TUOBLOG.IT

LA FELICITA' MENTALE by ermes dorigo

Amedeo Giacomini_Una storia di 'mezze coscienze'

08:06, 8 August 2010 .. Link

 

RADIOGRAFIA D'INTELLETTUALE UDINESE DI REGIME

 

                                                                          

Il romanzo di Amedeo Giacomini (Andrea in tre giorni, Rebellato) offre l’oppor­tunità per aprire un dibattito sulla situazione culturale udinese e sugli intellettuali friulani degli anni Ottanta.

Andrea, il protagonista del romanzo, inse­gnante poco più che trentenne, è agito in una degradazione assoluta, del soggetto e dell’ogget­to, in un crescendo di abiezione che culmina in una condanna morale totale. Non sempre il protagonista è tipico, rivelatore nel parti­colare dell’universale; spesso gli altri perso­naggi sono maschere stereotipate troppo fun­zionalizzate al didascalismo del libro; non sempre l’autore ha un occhio narrante ogget­tivo; spesso la satira, impietosa certo, è più di costume che sociale. In questa sede, comun­que, non interessano certi limiti, costruttivi e di scrittura, del libro, quanto il fatto che esso ci offre uno squarcio ed una visione d’insieme estremamente realistici, se pur soggettiva, sul mondo culturale udinese, sui suoi attori, su un ambiente, quel­lo udinese appunto, che dovrebbe essere cen­tro di irradiazione culturale sul territorio, ma che non lo è, in quanto non esporta cultura ma soprattutto modelli di comportamento tra ope­ratori di cultura piccolo‑borghesi, che fon­dano il loro ruolo e i loro privilegi sulla con­fezione e diffusione di mezze verità, rassicu­ranti per il ceto medio e garanzia della loro so­pravvivenza, come mastice e collante del siste­ma di potere da cui emanano.

Andrea è prodotto e rivelatore di questo ambiente, ne rispecchia e denuncia contemporaneamente i guasti, le bassezze e la miseria morale, culturale e politica. E’ sostanzial­mente un intellettuale‑massa senza identità e senza coscienza, sulla cui visione della realtà pesa soprattutto l’ideologismo piccolo‑bor­ghese, piuttosto che l’analisi della condizione materiale del proprio lavoro e di ipotetico in­tellettuale‑creativo. Questo subire ideologica­mente (come falsa coscienza) la realtà, che egli non investe mai con una propria sogget­tività ma da questa è plasmato e agito, deriva dal fatto che è aduso a vivere tra le pieghe del regime democristiano, ad occupare gli intersti­zi assegnati - tra conservatorismo e innova­zione della conservazione - che servono ap­punto a tale regime per ovattare e celare le contraddizioni, a smussarle: camera di com­pensazione per mediare il conflitto sociale. Un intellettuale pertanto che, individualista e cor­porativo, è perfettamente funzionale al siste­ma di potere della città udinese, bottegaia, né città né campagna, emblematicamente media. Andrea, né intellettuale organico al partito­ Principe, agente dell’egemonia e funzionario della sovrastruttura (anche il PCI descritto nel libro è parte integrante di questo sistema: burocratico e perbenista, amante dell’ordine costituito, teso costantemente alla mediazione e al compromesso, gestito da gente media e funzionale alla medietà, disposto a tutto fuorché alla trasformazione della realtà pur di occupare qualche posizione nel sottoscala delle istituzioni), né intellettuale in organico dell’industria culturale e dell’informazione delle burocrazie partitiche e sindacali, né tanto meno intellettuale disorganico, è il rappresentante tipico degli intellettuali amebeici provenienti dalla piccola e media borghesia rurale, della quale rivela frustrazioni e desideri di rivalsa, ormai distaccata dalle sue origini, ma non integrata nella città, che vive in uno stato di sospensione perenne e di incertezza costante, bisognosa di sicurezza e di gratificazione. Un intellettuale dunque tronfio, arrivista, velleitario e servile, che ringalluzzisce nel bozzolo mistificatorio della presunta autonomia e separatezza del suo lavoro, su cui matura la falsa coscienza della sua superiorità, intellettuale e sociale, e la presunzione e pretesa di distinzione e indipendenza (dalla famiglia, dalla politica, dal lavoro, dalle proprie origini).

Il quadro che ne esce è sconfortante nel suo realismo. In una città mai nominata, ma che facilmente si intuisce essere Udine, si dipana la miseria e l’abiezione di Andrea, che procede dal «water intasato di casa propria», attraverso la santa mediazione delle osterie e del bicchiere di vino, in una «sporca città», una «città di merda» dalla, evidentemente allusiva, «rete fognaria scoperta».

Egli è il classico intellettuale «equidistante», equilibrato e medio, che non si schiera, non prende posizione, in nome di una superio­re funzione dell’intellettuale e della cultura, e della letteratura, da lui concepita come «l’u­nico strumento capace di dare uno scopo alto alla sua vita», convinto com’è che «non si è mai fatta buona poesia piangendo dietro ai problemi materiali della gente»; da ciò il suo velleitarismo, la sua megalomania delirante, la sua indifferenza e aridità verso gli altri, la chiusura autocommiserante nel proprio guscio egoistico, tanto da restare insensibile perfino alla morte di un suo allievo, che pure verbosamente ha spinto alla manifestazione di piazza. Del resto, é questo il ruolo intellettuale che può permettere una città chiusa in se stessa dalla cintura di sicurezza delle associazioni dei commercianti e del terziario, che dei movimenti di lotta delle grandi concentrazio­ni industriali filtra unicamente la eco e assu­me la paura riflessa dei rivolgimenti sociali come pretesto per campagne d’ordine. Città totalmente media anche nel senso che il po­tere in essa è capace di mediare l’instabile e in­sofferente ceto medio, proponendogli e offren­dogli una centralità contro gli opposti estremi­smi, fatta di privilegi e di rassicuranti modelli culturali in cui identificarsi: il mondo rurale come coscienza pacificatrice e come evasivo idillio, come ben chiarisce l’Autore a proposi­to di Andrea: «Faceva parte sì, della classe media, aveva in comune con chi la rappresen­tava una grande quantità di cose‑sentimenti... ma lo aveva salvato dall’identificarsi con la parte negativa di essa la sua origine contadi­na, una natura diversa e sana che mai era riuscita a integrarsi o anche soltanto a trovar­si a suo agio in quella classe» (il passato come pacificatore della falsa coscienza presente).

Questa classe, come si suole dire, ha gli interpreti culturali che si merita: «La loro, benché fosse una città di provincia e abbastan­za piccola, in quanto a numero di letterati non aveva nulla da invidiare a una metropoli. Tra gli scrittori in lingua e dialettali ne contava circa trenta, appartenenti tutti, o quasi, alla ge­nerazione formatasi nel secondo dopoguerra.          Esclusi un paio, giustamente famosi anche in campo internazionale, e un terzo che, avendo la buona abitudine di sfornare un libro all’an­no, ovviava con la quantità all’estrema caren­za di qualità, gli altri godevano d’una fama esclusivamente locale, più legata di solito alla loro posizione politica e al fatto che erano in­segnanti, piuttosto che al valore delle loro opere».

La loro attività che si svolge, come si dice­va, prevalentemente nelle pieghe e negli an­fratti del clientelismo democristian-socialista (le pole­miche, se ci sono, sono untuose e gesuitiche, scritte con penne intinte nell’olio anziché nell’inchiostro: in fin dei conti devono spartirsi la stessa torta) trova dei momenti pubblici unicamente nelle occasioni mondane delle vernici delle gallerie d’arte. Un provincialismo totale dunque, come ben lo definisce Mariella Betta­rini (Pasolini, le culture e noi in Perché Pasolini, Guaraldi 1978.): «Provincialismo non inteso come spirito periferico, che vuole e produce una cultura autenticamente alterna­tiva al centro e che deriva dalla lotta di classe. L’intellettuale di provincia, al contrario, guarda al centro, adora la cultura ufficiale e la imi­ta, oppure la attacca a parole perché non rie­sce a raggiungerla; si mette la maschera del contestatore ma resta conformista e provincia­le. Egli soffre spesso di gregarismo, spirito di corpo... di razzismo culturale (accademismo; irrazionalismo, idealismo), della separazione costitutiva fra politica e cultura, fra pubblico e privato, fra proletari e proprietari, fra profes­sori e muratori».Veramente male per una città che si appro­pria di più del 75% dei finanziamenti regio­nali per la cultura destinati a tutta la provincia di Udine.

Certo, la posizione di Giacomini è impie­tosa e unilaterale ma, in linea di massima, non molto lontana dalla realtà. Un libro, quindi, comunque da leggere e discutere, per comin­ciare a squarciare il velo di ipocrisia e di per­benismo che avvolge la città di Udine come una «nebbia vischiosa». Perché, indagare il ruolo che vi svolgono gli intellettuali significa indagare la dinamica delle classi sociali e del sistema di potere.

 

«Macchie», marzo 1982

 

 

 




{ Last Page } { Page 19 of 62 } { Next Page }

About Me

Home
My Profile
Archives
Friends
My Photo Album

«  June 2013  »
MonTueWedThuFriSatSun
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930

Links

Glock_GlobaLocale
L'ultimo poligrafo
Facebook Ermes Dorigo
Romano Luperini
Paolo Volponi
Pier Paolo Pasolini
Alfabeta2
You Tube
Video Rai TV
Enciclopedia multimediale RAI
Duemilaragioni
Intellettuali e storia
CarniaLa_Notizie
Blog di Aldo Rossi
Centro Studi Pasolini Casarsa
Giacomo Leopardi
Dante on line
The Dante Society of America
Geoges Vriz_Comedia Danctis
Forum Italicum
Rivista di Studi Italiani

Categories


Recent Entries

Home
LETTERATURA ©
L'omologazione psicofarmacologica degli italiani
Francesca Rigotti_L'uomo abita il vuoto
Claudio Magris_Alla cieca
Romano Luperini_Disillusi ma non pentiti
Romano Luperini_L'incontro e il caso
Dedicato a un amico_Paolo Volponi
Paolo Volponi_Il lanciatore di giavellotto
Volponi e Pasolini
Ercole Bellucci_Il ballo del Sanvito...
Giacomo Leopardi_Il risorgimento
Boccaccio_Madonna Dianora
Italo Calvino_Se una notte...
Corrado Staiano_Una coscienza civile
Dan Frank_Libertad!
Enrico Filippini_La verità del gatto
Marosia Castaldi_Che chiamiamo anima
Amedeo Giacomini_Una storia di 'mezze coscienze'
Carlo Sgorlon_La ragnatela del solipsismo
Gore Vidal_Sulle sue origini carnico-friulane
Carlo Marcello Conti_Per i 25 anni della rivista ZETA
Bozidar Stanišic_La caduta del muro di Berlino
Luciano Morandini_Poesia come luogo di libertà
Luciano Morandini_Un romanzo
Luciano Morandini_80 anni
Luciano Morandini_Lemmi in fila
Mario Rigoni Stern_Un uomo buono
Mario Rigoni Stern_Le stagioni di Giacomo...
Siro Angeli_Per Maria Zef
Siro Angeli e Giorgio Caproni
Siro Angeli_Un poeta vero
Siro Angeli_Solevento
Esilio di Dante_Il libro del chiodo
Boccaccio_La novella udinese di Madonna Dianora
Canzoniere petrachesco
Colombo e Derrick
Harry Potter
Poesia da solitarietà
ARTE ©
Bruno Aita
Anzil_Il Dante
Artiste di Confine
Renato Calligaro
Claudia Campanini
Francesco Cito
Egidio Costantini
Stefano Marchi
Marco Marra
Renzo Marzona
Manuela Plazzotta
Bruno Tontini
Toni Zanussi
Un nuovo umanesimo_Georges Vriz
La Divina commedia_Georges Vriz
ESISTENZIALI ©
La morte vivente
Etimologia dell'esistenza
Mamma droga
Ricordi d'infanzia
La perdita
Talebani di casa (cosa?) nostra

Friends