Il gigante buono.Posted on 4 September 2010 at 14:26 - 0 Comments - Post Comment - LinkC'era una volta un enorme castello dove viveva, tutto solo, un gigante. Le persone che abitavano nelle vicinanze sapevano della sua esistenza e non osavano avvicinarsi alla sua casa, per paura che il colosso potesse far loro del male. Il poveretto passava le sue giornate tutto solo, preparando tanti dolci e sperando sempre che qualcuno lo andasse a trovare. Dopo aver atteso a lungo ed inutilmente, il gigante finiva con il mangiarsi i dolci da solo ed era per questo motivo che era diventato enorme. Un giorno però accadde qualcosa di diverso nella sua vita. Dei bimbi stavano giocando in un bosco a nascondino. Una bambina, che stava con loro, si perse e non riuscì a ritrovare i suoi amici. Attraversò la foresta, sola ed impaurita e vagò alla ricerca di aiuto. Fu così che giunse daventi al castello del gigante. Tremante di paura, ma bisognosa di aiuto, trovò la forza e il coraggio di bussare al portone. Il grande omone capì di avere ospiti e, preso dall'emozione, andò ad aprire la porta. Ad ogni suo passo il castello tremava e giunto al portone, lo aprì, commuovendosi alla vista di quella bimba impaurita. Il gigante la rssicurò: '' Non avere paura... entra pure, non ti mangio mica sai! '' Le parlò con dolcezza e la bimba non ebbe paura. Lo seguì ed ammirò meravigliata il grande castello e quel gigante, che continuò poi a parlarle: '' Hai fame? Ho un po' di torta che tengo per le occasioni come queste... da mangiare insieme se vuoi. '' La ragazzina timidamente rispose: '' Sì, ho fame! Grazie! '' Il gigante le portò una fetta enorme e la bimba la divorò. '' Buona questa torta! Tu vivi qui tutto solo? '' Il gigante annuì. '' Perché sei così triste? '' proseguì la bimba '' Lo vedo dal tuo viso che non sei felice! '' Il gigante allora si lamentò: '' Sono triste, perché nessuno mi viene a trovare! Tutti hanno paura di me, pensano che io abbia intenzione di far loro del male. Io invece per natura sono buono e non farei mai una cosa del genere. '' La bambina confermò: '' Lo vedo che non sei cattivo... Ho un'idea! Perché non mi accompagni tu a casa visto che non trovo la strada del ritorno? Forse vedendoti con me capiranno che non sei pericoloso per nessuno! '' Il gigante si lasciò convincere e per la prima volta, dopo tanti anni, si allontanò si allontanò dal castello per accompagnare la ragazzina a casa. Giunti al paese, gli abitanti rimasero increduli nel vedere quell'omone con la bambina e lei era felice del suo nuovo amico. Lui disse: '' Ora ti lascio, torno al mio palazzo! '' Mentre stava per andarsene la sua nuova amica gli rispose: '' Non aver paura! E' la prima volta che ti vedeno qui, ma se torni ancora e giochi con noi bambini, tutti vedranno che non sei cattivo, ma buono! Promettimi che tornerai tutti i giorni... '' Il gigante, commosso, fece questa promessa alla bambina e fu così che ogni mattina si recò al paese. All' inizio non fu semplice, ma poi tutti gli abitanti del luogo, vedendolo giocare come poteva, compresero che lui cattivo non era. Fu così che poco per volta, in paese, tutti iniziarono a ricambiare le sue visite, andandolo a trovare al suo castello. Lui continuò a preparare le sue deliziose torte e non aspettò più invanno i suoi ospiti. Il caro gigante, così, non si sentì mai più solo e nel suo cuore regnò la felicità che aveva sempre sperato. Fine Il sogno di Martino.Posted on 28 August 2010 at 14:32 - 0 Comments - Post Comment - LinkQuel giorno Martino compiva quattro anni, ma lui non era per nulla felice. Si sentiva solo in quella casa sperduta in mezzo alla campagna. Non eveva nessun amico con cui giocare e soffriva di malinconia. La mamma cercava di consolarlo dicendo al bimbo che quando avrebbe compiuto sei anni, sarebbe andato a scuola e lì avrebbe trovato tanti compagni. Martino non vedeva l'ora che arrivasse quel giorno. Nemmeno la torta preparata dalla mamma riusciva a farlo sorridere. Fu davvero un giorno triste. La sera andò a letto e si addormentò con la malinconia nel cuore. Sembrava tutto comunque tranquillo. Martino dormiva beato, quando, un soffio di vento aprì la finestra della sua cameretta. Entrò un angelo che si avvicinò al suo letto. L'angelo svegliò Martino: '' Martino... Alzati! Dobbiamo andare! '' Martino si alzò e l'angelo lo prese per mano e lo portò con sé in cielo. Il bimbo era sereno e, anche se non sapeva dove sarebbe andato, non aveva paura. L'angelo gli chiese: '' Come va Martino? Hai paura? '' '' No, non ho paura! '' rispose il ragazzino '' Ma tu chi sei? Dove mi stai portando? '' Lo sconosciuto proseguì: '' Io sono il tuo angelo custode Martino e, come vedi, non devi sentirti solo, perché io sono sempre vicino a te. Non posso dirti però dove ti sto portando, è una sorpresa...lo vedrai tu stesso. '' Volando, giunsero davanti ad una porta enorme. L'angelo bussò ed essa si aprì. Una volta dentro, Martino rimase senza parole: vide un enorme torta con quattro candeline ed il suo nome scritto con la cioccolata. Tutto era addobbato con festoni colorati. Molti fiori rallegravano i tavoli e numerosi angeli parteciparono con gioia a quella festa. Martino si sentì per la prima volta felice e le lacrime scendevano dai suoi occhi. L'angelo gli chiese: '' Ti piace questa festa? '' Martino annuì. Il tempo sembrava essersi fermato d'incanto, ma arrivò il momento di lasciare i festeggiamenti e colui che l'aveva portato fino in quel luogo gli sussurrò: '' Mi dispiace Martino ma...dobbiamo partire! '' Il bimbo si lamentò: '' Io vorrei tanto restare! Qui sono felice e ci sono tanti amici... A casa mia sono sempre solo. '' L'angelo gli rispose: '' Martino... Tu non sarai mai solo! Ricordati che ti starò sempre vicino. Tieni questo piccolo regalo per quando avrai bisogno di me! '' L'angelo diede a Martino un campanellino legato ad un nastrino azzurro. Il bimbo lo prese in mano e l'angelo disse: '' Quando ti sentirai solo, suonalo e vadrai che io sarò lì con te a farti compagnia! '' Martino ringraziò il suo nuovo amico e salutò tutti quelli che avevano festeggiato con lui. Fu per lui la più bella festa di compleanno. L'angelo riportò Martino nel suo letto e, quando il giorno dopo si svegliò, il bimbo si ritrovò ancora fra le mani il campanellino che gli era stato regalato. Da quel giorno si sentì meno solo perché sapeva che accanto a lui c'era il suo angelo custode. Fine FatinaPosted on 21 August 2010 at 15:50 - 1 Comments - Post Comment - Link
Il fiore della felicità.Posted on 15 August 2010 at 17:13 - 0 Comments - Post Comment - LinkLassù, lontano nel cielo, esisteva un bellissimo castello dove viveva una Principessa triste. Fino a poco tempo fa era una Principessa spensierata, ma un brutto giorno incontrò una strega malvagia, che, invidiosa della sua allegria, con un incantesimo gliela portò via. Da quel giorno la ragazza divenne infelice ed ogni momento piangeva disperata. Una sua amica Fata le disse che l'unico modo per ritrovare la felicità era farsi aiutare da Mia, una bimba che vive sulla Terra. La piccola le avrebbe dato una mano a riavere ciò che le era stato tolto cercando il Fiore della felicità. Mia, però, aveva bisogno di due compagni e la Fata suggerì alla Principessa di mandare sulla Terra due consiglieri con le sembianze di colombi per portare il suo messaggio di aiuto e per farle compagnia durante il viaggio di ricerca. La Principessa seguì le indicazioni e inviò i due colombi legando alla zampa di uno la sua richiesta d'aiuto. I due uccelli trovarono Mia e lei lesse il messaggio: buona e generosa com'era, la bambina non seppe rifiutare. Salutò sua madre e partì alla ricerca del Fiore della Felicità accompagnata dai due colombi. Percorsero tante strade, attraversò villaggi ed incontrò molte persone. Ma nessuno conossceva questo particolare fiore. Qualcuno addirittura considerava quel fiore una leggenda e nulla più. Nel suo viaggio, Mia non si tirava indietro se la gente chiedeva il suo aiuto e, a quelle persone, la bambina lasciava un dolce ricordo di felicità. Dopo aver girato per tutto il mondo senza aver trovato il fiore, Mia tornò a casa. Era triste perché non era riuscita a scovare la pianticella ed intanto i suoi amici colombi cercavano di consolarla. Ancora, però, non sapeva che, arrivata a casa, avrebbe trovato una sorpresa... Nel prato di casa erano spunatati tanti fiorellini tutti uguali, ma diversi da tutti quelli che aveva visto. I petali avevano sette colori ciascuno. Erano fiori stupendi! Quando Mia arrivò nel luogo in cui abitava vide il suo prato e rimase senza parole. Incredula chiese ai colombi: '' Sbaglio...o questo è il Fiore della Felicità? '' " Non sbagli affatto! " risposero " Questo è proprio il Fiore della Felicità! " La bambina allora continuò: " Dunque ho fatto tutto questo viaggio inutilmente, se il fiore cresceva qui! " I due amici la consolarono: " No, Mia! Questo viaggio non è stato inutile...prova a contare e vedrai che, ad ogni fiore nato corrisponde una persona che tu hai aiutato. Se tu non avessi fatto tutto questo, nessuno di questi fiori sarebbe nato! " Mentre erano intenti ad osservare il prato, la mamma di Mia raggiunse la figlia e l'abbracciò commossa. La madre le disse poi: " Hai visto che meraviglia Mia?! " Sono davvero fiera di te! Ora devi portare almeno uno di questi fiori alla Principessa...che ne ha bisogno! " Durante la conversazione le due non si resero conto, che i uccelli erano tornati ad essere persone e dal cielo era poi giunta una carrozza trainata da quattro cavalli bianchi. I due consiglieri ordinarono: " E' ora di partire Mia! " La bimba obbedì e raccolse tre fiori per la Principessa. Salutò sua madre, salì in carrozza e raggiunse così il castello. Mia fu accolta con tutti gli onori e, quando si trovò al cospetto della Principessa, avvicinatasi s'inginocchiò e le porse i Fiori della Felicità... Quelli di cui aveva bisogno. Alla loro vista la bella e regale ragazza tornò a sorridere e nel suo cuore regnò di nuovo la gioia. Ringraziò di cuore Mia, che poi raggiunse la propria casa, contenta di aver aiutato la Principessa a ritrovare la sua felicità. Fine Il libro della fantasia.Posted on 10 August 2010 at 16:37 - 0 Comments - Post Comment - LinkQuesta è la storia di Lia, una bambina che è molto conosciuta nel Regno della Fantasia proprio perché, quando gioca, non ha bisogno di tanti balocchi, ma usa solo la saa immaginazione. La favola inizia così... Nella soffitta in casa di Lia c'è un vecchio baule che conserva i ricordi della sua nonna. La sua mamma lo costudisce con gelosia, tanto che non le permette di salire in quel le permette di salire in quel luogo. Lia, un giorno, ci va di nascosto ed, una volta là, apre il baule. Tra i vestiti vecchi della nonna trova un libbro dal titolo: " ILlibro della fantasia. " lo apre casualmente a metà e si ferma ad osservare ammirata l'mmagine di un prato meraviglioso, ricco di fiori. Mentre lo osserva, dal testo si sprigiona una forte luce, che la trascina e la imprigiona in quelle pagine. Una volta catturata la ragazzina, il libro si chiude e Lia scopre di trovarsi così in quel meraviglioso prato verde. La bambina rimane perplessa, ma non ha paura ed osserva con stupore il panorama. Mentre guarda, le si avvicina un principe che la accoglie con una gentile frase: " Ben venuta Lia! Ti stavo aspettando... " Lia ancora più stupefatta gli risponde: " E tu chi sei? Come fai a conoscere il mio nome? " Allora ecco che il giovane prosegue: " Io sono il principe Arturo. Conosco bene il tuo nome e so chi sei, perché, nel Regno della Fantasia ti conoscono tutti! Lia, con gli occhi sgranati, lo ascoltava attentamente. " Ho bisogno del tuo aiuto Lia... E solo aiutando me, potrai uscire dal libro! " " Cosa posso fare io? Sono solo una bambina! " chiede Lia ed il principe agginge: " Tu mi puoi dare una mano con la tua fantasia! Vieni con me... Ti devo portare dove inizia la storia. Solo partendo da lì tornerai di nuovo libera! " Lia segue il principe e percorrono insieme a ritroso le pagine del libro arrivando, facciata dopo facciata, all'inizio della favola. Il giovane, a quel punto, inizia a raccontare la sua vicenda. La principessa Aurora, sua moglie, è stata rapita da un re tiranno, che la tiene rinchiusa nel suo castello, l'edificio è protetto dal drago dai mille pedi. Il principe le spiega, che solo uccidendo il drago malvagio può liberare la amata moglie. Nel frattempo i due giungono davanti al castello del re e vedono la bestia. Lia lo osserva senza timore ed, usando la fantasia, le viene in mente di tagliare i piedi al drago con il sostegno del principe... Ma tutto è innutile: una volta tagliati, i piedi ricrescono di nuovo. La piccola, allora, si ricorda che l'unico modo di uccidere un drago è di colpirlo al centro della testa. Assieme al principe ci provano ma non è facile, infatti l'animale è molto arrabbiato. Riescono a colpirlo in piena fronte e lui cadde in una pozza di sangue. Steso a terra, il drago pian piano svanisce nel nulla e così i due coraggiosi eroi possono liberare la principessa. Alla vista del suo amato, Aurora non riesce a trattenere le lacrime e scoppia in un pianto a dirotto per la felicità. Quando poi si calma ed escono tutti dal castello, il principe ringrazia la bimba del suo aiuto: " Grazie Lia! Senza di te non avrei potuto salvare la principessa Aurora. Ora sei libera di tornare alla tua vita, perché la storia del Libro della Fantasia è finita, grazie a te, è finita bene! " Detto questo, il libro tornò ad aprirsi e la luce, che prima l'aveva catturata riporta Lia di nuovo a casa, senza che nessuno si sia accorto della sua assenza. La bimba rimette tutto in ordine e torna di sotto. Questa avventura è rimasta per sempre segreta. Fine. L'ombrello azzurro dal manico d'oro.Posted on 7 August 2010 at 14:08 - 0 Comments - Post Comment - Link" Nonna mi racconti una storia prima di dormire? " chiese come ogni sera Martina alla nonna e lei rispose: " Certo...ora te la racconterò ma tu, intanto, infilati sotto le coperte " " Va bene nonna! " sospirò Martina. E così fece. La nonna prese in mano un libro di favole ed iniziò a leggere precisando: " Questa è una leggenda e s'intitola: L'ombrello azzurrro dal manico d'oro. " Martina insistette: " Racconta nonna, racconta! " E la nonna cominciò.... La leggenda narrava la storia di un folletto che possedeva un ombrello dal manico d'oro e dalla stoffa azzurra. Non era un ombrello come gli altri, ma era un ombrello speciale. Chi l'avesse trovato aveva la fortuna di incontrare il folletto che avrebbe esaudito un suo desiderio. Martina ascoltò con attenzione la nonna e quando finì il racconto, chiuse gli occhi e si addormentò. Durante la notte sognò di trovare davanti a casa quell'ombrello e di seguirlo. Nel sogno si ritrova di fronte il folletto il quale, purtroppo poteva esaudire un unico desiderio. Martina, però, essendo povera, senza mamma e papà e senza amici, perché abitava lontano dal paese in una baracca circondata dai prati, di desideri ne aveva tanti e non riusciva a sceglierne uno. Il suo sogno finì con il folletto che svaniva senza aver realizzato nessuna delle cose che desiderava. La mattina dopo Martina si svegliò ed andò a fare colazione. Come era sua abitudine, dopo aver mangiato uscì di casa per giocare un po'. Con suo immenso stupore, vide appoggiato contro un albero l'ombrello descritto dal racconto. Pian piano gli si avvicinò incredula, lo osservò e poi provò ad afferrarlo, ma l'ombrello scappò via saltellando. Martina lo inseguì fino che l'oggetto si fermò ai piedi di un albero. C'ercò di afferrarlo, ma non ci riuscì, perché l'ombrello con un salto raggiunse il ramo sul quale era seduto il folletto. Questo aveva segiuto divertoto le corse di Martina. In quell'istante prese l'ombrello, scese dall'albero e trovandosi davanti alla bambina esclamò: " Ciao Martina! Oggi è il tuo giorno fortunao! " e con un sorriso " Esprimi un desiderio ed io lo esaudirò! " La ragazzina era senza parole e con un fil di voce sussurrò: " Io sto sognando! " Il folletto rispose: " No Martina! Questa è la realtà. Esprimi il tuo desiderio... " " Coraggio! " aggiunse. Martina, allora, disse senza pensarci molto: " Vorrei...che la nonna avesse più soldi così non sarebbe costretta a lavorare e stancarsi tanto. Questo è il mio desiderio! " Il folletto affermò: " E sia! Il tuo desiderio sarà esaudito ma, non devi dir nulla alla tua nonna! " Martina annuì e se ne tornò a casa. Alla nonna non raccontò nulla e quando il giorno dopo si alzò, trovò sopra il tavolo tanti sacchi pieni di soldi. La felicità era grande anche se a Martina era rimasta una leggera malinconia, perché lei rimaneva ugualmente sola in quella casa lontana dal paese. Il folletto tuttavia aveva pensato anche a lei e dentro una cesta, in un angolo della cucina, la bambina con stupore trovò un cane ed un gatto entrambi cuccioli che sarebbero diventati i suoi compagni di gioco. Il folletto aveva voluto premiare Martina perché non aveva pensato a sé, ma aveva pensato alla sua nonna. Fine.
Un asino speciale.Posted on 1 August 2010 at 22:50 - 0 Comments - Post Comment - LinkPino era un giovane asino diverso dagli altri. Viveva in una fattoria insieme a tanti amici animali. Lui, però non si comportava come gli altri suoi simili e così lo prendevano in giro. Pino era un asino speciale che aveva una gran voglia di imparare a leggere e scrivere. Passava le sue giornate cercando di apprendere l'alfabeto e ripeteva sempre " A B C ", " A B C ", ma alla fine finiva col ragliare come gli altri asini e loro, nel sentirlo, ridevano a crepapelle. Pino ci rimaneva molto male e così accadde che, un giorno, decise di lasciare la fattoria per sempre. All'inizio per Pino non fu facile vivere in modo avventuroso, ma alla fine vi riuscì. L'asino imparò a conoscere i pericoli di una vita solitaria e ne fece tesoro. Un giorno, per sua fortuna, incontrò un asino " maestro " che in gioventù, come Pino era fuggito per studiare. Quando questo anziano asino maestro lo vide gli disse: " Giovanotto! Dove vai tutto solo? " Pino rispose: " Vado di qua e di là perché voglio conoscere qualcuno che mi aiuti a studiare l'alfabeto. Io avrei tanta voglia di imparare, ma gli altri animali mi prendono in giro e così sono scappato dalla fattoria! " " Immaginavo! " gli rivelò l'altro asino " Anche tu cone me all'incirca alla tua età! Però sei fortunato amico, perché hai davanti a te un maestro e se vuoi ti posso aiutare. " Pino era raggiante di felicità e riuscì solo ad implorare: " Maestro! Mi aiuti! " Da quel giorno rimase con il suo insegnante ed iniziò a studiare. Ci mise tutta la sua buona volontà ed, alla fine, divenne più bravo del suo maestro. Decise di tornare alla fattoria, dimostrando così a tutti che era capace di imparare e gli animali rimasero stupiti nel sentirlo. Pino era davvero un asino speciale! Fu così che anche gli altri asini vollero acquistare le sue conoscenze e Pino si dette un gran da fare ad insegnare e nella fattoria non vi fu un solo asino che non conoscesse l'alfabeto. Fine, Il piffero dal suono magico.Posted on 1 August 2010 at 06:36 - 0 Comments - Post Comment - LinkCi fu un tempo in cui, uomini donne e bambini non avevano niente di meglio che litigare per nulla. Dio era stanco ed amareggiato a causa di tutte queste liti. Aveva cercato in tutti i modi di portare la pace sulla terra inviando i suoi angeli, ma non era servito a nulla. Un giorno riunì tutti gli abitanti del Paradiso e, con un importante discorso, li informò del problema che purtroppo esisteva. " Cari Fratelli, sono sconcertato! " iniziò " Sulla Terra le persone non fanno che litigare ed io non so più cosa fare per riportare la quiete. A nulla è valso inviare i miei fidati uomini di pace! C'è forse qualcuno di voi che vuol fare un ultimo tentativo? " Tra la gente era presente un anziano signore. Era vestito come un contadino, con una camicia a quadri ed un paio di pantaloni sostenuti da delle bretelle. In testa portava un cappello di paglia. Questo signore aveva la barba lunga e bianca come i suoi capelli ed il viso aveva le guance e naso rossi. Da tempo viveva in Paradiso. Si fece avanti, al cospetto di Dio e disse: " Eccellenza! Vorrei provare io! " Dio lo osservò e poi gli si rivolse esclamando: " Data la tua età, mi sembra una missione troppo rischiosa per te! " Il vecchio, dopo aver ascoltato quelle parole, rispose: " Io non ho paura Signore! So che voi sarete sempre accanto a me! " A quelle parole, dette col cuore, Dio acconsentì: " E sia! Vai pure, io ti proteggerò! " L'anziano signore scese sulla Terra, portando con sé uno zaino sulle spalle e una borraccia piena d'acqua. Atterrò all'interno di un bosco, lo attraversò e sbucò in un prato meraviglioso. Poco lontano dei bambini stavano litigando. Il vecchio andò a sedere sopra un sasso. Si tolse lo zaino dalle spalle estraendo un piffero e si mise a suonare. Lo strumento emanava una melodia magica. In quel momento soffiava anche un leggero venticello che trasportò lontano quelle note incantate. I bambini che stavano bisticciando smisero di litigare e pian piano si avvicinarono al signore per ascoltare la magica melodia. Più l'uomo suonava più la gente si avvicinava. Intanto, come se niente fosse, lui proseguiva con il suo strumento e ben presto, in quel prato, si radunò un'immensa folla di uomini donne e bambini, di ogni razza, cultura e religione. Tutti smisero di litigare. Perfino gli uccellini al suono del piffero magico rimasero in silenzio a così sulla Terra tornò a regnare la pace. Fine. Giovannino dalla barba lunga.Posted on 31 July 2010 at 06:32 - 0 Comments - Post Comment - LinkGiovannino era un bambino assai vivace ed era la disperazione di mamma e papà. Non era un bambino cattivo, ma la sua vivacità lo portava a far marachelle un po' ovunque. In città era piuttosto conosciuto proprio per questo suo modo di vivere la vita. Non amava molto andare a scuola e, quando in classe non seguiva le lezioni con attenzione, la sua maestra lo riprendeva. Fargli fare i compiti a casa era davvero una lotta. Quando la sua mamma lo incitava a studiare, lui le rispondeva sempre: " Uffa che barba! Non ho voglia di studiare! " Ad ogni rimprovero rispondeva sempre: " Uffa che barba! " Anche ai suoi compagni di scuola Giovannino si rivolgeva sempre in quel modo quando non gli andava di fare qualcosa, ed ormai loro si divertivano a canzonarlo ripetendogli quella frase. Un giorno il bimbo giocando a pallone nella piazza con i suoi amici, ne combinò una delle sue. Tirando un calcio al pallone, Giovannino ruppe la vetrata del negozio del barbiere. In quel frangente ci fu un fuggi fuggi generale. Giovannino se la squagliò veloce come il vento e si nascose all'interno del bosco poco lontano dalla piazza. Vagò tutto solo e senza paura, si stava anche un po' annoiando! Ad un tratto vide per terra degli strani funghi, bianchi di gambo e rossi in cima con delle macchie bianche. Li guardò e poi, non sapendo che fare, iniziò a strapparne un pezzetto. A quel punto, spuntò un folletto grande quanto una noce che disse a Giovannino: " Ehi tu! Ma che diavolo stai facendo? Non vedi che distruggi la mia casa?! " Giovannino sentì quella voce e si guardò attorno ma non vide nessuno. La piccola creatura del bosco, notando di essere ignorata dal bimbo, si avvicinò alla sua gamba e le diede un morso. Così Giovannino si accorse che c'era qualcuno con lui. Abbassò lo sguardo e vide il folletto. Lo osservò incuriosito e poi gli disse: " Ma dico...sei forse matto?! Che ti piglia di mordermi? Io non ti ho nemmeno toccato! " Il folletto rispose: " Non mi hai toccato caro ragazzino, questo è vero, ma si da il caso che stai distruggendo la mia casa! " Giovannino scoppiò a ridere, ma il folletto era serio e lo minacciò dicendo: " Bada che se la tocchi ancora ti faccio un incantesimo! Ho già sentito parlare di te in giro e so anche come ti chiami. So quello che combini...so tutto di te! " Giovannino non si impaurì e strappò un altro pezzetto di fungo. Il minuscolo abitante del bosco, indispettito, gli urlò: " Questa te la sei cercata! Da oggi in poi, ogni volta che dirai " Uffa che barba ", questa ti crescerà e diventerà, un giorno, molto lunga! " Giovannino non rispose nulla, alzò le spalle e se ne tornò a casa. I suoi genitori già sapevano del danno al negozio del barbiere e non appena arrivò a casa iniziarono i rimproveri. Il bambino ad essi continuava a rispondere con il solito " Uffa che barba " e, come annunciato dal folletto, sul suo viso iniziarono a spuntare dei peli. Quando ripeteva quelle parole, la barba riprendeva a crescere e, ormai, dopo qualche giorno, era già talmente lunga da riuscire a coprirgli i piedi e a nulla serviva tagliarla, perché essa aumentava ugualmente. Giovannino ricordando le parole del folletto e del suo incantesimo si disperò. Tentò di andare da un mago per farlo sciogliere, ma questo gli disse che nulla poteva fare contro le gesta dei folletti. Il bambino a quel punto si rassegnò e tornò nel bosco in cerca del folletto. Vagò in quel luogo per tre giorni senza trovarlo ed, ancora più disperato, seduto sopra un sasso, scoppiò a piangere. In realtà, il folletto, era nascosto poco lontano e lo stava osservando. Dopo un bel po' decise di farsi notare e quando Giovannino lo vide, si inginocchiò ai suoi piedi supplicandolo di sciogliere lìincantesimo. Per far questo però il folletto gli propose delle condizioni dicendo: " Per rompere l'incantesimo, dovrai ricostruire casa mia, dovrai promettermi di non combinare più guai e di mettere la testa a posto e dovrai studiare. " " Se farai ciò, " continuò la creatura " la barba, pian piano, sparirà. " Giovannino non se lo fece ripetere due volte. Ricostruì la casa del folletto e da quel momento cominciò a comportarsi bene. Iniziò anche a studiare e la barba scomparve. Da quel giorno in poi,Giovannino si comportò sempre bene e tutti ne erano felici: non ci fu più motivo per rimproverarlo ed imparò anche a non usare il suo " Uffa che barba " perché aveva paura che la sua barba crescesse ancora. Fine Paura di volare.Posted on 28 July 2010 at 21:06 - 0 Comments - Post Comment - LinkUna bella farfalla se ne stava sempre in disparte. Si vergognava di farsi vedere dalle altre farfalle eppure lei non aveva nulla da invidiare loro. Anzi...! Era davvero più bella delle altre! Le sue ali azzurre la rendevano speciale, ma Lea, così si chiamava, aveva qualcosa che la faceva sentire diversa da loro: la paura di volare! Passeggiava nervosamente a terra invidiando le altre farfalle che volteggiavano nel cielo. Si chiedeva spesso perché lei non poteva essere come loro. Non le mancava nulla, ma vincere la sua paura e spiccare il volo verso il cielo per lei era un'impresa impossibile. Ci provava in tutti i modi, senza farsi vedere dalle altre per timore di essere presa in giro. Non c'era verso di riuscirci! Lea aveva davvero paura! Un giorno, però, fu notata stranamente da Cip, un passero che se ne stava fermo sul ramo di un albero ad osservarla. Vide i tentativi e i suoi fallimenti ed a quel punto Cip volle dire la sua e le gridò: " Così non potrai mai volare! " Indispettita ribatte: " E tu chi sei per dirmi questo? " Lui saltò giù e le si avvicinò: " Io mi chiamo Cip e se vuoi ti aiuto a volare. " " Lasciami in pace ...tanto non serve a nulla! " Gli rispose Lea. " Perché dici così? " Chiese Cip! " Perché ho paura di volare! " Confessò Lea. " Lasciati aiutare ed io ti insegnerò a volare! Non puoi vincere la tua paura da sola! " Lea piangeva e si vergognava di questa sua debolezza, ma capì che forse Cip la poteva aiutare ed allora disse: " Aiutani tu! Ti prego! Aiutami a vincere la mia paura di volare! " Fu così che Cip prese a cuore il suo problema e le insegnò a volare. Le prime volte se la caricava sul dorso e Lea si lasciava trasportare ad occhi chiusi. Pian piano poi, la farfalla iniziò a tenerli aperti e così si godeva il panorama. Quando Cip vide che era il momento, fece staccare Lea dalla sua schiena, che per un po', si lasciò cadere, ma poi iniziò ad usare le sue ali e a lasciarsi trasportare dal vento. Lea era felice come una bimba! I due volteggiavano ogni giorno felici nel cielo e la paura di Lea svanì per sempre. Grazie al suo amico Cip potè unirsi alle altre farfalle che, invidiose della sua bellezza, la guardavano librarsi in cielo, libera e felice, senza paura. Lea gridava: " Sono felice...sono felice! Grazie Cip, grazie a te, ho vinto la paura di volare! Grazie a te...sono felice! " Era bello davvero vederla finalmente felice di volare nel cielo azzurro, come tutte le altre farfalle. Fine Benvenuti nel mio blogPosted on 24 July 2010 at 22:28 - 0 Comments - Post Comment - LinkBenvenuti a tutti nel mio blog! Questa pagina è dedicata ai bambini. Qui troverete favole e storielle frutto della mia fantasia. Il mio obiettivo principale è quello di far divertire i bambini con le mie storie. Spero tanto che loro leggendole si divertano. Ringrazio tutti coloro che visiteranno questo blog. La fantasia qui vola lontano! Buon viaggio nella fantasia! Patrizia! La fatina dai mille colori.Posted on 24 July 2010 at 06:40 - 0 Comments - Post Comment - LinkAll'imbrunir della sera, ogni cosa sulla Terra perde il suo colore e tutto diventa grigio e tetro. E' in quel momento che, dal regno delle fate, una fatina si prepara a compiere il suo dovere. E' la fatina dai mille colori. Tutti la chiamano così perché indossa un vestito fatto di tantissimi colori e perché è la responsabile dei colori di tutto il Mondo. A notte fonda, infatti, lei solca i cieli, volando di città in città, spargendo ovunque, con la sua bacchetta magica, i colori, affinché, al mattino, gli uomini svegliandosi li ritrovino nuovamente tutti. Ogni persona la conosce e la gente è felice di sapere che lei ogni notte è pronta a fare il suo mestiere. Un giorno, però, accade che una strega malvagia ed invidiosa fa prigioniera la fatina. Tutti sono preoccupati per lei e tristi perché, in ogni parte della Terra, i colori sono scomparsi. La fata è disperata. Tenta invanno di liberarsi, ma non può, perché la strega la tiene incatenata. Gli uomini, intanto, si riuniscono cercano e trovano la strega, la catturano e la mettono al rogo a bruciare per le sue malefatte. La fatina, così, di nuovo libera, torna felice a volteggiare per il cielo di notte ed a spargere i suoi colori. Sulla Terra, tutti ritrovano la felicità, la gioia di vivere e di sorridere!...chissà che non sia proprio sopra la vostra casetta ora...per farvi trovare il vostro bel prato verde anche domattina. Fine. |