conosco la sua lingua! '' La maestra cercò lo sguardo del nonno, che con un cenno acconsentì, così, gli propose: '' Se vuoi t'insegno io e, così, potrai scrivere a quel bimbo! '' Fabio esultò di gioia. In poco tempo imparò a leggere e scrivere in inglese ed iniziò ad inviare le sue lettere a quel bambino lontano. Fra una lettera e l'altra, nacque fra loro una bella amicizia e così, quel bimbo lontano si sentì meno solo. Sapeva che al di là del mare c'era un amico che pensava a lui. Fine.

Posted: 21:56, 7 December 2010
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L'albero d'argento.

La storia di Giacomo e dell'albero d'argento che nasce quando lui aveva quattro anni. L'albero d'argento era un bellissimo ciliegio, che si trovava nel prato dietro la casa del piccolo. Fu il nonno a piantare quel meraviglioso ciliegio. Era l'unico albero in quel prato ed il nonno di Giacomo andava spesso a sedersi in una panchina che si trovava lì sotto. Il bambino era molto affezionato al nonno e lo seguiva ovunque. Stavano spesso insieme e l'albero d'argento era il loro posto preferito. Nonno e nipote parlavano molto e si facevano tanta compagnia. Giacomo amava le storie che il nonno gli raccontava e gliele faceva ripetere varie volte. Un giorno, il nonno sentendo che la sua ora era quasi vicina, prese con sé Giacomo ed, insieme, andarono sotto l'albero d'argento. Il vecchio disse: '' Ti devo parlare piccolo mio! '' Giacomo lo interruppe: '' Cosa vuoi dirmi nonno? '' Il vecchio si sedette, prese in braccio il piccolo ed iniziò: '' Caro Giacomo, ti prego di non interrompermi, perché altrimenti, non riesco a dirti ciò che vorrei! '' Fece una breve pausa e Giacomo annuì. L'uomo proseguì: '' Piccolo mio... io ormai sono vecchio e stanco! Dovrò lasciare presto questo mondo per un viaggio molto lungo e senza ritorno, ma anche se non sarò più qui con te, ti sarò sempre vicino e ti proteggerò. Se poi ti sentirai solo e verrai in questo luogo soffrirai meno, perché io sarò sempre qui con te. Ora sei piccolo per comprendere, ma un giorno capirai cosa voglio dire. L'albero d'argento, come tu lo chiami, ci terrà sempre uniti! '' Giacomo non seppe ribattere al nonno e rimasero, così, in silenzio. Pochi giorni dopo, il nonno venne a mancare ed il piccolo era disperato. Nel dolore di quel momento, ricordò le parole di suo nonno e corse sotto l'albero d'argento. Gli sembrava di averlo ancora vicino e quello divenne il luogo preferito per i suoi giochi. Ormai erano passati sei anni. L'albero d'argento era ammalato e stava invecchiando. ll papà di Giacomo decise che era ora di abbatterlo. Un giorno prese la sega in mano e si avvicinò al cigliegio. Giacomo lo rincorse pregando di non tagliare l'albero e lo diceva mentre piangeva. Una voce strana chiamò il bimbo e lo esortò: '' Giacomo... Giacomo! Non piangere! '' Il piccolo chiese: '' Chi sei? '' E l'albero rispose: '' Sono io... sono l'albero d'argento! Non piangere piccolo! Io ormai sono vecchio e non servo più a nulla, ma qui cresceranno altri alberi come me, e tu potrai sempre starmi vicino. Molti dei miei semi sono caduti e ci saranno tanti cigliegi a farti compagnia! Non temere per me! Tuo nonno sarà sempre comunque vicino a te! '' L'albero fu abbattuto, ma al suo posto nacquero altri cigliegi e Giacomo, così, non si sentì mai solo. Fine.

Posted: 06:54, 7 December 2010
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