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LA FELICITA' MENTALE by ermes dorigo

Claudia Campanini

17:09, 7 August 2010 .. Link

 

LE FORME DELL'EROS

 

Nel mito Eros è un dàímon, semidivinítà misteriosa e inquieta, per cui gli si attribuiscono diverse origini. Platone nel Simposio dice, a indicarne l’ambigua natura, che é figlio di Penìa (povertà) e Pòros (Abbondanza). Altri, che sia figlio di Ermete e di Afrodite, da cui sarebbe nato Ermafrodito, che riunisce in sé i caratteri, psicologici e sessuali, del ma­schile e del femminile, archetipo mitico della perfezione e dell’autosufficíenza. Altri ancora dicono che sia figlio di Afro­dite e di Ares, dio della guerra, e come tale portatore di luce e di tenebra, di vita e di morte, di piacere e di dolore, di gioia e angoscioso turbamento; celeste e ctonio nello stesso tempo.

In tempi moderni, con Freud, Eros é soprattutto pulsione libidica, tensione al piacere, istinto vitale che si oppone a Tanathos ‑ pensiamo a tutta l’estetica decadente di amore e morte ‑, quando rimane dentro le prigioni oscure e abissali dell’inconscio individuale e non riesce a trasformarsi in Liebe, amore di sé e proiezione verso l’altro (verso gli altri) contemporaneamente. Nelle prime tele di Claudia l’eros declina tutta la sua complessa natura inquieta e inquietante, assumendo forme e colori diversi. È innanzitutto luce e cromatismi solari, energia che si proietta sulla vita e sulla realtà, emozione e gioia, che si incontrano e scontrano con una realtà frantumata e derealizzata; desiderio gioioso e innocente, di sentimento e sessualità edenica, che non ha ancora sperimentato la duplicità e la materialità, conturbanti e anche traumatiche, di essa; poi, tale forza, per sottrazione, viene ri­dotta a cromatismi elementari: il bianco e il nero, che non sono due colori, ma due pulsioni, che dal nulla devono generare forme e senso: il grado zero di una interiorità che si scopre e si sonda progressivamente, nei suoi sogni e desi­deri, nelle sue paure, nelle sue attra­zioni-repulsioni.

Nell’antica simbologia della Cina ‑ e la pittura di Claudia, tra le tante influenze delle più recenti avanguardie, mantiene un rapporto col simbolismo, con Odilon Redon, ad esempio ‑ il principio attivo, maschile (Yang) è bianco, quello femmi­nile (Yin) è nero, ma entrambi racchiudono sempre in germe la parte opposta, per cui si genera, tra le due forze vitali per eccellenza della vita, una metamorfosi e un movimento costante tra posizioni e situazioni contrarie, ma che tendono nell’aspirazione di ognuno di noi e dell’artista in particolare, all’incon­tro e alla fusione, come possono essere interpretate le tonalità grigie. Grigio come luogo della conciliazione fra i due sessi, con tonalità più tenui e più chiare, pause, nella psiche, di serenità e di libertà, ma più spesso come sfondo di drammatici contrasti tra forme falliche so­lenni o minacciose o aggressive nella loro carica penetrante, e sessi femminili come bocche voraci, in apparenza di fiore: qui la visione della sessualità assume tonalità drammatiche, oscure, inquietanti ed enigmatiche, perché Claudia, arrivata al grado zero, oltre ogni apparenza e con­venzione, ha scoperto e rivelato a se stessa il nodo doloroso, il nervo dolente dell’esistenza, cioè l'impossibilità di unione, totale e profonda, tra il maschile e il femminile; la violenza e l’aggressività insita nella sessualità; la cruda ambiguità della carnalità, un misto di purezza e vol­garità; e, soprattutto, che l’eros non si può fermare e fissare in una forma definitiva; da qui un movimento in­cessante di ricerca. Le grigie tele di Claudia evocano, dunque, in forme metamorfiche che si compenetrano e si elidono, la battaglia crudele dei sessi, tra palpiti e desideri graffiti di evasione e di fuga, getti di energia, buchi neri cavernosi, attese enigmatiche, ossessioni.

Presentazione della mostra Le forme dell’eros, Enemonzo (UD), 1994

 

 

***

Claudia racconta un suo controver­so rapporto col maschile con recu­peri di simbologie mitico‑sacrali: le metafore falliche come obelischi anche minacciosi, ma pure ironizza­te, accostate o rifiutate dalla sua femminilità nel suo problematico rapporto col ‘potere’, col maschile ordine culturale costituito. Molto tecnica e intima impone un accostamento mediato ai suoi qua­dri, nei quali si sovrappongono o s’intrecciano piani (anche tonali) diversi. La sua mi pare una pittura analogica ora di forme cellulari che tendono alla deriva (forse un’insanata ferita affettiva) ora di allusive forme figurative ora di graffi e linee (talora come reti talora come fuga in una dialettica interiore tra necessità e libertà). Il senso della vita e della realtà come rebus difficilmente decifrabile è detto oltre che dai segni soprattutto dalla sottrazione e riduzione cromatica (Kiefer tra tutti), per non distrarre l’attenzione del fruitore dall’essenza dell’evento misterioso ed enigmatico che si svela sulla tela.

 




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