VENERABILE CONGREGAZIONE DEL SS. CROCIFISSO AL BORGO FONDATA NEL 1820
STORIA
DELLA CONFRATERNITA
La Venerabile Confraternita
del SS. Crocifisso al Borgo, fu fondata nell’Anno del Signore
1820, presso
la Chiesa
parrocchiale di S. Lucia al Molo, la cui cura pastorale, era
affidata ai Frati Minori Conventuali, dell’illustre Basilica di S.
Francesco D’Assisi. La confraternita prese la sua attuale
denominazione proprio perché nell’altare destro della Chiesa era
venerata un' immagine del SS. Crocifisso, lo stesso che oggi viene
portato in processione. Il pio sodalizio nacque con lo scopo
primario di diffondere il culto al Cristo Morto e alla sua
Santissima Madre Addolorata, meditandone cosi i misteri della nostra
redenzione. All’epoca della fondazione la confraternita era
composta dal Ceto dei Trafficanti, Maestri e Padroni di Barca,
essendo quella zona prevalentemente marittima, come lo è oggi, a
differenza che, la dove sorgeva
la Chiesa
di S. Lucia e la costa marittima destinata all’ attracco delle
piccole imbarcazioni, oggi vi è l’area portuale della Città di
Palermo. La chiesa di S. Lucia sin dal suo nascere, godette sempre
di grandi attenzioni da parte del Senato Palermitano, tanto che essa
fu riconosciuta con diritto senatoriale e nella facciata della
stessa, sopra il portone centrale venne collocata un aquila con
cartiglio, con su scritto S.P.Q.P, simbolo
della Città di Palermo. Godendo di grandi privilegi la chiesa
parrocchiale, fu anche cosi per
la Confraternita. La
Confraternita infatti fondata nel 1820, fu ufficialmente
riconosciuta, con Decreto Regio dal Re delle due Sicilie e per
i meriti dell’allora Parroco Don Carlo Conigliaro, il 10 Settembre
1830. Dal 1943 fino a nostri giorni
la Venerabile Confraternita
ha sede nella Chiesa parrocchiale di S. Maria di Monserrato alle
Croci, meglio conosciuta come Chiesa delle Croci, poichè
la Chiesa
di S. Lucia venne rasa al suolo durante gli aspri bombardamenti
della seconda guerra mondiale. La processione e
la Confraternita
è una fra le più antiche è sentite dei quattro mandamenti
cittadini.
I
RITI DELLA SETTIMANA SANTA
(
Giovedì Santo )
Nel
primo pomeriggio del Giovedì Santo, prima che abbia inizio
la S. Messa
in Coena Domini, alcuni componenti della confraternita, vestiti con
il tipico abitino nero con bordura bianca e l’effige del SS.
Crocifisso sul petto, sfilano per le vie del quartiere Borgo
Vecchio, a dare il cosi chiamato “Annunzio della Passione” e a
raccogliere le offerte dei devoti. Il corteo si svolge secondo una
preciso schema. A dare inizio alla sfilata, sono diversi uomini a
cavallo vestiti da romani, a seguire due tamburi e un uomo che suona
la tromba (quasi come un lamento) di seguito una artistica Croce di
legno nero con dorature e intarsiata, uomini vestiti da romani,
(alcuni con la tipica armatura dei paladini di Francia) figuranti
con le fiaccole, lo Stendardo della Confraternita, alla
fine i confrati e al
centro il seggio in
carica, che gestisce
la Confraternita.
(
Venerdì Santo )
Ovviamente
il momento più atteso per i membri della Confraternita e di tutto
il quartiere Borgo Vecchio, è il pomeriggio del Venerdì Santo.
Alle ore 14:30 ha inizio
in chiesa
la Solenne Liturgia
della Passione del Signore con l’adorazione della Croce. Terminata
l’azione liturgica, alle ore 16:30 ha inizio
la Solenne Processione
del Cristo Morto e dell’Addolorata. La processione si svolge,
aperta da un corteo di figuranti secondo lo stesso schema del
pomeriggio del Giovedì Santo. A seguito del Corteo, la moltitudine
di fedeli devoti che seguiranno la processione, con a capo il
Parroco, il quale aiutato dai parrocchiani, presiede il Pio
Esercizio della Via Crucis e il S. Rosario, meditandone i misteri
dolorosi. Alle spalle del Corteo quindi, l’Urna del Cristo Morto
sul quale svetta una lunghissima Palma, ai quattro lati dell’urna,
quattro figuranti romani con preziosissime armature e lance,
lavorate a mano. A seguire ancora tanta gente, spesso anche scalza e
con i ceri in mano, per voto o per una richiesta di grazia, e ancora
una parte di corteo con 24 ragazze, disposte su due file e vestite
alla stessa maniera dell’Addolorata. Infine il simulacro della
Vergine Santissima Addolorata, affianco al simulacro, numerosi
devoti appigliati al fercolo della Madonna (quasi a volersi
identificare con Lei, e a sostenerLa nel suo dolore). La processione
si conclude con due Bande Musicali, i quali intonando strazianti
marce funebri, caratterizzano l’andamento piuttosto lento dei due
fercoli, i quali avanzano, sostenuti esclusivamente a spalla, con la
tradizionale “annacata” ossia
un continuo oscillamento, a destra e sinistra, avvolte anche
indietro e avanti. Spesso durante la processione viene cantato
all’unanimità dai fedeli, un antico inno al Cristo Morto,
introdotto, accompagnato e cantato anche dagli stessi componenti
della banda. Immancabili, i diversi gesti devozionali, come
l’offerta dei neonati o bambini in genere, che vengono sollevati
dinanzi il volto della Vergine Santa o i fazzoletti passati sulle
mani e sul volto della Madonna e sull’urna del Cristo, come
ricordo da portare a casa, per una più intima unione spirituale.
Momenti cruciali della processione sono, la sosta in piazza Nascè,
ove il parroco tiene una breve predica e imparte la benedizione con
la Reliquia
della S. Croce,
la Via Crucis
in tarda serata all’interno del quartiere, con la conclusione
nella Piazza del Borgo (Largo E.
Alfano) alla presenza dei due Parroci del Quartiere, e spesso
anche dell’Arcivescovo di Palermo, l’ingresso dell’urna del
Cristo Morto dentro
la Nuova Chiesa
Parrocchiale di S. Lucia V. M. (ricostruita nel 1963) a ricordo
della primaria sede della confraternita, ed infine il momento più
atteso e commovente, a tarda notte, in qui i due simulacri del
Cristo Morto e dell’Addolorata vengono sollevati in alto, con le
punte delle dita, verso i reclusi
del Carcere Ucciardone, i quali da alcuni padiglioni riescono
perfettamente a vedere i simulacri. Questo un momento di grande
emozione e intensa preghiera. Quindi la processione si dirige verso
la chiesa, per far rientro verso le 02:30 circa, accompagnata dalla
stessa moltitudine di gente che la seguita da quando ha avuto inizio
e durante il lungo percorso.
Le
statue del Cristo Morto e dell’Addolorata
La
statua del Cristo Morto (1700 circa) è una pregevole opera in
cartapesta, perfetta e realistica in tutte le componenti anatomiche,
tali da sembrare un vero cadavere di uomo. Come gia accennato, il
Cristo era posizionato
sulla Croce e aveva le braccia snodabili, cosi da rendere possibile,
il rito della crocifissione e deposizione, che fino alla riforma
liturgica della Settimana Santa con il Concilio Vaticano II,
facevano parte integrante degli atti liturgici. Nella seconda metà
del 1900, la statua è stata diligentemente restaurata, rendendone
stabili le braccia e portando all’antico splendore il colore
originario che si era notevolmente annerito nel tempo, a causa dei
numerosi ceri votivi accesi davanti all’immagine. Inoltre la
statua e arricchita da una parrucca di veri capelli, da un artistico
panneggio (mutanda) ricamato
a mano, da una corona di spine e da un copricostato in argento.
La
statua della Vergine Addolorata si presenta come un manichino,
perfettamente riprodotto nelle forme anatomiche e rivestito, secondo
la tradizione palermitana (tramandataci dai spagnoli, durante la
dominazione) E’ vestita, con un pregiatissimo abito bianco in
seta, arricchito da ricami in oro. Un manto di Velluto Nero,
anch’esso ricamato nel retro con il monogramma mariano, e lo
stemma della famiglia che lo ha donato. La statua dell’Addolorata
è stata resa un unico pezzo a manichino, da artisti locali, nella
seconda metà del 1900, impiegandone, il Viso e le Mani originari
del 1820, data della fondazione della Confraternita. Ma con molta
probabilità Viso e Mani della Madonna sono da ritenersi precedenti,
alla Fondazione della Confraternita. La statua della Vergine
Addolorata, è arricchita da un preziosissimo Diadema in oro con
pietre rosse e bianche, da un pugnale e una croce pettorale,
anch’essi in oro, da tre chiodi in oro che vengono infissi, nel
pregiato fazzoletto che tiene
la Madonna
, tra le mani congiunte in preghiera. Infine da una bellissima
Raggiera (unica nella tradizione palermitana) in legno dorato e
argentato che fa da corona all’intera immagine della Vergine
Addolorata.
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