IN MATERIA DI RIFORMA DEL SISTEMA ELETTORALE
Ancora una volta , a distanza di appena un anno dall’ultima riforma elettorale voluta dal governo Berlusconi, si riparla di altra riforma elettorale. Il paradosso è che a parlare di riforma del sistema elettorale sono pure coloro che hanno votato appena un anno fa l’attuale sistema. Si vede che si sono pentiti.
La nostra democrazia – grazie alla nostra Costituzione – è a mio parere malata. Il sistema elettorale invece di esser sancito all’interno della Carta Costituzionale, in modo da essere fissato in modo rigido, è lasciato alla competenza della legislazione ordinaria. Ciò provoca che ogni legislatura cerca di trasformare il sistema a suo vantaggio, Risicatissime maggioranze in questo modo hanno modificato quella che per certi versi è la legge di tutte le leggi, perché da essa ne scaturisce la formazione del parlamento e del governo della Repubblica.
A mio avviso una seria riflessione su questa materia non è stata mai fatta. E’ prevalsa sempre la convenienza.
Tento in merito di dire la mia opinione, sperando di suscitare un dibattito in questo modo anche da parte di chi leggerà queste pagine.
La nostra democrazia è il frutto del compromesso raggiunto all’indomani del secondo conflitto mondiale tra scuole di pensiero e forze politiche completamente diverse.
La nostra Costituzione risente di tutto questo, ma ha resistito per oltre cinquant’anni, grazie alla guerra fredda fra i due blocchi.
Nella prima Repubblica le consultazioni elettorali erano divenute una routine in quanto riproponeva quasi indistintamente sempre gli stessi risultati; gli spostamenti tra le forze politiche erano di poche unità, se non addirittura di decimi di punto.
Pur tuttavia allora si era raggiunto un equilibrio tra i vari poteri, per cui la nostra pur essendo una Repubblica parlamentare, di fatto era una Repubblica partitocratica. Il personale politico era poi quasi sempre lo stesso – se morte non li chiamava.
Come sappiamo, il sistema elettorale per il parlamento era il proporzionale puro con preferenza plurima. Al Senato invece vi erano candidature uniche per collegio con un complesso sistema di assegnazione su base regionale e nazionale.
La fine della guerra fredda ha messo a nudo le incongruenze e poi per via giudiziaria, a seguito di Tangentopoli, si è arrivati agli inizi degli anni novanta alla fine di quella che viene definita “ la prima Repubblica” In pratica sono scomparsi quasi tutti i partiti di governo della Prima Repubblica ed altri si sono riorganizzati cambiando nome.
Dopo circa quindici anni da quegli eventi abbiamo avuto diversi sistemi elettorali , prima il cosiddetto Mattarellum e poi il Tatarellum. Il governo Berlusconi da ultimo un anno fa ha ulteriormente cambiato sistema introducendo nuovamente il proporzionale ma senza preferenze.
Siamo tutti consapevoli che tutti questi sistemi sono veri e propri mostri, incomprensibili per il cittadino normale. Da ultimo l’ eliminazione della preferenza voluta fortemente dal governo Berlusconi ha di fatto mortificato – io direi ucciso – la democrazia. I deputati non li eleggono più i cittadini, vengono di fatto eletti dai capi dei partiti. Siamo alla dittatura dei partiti. Il paradosso è che contro questo sistema nessun partito ha fatto le barricate gridando allo scandalo o alla dittatura, perché di fatto questo sistema piaceva e piace a tutti i segretari di partito, grandi e piccoli. Povera Italia!!
Siamo tutti consci che una democrazia tanto è più forte quanto più si sostanzia di azioni che valorizzino il ruolo e le funzioni proprie del popolo da cui trae origine e significato essa stessa.
Il Parlamento ed il governo traggono il loro potere dal popolo, in cui risiede la sovranità.
Dunque il rispetto della sovranità popolare deve essere l’unica cosa da tenere in conto.
Il vero problema che deve essere all’attenzione dei legislatori è quello di creare dei meccanismi democratici della scelta del personale politico chiamato a ricoprire cariche istituzionali.
Se i partiti – come riconosciuti nella nostra Carta – sono organismi di diritto privato che concorrono alla formazione della politica del paese, è pur vero che i candidati a cariche istituzionali, se pur indicati dai partiti, devono trovare una legittimazione alla loro candidabilità nella volontà popolare.
In altri termini, è tempo di introdurre nel sistema elettorale il principio delle primarie.
Pur tuttavia, nel dibattito politico, anche a livello nazionale, da tanto tempo si parla di elezioni primarie, ma le stesse sono state pensate solo come fatto interno ai partiti, che, se pur anco fossero attuate – rappresenterebbero certo un grande momento di partecipazione. A nostro avviso invece esse devono essere istituzionalizzate, al fine di dare al popolo la possibilità di scegliere i candidati che si contenderanno l’amministrazione di paesi, città, province, regioni e in ultimo dello stato.
La mia proposta quindi si prefigge di modificare la vigente legislazione in materia elettorale prevedendo due consultazioni popolari per ogni tipo di consultazione: la prima mirante alla selezione tra i tanti dei due candidati che si confronteranno poi nella seconda tornata direttamente per l’elezione alla carica di Sindaco o di Presidente della Provincia, o di Presidente della Regione o infine di Premier.
Si evidenzia quindi che a nostro avviso tutte le elezioni alle cariche pubbliche monocratiche dovrebbero essere dl fatto precedute da una tornata elettorale primaria per la scelta dei candidati.
Ritengo importante rilevare che tale assetto legislativo si innesta perfettamente – anche sul piano della spesa pubblica – nella vigente legislazione che di fatto prevede due tornate elettorali ( almeno per i Comun), di cui la seconda di ballottaggio, per cui sotto il profilo della spesa pubblica di fatto la stessa non viene aggravata . Tale assetto elettorale deve necessariamente essere applicato a tutti i contesti e a tutti i Comuni sia piccoli che grandi così come alle province, alle regioni e allo stato, per il principio di eguaglianza costituzionale. Non è possibile che per ogni contesto ci sia una legislazione diversa.
Si chiarisce comunque che:
n Ogni gruppo politico o partito rappresentato nelle assemblee reg.li, nazionali od europee, senza obbligo di sottoscrizioni, può presentare un solo candidato
n qualunque cittadino che intende candidarsi autonomamente, lo può fare con l’obbligo di presentazione di un certo numero di sottoscrittori
n Le elezioni primarie sono valide qualunque sia il numero dei votanti.
Unitamente a questa proposta, a mio avviso va sancito il principio della separazione dei poteri in modo molto più netto rispetto ad oggi, per cui il potere esecutivo ( Comuni, Province, Regione e stato) deve essere assolutamente autonomo dal potere assembleare o legislativo - pur nei limiti del mandato elettorale ricevuto dal corpo elettorale con il programma elettorale – al fine di consentire a questi ultimi di esercitare appieno il potere di indirizzo e di controllo sancito dalla Costituzione.
Oggi assistiamo all’assenza completa di controlli ; chi per legge è chiamato a controllare l’operato dell’esecutivo, è di fatto parte integrante dell’esecutivo: i componenti delle giunte o dei governi regionali e nazionali vengono estrapolati dai consigli e dal parlamento. Bisogna evitare la commistione tra controllore e controllato.
La mia proposta di sistema elettorale per l’elezione dei consigli comunali, Provinciali e Regionali ma anche per il parlamento nazionale prevede l’abrogazione del sistema maggioritario e del premio di maggioranza e la reintroduzione dell’attribuzione dei seggi unicamente con il sistema proporzionale puro e con la preferenza, possibilmente anche plurima.
Si rende necessario pertanto separare l’elezione degli organi esecutivi dalle assemblee politiche. I due organi eletti separatamente - anche se in unico contesto - non potranno confliggere, avendo competenze specifiche ben definite e diverse. Di amministrazione le prime, legislative e regolamentari e di controllo le seconde.
Se per fare tutto questo occorre rivedere la Costituzione, allora è necessario che si proceda in tal senso , altrimenti si continueranno a fare pasticci. |