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LA FELICITA' MENTALE by ermes dorigo

Harry Potter

07:26, 8 August 2010 .. Link

 

INTERVISTA A LIVIO SOSSI

 

Incontro Livio Sossi, dopo che ci eravamo persi un po’ di vista, all’Università di Udine a palazzo Antonini, dove insegna Storia e Letteratura per l’Infanzia, fondatore nel 1986 a Trieste con Maura Picinich e Silvia Blezza del Centro Studi di Letteratura Giovanile “Alberti”. Parliamo un po’ dei bei tempi andati, delle mostre e dei laboratori creativi di illustratori per l’infanzia, con una certa amarezza, pensando al vuoto presente: «La situazione culturale di Tolmezzo – esclama con la consueta schiettezza - ha dell'incredibile o dell' allucinante. E pensare che, grazie anche al tuo prezioso contributo, dieci anni fa la Carnia poteva dirsi all'avanguardia in Italia per la cultura dell'immagine». «La miopia culturale degli attuali amministratori – rispondo - non ha giustificazione. Ma lasciamo perdere. Piuttosto, parlami della tua attività di entusiasta vagamondo sulle ali del libro per l’infanzia». Livio è fluviale, entusiasta appunto, e tra le tante iniziative e tematiche, di cui mi parla, mi colpisce il suo interesse per il fenomeno Harry Potter, sul quale esprimo alcune perplessità; per cui, trovata un’aula libera, cominciamo a discuterne e ne esce questa intervista. 

L’uscita nelle sale cinematografiche italiane del secondo episodio della serie di Harry Potter credo possa offrire l’occasione per riflettere su un evento editoriale e anche culturale destinato, a torto o a ragione, ad incidere profondamente nell’immaginario dei ragazzi e dei preadolescenti.

Harry Potter è un fenomeno relativamente recente. Il primo titolo della saga (che comprenderà in tutto 7 libri; in Italia sono stati finora pubblicati 4 ed il 5° è in uscita), Harry Potter e la pietra filosofale apparve in Gran Bretagna nel 1997; nel 1999 aveva già venduto due milioni di copie in Gran Bretagna e 13 milioni nel mondo; era stato tradotto in 30 lingue, compreso l’Afrikaans, e figurava nella top ten (la classifica dei dieci libri più venduti nelle librerie) in Francia, Italia, Spagna e Germania. Queste le cifre di un successo, che ha davvero pochi precedenti nella storia dell’editoria.

Cerca di far capire a un profano, almeno in questo campo, le ragioni di questo successo.

Beppe Savorgnan sul Corriere della Sera offre una prima serie di risposte, che possiamo leggere sulla quarta di copertina del quarto libro della saga, Harry Potter e il calice di fuoco: perché è un libro pieno di magie; perché parla di scuola, ma è magica anche quella; perché ci sono gli zii cattivi ed un libro senza cattivi non vale niente. Conclude,  definendo Harry Potter, ‘la Mary Poppins del 2000’.

Detto questo, vorrei che tu evidenziassi analiticamente i motivi del suo successo internazionale, che coinvolge bambini e ragazzi – ma anche adulti - di tutto il mondo, partendo dal ‘magico’.

Dunque Harry Potter piace perché parla di magia. La magia, il magico, lo straordinario, il fantastico hanno da sempre affascinato i bambini e i ragazzi. Basti pensare alle fiabe. La bacchetta magica o una noce possono esaudire ogni nostro desiderio.  Quali sono i desideri dei bambini nella nostra società? Quali sono i desideri dell’Uomo? La magia dà a chi la possiede un enorme potere: il potere di cambiare la nostra condizione umana, di diventare quello che desideriamo diventare. Con la magia possiamo intervenire sulle cose, sulle stesse persone, e modificarle. Cambiarle, secondo la nostra volontà. Il successo di molte opere per ragazzi sta proprio qui, nel presentare questo potere, il potere di scegliere.  Ecco perché il fantastico è così importante.

La magia affascina l’infanzia ma anche gli adulti. Soprattutto oggi anche gli adulti sentono la necessità, il bisogno dell'evasione nel fantastico. Centinaia, migliaia di persone si rivolgono ai maghi, o presunti tali che dagli schermi delle emittenti private leggono le “carte”, fanno gli oroscopi. Ed è presente nella società contemporanea l’esoterismo. Proliferano le sette, anche quelle degli adoratori di Satana.  Il magico si confonde con il reale. L’uomo ha nostalgia delle fate. Vorrebbe ritagliarsi uno spazio, per celebrare il tempo della finzione, che di volta in volta può diventare “carnevalizzazione”, trasgressione del reale, mondo alla rovescia.

Un altro elemento del successo, seguendo Savorgnan, è dato dalla presenza della ‘scuola’

C’è la Scuola. La scuola ha un ruolo centrale nella serie di Harry Potter. E’un topos molto importante nella letteratura per ragazzi,  perché favorisce il meccanismo di identificazione e di proiezione nei protagonisti. E’ un topos che ha contribuito a decretare il successo di molte opere per ragazzi. Basti pensare al Cuore deamicisiano, che è il diario appunto di un anno di scuola. E , negli ultimi anni, a Le memorie di Adalberto di Angela Nanetti, o a Un chilo di piume, un chilo di piombo di Donatella Ziliotto. Se poi, come nel nostro caso, la Scuola è una Scuola di Magia, tutti i ragazzi vorrebbero frequentarla. Non solo perché è divertente,  ma soprattutto perché alla scuola di magia apprendiamo importanti poteri, la capacità di conoscere e dominare il mondo, l’irrazionale, i nostri fantasmi e le nostre paure. L’idea di una Scuola di Magia non è nuova. Harry, però, vive anche in un altro mondo, quello della realtà quotidiana, è maltrattato dagli zii e prova tutti i sentimenti: la pena, la tristezza, l’amicizia, l’amore. La scuola di Magia di Hogwarts è una Scuola di formazione. Prepara gli aspiranti maghi a diventare adulti, ma soprattutto assume le caratteristiche di una Scuola di iniziazione. Sostituisce insomma gli antichi riti di “passaggio”, indispensabili in ogni società, perché sanciscono per l’appunto il passaggio all’età adulta. Come in ogni rito di iniziazione Harry deve affrontare una serie di prove, di esami. Sono prove difficili, dove una percentuale di rischio è sempre presente. C’è insomma il rischio, e con il rischio, c’è naturalmente l’avventura.

Mi pare, però, che qui ci sia una novità: un nuovo rapporto tra il magico e il quotidiano. E’ stato detto che i libri di Harry Potter ricalcano la struttura della fiaba tradizionale.

Secondo la mia opinione si tratta di due strutture narrative che, seppure si intrecciano, sono per altri aspetti molto diverse. Vediamo, dunque, di analizzare questo passaggio dal magico delle fiabe al magico di Harry Potter. Ora sappiamo che nelle fiabe tutto accade in un mondo “altro”, che non è il nostro mondo, bensì un mondo fantastico che ha sue proprie leggi, ma che non interferisce con il mondo reale. Harry Potter è, invece, un ragazzino che vive in una città, come tanti altri ragazzi. Vive nel nostro mondo. Il fantastico è proiettato nel reale. Anzi, c’è un passaggio, un continuo scambio tra mondo reale e mondo fantastico. E questo passaggio, la chiave per entrare nel mondo fantastico di Hogwarts, è rappresentato non da uno specchio magico come in Carrol, non da un ciclone, come ne Il mago di Oz ma da un oggetto “normale” , un treno, l’ Hogwarts Express: un treno che parte (tutti possiamo partire con un treno, mentre nessuno può entrare in uno specchio, ecco la differente tipologia del fantastico) da un binario della London’s King’s Cross Station. Solo che è un binario segreto. Invisibile ai “gabbani”, ai “non-maghi”, a chi dunque non crede nella magia. Il magico si mescola con il reale. La fortuna della serie è, allora, determinata dalla commistione tra i dettagli della vita quotidiana di un bambino moderno, e sottolineo moderno, e gli avvenimenti straordinari che devono accadere in una Scuola di magia. Non solo. Ecco un’altra novità: le leggi che regolano il mondo di Hogwarts assomigliano e a volte coincidono con le leggi del nostro mondo, con le leggi che regolano i rapporti nella nostra società. La Rowlings riporta il magico nella quotidianità, là dove è sempre esistito. C’erano i giorni del magico, potremmo dire, ricordando il titolo di un importante lavoro di Gian Paolo Gri.

Quando il magico conviveva con il reale: il Friuli mi pare, in questo caso, paradigmatico. Certo! Pensiamo, ad esempio, alle tante testimonianze filologiche raccolte nei volumi della collana Miti, fiabe e leggende del Friuli storico,  pubblicata da Chiandetti. Queste testimonianze, raccolte dalla voce degli anziani, ci confermano che l’immaginario collettivo friulano era (forse lo è ancora) popolato di orchi, maghi, streghe, demoni, di aganis, di spiriti dei defunti, di benandanti e di fate, e ci offrono – come scrive Domenico Zannier – la visione di un mondo, in cui il visibile e l’invisibile, il naturale ed il soprannaturale, il concreto ed il fantastico, vivevano gomito a gomito, si intrecciavano e si compenetravano. Dunque l’immaginario popolare era popolato di  striis e orcui, di gnomi e folletti, di maghi, di diavoli e di un immaginoso “bestiario” con bisce e serpenti. Le streghe in Friuli c’erano, o meglio la gente ci credeva, come credeva ai Benandanti, alle Quattro Tempora. Ma – ed è questo che crea la differenzia e fa discutere – il magico, che affondava nella cultura friulana, era fortemente radicato in un ambiente, fisico antropologico culturale, dove possiamo ritrovare le nostre radici culturali.

Il magico della Bowling, invece,  è omologante. Annulla la specificità delle culture: è, se vogliamo, un “magico metropolitano” , la cui dimensione è trasversale, globalizzante, nel senso che attraversa più culture, per diventare planetaria, universale, come universale è il successo ottenuto in Paesi con culture e tradizioni molto diverse. Non dico che questo sia del tutto negativo. Dobbiamo però averne la consapevolezza. La Rowling crea, dunque, un nuovo genere di magico, che è inquietante e rassicurante insieme. Spaventa e tranquillizza, e insieme talvolta fa anche ridere, ma soprattutto testimonia il bisogno di magico in una società come la nostra.

Accennavi alla definizione di Harry Potter come la “Mary Poppins del 2000”: fino a che punto possiamo accettare tale analogia?

In realtà tra l’uno e l’altra sono passati più di 60 anni, durante i quali sono accaduti eventi storici, sociali e letterari, che hanno profondamente cambiato il nostro immaginario. Ci sono stati la seconda guerra mondiale, il terrorismo, la TV, Internet.  C’è stato, a partire dai primi anni ’80, un radicale rinnovamento della letteratura giovanile nei contenuti e nel linguaggio, che ha portato alla nascita di quella che viene definita “nuova” letteratura. Letteratura “trasgressiva”, scritta “dalla parte dei bambini”. Letteratura dell’inquietudine esistenziale. La società è cambiata. E con la società è cambiato anche il nostro immaginario collettivo. Il magico irrompe di prepotenza nella letteratura per ragazzi. E irrompe, insieme al magico, l’inquietudine, la sensazione di non potersi mai sentire perfettamente tranquilli. Sono stati scritti romanzi e racconti di paura e di inquietudine che rispondono  all’emergere di nuove paure nell’immaginario collettivo infantile e preadolescenziale: «Ho paura del buio ed ho paura dei banditi che sequestrano i bambini per il commercio di organi». Harry Potter ha paura di Valdemort: l’uomo che ha ucciso i suoi genitori, l’uomo che lo voleva uccidere e che per un misterioso motivo non vi è riuscito. E Harry Potter porta con sé la cicatrice a forma di saetta. La stessa che molti giovani in Inghilterra e negli Stati Uniti si sono fatti tatuare. La paura di Harry è la paura dell’ignoto, di ciò che non si conosce, è la paura del male che può assumere diverse forme. La stessa genesi della paura è cambiata. Oggi il mondo della paura, il mondo della magia, è il quotidiano. La realtà diventa finzione e la finzione si mescola con la realtà. La letteratura è sempre lo specchio della realtà, del momento in cui viviamo e Harry Potter dà una risposta ai precisi bisogni del nuovo contesto sociale.

Il terzo elemento di successo è la presenza indispensabile del “cattivo”, da contrapporre al “buono”: mi pare, però, che ci troviamo di fronte ad una diversa tipologia di ’cattivi’.

Esatto. C’è il killer Valdemort, incarnazione del sadismo vizioso, della malvagità allo stato puro,  e ci sono gli zii babbani, i Dursley, che ostacolano in tutti i modi Harry e rifiutano di credere alla magia: quasi uno scontro di religioni, tra chi crede e chi non crede. In questo scontro, in questa lotta tra il Bene e il Male, che può essere letta anche in chiave etica,  di religiosità laica o di laicismo religioso, Harry Potter vince, perché è intelligente, ma soprattutto perché è umano. Come scrive Massimo Introvigne: «La vera morale è l’appello a compiere scelte libere e responsabili». Credere in se stessi. La magia è anche dentro di noi. Harry Potter è ancora in viaggio alla ricerca di un’identità. Harry vuole sapere chi è veramente. Vuole conoscere la sua vera storia. Rappresenta allora il viaggio che ciascuno di noi compie alla ricerca di sé.

Harry Potter si può considerare, dunque, un bildungsroman, un romanzo di formazione?

La serie accompagna la crescita di Harry Potter. In questo senso potremmo definire la saga di Harry Potter un bildungsroman, che comporta l’acquisizione di conoscenze, le quali alla fine determineranno anche la fine della ”Età dell’Oro”, la fine dell’infanzia. La Rawling racconta per l’appunto questa metafora della transizione dall’infanzia all’età adulta. 

La stranezza, se così posso definirla, è che Harry Potter ha successo anche tra gli adulti.

Che Harry Potter venga letto anche dagli adulti e che proprio agli adulti piaccia in modo particolare non è una stranezza. A mio giudizio Harry Potter dà una risposta ai problemi che ci coinvolgono. Ci aiuta a capire quali sono le nostre paure e quali sono i nostri tabù. Harry Potter, scrive Gianna Marrone, si serve della magia per combattere il male nel rispetto dei valori della giustizia e dell’uguaglianza. Sono questi i valori che la nostra società attuale sta disperatamente cercando. In questo modo, Harry Potter ha oltrepassato i confini che separano la  letteratura per l’infanzia dalla letteratura per adulti. Gli adulti hanno scoperto, si sono impadroniti di un libro per ragazzi. Ed è un segnale importante. Harry Potter diverte, appassiona, coinvolge, intenerisce, seduce, fa riflettere. Lo fa con un linguaggio immediato, semplice, accattivante.

Torniamo, per concludere, alle critiche di omologazione, globalizzazione, industria culturale e strategie di marketing.

Come tutti i capolavori, la critica è divisa. Combattuta fra detrattori e sostenitori. Fra i più severi giudici della Rowling c’è Jack Zipes, che in un suo recente libro la accusa  di convenzionalismo.  Convenzionalità, prevedibilità e lieto fine contraddistinguono le trame della scrittrice. Zipes vorrebbe proporre, invece, ai giovani opere che facciano della fantasia un uso innovativo, non convenzionale. In parte condivido questo giudizio. Ma occorre tener presente l’extratesto dell’autrice. In fondo, ciò che la Rowling racconta è esattamente l’espressione della sua e della nostra società. Il pericolo, a mio giudizio, al di là dell’indubbia qualità letteraria del testo, sta nell’omologazione culturale, nell’uniformizzazione e nell’omologazione dell’immaginario. Su questo tema ritorna l’amico Ermanno Detti, che in un suo editoriale su Il pepe verde, si pone questo interrogativo: «I fenomeni di moda o di massa come Harry Potter non rischiano l’appiattimento delle idee dei giovani? E in un’omologazione che spazza via le differenze culturali e omogeneizza i gusti e le tendenze; la creatività non rischia di scomparire?». «Rendere i bambini tutti uguali è, tristemente, - afferma ancora Zipes – un fenomeno dei nostri tempi».

Sono interrogativi giusti, cui è necessario dare una risposta, ma che hanno a mio giudizio un carattere generale, non riguardano nello specifico i libri e la scrittura di Harry Potter, quanto piuttosto il ‘fenomeno’ Potter. La questione va affrontata, dunque, nella sua globalità, nei suoi aspetti economici, politici e sociali. E’ possibile – come si chiede ancora Jack Zipes – considerare opera letteraria una saga tanto dipendente dalle condizioni del mercato dell’industria culturale?: «L’esperienza della lettura dei giovani è mediata oggi dai mass media e dal marketing, cosicché il piacere ed il significato di un libro viene spesso prescritto e dettato dalla convenzione». Certo. Però a volte anche l’industria culturale può offrire e proporre opere valide. Perché Harry Potter o, per fare un altro esempio, un romanzo di Stephen King non dovrebbe essere bello solo perché ce lo propone l’industria culturale? Il discorso allora va fatto, cercando di analizzare con rigore critico l’opera.

Insomma, dobbiamo leggerlo o non leggerlo?  

I libri di Harry Potter  affascinano. Restituiscono ai bambini (e agli adulti) il piacere  di leggere. Sono validi dal punto di vista letterario. Parlano delle cose che la gente vuole sapere, fanno leva sulla solidarietà di tutti per sconfiggere il Male. E’ un’operazione voluta o no?  Alla fine poco importa. Se l’obiettivo principale degli educatori e degli insegnanti è creare dei lettori, ben vengano opere come Harry Potter, che conquistano o riconquistano al libro migliaia di ragazzini. Il successo, a mio avviso, è comunque un successo meritato e premia un’opera di qualità.

 

 

«IL NUOVO», 14.03.2003

 

 

 

 




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