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La pagina del Presidente dell'Associazione "La Fenice"


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UNA RIFLESSIONE IN MATERIA DI SCIENZA E FEDE

Negli ultimi anni con lo sviluppo soprattutto di alcuni settori della scienza, quali la bioetica, si è andato sviluppando un dibattito che dai tempi di Galilei non si era mai estinto

                Riprende il millenario dilemma del rapporto tra scienza e fede, tra i Supremi valori come imposti dalla cultura dominante e le conquiste della scienza.

L'allarme per le nuove frontiere della scienza - soprattutto in campo genetico - viene fatto soprattutto dalla Chiesa, per la quale di fronte alle nuove scoperte scientifiche l’uomo tende a perdere di vista l'essenza della persona e la cultura scientifica fa mettere all'angolo il concetto di persona e il rispetto che va dovuto all'uomo. La persona che nasce diventerebbe dunque un oggetto da manipolare.

Come per specifiche fattispecie nel passato, oggi sono messi in forse i concetti tradizionali che la dottrina dominante ha imposto e fatto accettare.

Dio, Creazione. Vita, Anima, sono oggi più che mai messi in discussione anche grazie alle scoperte scientifiche

Alcuni studiosi pensano che non si possa porre un limite oggettivo alla scienza, ma che nello stesso tempo non spetta al mondo della scienza stabilire i limiti di ciò che è lecito, ma piuttosto bisognerebbe rifarsi alla Costituzione.

Altri sono di diverso avviso; per questi l'etica della sacralità della vita prevede che i divieti assoluti appartengano al passato e vengono erosi ogni volta che si compiono nuove scelte in campo medico e biologico. Il divieto di clonazione terapeutica – per questi studiosi - è equivalente al divieto del 1800 per la vaccinazione. Naturalmente questo non significa che bisogna accettare tutto ma bisogna avere un atteggiamento di valutazione oculata delle opportunità scientifiche senza preclusioni.

            Il caso Galileo fornisce forse l’esempio classico del confronto/scontro tra scienza e fede. Da tale scontro, infatti, è nato il divario fra fede e scienza nella forma dell’ateismo moderno.

Sappiamo come la Chiesa ha costretto Galilei ad abiurare, e sappiamo anche come a distanza di qualche secolo l’oggettività del metodo scientifico e delle affermazioni galileiane hanno portate la Chiesa a fare dietrofront.

Errore storico che ha fatto perdere secoli allo sviluppo dell’umanità.

            Un altro dei casi ove lo scontro è stato molto forte lo abbiamo visto nella teoria evoluzionistica di Darwin .

I lavori di Charles Darwin sull'evoluzione delle  specie si sono scontrati ancora una volta contro la sensibilità cristiana. La Chiesa non si è accontentata solo di condannare il suo autore ma ha messo anche al bando gli sforzi disperati di alcuni studiosi cattolici mirati a riconciliare evoluzione e cristianesimo.

Bisogna aspettare l'annuncio di Giovanni Paolo II nel 1996 per avere una apertura da parte della Chiesa, allorquando il papa ha affermato che la teoria dell'evoluzione poteva celare un fondo di verità.

            Oggi lo scontro si è spostato sulla bioetica.  La Bioetica è un parola che mai come in questi anni occupa le prime pagine dei giornali. Termini come fecondazione artificiale, ingegneria genetica o eutanasia: sono oggetto di discussione a tutti i livelli, dai più dotti ai più popolari,  riproponendo l'eterno conflitto tra fede e scienza.

A proposito dell' l'eutanasia , che suscita nella maggior parte delle persone molte paure, credo che chi propone l'eutanasia non vuole porre in atto omicidi ma un processo medicalizzato del morire: cioè "accompagnare le persone che sono in vita e che soffrono verso una morte che sia decorosa". Bisogna cioè lasciare alla natura che facciua il suo corso, senza accanimenti terapeutici.

            In questi termini credo che tutti saremmo d’accordo.

La bioetica è entrata prepotentemente nelle case di tutte le famiglie in occasione del referendum popolare sulla fecondazione assistita .

In quell’occasione la forza della tradizione ha vinto; forse è stato anche un bene, perché dietro l'ingegneria genetica si muovono poteri forti: economia e politica e gli stessi scienziati non sono ancora tutti d’accordo né sugli obiettivi né sul metodo

            Peccato che lo scontro su questo tema farà perdere anni o forse decenni – speriamo non secoli – all’umanità per arrivare a capire i meccanismi che regolano la vita delle cellule al fine di porre rimedi terapeutici a malattie terribili che ancora oggi portano innumerevoli morti.

            Un altro campo di scontro tra scienza e fede è stato e continua ad esserci sul concetto di Creazione.

A seguito delle scoperte scientifiche, al fine di relativizzare l'assurdità dei propri vecchi insegnamenti, la Chiesa ha adottato, poco a poco, un'interpretazione metaforica dei testi detti ''sacri “ Allontanandosi dalla lettura letterale, che per secoli ha dominato incontrastata, si impara oggi che il mondo non può essere stato creato in sette giorni e che la rievocazione dei miracoli deve essere fatta in un modo simbolico.

Questo dietrofront teologico ha condannato più di qualcuno qualche secolo fa. L'intervento di Dio si è così spostato nel corso dei secoli: dalle  manifestazioni quali il vento, il fuoco, la pioggia ed è emigrato in cielo, poi  alle frontiere del sistema solare e infine, attualmente, senza dubbio l'azione divina viene spostata al momento del Big Bang che generò l'universo.
            In conclusione ritengo che la scienza sia necessaria alla fede affinché non scada in integralismo o in credulità, in modo da recuperare il ruolo insostituibile dell'intelligenza nella vita dell'uomo.

Ma la fede è poi necessaria alla scienza perché essa mantenga una certa umiltà, e non perda di vista il punto centrale che è l'uomo, mantenendosi al suo servizio, se non altro perché l'uomo possa mantenere quella parte di mistero che dà sapore alla vita, e che soprattutto lascia la porta aperta all'incontro con Dio, dando senso a questa nostra avventura terrena.

Per la società del futuro auspico che invece della ricerca dello scontro, sia possibile incentivare il dialogo e che la scienza e le ragioni della fede non debbano per forza essere in opposizione

La Chiesa cattolica in questo 21° secolo ha tentato di convincere che la ricerca scientifica serva gli interessi delle religioni più come alleata che come
nemica.

Credo sia necessario spargere sempre più il sogno di una religione e di una scienza che lavorano sia separatamente da buoni vicini, sia insieme nella ricerca di un concetto tipicamente umano chiamato ''Dio''.

 


Posted: 20:09, 16 May 2007
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A PROPOSITO DI RIFORMA ELETTORALE

                 IN MATERIA DI RIFORMA DEL SISTEMA ELETTORALE

 

 

Ancora una volta , a distanza di appena un anno dall’ultima riforma elettorale voluta dal governo Berlusconi, si riparla di altra riforma elettorale. Il paradosso è che a parlare di riforma  del sistema elettorale sono pure coloro che hanno votato appena un anno fa l’attuale sistema. Si vede che si sono pentiti.

La nostra democrazia – grazie alla nostra Costituzione – è a mio parere malata. Il sistema elettorale invece di esser sancito all’interno della Carta Costituzionale, in modo da essere fissato in modo rigido,  è lasciato alla competenza della legislazione ordinaria. Ciò provoca che ogni legislatura cerca di trasformare il sistema a suo vantaggio, Risicatissime maggioranze in questo modo hanno modificato quella che per certi versi è la legge di tutte le leggi, perché da essa ne scaturisce la formazione del parlamento e del governo della Repubblica.

 

A mio avviso una seria riflessione su questa materia non è stata mai fatta. E’ prevalsa sempre la convenienza.

 

Tento in merito di dire la mia opinione, sperando di suscitare un dibattito in questo modo anche da parte di chi leggerà queste pagine.

 

La nostra democrazia è il frutto del compromesso raggiunto all’indomani del secondo conflitto mondiale tra scuole di pensiero e forze politiche completamente diverse.

La nostra Costituzione risente di tutto questo, ma ha resistito  per oltre cinquant’anni, grazie alla guerra fredda fra i due blocchi.

Nella prima Repubblica le consultazioni elettorali erano divenute una routine in quanto riproponeva quasi indistintamente sempre gli stessi risultati; gli spostamenti tra le forze politiche erano di poche unità, se non addirittura di decimi di punto.

Pur tuttavia allora si era raggiunto un equilibrio tra i vari poteri, per cui la nostra pur essendo una Repubblica parlamentare, di fatto era una Repubblica partitocratica. Il personale politico era poi quasi sempre lo stesso – se morte non li chiamava.

Come sappiamo, il sistema elettorale per il parlamento era il proporzionale puro con preferenza plurima. Al Senato invece vi erano candidature uniche per collegio con un complesso sistema di assegnazione su base regionale e nazionale.

La fine della guerra fredda ha messo a nudo le incongruenze e poi per via giudiziaria, a seguito di Tangentopoli, si è  arrivati agli inizi degli anni novanta alla fine di quella che viene definita “ la prima Repubblica”  In pratica sono scomparsi quasi tutti i partiti di governo della Prima Repubblica ed altri si sono riorganizzati cambiando nome.

Dopo circa quindici anni da quegli eventi abbiamo avuto diversi sistemi elettorali , prima il cosiddetto Mattarellum e poi il Tatarellum. Il governo Berlusconi da ultimo un anno fa ha ulteriormente cambiato sistema introducendo nuovamente il proporzionale ma senza preferenze.

Siamo tutti consapevoli che tutti questi sistemi sono veri e propri mostri, incomprensibili per il cittadino normale. Da ultimo l’ eliminazione della preferenza voluta fortemente dal governo Berlusconi ha di fatto mortificato – io direi ucciso – la democrazia. I deputati non li eleggono più i cittadini, vengono di fatto eletti dai capi dei partiti. Siamo alla dittatura dei partiti. Il paradosso è che contro questo sistema nessun partito ha fatto le barricate gridando allo scandalo o alla dittatura, perché di fatto questo sistema piaceva e piace a tutti i segretari di partito, grandi e piccoli. Povera Italia!!

  

Siamo tutti consci che una democrazia tanto è più forte quanto più si sostanzia di azioni che valorizzino il ruolo e le funzioni proprie del popolo da cui trae origine e significato essa stessa.

Il Parlamento ed il governo traggono il loro potere dal popolo, in cui risiede la sovranità.

Dunque il rispetto della sovranità popolare deve essere l’unica cosa da tenere in conto.

Il vero problema che deve essere all’attenzione dei legislatori è quello di creare dei meccanismi democratici della scelta del personale politico chiamato a ricoprire cariche istituzionali.

Se i partiti – come riconosciuti nella nostra Carta – sono organismi di diritto privato che concorrono alla formazione della politica del paese, è pur vero che i candidati a cariche istituzionali, se pur indicati dai partiti, devono trovare una legittimazione alla loro candidabilità nella volontà popolare.

In altri termini, è tempo di introdurre nel sistema elettorale il principio delle primarie.

Pur tuttavia, nel dibattito politico, anche a livello nazionale, da tanto tempo si parla di elezioni primarie, ma le stesse sono state pensate solo come fatto interno ai partiti, che, se pur anco fossero attuate – rappresenterebbero certo un grande momento di partecipazione. A nostro avviso invece esse devono essere istituzionalizzate, al fine di dare al popolo la possibilità di scegliere i candidati che si contenderanno l’amministrazione di paesi, città, province,  regioni e in ultimo dello stato.

La mia proposta quindi si prefigge di modificare la vigente legislazione in materia elettorale prevedendo due consultazioni popolari per ogni tipo di consultazione: la prima mirante alla selezione tra i tanti dei due candidati che si confronteranno poi nella seconda tornata direttamente per l’elezione alla carica di Sindaco o di Presidente della Provincia, o di Presidente della Regione o infine di Premier.

Si evidenzia quindi che a nostro avviso tutte le elezioni alle cariche pubbliche monocratiche dovrebbero essere dl fatto precedute da una tornata elettorale primaria per la scelta dei candidati.

Ritengo importante rilevare che tale assetto legislativo si innesta perfettamente – anche sul piano della spesa pubblica – nella vigente legislazione che di fatto prevede due tornate elettorali ( almeno per i Comun), di cui la seconda di ballottaggio, per cui sotto il profilo della spesa pubblica di fatto la stessa non viene aggravata . Tale assetto elettorale deve necessariamente essere applicato a tutti i contesti e a tutti i Comuni sia piccoli che grandi così come alle province, alle regioni e allo stato, per il principio di eguaglianza  costituzionale. Non è possibile che per ogni contesto ci sia una legislazione diversa.

Si chiarisce comunque che:

n     Ogni gruppo politico o partito rappresentato nelle assemblee reg.li, nazionali od europee, senza obbligo di sottoscrizioni, può presentare un solo candidato

n     qualunque cittadino che intende candidarsi autonomamente, lo può fare con l’obbligo di presentazione di un certo numero di sottoscrittori

n     Le elezioni primarie sono valide qualunque sia il numero dei votanti.

Unitamente a questa proposta, a mio avviso va sancito il principio della separazione dei poteri in modo molto più netto rispetto ad oggi, per cui il potere esecutivo ( Comuni, Province, Regione e stato) deve essere assolutamente autonomo dal potere assembleare o legislativo - pur nei limiti del mandato elettorale ricevuto dal corpo elettorale con il programma elettorale – al fine di consentire a questi ultimi di esercitare appieno il potere di indirizzo e di controllo sancito dalla Costituzione.

Oggi assistiamo all’assenza completa di controlli ; chi per legge è chiamato a controllare l’operato dell’esecutivo, è di fatto parte integrante dell’esecutivo: i componenti delle giunte o dei governi regionali e nazionali vengono estrapolati dai consigli e dal parlamento. Bisogna evitare la commistione tra controllore e controllato.

 

La mia proposta di sistema elettorale per l’elezione dei consigli comunali, Provinciali e Regionali ma anche per il parlamento nazionale prevede l’abrogazione del sistema maggioritario e del premio di maggioranza e la reintroduzione dell’attribuzione dei seggi unicamente con il sistema proporzionale puro e con la preferenza, possibilmente anche plurima.

Si rende necessario pertanto separare l’elezione degli organi esecutivi dalle assemblee politiche. I due organi eletti separatamente - anche se in unico contesto -  non potranno confliggere, avendo competenze specifiche ben definite e diverse. Di amministrazione le prime, legislative e regolamentari e di controllo le seconde.

Se per fare tutto questo occorre rivedere la Costituzione, allora è necessario che si proceda in tal senso , altrimenti si continueranno a fare pasticci. 


Posted: 02:54, 12 March 2007
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E' SEMPRE TEMPO DI GUERRA E DI PACE. A QUANDO LA SOLUZIONE FINALE?

Chi gioca alla roulette a un certo momento sente il croupiere che dice " Rien ne va plus!" Il gioco è fatto. Nella storia del mondo ciò non avviene mai; quando i giochi sembrano fatti, ecco che invece incomincia subito un altro gioco. I personaggi possono essere e sono diversi, ma il gioco non cambia: chi cerca di togliere il potere all'altro e chi cerca di non farselo togliere; il povero che cerca di sostituirsi al ricco del momento, per diventare a suo volta oggetto del contendere. Finora non c'è mai stata un'opzione escatologica che presupponga una soluzione finale a quest'eterna lotta. Vero è che circa duemila anni fa un uomo chiamato Cristo si è presentato sul palconscenico del mondo dando agli uomini una soluzione, che purtroppo si è rivelata non di questo mondo.

Dunque siamo sempre allo stesso punto di partenza. A una guerra segue sempre una pace provvisoria per ricominciare dopo un'altra guerra. La soluzione di una guerra porta in sè i motivi della guerra successiva. Col ventesimo secolo l'umanità ha poi preso atto che le sue guerre non possono essere che mondiali. A maggior ragione oggi, in considerazione che l'economia è globale ovvero mondiale . Dunque i problemi di un popolo coinvolgono l'umanità intera. L' Afghanistan, l'Iraq, l'Iran, il Sudan , l'Etiopia , l'Indocina, il Vietnam. non sono più lontani paesi, sono solo a poche ore di aereo, per cui anche gli italiani devono partecipare al gioco .

E' tempo che qualcuno pensi a una soluzione finale.


Posted: 23:58, 7 March 2007
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DOV' E' LA PATRIA?

L'Associazione " La Fenice ", mio tramite, nella qualità di Presidente, invia un cordiale saluto a tutti i Borgettani sparsi nel mondo.

A loro va il nostro pensiero e la nostra stima.

Sono dappertutto nel mondo, ma soprattutto negli Stati Uniti d'America.

Dovunque costituiscono un grande esempio di dedizione alla famiglia, al lavoro, alla terra ove abitano, pur col pensiero rivolto con nostalgia al loro antico paese, cui sono collegati tanti ricordi, buoni e cattivi,

E' pur vero che la lontananza ammanta anche i ricordi brutti in un alone di struggente malinconia.

Nella vostra nuova terra vi siete fatti onore, avete raggiunto traguardi che nella terra nativa non avreste mai sognato. Costituite un grande esempio di come l'emigrazione attraverso sacrifici e l' integrazione trasforma l'emigrante in un nuovo cittadino, un cittadino del mondo. Il vostro esempio gli emigranti  di oggi dovrebbero e devono imitare. La terra che vi ospita è la vostra Patria, 

Al mondo voi siete un monito e anche un messaggio: “ la terra appartiene a tutti, i confini sono niente, Se vogliono, gli uomini – senza distinzione di sesso, razza, religione – possono convivere e si possono tenere per mano  e possono guardare con fiducia al futuro e costruirsi dovunque sia una dimora  per sé e per i propri figli.. Il Mondo è la nostra patria”

 

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Where’s the country?

 

La Fenice “ Association , through me as the President of the Association, , sends a grateful greeting to all the Borgettani spread all over the world. They are always in our thoughts as well as  we hold them in  great estimation.

Most of them are in The United States of America.

Everywhere they are, they represent a great example of devotion to family, to work, to the country they live in, even though their thoughts, crowded with good and bad memories, certainly go back to their native country.

That’s true that distance covers bad memories with a halo of pining melancholy.

In your new country you have excelled in many things, you have reached many goals you’ve never thought possible to reach in your native country.

You represent a great example how emigration , through sacrifices and integration, transforms emigrant into a new citizen , a citizen of the world. The new nowadays emigrants should and have to imitate your example The country that gives you hospitality is the country you’ve got to love.

For the whole world you are a living message as well as a warning:

“ The world belongs to everyman, Borders mean nothing, If they chose, all the peoples  - without distinction of race, sex, religion – can live together and look forward faithfully and build everywhere their homes

 World is our country!

 


Posted: 23:17, 5 March 2007
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